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MES, RATIFICA STUPIDA O NECESSARIA?

Posted by on Giu 16, 2023 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su MES, RATIFICA STUPIDA O NECESSARIA?

MES, RATIFICA STUPIDA O NECESSARIA?

“Ratifica stupida senza sapere cosa prevede il nuovo Patto di stabilità e crescita”. Giorgia Meloni, dal profondo Sud, ospite di Bruno Vespa a Manduria, al “Forum in masseria”, ha lanciato un messaggio chiaro a Bruxelles sul futuro del Mes, alzando ancor più l’asticella della tensione politica in vista di una ratifica che sembra ancora lontana. “Non ha senso, secondo la premier, ratificare la riforma in assenza di un quadro chiaro di ordinamento regolatorio europeo in materia di governance”.  Alla base del messaggio, in particolare, c’è la riforma del Patto di stabilità con una richiesta ben precisa: scomputare gli investimenti legati a Pnrr, transizione energetica e digitale dal calcolo del rapporto debito-Pil, il macigno che pesa da sempre sulla nostra finanza pubblica. Il Mes rischierebbe di tenere bloccate delle risorse in un momento di crescente fabbisogno finanziario, in primis per il problema dei salari e il relativo taglio del cuneo fiscale. L’ex “fondo salva Stati”, al quale l’Italia ha contribuito con 14 mld di capitale versato e 125 mld di capitale sottoscritto (terzo maggiore socio dopo Germania e Francia), viene messo come elemento di negoziazione in vista del restyling della governance europea. Il Meccanismo europeo di stabilità finanziaria (Mes) è la “cassaforte” dell’Eurozona, istituito nel 2012 per dare sostegno ai Paesi in caso di crisi finanziaria e di rischio default attraverso prestiti economici, acquisti di titoli di Stato, interventi per la ricapitalizzazione di banche in crisi. Hanno finora beneficiato del programma di aiuti Grecia, Spagna, Cipro, Portogallo e Irlanda. Con sede in Lussemburgo, il Mes è gestito dal Consiglio dei Governatori costituito dai ministri dell’economia dell’Eurozona e da un Consiglio di Amministrazione. Dal 2017 si parla di riforma del Mes per rafforzare la coesione dell’Eurozona nell’affrontare le crisi e a tutelarne la stabilità finanziaria. La riforma ridisegna gli aiuti tradizionali del Mes con l’obiettivo di prevenire le crisi invece che intervenire drasticamente una volta scoppiate, con i programmi di salvataggio che sono costati la cattiva fama al Mes. L’intento della riforma è rafforzare l’uso degli strumenti a disposizione del Mes prima del ripescaggio di un Paese, cioè le linee di credito precauzionali, utilizzabili nel caso in cui un Paese venga colpito da uno shock economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati. La riforma elimina il contestatissimo “memorandum” (le cosiddette “condizionalità”), quello passato alla storia per aver imposto alla Grecia condizioni rigidissime, sostituendolo con una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. La ristrutturazione del debito pubblico interviene soltanto in condizioni estreme (“condizionalità rafforzate”), quando il Paese è sul baratro del fallimento, mentre non è una precondizione per aderire agli aiuti del Mes quando il Paese non ha perso ancora l’accesso ai mercati finanziari. Le proposte di modifica al Trattato, dopo un “accordo politico preliminare” nel giugno 2019, sono state approvate dall’Eurogruppo nel gennaio 2021. La riforma intende inoltre attribuire al Mes una funzione di garanzia, un paracadute finanziario (“backstop”) al fondo salva-banche Srf, il fondo unico di risoluzione bancaria alimentato dalle banche stesse, qualora, in casi estremi, dovessero finire le risorse a disposizione per completare il recupero delle banche in difficoltà. Una misura per rendere il settore bancario più resistente alle crisi contro gli attacchi della speculazione, in grado di sostenere l’economia reale. Il Mes è uno dei tasselli mancanti dell’Unione bancaria. Rappresenta un momento importante nel processo d’integrazione economica e finanziaria dell’Eurozona. Una rete da usare sia in caso di crisi dei debiti sovrani, sia in caso di crisi del sistema bancario europeo, nell’ottica della “mutualizzazione” del rischio e di una maggiore trasparenza dell’ordinamento monetario.  Ma perché l’Italia, unico Paese dell’Eurozona,...

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OPERAZIONE REDDITI AL VIA

Posted by on Mag 22, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su OPERAZIONE REDDITI AL VIA

OPERAZIONE REDDITI AL VIA

Con il via all’operazione 730 è cominciata la maratona fiscale 2023. Un lungo percorso di passione fra scadenze e versamenti di imposte. Da alcuni giorni è disponibile online nel sito dell’Agenzia delle Entrate la dichiarazione dei redditi precompilata che da nove anni rappresenta una tappa decisiva sul cammino della semplificazione fiscale e della trasparenza nel difficile rapporto con il contribuente. La precompilata è partita nel 2015 con 160 milioni di informazioni trasmesse al Fisco da banche, Inps e altri operatori. I contribuenti che trasmettono il 730 con il fai-da-te son passati dagli iniziali 1,4 milioni a 4 milioni l’anno scorso. Alto indice di gradimento. Il paniere di informazioni pre-caricate dall’Agenzia supera quest’anno 1,3 miliardi su 18 voci, + 8% rispetto al 2022. Oltre un miliardo di dati relativi a spese sanitarie, 99 milioni di premi assicurativi, 73 milioni di certificazioni uniche di lavoratori dipendenti e autonomi, 11 milioni di bonifici per ristrutturazioni, 8,5 milioni di dati relativi agli interessi passivi su mutui e 6,5 milioni relativi a spese scolastiche. New entry 2023 tra le altre, le spese per canoni di locazione e quelle di intermediazione per l’acquisto di immobili adibiti a “prima casa”. Nella precompilata sono riportati anche i dati relativi alle spese di anni precedenti, da ripartire su diverse annualità, derivanti dalla dichiarazione presentata per l’anno precedente (bonus ristrutturazioni edilizie, risparmio energetico, bonus verde, superbonus 110%, bonus facciate). L’accesso alla precompilata e ai dati utilizzati dal Fisco è possibile dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate tramite Spid, Carta nazionale dei servizi (Cns) e Carta d’identità elettronica (Cie). Una volta avuto accesso alla dichiarazione precompilata il contribuente potrà accettare in toto la dichiarazione beneficiando della esenzione dai controlli documentali da parte dell’Agenzia (addio alla conservazione degli scontrini per le spese mediche) o potrà apportare modifiche con correzione dei dati, suscettibili di controlli. C’è tempo fino al 2 ottobre (il 30 settembre è sabato) per l’invio della dichiarazione, ricordando che prima si presenta, prima vengono effettuati gli eventuali rimborsi, a partire dal mese di agosto o settembre.  Dipendenti e pensionati riceveranno i rimborsi emersi dal 730 direttamente dai datori di lavoro e dagli enti pensionistici. Stesse modalità per le trattenute Irpef relative a debiti con il fisco.  Possono utilizzare il modello 730, precompilato o ordinario, i dipendenti, pensionati e collaboratori che, oltre alla retribuzione o pensione, devono dichiarare uno o più dei seguenti redditi: da terreni e/o fabbricati, anche dati in affitto, da lavoro autonomo occasionale (cioè senza partita Iva), redditi di capitale non soggetti alla ritenuta d’imposta, redditi diversi (cessione di terreni edificabili, redditi di fabbricati esteri, attività commerciali occasionali), alcuni redditi assoggettabili a tassazione separata (rimborsi di imposte e/o spese dedotte o detratte in anni precedenti).  Da gennaio 2022 sono state applicate le nuove aliquote Irpef che hanno rimodulato la distribuzione dei redditi nei vari scaglioni. Cambiano quindi le detrazioni per il lavoro dipendente, per la pensione e per il lavoro autonomo. Per i pensionati la “no tax area”, cioè la soglia di reddito sotto la quale non deve essere pagata l’Irpef, è fissata a 8.500 euro. Con l’introduzione inoltre dallo scorso marzo dell’assegno unico universale per i figli erogato dall’Inps a seguito di apposita richiesta, non spetta più la detrazione per figli a carico e si modifica così il prospetto dei “Familiari a carico”. Resta in vigore solo la detrazione pari a 950 euro per ciascun figlio a carico solo se di età pari o superiore a 21 anni.   Tutto ok? Non proprio. Sul tappeto il problema di sempre: la complessità del nostro ordinamento tributario con un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione. Basti pensare...

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ADDIO AL “ PATTO DI STUPIDITA’ ”

Posted by on Mag 8, 2023 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su ADDIO AL “ PATTO DI STUPIDITA’ ”

ADDIO AL “ PATTO DI STUPIDITA’ ”

Addio al “Patto di stupidità”. A distanza di oltre vent’anni da quando nel 2002 Romano Prodi, allora Presidente della Commissione europea, definì “stupido” il Patto di stabilità varato nel 1997, Bruxelles propone una riforma delle regole di bilancio dell’Ue. Di fronte a sfide e priorità economiche diverse rispetto al passato, regole più credibili e più efficaci, associando al necessario risanamento delle finanze pubbliche un altrettanto necessario sostegno agli investimenti. Un mix di flessibilità e rigore per poter puntare su una crescita economica fondata sulla stabilità finanziaria. Obiettivo del Patto di stabilità e crescita (Stability and Growth Pact), secondo i principi fissati con il Trattato di Maastricht del 1992, era quello di garantire la disciplina di bilancio degli Stati dell’Ue per evitare disavanzi di bilancio o livelli del debito pubblico eccessivi e contribuire così alla stabilità monetaria. Il Patto divenne …di ferro nel 2012 con la firma del “Fiscal compact”, che prevede il pareggio di bilancio di ciascuno Stato, con l’obbligo per i Paesi con debito superiore al 60% del Pil di ridurre il rapporto di almeno un ventesimo all’anno per non mettere a rischio la tenuta monetaria dell’Ue. Nel marzo 2020 la Commissione Von der Leyen, per limitare l’impatto socio-economico della pandemia, aveva attivato la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, autorizzando i singoli Paesi membri a elargire contributi senza il rischio di sanzioni in caso di sforamento del deficit e del debito pubblico. Maggiore flessibilità della finanza pubblica fino al 2023 per sostenere l’economia durante la crisi. Espansività della spesa secondo i canoni Keynesiani. Per scongiurare nel 2024 il rischio autolesionistico di un ritorno al passato con le ferree misure dell’ortodossia rigorista, e quindi con un Patto realisticamente inapplicabile, la proposta di riforma della Commissione europea prevede una riduzione concordata del debito per i Paesi più indebitati e la possibilità di percorsi di recupero più graduali in caso di riforme. La riforma del Patto punta ad attribuire una forte titolarità nazionale nell’impegno alla riduzione del debito pubblico. Ogni Stato membro sarà chiamato a preparare piani di aggiustamento credibili e conformi a un nuovo quadro comune europeo basati sulla spesa pubblica netta, nei quali dovranno definirsi gli obiettivi di bilancio, le misure per affrontare gli squilibri macroeconomici, le riforme e gli investimenti prioritari. Questi Piani, da negoziare con la Commissione Ue, della durata di quattro anni estendibile a sette anni, dovranno garantire un aggiustamento annuo di bilancio dello 0,5% del Pil, fino a che il deficit non andrà sotto il 3%, oltre ad assicurare un percorso in discesa del debito in modo stabile per almeno dieci anni. Niente regimi di favore per investimenti, inclusi quelli tipici del Pnrr su digitali e green deal, come aveva invece richiesto il Ministro dell’Economia Giorgetti. Le nuove norme mirano a ridurre gli elevati indici di debito pubblico in modo realistico, graduale e sostenuto. “La riforma, ha dichiarato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, intende semplificare la governance economica, sviluppare la responsabilità nazionale, mettendo maggiore enfasi sul medio termine e rafforzando l’applicazione delle norme, all’interno di un quadro comune trasparente.” Attraverso nuove regole, adattabili alle esigenze dei singoli Paesi, si vuole quindi evitare che la riduzione forzata del debito, priva di flessibilità, porti a una contrazione degli investimenti e della crescita. Progetto ambizioso nel solco della rivoluzione del Nex Generation Eu, il mega fondo comunitario per modernizzare e rendere più competitiva l’economia europea finanziato per la prima volta con l’emissione di debito comune. L’approvazione entro la fine dell’anno (il dibattito entrerà nel vivo nell’Eurogruppo e nell’Ecofin di giugno) non sarà semplice, sarà un negoziato in salita: le proposte della Commissione non soddisfano i falchi...

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OPERAZIONE VERITA’ PER IL PNRR

Posted by on Apr 21, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su OPERAZIONE VERITA’ PER IL PNRR

OPERAZIONE VERITA’ PER IL PNRR

                                                   Conto alla rovescia per l’ “Operazione verità”. Italia sotto esame per la terza tranche di 19 miliardi dei fondi del Pnrr, il pilastro del programma europeo Next Generation Eu, varato nel 2020 per un’Europa più unita e solidale. Entro la fine di aprile Palazzo Chigi dovrà inviare a Bruxelles la proposta di revisione degli investimenti in termini realizzativi. Pochi giorni per il Governo per fare un check up e decidere quali progetti vanno modificati o addirittura eliminati dal Piano di ripresa e resilienza. La trattativa con la Commissione europea riguarda la rimodulazione di alcune parti del Piano sollecitata dal Ministro Raffaele Fitto, dovuta al lievitare dei costi delle materie prime e alla consapevolezza che alcuni capitoli di spesa possono entrare in una fase critica e non essere attuati entro la scadenza, prevista a giugno del 2026. “La priorità è non perdere i fondi, ma c’è bisogno di realismo, ha osservato il Ministro, bisogna prendere atto di quello che è possibile fare e di quello che non si può fare”. Spostare cioè gli investimenti in ritardo su altri percorsi, non in scadenza nel 2026, per evitare il rischio di perdere le prossime sette rate di finanziamento europeo.   Sono in gioco i 209 miliardi, tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti ultra agevolati, concessi all’Italia dall’Ue dopo la tragedia della pandemia: un’occasione irripetibile per il rilancio di un Paese fermo da tempo, una straordinaria opportunità per affrontare i problemi strutturali attraverso riforme profonde e investimenti pubblici a sostegno della domanda aggregata. Il nodo da sciogliere è quello di sempre: burocrazia, deficit di infrastrutture, carenza di personale adeguato. Rilevante la distanza tra la capacità di spesa chiesta dal Pnrr e quella permessa dalla obsoleta struttura della pubblica amministrazione. L’abbondanza di risorse destinate al piano di ripresa si scontra con la povertà (cronica) di capacità realizzative dello Stato. Le disfunzioni del nostro apparato politico-amministrativo sono profondamente radicate e costituiscono un serio ostacolo per l’utilizzo dei fondi comunitari. Si rischia di azzerare un’opportunità storica, una sorta di “Piano Marshall bis”. Sprecarla sarebbe un clamoroso autogol economico-sociale, oltre che un duro colpo all’immagine del sistema Italia. Accelerare dunque ogni procedura, perché, ha commentato l’economista Francesco Giavazzi, “spostare in là delle scadenze del Pnrr è da evitare, non è nel nostro interesse”. La crescita del 2023 sarà infatti determinata in gran parte dagli investimenti del Pnrr che genereranno un impulso alla domanda pari a 2-3 punti di Pil in un solo anno, portando la crescita al 3%. Il punto di non ritorno è la recente relazione presentata alla Camera dalla Corte dei Conti, con la rivelazione che del tesoretto del Pnrr, alla fine del 2022, l’Italia ha speso solo 21 miliardi, legati a 107 delle 285 misure elencate nel Piano. Ma in realtà, al netto dei crediti d’imposta automatici per le imprese e l’edilizia, sono soltanto 10 miliardi, con un tasso di realizzazione del 6%. Nella eloquenza dei numeri il quadro appare chiaro: la spesa effettiva ha viaggiato ai minimi termini con conseguente modesta accelerazione data finora al Piano. Trasparenza, responsabilità e serietà. La Commissione europea attende dalla rinnovata task force di Palazzo Chigi una proposta concreta per negoziare una tempistica del Piano meno rigida.  Restano sul tappeto polemiche e accuse politiche. L’emergere dei ritardi nell’attuazione del Piano ha dato il via al balletto del “tutti contro tutti”: la solita sagra dei rimpalli delle responsabilità, sullo sfondo di emergenze congiunturali e problemi strutturali. Sul banco degli imputati, in primis, l’ex premier Giuseppe Conte reo di “aver fatto man bassa” dell’intera quota europea spettante, fra sussidi e prestiti, senza una valutazione della oggettiva possibilità di...

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RIFORMA FISCALE, LUCI E OMBRE

Posted by on Mar 26, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RIFORMA FISCALE, LUCI E OMBRE

RIFORMA FISCALE, LUCI E OMBRE

Dopo oltre cinquant’anni dalla riforma di Bruno Visentini dell’ottobre 1971, il sistema tributario si avvia verso un profondo cambiamento strutturale. Nel disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri sono fissati i principi cardine della riforma 2023: riduzione della pressione fiscale (oggi al 43,5%) per cittadini e imprese, lotta all’evasione, rapporto tra Stato e contribuente meno vessatorio e più collaborativo con una semplificazione degli obblighi dichiarativi e uno sfoltimento della normativa, nel rispetto dello Statuto del contribuente e della certezza del diritto. L’asse portante della legge delega, divisa in 4 parti e 21 articoli, è rappresentato dalla flat tax per tutti entro la fine della legislatura, anticipata da quella “incrementale” solo per i dipendenti. Un’imposta sostitutiva dell’Irpef in luogo delle aliquote per scaglioni di reddito per garantire l’equità orizzontale con aliquota unica di prelievo, come nei Paesi dell’Est, sull’imponibile delle persone fisiche (autonomi, dipendenti e pensionati). Una misura contestata da Sindacati (“subito il taglio del cuneo fiscale”) e opposizione, perché ritenuta lesiva del principio costituzionale di progressività dell’imposta, a tutela dei redditi più bassi. Un principio che sarà garantito, assicurano a Palazzo Chigi, modulando detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta che saranno inversamente proporzionali al reddito. La tassa piatta sarà preceduta da una fase transitoria con la riduzione delle aliquote da quattro a tre: aliquota al 23% per i redditi fino 28mila euro, 35% per i redditi fino a 50mila euro e 43% per i redditi oltre i 50mila euro. In cantiere l’unificazione della no tax area tra dipendenti e pensionati (8.500 euro). Per le società è prevista la modifica dell’Ires con un’aliquota agevolata al 15% per investimenti in beni strumentali e in occupazione, la trasformazione dell’Irap in sovrimposta sull’Ires. Particolarmente significative altre misure della riforma: la razionalizzazione delle tax expenditures, ovvero delle agevolazioni fiscali (una giungla di circa 600 voci, con una perdita di gettito di 165 miliardi l’anno), la revisione delle aliquote Iva e dei suoi presupposti impositivi in funzione dei panieri di beni e servizi. Saranno velocizzate le procedure relative ai rimborsi. Novità anche per le imposte indirette minori con la sostituzione dell’imposta di bollo, delle imposte ipocatastali e dei tributi speciali con un tributo unico, in misura fissa. Previsti interventi legislativi per i tributi regionali ai fini dell’attuazione del federalismo fiscale e per quelli locali, con l’attribuzione del gettito Imu dei capannoni industriali e produttivi direttamente ai Comuni. Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, con il superamento graduale degli indicatori sintetici di affidabilità (Isa), viene istituito il “concordato preventivo biennale”. Si tratta di un rafforzamento dell’adempimento collaborativo con l’idea di riscrivere le regole della lotta all’evasione fiscale che diventa preventiva e non più repressiva. Ai fini delle imposte, si paga quanto pattuito in anticipo con l’Agenzia delle Entrate per due anni, senza rischi di accertamenti, nel segno della trasparenza e del dialogo per recuperare l’inefficienza del sistema legato a sanzioni e riscossione (i crediti non riscossi sono circa 153 miliardi di euro). Obiettivo del Governo, ha dichiarato la premier Giorgia Meloni, è di “riordinare tutto il sistema tributario per rendere il nostro ordinamento coerente con quelle che sono le regole dell’Ue e internazionali e rilanciare l’Italia sul piano economico e sociale”. I decreti delegati, che conterranno la disciplina attuativa dei principi espressi nella delega, saranno adottati entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della Legge delega. Sul tappeto restano le tante incognite sui risultati finali dell’operazione “Fisco nuovo”, legati ai temi più controversi della riforma: dalla lotta all’evasione (un buco di circa 100 miliardi di euro annui) alla spending review, dalla riforma dei bonus e delle tax expenditures alla tassazione dei...

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