FISCO, SI VOLTA PAGINA
Dopo quarant’anni dall’approvazione del Testo Unico delle imposte sui redditi del 1986, il sistematributario si avvia verso un profondo cambiamento. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficialedel Decreto legislativo n.117 del 19 giugno 2026 approda nel nostro ordinamento il nuovo TUIR,applicabile dal 1° gennaio 2027, in attuazione della legge delega votata nel 2023 con l’intento di“riordinare e coordinare l’impianto vigente semplificando la disciplina fiscale”. Il Testo unico varatodal Governo si inserisce all’interno di un processo di riorganizzazione della materia fiscale, al paridegli altri testi unici già pubblicati tra cui, da ultimo, il Testo unico in materia di imposta sul valoreaggiunto, e l’ultimo in corso di approvazione relativo a “adempimenti e accertamenti”In linea con i principi e i criteri direttivi stabiliti dalla delega fiscale del 2023, il nuovo Testo unico,previa abrogazione delle disposizioni incompatibili ovvero non più attuali, provvede alla puntualeindividuazione delle norme vigenti organizzandole per settori omogenei e al loro coordinamentoapportando le necessarie modifiche, migliorandone la coerenza giuridica, logica e sistematica.Obiettivo è quello di rendere più organica e facilmente consultabile una normativa che, nel corsodegli anni, è stata modificata da numerosi interventi legislativi. Nessuna revisione della disciplinatributaria, ma attraverso un processo di semplificazione la raccolta in un unico corpus delle normeesistenti, adeguandole agli interventi normativi degli ultimi anni.Un Testo unitario, aggiornato e più agevole da consultare. La raccolta delle norme in un unicoimpianto consente di ridurre la frammentazione della disciplina e offre una base più ordinata per ifuturi interventi modificativi previsti nell’ambito della riforma fiscale. Per contribuenti, imprese eprofessionisti il principale effetto è la disponibilità di un riferimento organico per l’applicazione delleregole relative a tassazione delle persone fisiche, tassazione delle società, regimi speciali, rapportiinternazionali, imposizione minima globale. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo (nella foto),deus ex machina della riforma, ha dichiarato: “E’ un intervento strutturale che rafforza la qualitàdella nostra legislazione tributaria, un risultato che, come governo Meloni, rivendichiamo conorgoglio, consapevoli del grande percorso avviato tre anni fa e che porteremo a compimento entrola fine della legislatura.”La struttura del nuovo Testo, composto da 377 articoli, è organizzata sistematizzando i vari regimiesistenti tenuto conto, in primis, del soggetto passivo dell’imposta (persone fisiche e giuridiche) edistinguendo le disposizioni generali da quelle speciali. In particolare, delle quattro parti di cui sicompone, la prima è dedicata alle disposizioni generali che riproducono la struttura e le norme delprevigente Tuir, nella seconda e nella terza parte sono confluite, rispettivamente, le disposizionispeciali già contenute in altri corpi normativi e quelle in materia di fiscalità internazionale. Alledisposizioni finali e transitorie è dedicata l’ultima parte del Testo unico.Si volta pagina, dunque. Da tempo si avvertiva la necessità di un fisco semplificato perfronteggiare un’inflazione legislativa che produce incertezza e confusione. Tante norme (più dicentodiecimila in vigore!) che, a volte in modo contraddittorio, regolano la stessa materia. Unaproliferazione della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo dellalegislazione tributaria ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio dellacertezza del diritto, divenuta una chimera! Tanti ostacoli sulla strada della trasparenza fiscale:problemi interpretativi, incertezze operative e scorie burocratiche accompagnano quotidianamentecontribuenti e professionisti. Interventi spot, proroghe estemporanee, a conferma di un sistematributario imperfetto nei suoi meccanismi operativi, nelle sue procedure, nei suoi strumenti dicontrollo. La strada è tracciata: operare in un quadro normativo chiaro e definito significalegittimare all’interno del sistema tributario il necessario rapporto di fiducia e collaborazione tracittadino e fisco, cardine del vituperato “Statuto del contribuente”. Semplicità, certezza ed equitàper l’affermazione del dovere fiscale, principio sancito dall’art. 53 della Costituzione, checostituisce il fondamento sul quale regge l’organizzazione dello Stato moderno. Una sfida di...
Read MoreI 25 ANNI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Fra presente e futuro nel segno della innovazione. Celebrati a Roma i 25 anni di fondazione dell’Agenzia delle Entrate. Un anniversario particolarmente importante per tracciare un bilancio della complessa attività svolta dall’Amministrazione finanziaria e parlare di prospettive del sistema fiscale. I traguardi degli ultimi anni – fatturazione elettronica, registratori telematici, servizi telematici – sono il punto di partenza per rendere più puntuali i controlli, più veloci i rimborsi e sempre più dialogante con i contribuenti il portale istituzionale.L’Agenzia delle Entrate nasce alla fine degli anni ’90. Istituita con il Decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300, nell’ambito della Riforma Bassanini che ha profondamente riorganizzato l’Amministrazione finanziaria dello Stato. E’ diventata operativa dal 1° gennaio 2001 subentrando alla Direzione generale delle entrate del Ministero delle Finanze e incorporando, a livello territoriale, i compiti delle antiche Intendenze di finanza, in vita dal 1869, delle Direzioni compartimentali delle imposte dirette, degli Uffici del Registro e degli Uffici Iva. L’obiettivo della riforma era il superamento della struttura verticistica ministeriale per rendere più efficiente la gestione dei tributi, creare un rapporto migliore con i contribuenti. A seguito della riforma, l’Agenzia, posta sotto la vigilanza del Ministero dell’Economia, acquisisce autonomia gestionale, organizzativa e contabile. Insieme all’Agenzia delle Entrate vengono create anche altre agenzie fiscali fra cui l’Agenzia del Territorio (ex Catasto), poi incorporata nell’Agenzia delle Entrate nel 2012. Nel segno dell’autonomia operativa più efficienza, maggiore specializzazione, minore frammentazione.Attraverso l’organizzazione in Direzione centrale, direzioni regionali e uffici territoriali, all’Agenziadelle Entrate è stato conferito un mandato molto ampio e strategico in quattro grandi direttricioperative: gestione, accertamento e riscossione dei tributi erariali (Irpef, Ires, Iva, imposte indirette,ecc.) e relativo contenzioso, assistenza e servizi ai contribuenti (dichiarazioni precompilate,cassetto fiscale, compliance, registrazione atti), gestione del catasto e dati immobiliari (visurecatastali, servizi ipotecari, anagrafe immobiliare), digitalizzazione e innovazione tecnologica(banche dati, servizi digitali). Da ente esclusivamente impositore l’Agenzia punta sempre più suprevenzione, semplificazione e servizio al contribuente, pur mantenendo un ruolo centrale nellalotta all’evasione (nel 2025 recuperati 36 miliardi di euro, di cui 29 miliardi proprio dall’attività dicontrasto all’evasione). Dal 1° luglio 2017, a seguito della soppressione di Equitalia, per favorire unmaggiore coordinamento fra accertamento e riscossione con procedure uniformi, nasce l’Agenziadelle Entrate-Riscossione, ente pubblico economico al quale viene affidata la riscossione deitributi.Un quarto di secolo al servizio dei cittadini. Nel solo anno 2025, l’Amministrazione ha erogato piùdi 21 milioni di servizi, raggiungendo le persone in presenza, al telefono, tramite videochiamata econ un’ampia gamma di strumenti digitali. Di grande effetto i numeri forniti a commento dell’attivitàsvolta nell’ultimo esercizio: ricevuti e lavorati oltre 189 milioni di modelli F24, 2,4 miliardi di fattureelettroniche, strumenti fondamentali per la trasparenza e la tracciabilità dei pagamenti nel Paese,accreditati rimborsi alle famiglie e alle imprese per 26,3 miliardi di euro, “concordato” in 49 miliardidi euro l’imponibile scaturito dal regime di adempimento collaborativo. Risultati da record sulversante delle Dichiarazioni precompilate: l’Agenzia nel 2025 ha messo a disposizione deicontribuenti circa 30 milioni di dichiarazioni dei redditi precompilate (modelli 730 e Redditi PF): perla loro compilazione sono stati utilizzati oltre 1,29 miliardi di dati per un Fisco a portata di mano.Bilancio fortemente positivo. “Stiamo lavorando per costruire un nuovo rapporto tra lo Stato e icittadini, basato sulla fiducia e sulla collaborazione”, ha dichiarato la premier Giorgia Meloni. “Unapproccio fondato su una politica di bilancio che non disperde le risorse ma le concentra sullepriorità degli italiani, che ha permesso di riportare i conti dello Stato in ordine e di ridurre il deficit,di abbassare le tasse con il taglio del cuneo fiscale e la riduzione dell’Irpef.” Un sistema fiscale più equo, più veloce, più trasparente che troverà legittimazione con l’attuazione della Riforma fiscale attesa...
Read MoreLOTTA ALL’EVASIONE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Il Paese delle Meraviglie. Un Paese immaginario? No, reale. Lo ha scoperto Alice, pardon, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone a Telefisco, evento de Il Sole 24 Ore, parlando dell’attività di monitoraggio svolta nel 2025 dall’Amministrazione finanziaria con 17 milioni di posizioni passate al setaccio. “Scovati” 200mila evasori totali, fra imprese e persone fisiche, di cui il 57% (116mila soggetti) per omessa dichiarazione dei redditi e il 43% (86mila soggetti) del tutto sconosciuti al Fisco, con attività in nero, fuori da ogni radar amministrativo. Duecentomila, un numero che pesa come un macigno nella difficile lotta all’evasione fiscale. Contribuenti che non pagano o, meraviglia delle meraviglie, fantasmi per l’anagrafe del Fisco. Il viaggio nel sommerso conferma la persistenza di un’economia che riguarda trasversalmente sia il mondo professionale che quello del lavoro con numeri che mostrano in tutta la gravità il problema degli italiani con il Fisco, un rapporto difficile, in cui permangono ancora troppe sacche di evasione e di elusione che si cerca di contrastare con controlli imperniati su criteri selettivi (incrocio dei dati fra fatture elettroniche, corrispettivi e volume d’affari dichiarati, accesso ai conti bancari), senza automatismi. L’evasione fiscale in Italia ammonta a 83,6 miliardi di euro all’anno, secondo l’analisi della Cgia di Mestre, il 60% non paga le imposte dovute, con le partite Iva (oltre 1,5 milioni) fortemente indiziate. Un fenomeno che s’intende arginare con una nuova strategia, intervenendo prima dell’evasione conclamata. In chiave di prevenzione, per il 2026 il Fisco rilancia la sfida della “compliance”. Posta in arrivo per i contribuenti “distratti”: pronte oltre 2,4 milioni lettere dell’Agenzia delle Entrate finalizzate a regolarizzare incerte posizioni fiscali ed evitare sanzioni. Lettere elaborate sulla base dei continui aggiornamenti delle informazioni che confluiscono nelle 190 banche dati, digitalmente collegate tra loro, che costituiscono il patrimonio informativo del Fisco. Un “invito” al contribuente di rivedere il suo comportamento per verificare se sia o meno corretto con l’obiettivo dichiarato di creargli il minor disagio possibile, ma allo stesso tempo tutelare le entrate che vanno sempre gestite con la massima efficienza. Trasparenza e collaborazione dunque per cancellare reciproche diffidenze, ridurre l’incertezza fiscale e accreditare una nuova immagine del Fisco, meno vessatorio e più aperto all’ascolto e al dialogo. Di fatto, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del contribuente le informazioni in suo possesso, dandogli così l’opportunità di correggere spontaneamente eventuali errori od omissioni. Un alert per segnalare anomalie che possono così essere definite mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa, il versamento di imposte, interessi e sanzioni ridotte. Errori ed omissioni cancellati con il “ravvedimento operoso”. Tali comunicazioni hanno una natura “preliminare”, prima che il Fisco proceda a notificare il formale atto di accertamento con sanzioni intere. E’ stata gettata nel cestino la vecchia logica dell’accertamento basata esclusivamente sul controllo ex post. Un approccio, spesso accompagnato da sanzioni amministrative elevate e, talvolta, anche da quelle penali, che è stato spesso percepito come punitivo dai cittadini, portando a una insofferenza generale verso l’Amministrazione finanziaria. La nuova strategia è fondata sul dialogo e sulla collaborazione preventiva con l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia con il contribuente, garantendo certezza del diritto e, di conseguenza, una riduzione del contenzioso tributario. Un “patto fiscale” particolarmente innovativo. Rendere collaborativo il rapporto con il contribuente è certamente importante ma occorre mirare a una riduzione della pressione fiscale per sostenere investimenti e crescita economica e arrivare a un sistema semplice e razionale, senza spazi di iniquità. L’ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e dall’arbitrio a causa delle ragioni di gettito e degli “scostamenti” di bilancio. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione...
Read MoreLEGGE DI BILANCIO, UNA CORSA AD OSTACOLI
Sempre più in alto l’asticella degli emendamenti alla Legge di Bilancio, si allunga la lista dei desideri. L’anno scorso erano circa 4500, quest’anno gli emendamenti depositati alla commissione Bilancio in Senato hanno toccato quota 5.742, di cui oltre 1.600 solo dalla maggioranza. Ma sul tavolo per la discussione, allo spirare del termine ultimo di martedi 18 novembre, ne sono rimasti 414, i cosiddetti “segnalati”, cioè gli emendamenti prioritari e più identitari dal punto di vista politico che i partiti intendono portare al voto in commissione. Di questi, 105 sono stati dichiarati inammissibili dalla presidenza della commissione. Nel maxi emendamento finale quindi, dei 5742 interventi di modifica iniziali, soltanto il 5% circa sarà legittimato sul piano normativo. Dopo la copiosa pioggia di emendamenti soltanto schizzi di acqua alla fine. Sarà una corsa contro due grandi ostacoli: l’esigenza di consegnare il testo rivisto e corretto all’Aula di Palazzo Madama per il 15 dicembre per l’approvazione (voto di fiducia) e il successivo passaggio alla Camera che dovrà ratificarlo e licenziarlo entro il 31 dicembre, per evitare l’esercizio provvisorio. L’altro ostacolo è rappresentato dai vincoli di spesa: mantenere i saldi dei provvedimenti invariati. Sì alle modifiche ma conti in ordine, ancora di più dopo la promozione del rating del debito pubblico a Baa2 con outlook stabile arrivata dopo 23 anni da Moody’s. Un segnale di credibilità finanziaria di forte impatto per i mercati. La quarta Finanziaria del governo Meloni vale 18,7 miliardi di euro e non deve costare più di quanto preventivato, in assenza di adeguare coperture. Le parole d’ordine in Via XX Settembre sono “prudenza e responsabilità”. Il Ministro dell’Economia Giorgetti, fedele alla sua strategia, ha sottolineato che “tutte le misure sono state valutate tenendo sotto controllo i conti pubblici, in un contesto caratterizzato da turbolenze geopolitiche e macroeconomiche che potrebbero causare nuove spese.” Sull’esame dei singoli emendamenti è scontro fra maggioranza e opposizione, un confronto politico che richiederebbe serietà, metodo e senso di responsabilità da parte di tutti. Da giorni imperversa sui giornali e in tv la stucchevole bagarre dei partiti sul disegno di legge del Bilancio 2026 in un clima di grande tensione e forti contrasti che preannunciano una sessione di bilancio particolarmente tempestosa. Una polemica infinita che, azzerato ogni costruttivo e civile confronto, si alimenta di mediocrità dialettica a supporto di interventi in odore di pregiudizi lontani da un realismo politico ed economico. Parole e numeri in libera uscita, sterili azioni di protesta, pretestuose dichiarazioni: rischio di una deflagrazione sociale. Accantonando ogni impulso demagogico, sarebbe tempo di ritrovare sobrietà e restituire al dialogo fra maggioranza e opposizione toni responsabili su un tema, la Manovra economica, di estrema importanza per il futuro del Paese. “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”, ammoniva Luigi Einaudi. E non sorprendiamoci più della fuga degli elettori dalle urne, registrata anche in occasione delle recenti elezioni regionali. Cresce la sfiducia verso un certo modo di fare politica nel Paese. Un astensionismo causato da chi siede in Parlamento? E’ in discussione una Manovra di Bilancio condizionata da un quadro economico complesso, appesantito sui flussi finanziari dei conti pubblici dagli effetti negativi dei crediti d’imposta accumulati negli anni scorsi a causa dei bonus immobiliari, un “grande buco” da oltre 160 miliardi di euro ancora da assorbire. Banche, imprese e famiglie stanno beneficiando del mancato versamento d’imposte compensate con i numerosi bonus legati agli interventi edilizi. Un impatto negativo per le casse dello Stato con minori entrate tributarie. Una contrazione del gettito fuori da ogni previsione, in aggiunta ai crescenti oneri per interessi (sfiorano i 100 miliardi) su un debito pubblico senza freni, che ha superato i 3000 miliardi...
Read MoreIL FISCO E IL PASSAGGIO GENERAZIONALE
“Il coraggio di cambiare, un sogno senza traumi?”. E’ la domanda posta nel Convegno sul passaggiogenerazionale nelle imprese, il tema dibattuto al Maga di Gallarate nel corso dell’evento EconomixLab. Untema che racchiude sul piano gestionale il presente e il futuro di piccole e medie aziende che, fra tradizione e innovazione, cercano un punto di equilibrio per una precisa identità. Nuove strategie imprenditoriali con il passaggio del testimone per garantire, nel segno della continuità, prospettive occupazionali e, più in generale, lo sviluppo economico del territorio.E’ in atto una trasformazione profonda nel mondo del lavoro, l’evoluzione tecnologica e la digitalizzazione aprono alle imprese interessanti opportunità di crescita che richiedono una revisione dei modelli organizzativi, supportati da competenze e qualificazione professionale. In questo scenario si pone l’apporto cruciale delle nuove generazioni, le loro conoscenze, le loro sensibilità. Una preziosa risorsa operativa per realizzare, con spirito imprenditoriale, un sistema produttivo competitivo. Una sfida epocale per rilanciare la variegata realtà delle Pmi che costituiscono il tessuto connettivo dell’economia anche in Provincia di Varese, con l’83,6% delle aziende a conduzione familiare, il 28,1% guidate da over 70, in linea con le risultanze della Lombardia. Una transizione, fra il vecchio e il nuovo, condotta con chiarezza di obiettivi. Un cambiamento che deve accompagnarsi a una tempestiva programmazione, superando improvvisazione e conflittualità familiari per trasferire conoscenze e valori. Pianificare cioè il percorso da seguire per fronteggiare i complessi aspetti giuridici e fiscali dell’operazione e dare quindi una risposta a chi s’interroga sul cambiamento.Con lo scopo di favorire il passaggio generazionale dell’azienda nell’ambito della famiglia imprenditoriale,con la legge n.55 del 14 febbraio n. 2006 e successive modificazioni, il legislatore ha introdotto nel nostroordinamento giuridico l’istituto del “patto di famiglia” che consente al titolare dell’impresa di anticipare,con atto pubblico, il momento del trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni sociali ai discendenti oal discendente che si reputi più adatto alla gestione aziendale. Obiettivo di fondo è quello di assicurarecontinuità gestionale, produttiva e occupazionale nel delicato passaggio della leadership, relativamente alcontrollo e alla direzione dell’impresa, scongiurando l’insorgere di liti ereditarie e il rischio di disgregazioni aziendali con la frammentazione del patrimonio aziendale. Sulla scorta di una perizia per la determinazione del valore dell’azienda, occorre liquidare, preferibilmente dal titolare (prelievo più oneroso nel caso di compensazioni tra fratelli), i diritti economici dei legittimari (ove questi non partecipino o rinunzino al contratto) con il pagamento di una somma corrispondente al valore della rispettiva quota di riserva (o di legittima), oppure, se questi vi consentono, con il trasferimento di beni in natura di eguale valore.Il “patto di famiglia” consente di trasferire ai discendenti le imprese di ogni dimensione, anche quelleorganizzate in forma societaria: dal diritto di proprietà al diritto di nuda proprietà, al diritto di usufrutto.L’assegnazione effettuata tramite il “patto di famiglia” è definitiva. I beni assegnati sono esclusi dall’obbligo della collazione ereditaria (nessun obbligo di riportare nell’asse ereditario i beni oggetto del patto), non sono soggetti all’azione di riduzione delle disposizioni testamentarie per la reintegrazione della quota legittima. Ciò vale sia per gli assegnatari dei beni d’impresa che per gli altri legittimari, non assegnatari.I trasferimenti effettuati attraverso il “patto di famiglia” ex art. 768 bis c.c. di aziende o rami di esse, diquote sociali e di azioni sono esenti dall’imposta di donazione, dall’imposta di trascrizione per le formalitàrelative, dall’imposta catastale per le volture. Ai fini delle imposte dirette, il trasferimento dell’azienda nongenera, ex art. 58 Tuir, alcuna plusvalenza: “l’azienda è assunta ai medesimi valori fiscalmente riconosciutinei confronti del dante causa”. Idem per il trasferimento di partecipazioni societarie: nessun capital gain, ex art. 67 Tuir. Un regime di neutralità fiscale estremamente vantaggioso. Il beneficio fiscale...
Read MoreI DAZI DI TRUMP E LA GLOBALIZZAZIONE
Dazi americani, l’illusione del protezionismo nell’economia globale. Dall’ Osservatorio sui conti pubblici italiani (OCPI) della Università Cattolica di Milano, direttore Carlo Cottarelli, sono arrivati i primi dati, le prime riflessioni sulla “guerra commerciale più stupida della storia” di Donald Trump. A luglio 2025, per effetto del balzo dei dazi medi reali dal 2,2 al 18,3 per cento, il Dipartimento del Tesoro americano ha incassato 27,6 miliardi di dollari dai dazi sulle importazioni. Considerando che a luglio 2024 la stessa voce (”Custom duties”) segnava 7,1 miliardi, i nuovi dazi imposti al mondo intero dal tycoon dovrebbero tradursi, su base annuale, in maggiori entrate fiscali pari a 300 miliardi, comprensivi anche dei nuovi dazi verso l’Unione europea e altri Stati entrati in vigore nella seconda parte dell’anno. Una cifra significativa, pari a circa l’1% del Pil statunitense, in linea con le importazioni di merci che sono circa il 10% del Pil americano. L’impatto sui conti pubblici rimarrebbe però limitato in quanto il deficit pubblico nel 2024 è stato di oltre 1.915 miliardi di dollari, pari al 7% circa del Pil. Il discorso dell’Amministrazione americana sui dazi si fonda sull’idea che questi possano migliorare la bilancia commerciale degli Stati Uniti (un disavanzo verso l’Europa di circa 150 miliardi di euro all’anno) e che possano rilanciare il settore manifatturiero, che nel 2024 comprendeva l’8% degli occupati. Nella misura in cui i dazi riducono la domanda di beni importati e inducono una riorganizzazione delle catene produttive potrà essere stimolata l’occupazione dei singoli settori protetti dalla concorrenza estera. Benefici che, oggettivamente, tendono a essere sovrastati dalle perdite di occupati nel resto del tessuto produttivo. L’ambizione trumpiana di invertire le tendenze di lungo periodo dell’economia statunitense, rimpatriando l’attività industriale che da oltre mezzo secolo fugge all’estero in cerca di minori costi di produzione e favorendo quindi maggiori livelli occupazionali, resta un disegno difficilmente perseguibile per le tante variabili geopolitiche in campo. Una strategia, quella dei dazi all’importazione, incoerente e dannosa anche per gli Stari Uniti con obiettivi di effetto politico e mediatico, di dubbia realizzazione: la correzione del deficit pubblico americano, il rallentamento conseguente della bilancia commerciale, la reindustrializzazione degli Stati Uniti. Nuovi maggiori dazi aumentano le entrate fiscali, ma hanno effetti negativi sull’economia, perché -è stato fatto rilevare- deprimono la domanda e possono avere effetti distorsivi sull’efficienza economica. Le maggiori entrate fiscali derivanti dai dazi imposti su un’ampia gamma di prodotti importati, e applicati a un ampio numero di paesi, nell’incidere negativamente sui consumi interni e quindi sul fatturato delle imprese importatrici, potrebbero solo parzialmente compensare le minori imposte sui redditi delle imprese. A subirne le conseguenze sono le imprese e i consumatori sui quali, in definitiva, graverà il maggior costo dell’importazione con l’aumento dei prezzi. Effetto domino di questa strategia è il rischio inflazionistico generalizzato dovuto al fatto che le imprese cercano di recuperare i maggiori costi aumentando i prezzi e i consumatori di recuperare la perdita di potere d’acquisto chiedendo maggiori salari. Ma frenare l’inflazione, attraverso una politica monetaria restrittiva della Federal Reserve, potrebbe causare un rafforzamento del dollaro, che non aiuta le esportazioni americane e peggiora la bilancia commerciale, anche se compensa in parte l’effetto dei dazi sui prezzi interni. Allo stesso tempo il dollaro forte continuerebbe ad attirare dall’estero i capitali necessari a finanziare l’aumento del debito e il persistente deficit commerciale. Su scala mondiale, come risposta ai dazi americani, l’applicazione del “principio di reciprocità” sulle importazioni dagli Usa sarebbe disastroso, amplierebbe le tensioni commerciali, anziché alleviarle. In una economia globale, i dazi generalizzati possono generare effetti a catena. Avremmo, di fatto, un aumento globale di tasse distorsive che causerebbe un...
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