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QUALE FUTURO PER I DIPLOMANDI ?

Posted by on Giu 22, 2025 in La nostra Società | Commenti disabilitati su QUALE FUTURO PER I DIPLOMANDI ?

QUALE FUTURO PER I DIPLOMANDI ?

Si avvicina a grandi passi l’esame di maturità dell’anno scolastico 2024-2025. Mercoledi 18 giugno 500mila studenti (più di seimila in Provincia di Varese) affronteranno la prima prova scritta, dopo aver vissuto fra paure ed ansie la “notte prima degli esami”, celebrata in musica da Antonello Venditti. Al termine del ciclo scolastico, arriva il primo vero carico di responsabilità, un appuntamento importante per scelte post diploma capaci di segnare il percorso della vita. Fra incognite e speranze, si è chiamati a gettare le basi su cui costruire il proprio futuro, prendendo decisioni consapevoli. Ma al di là degli aspetti legati a convenienze economiche, opportunità occupazionali e professionali, non sempre è ben definita la capacità di un’indagine reale sul tipo di “soggetto lavorativo” che si vuole diventare. Torna alla ribalta il problema di sempre. La necessità di una scuola pubblica che non si limiti a verificare l’apprendimento di nozioni uguali per tutti ma favorisca la conoscenza delle proprie inclinazioni, inserita in una società in grado di fornire a chiunque la possibilità di valorizzarle. Sotto accusa un modello scolastico basato su un “apprendimento mnemonico e nozionistico” che, se risponde all’esigenza di produrre risultati oggettivamente misurabili, non sempre contribuisce a formare persone consapevoli delle proprie capacità e aspirazioni, dunque facilitate nelle scelte post diploma. In un contesto del genere, non è escluso che si finisca per sbagliare strada e bruciare anni e opportunità. L’anello debole della catena è l’orientamento, quel processo che aiuta gli studenti a capire le proprie potenzialità, le proprie doti, le proprie aree di interesse, che favorisce lo sviluppo di competenze necessarie per affrontare il futuro, rafforzando le motivazioni e stimolando passione e impegno per lo studio. Un processo formativo-professionale per superare le difficoltà di dialogo tra il mondo della scuola e le imprese. Orientare gli studenti, prepararli alle scelte che affronteranno nel futuro, anche con il supporto dei loro insegnanti, diventano passaggi fondamentali a vantaggio dei ragazzi e delle loro famiglie innanzitutto, ma anche del sistema imprenditoriale locale. Una efficace apertura verso il mondo delle imprese per avvicinare scuola e lavoro, un “dialogo” che a Varese si è concretizzato con il recente Talent Day promosso da Confindustria alle Ville Ponti dove 350 studenti degli Istituti tecnici economici e industriali del territorio hanno potuto confrontarsi direttamente con i responsabili delle risorse umane e imprenditoriali di 25 aziende di Varese e provincia. Una significativa opportunità offerta a tanti ragazzi in procinto di diplomarsi, giunti a un bivio importante per il proprio avvenire: entrare a far parte del mondo del lavoro o proseguire negli studi universitari e completare il percorso formativo. Ed è estremamente importante “costruire” in ogni ragazzo certezze per scelte consapevoli, allontanando dubbi e salti nel vuoto. Per gli studenti che intendono proseguire gli studi iscrivendosi a un corso universitario, il nodo del dibattito è metterli in condizione di portarli a termine. Secondo il rapporto 2025 di AlmaLaurea sul “Profilo dei diplomati e loro esiti a distanza dal diploma”, i problemi con l’Università iniziano già dopo dodici mesi dall’iscrizione con un forte abbandono. Il motivo principale dietro questa inversione di rotta risiede in una insoddisfazione, rispetto alle aspettative iniziali, per le discipline insegnate, speso ritenute poco interessanti, o per le difficoltà riscontrate in fase di accesso. Conclude gli esami e dà la tesi nei termini il 58,7% dei laureati del 2024. Dati su cui riflettere in un Paese dove l’ascensore sociale rimane bloccato. Un rebus infinito con soluzioni sempre più difficili che allontanano tanti ragazzi da una seria prospettiva di lavoro. Non lascia margini di commento il rapporto annuale Istat presentato in questi giorni alla Camera dei Deputati: analizzata in...

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DICHIARAZIONE DEI REDDITI AL VIA

Posted by on Mag 22, 2025 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su DICHIARAZIONE DEI REDDITI AL VIA

DICHIARAZIONE DEI REDDITI AL VIA

Parte la stagione fiscale delle dichiarazioni dei redditi. Una maratona delle tasse che interessa 40 milioni di italiani. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, terminata la fase di consultazione e verifica dei dati precaricati dall’Amministrazione finanziaria, da giovedi 15 maggio, le dichiarazioni dei redditi precompilate, modello 730 o Redditi PF (Persone fisiche), possono essere ufficialmente inviate all’Agenzia direttamente dal contribuente o da un suo delegato. Secondo le previsioni, il 62% provvederà all’invio in autonomia, direttamente on line. Prima dell’invio, è possibile modificare o integrare i dati già presenti nel modello che l’Agenzia ha predisposto incrociando i dati presenti nella banca dati dell’Anagrafe tributaria con quelli ottenuti da banche, assicurazioni e dagli operatori tenuti all’invio attraverso il sistema della tessera sanitaria. Sono circa 1 miliardo e 300 milioni le informazioni utilizzate per la precompilata 2025. Le spese sanitarie si confermano in testa alla classifica con oltre 1 miliardo di documenti fiscali. Seguono i premi assicurativi (più di 98 milioni di dati), le certificazioni uniche di dipendenti e autonomi (quasi 75 milioni) e i bonifici per ristrutturazioni (oltre 10 milioni). Dal 30 aprile scorso, quando i modelli sono stati resi disponibili “in solo lettura”, si sono registrati circa 4.500.000 accessi all’applicativo, un risultato che supera di circa il 25% quello registrato lo scorso anno, a conferma del crescente “indice di gradimento fiscale” da parte dei contribuenti. Per chi può presentare il 730 è attiva anche quest’anno la modalità di compilazione semplificata, un’interfaccia semplice che guida l’utente alla visualizzazione e alle eventuali modifiche, senza dover conoscere quadri e righi. C’è tempo fino al 30 settembre per inviare il modello 730 e fino al 31 ottobre per Redditi PF. Ci saranno però solo pochi giorni per l’invio della dichiarazione dei rediti in tempo per ottenere l’eventuale rimborso Irpef nella busta paga di luglio, o per i pensionati con il cedolino di agosto. La time line fissa infatti la prima scadenza utile al 31 maggio. La seconda, che consentirà di ottenere le somme nella busta paga di agosto (ottobre per i pensionati) è fissata al 20 giugno. Una volta inviato il 730 parte il flusso di comunicazione fra Fisco e sostituti d’imposta con la elaborazione del prospetto di liquidazione degli importi a credito o a debito. La trasmissione anticipata del modello taglia i tempi di attesa del rimborso. Ogni contribuente potrà accedere direttamente alla propria dichiarazione tramite il Sistema pubblico per l’identità digitale (Spid), i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline), oppure utilizzando la Carta nazionale dei servizi (Cns) o la Carta di identità elettronica (Cie). Potranno utilizzare il modello 730 lavoratori dipendenti e pensionati e chi nel 2024 ha percepito redditi di terreni, fabbricati, capitale e lavoro autonomo (senza obbligo di partita iva). Confluiscono nel 730, per effetto delle novità introdotte dalla riforma fiscale, anche i redditi soggetti a tassazione separata, e imposta sostitutiva , le plusvalenze di natura finanziaria. Inoltre, nel 730 possono essere indicati anche gli immobili esteri e le attività di natura finanziaria (quadro W). Se il 730 precompilato viene accettato senza modifiche non ci saranno controlli relativi ai documenti delle spese inserite. Diventa sempre più cospicuo il flusso dei dati a disposizione del Fisco ai fini della precompilata che, partita nel 2015, dopo un rodaggio iniziale di alcuni anni, sta entrando da protagonista nel non facile rapporto con il contribuente. A testimoniare il successo di questa operazione sono i numeri forniti dall’Agenzia delle Entrate: 1 contribuente su 4 lo scorso anno ha inviato la dichiarazione così come predisposta. Nel 2024 sono aumentate le dichiarazioni dei redditi inviate in “modalità fai-da-te” dal sito delle Entrate. Sono stati oltre 2,8 milioni...

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L’UOVO DI PASQUA DELLA CASA BIANCA

Posted by on Apr 25, 2025 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’UOVO DI PASQUA DELLA CASA BIANCA

L’UOVO DI PASQUA DELLA CASA BIANCA

Tempo di Pasqua. Tempo di colomba, simbolo di pace, di riconciliazione. Tempo di uova pasquali, segno di speranza, di rinascita. E un uovo di Pasqua, con sorpresa, è stato quello che, simbolicamente, è stato aperto a Washington, nello Studio Ovale della Casa Bianca, in occasione dell’incontro tra il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump per rilanciare il dialogo sui dazi tra Italia, Ue e Stati Uniti e rafforzare le relazioni commerciali rese difficili dopo il “Liberation Day”. Molte le nubi della vigilia. Una vigilia carica di tensione con botta e risposta tra Ue e Usa con toni per niente concilianti. Una situazione fortemente critica per le bellicose dichiarazioni americane a favore di una politica protezionistica: l’Europa che propone un accordo ma minaccia ritorsioni con la web tax, gli Usa che fanno muro, alternando annunci, rettifiche e smentite. “Un momento difficile”, commenta la Premier prima della partenza. La partita in gioco è doppia: c’è l’Italia e la bilancia commerciale da difendere (67 miliardi di euro), c’è l’Europa e Meloni che, con il beneplacito di Ursula von der Leyen, si pone come “pontiere” tra le due sponde dell’Oceano. “L’Occidente come lo conoscevamo non esiste più, con gli Stati Uniti c’è una relazione complicata”, ha dichiarato la Presidente della Commissione europea. Da Bruxelles quindi particolare attenzione per la missione americana di Giorgia Meloni: “ogni canale di dialogo aperto con gli Usa viene visto in modo positivo”. Nelle parole della Premier il filo conduttore della missione: “servono concretezza, pragmatismo e lucidità”. Un faccia a faccia con Trump che si annunciava difficile, non privo di insidie per i dossier in discussione, a difesa dell’interesse nazionale all’interno della cornice europea, e per la imprevedibilità del padrone di casa. Giorgia Meloni è il primo Capo di governo europeo a incontrare il Presidente degli Stati Uniti dopo la tempestosa dichiarazione del 2 aprile che tanto subbuglio ha creato nei mercati finanziari di tutto il mondo. Dall’esito dell’incontro un test per la Premier in termini di autorevolezza internazionale ma anche per Trump, per interpretarne le prossime mosse. E il viaggio istituzionale a Washington di Meloni, anche se non ha portato a risultati immediati, ed era prevedibile, è stato utile sul piano diplomatico per accantonare le schermaglie e riavvicinare le due sponde dell’Atlantico. Un bilancio positivo: toni distesi, sorrisi e abbracci, dichiarazioni concilianti, “un confronto leale e costruttivo”. Fiducia per un futuro accordo Usa e Ue per porre fine alla guerra commerciale e recuperare le relazioni transatlantiche nell’intento di arrivare a tariffe doganali “zero a zero” e a quella grande area di libero scambio vagheggiata dalla Premier. Nonostante qualche nota stonata (Ucraina), un importante riconoscimento politico da parte di Trump per l’Italia, “uno dei nostri più stretti alleati, non solo in Europa”. Un rapporto destinato a rafforzarsi con la visita del tycoon a Roma a seguito dell’invito di Giorgia Meloni, “great person”, una persona eccezionale, per un eventuale incontro con i vertici Ue. Obiettivo geostrategico: convincere Bruxelles a raffreddare i rapporti con la Cina e tenerla lontana dal Vecchio Continente. Rapportata ai volumi di produzione la Cina ha superato gli Stati Uniti di oltre un quarto nel 2024, produce il 54% dell’acciaio mondiale (contro il 4,5% degli Usa), quasi un terzo della manifattura mondiale (contro il 15% degli Usa) e il 90% delle terre rare lavorate. Il suo potere politico globale è prossimo a quello americano. Per Usa e Ue, dunque, una comune necessità di puntare su un Occidente unito e forte con una lungimirante visione strategica. Un’autarchia rispetto al resto del mondo è follia. La guerra commerciale globale non è...

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 I TANTI MILIARDI PERSI DAL FISCO

Posted by on Apr 3, 2025 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su  I TANTI MILIARDI PERSI DAL FISCO

 I TANTI MILIARDI PERSI DAL FISCO

Davvero impietosi i numeri della riscossione. Sono più di 22 milioni i contribuenti con una o più cartelle di pagamento per imposte e tasse non pagate, per un valore complessivo al 31 gennaio 2025 di 1.279,8 miliardi di euro. Scoppia il “magazzino” fiscale dei ruoli in carico all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Il velo si è alzato in occasione dell’audizione alla VI commissione Finanze e Tesoro del Senato del direttore Vincenzo Carbone, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla gestione della riscossione e dell’esame parlamentare attualmente in corso del disegno di legge sulla rottamazione quinquies dei carichi fiscali. L’operazione verità ha consegnato una fotografia a tinte fosche del carico contabile dei ruoli affidati all’Agenzia: l’84% di natura erariale, ossia proveniente da Agenzie fiscali (Agenzia delle entrate, Dogane e Monopoli, Demanio) o da Amministrazioni statali (Ministeri, Prefetture, ecc.), il 12 % da Inps e Inail, il 2% dai Comuni (tributi locali), il restante 2% da altre tipologie di enti impositori (Regioni, Casse di previdenza, Camere di Commercio, Ordini professionali). Variegata la platea dei debitori, molti i seriali. I contribuenti con debiti residui da riscuotere sono 22,3 milioni, di cui circa 3,5 milioni persone giuridiche (società, fondazioni, enti, associazioni), e i restanti 18,8 milioni persone fisiche, di cui 2,9 milioni con un’attività economica soggetta a IVA (artigiani, commercianti, liberi professionisti). Le dolenti note, ha rilevato il direttore Carbone, sono connesse alla recuperabilità dei crediti. Del grosso stock di ruoli di pagamento in magazzino solo il 44,6%, cioè circa 570 miliardi di euro, hanno ancora qualche “aspettativa di riscossione”. Altri 541,36 miliardi, cioè il 42,3%, volatilizzati. Sono persi, perché crediti relativi a persone decedute, società cancellate dal registro delle imprese, soggetti con procedura concorsuale chiusa o contribuenti nullatenenti, e quindi senza beni aggredibili. C’è infine una fascia residua (il 13,1% del totale, pari a circa 167 miliardi) con incerto “profilo di riscuotibilità”. Un rebus da risolvere prima che il sistema vada in default. L’84,3% dei singoli crediti è relativo a persone fisiche (dipendenti e pensionati), mentre è pari al 13% la quota attribuibile a soggetti Iva (persone giuridiche, autonomi e liberi professionisti) che risultano debitori del 64,4% del debito complessivo, pari a 824,19 miliardi di euro. In definitiva, le persone fisiche senza attività economiche rappresentano quasi tre quarti dei crediti in carica all’Agenzie delle Entrate ma poco meno di un quarto del valore complessivo dei ruoli di pagamento. Interessante l’articolazione del magazzino emersa nel corso dell’audizione in Senato: la maggior parte dei singoli crediti (221 milioni, pari al 75,9% delle cartelle non pagate) si riferisce alla fascia fino a 1000 euro, per un totale di circa 59 miliardi di euro. Sul fronte opposto, i crediti sopra i 500.000 euro di valore unitario (circa 290 mila, pari allo 0,1%) rappresentano quasi la metà del totale delle somme da riscuotere.   La percentuale di debiti finiti in cavalleria cresce inevitabilmente con il passar del tempo. E il conto sarebbe stato ancor più alto se, come calcolato dal dipartimento Finanze, 326 miliardi non fossero stati cancellati in autotutela e altri 111,2 non fossero sfumati in stralci e nelle quattro rottamazioni, di cui 20 con il governo Renzi, 9 con il governo Gentiloni, 29 con il governo Conte e 53 con il governo Meloni. Con i continui colpi di spugna, sono stati condonati oltre 100 miliardi di euro, una somma che equivale a quattro manovre di bilancio di media dimensione. Una storia, quella del debito verso il Fisco, che non conosce latitudini: da Nord a Sud, da Bolzano a Ragusa, il non pagare cresce ovunque, con un vigore rapportato alla geografia economica nazionale. Lombardia, Lazio e Campania raccolgono da sole il...

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EUROPA,  DA  DE GASPERI  A… MACRON   

Posted by on Mar 20, 2025 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su EUROPA,  DA  DE GASPERI  A… MACRON   

EUROPA,  DA  DE GASPERI  A… MACRON   

Promosso dalla Fondazione De Gasperi in occasione dei 70 anni dalla morte dello statista trentino, si è tenuto a Bruxelles, presso l’Istituto italiano di cultura, il Convegno “De Gasperi e il futuro della nostra patria Europa”. Con il contributo di autorevoli relatori è stato ripercorso il cammino politico e umano di uno dei protagonisti indiscussi della storia d’Italia, del suo contributo alla costruzione dell’Europa unita. Un lascito storico alle nuove generazioni di grande attualità in una fase particolarmente tormentata della integrazione europea. Venti di guerra soffiano minacciosi sul Vecchio Continente, schiacciato dall’aggressività imperialista di Putin e dal violento scisma nazionalista dell’America di Donald Trump e dal conseguente strappo delle relazioni euro-atlantiche. Una pericolosa mina vagante aleggia sui fragili equilibri geopolitici mondiali. Cancellata brutalmente la storia del XX secolo, riaffiorano i fantasmi del passato che offuscano il futuro. “L’Europa sicura e prospera è a rischio, certezze vecchie di decenni stanno crollando, i tempi sono turbolenti”, ha dichiarato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, presentando “ReArmEurope Plan”, il piano di riarmo europeo, al vertice straordinario dei Capi di Stato e di governo dei Ventisette. Dopo dubbi e incertezze (e forti tensioni al Parlamento di Strasburgo), l’Europa si prepara ad assumere l’onere della propria sicurezza, disegnando un’architettura di difesa fuori dall’ombrello americano. Non una difesa comune che, in un’Europa priva di soggettività politica, richiederebbe lunghi e difficili negoziati istituzionali con una catena di comando estremamente complicata, ma un più rapido riarmo coordinato dagli Stati. Investimenti militari per 800 miliardi di euro in quattro anni, di cui 150 finanziati con debito comune, uso discrezionale dei fondi di coesione, deroga al Patto di stabilità con la grande incognita legata alla sostenibilità dei bilanci nazionali dei Paesi più indebitati, come l’Italia. Spese aggiuntive da compensare aumentando le tasse o riducendo i servizi (sanità, istruzione, infrastrutture). A distanza di settant’anni, la tragicommedia firmata da Putin e Trump richiama alla memoria il progetto lungimirante del “visionario e costruttore” Alcide De Gasperi: la Comunità europea di difesa (CED) il cui Trattato istitutivo, nell’aprile 1954, non venne ratificato dall’Assemblea nazionale francese, cioè proprio da quel Paese il cui Presidente Macron, novello paladino, si erige oggi a difesa dell’Europa proponendo un esercito europeo e uno scudo nucleare. Amnesie francesi, fra contraddizioni, grandeur e senso di colpa con un pensiero alla clamorosa bocciatura referendaria nel 2005 del Trattato istitutivo della Costituzione europea, firmato a Roma nell’ottobre 2004. Per la Francia “corsi e ricorsi storici” di vichiana memoria.   De Gasperi con Robert Schuman e Konrad Adenauer, come è stato ricordato a Bruxelles nel corso del Convegno, è stato uno dei padri fondatori dell’Europa, “un europeo prestato all’Italia”. Ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio Continente e a gettare il seme per una “comunità spirituale di valori e di civiltà”. Il suo fu un europeismo illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo i lutti e le distruzioni della guerra. L’integrazione comunitaria trovò nello statista trentino, nella sua lungimiranza storica uno strenuo fautore. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso valori condivisi per la costruzione di una comune casa europea. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un processo di unificazione politica.  E le travagliate vicende comunitarie di questi ultimi tempi, segnate da una forte miopia politica con sussulti antieuropei e fughe sovraniste, ne confermano la veridicità. Comincia alla Conferenza di Pace di...

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