Fisco e Soldi

IL DIFFICILE RAPPORTO FRA FISCO E CONTRIBUENTE

Posted by on Dic 5, 2016 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL DIFFICILE RAPPORTO FRA FISCO E CONTRIBUENTE

IL DIFFICILE RAPPORTO FRA FISCO E CONTRIBUENTE

Sempre in salita, con reciproca diffidenza, il rapporto fra Fisco e  contribuente dopo l’approvazione del  recente decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2017. Un provvedimento complesso, molto articolato, con una lunga serie di misure finalizzate, almeno nell’ intento del Legislatore, a rendere  la vita meno difficile a imprese e famiglie.  Ma la strada verso un Fisco più semplice è lunga! Ancora una volta è caduto nel vuoto l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e  un confuso proliferare della normativa  che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! E il decreto fiscale approvato dal Parlamento a supporto della manovra finanziaria è l’ennesima … opera incompiuta!  Si colgono pochi timidi segnali di semplificazione: dalla “tregua estiva” per atti e scadenze alla soppressione del tax day  del 16 giugno, con il solo pagamento di Imu e Tasi e lo spostamento a  fine mese dell’acconto Irpef, Ires, Irap. Ma lo spacchettamento del tax day non elimina il … rischio ingorgo perché  sembra mancare un disegno organico di razionalizzazione della intrigata giungla di balzelli e tasse e relativi vincoli amministrativi.  Parlare infatti di semplificazione fiscale e introdurre per i soggetti Iva otto fastidiosi adempimenti (lo “spesometro trimestrale” con quattro invii delle fatture emesse e ricevute oltre a quattro invii trimestrali delle liquidazioni Iva) significa frapporre altri ostacoli sulla strada della “efficienza, trasparenza e certezza”, principi amministrativi affermati nello Statuto del contribuente. Cresce il disagio degli operatori, mobilitati a Roma per il 14 dicembre, per obblighi fiscali che non solo disattendono le numerose e continue promesse di semplificazione ma  “contribuiscono a complicare ulteriormente il funzionamento del  sistema fiscale in Italia”. Un aggravio notevole di lavoro che pone la questione di un  “bilanciamento” tra l’eliminazione di adempimenti palesemente privi di efficacia operativa (intrastat, black list, ecc.) e l’introduzione di nuove dispendiose misure. Non c’è dubbio che l’evasione in Italia, soprattutto per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto, abbia raggiunto livelli da maglia nera in Europa. Siamo il Paese con maggior numero di partite Iva aperte, oltre mezzo milione all’anno, molte delle quali dedite alla …  “finanza creativa” con  rilevante  imponibile sottratto a tassazione, anche sul versante delle imposte dirette. La lotta all’evasione fiscale è la ragione d’essere di un sistema tributario e, più in generale, di una sana economia. Chi non paga il debito d’imposta fruisce di una rendita che altera la concorrenza e il mercato. Ma è pur vero che un serio contrasto all’evasione fiscale non va condotto con una strategia moltiplicatrice degli adempimenti. Aumentare gli obblighi non frena l’evasione! E cancellarli dopo il loro esito negativo mina la credibilità di ogni intervento. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di stagnante ripresa economica, è un fisco semplificato che oltre a ridurre il più possibile il prelievo, sostenga la crescita, sia equo e renda difficile l’ evasione e l’elusione attraverso le numerose ed efficienti banche dati di cui l’Amministrazione finanziaria dispone. Un patrimonio informativo notevole che consente di eseguire una selezione intelligente e preventiva per individuare i contribuenti  a rischio da sottoporre a controllo, in un’ottica di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa. Si ponga quindi fine alla incessante richiesta di informazioni che creano alle imprese costi non riscontrabili in altri Paesi dell’Ue. Abbia termine la stagione delle tante modifiche, interpretazioni, rettifiche della normativa tributaria, dei tanti  “rimedi a singhiozzo”! Combattere l’evasione attraverso la… lotta...

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I  DUBBI  DI  BRUXELLES

Posted by on Nov 1, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

I  DUBBI  DI  BRUXELLES

 Bruxelles chiede, Roma … risponde. Giorni decisivi per le sorti della manovra finanziaria 2017. Con una lettera firmata dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici e dal vicepresidente Valdis Dombrovskis, la Commissione europea ha chiesto al governo italiano chiarimenti  sui saldi contabili  e sulle spese eccezionali per migranti e sisma. Sotto esame, ancora una volta, la precarietà della finanza pubblica che emerge dalla Legge di bilancio con “distanze sostanziali rispetto agli impegni presi in primavera”. Non tanto per il deficit nominale al 2,3%, contro l’1,8% previsto in aprile e concordato al 2,2% con la  Commissione Ue, quanto per il deficit strutturale (saldo di bilancio rettificato per gli effetti del ciclo economico e delle misure una tantum) che, invece di migliorare di almeno uno 0,6% del Pil, come raccomandato dal Consiglio Ue, peggiora di uno 0,4%, passando così da -1,2% a – 1,6%.  Una palese inadempienza in contrasto con il “percorso di aggiustamento” verso l’obiettivo di bilancio a medio termine (pareggio di bilancio) fissato con Bruxelles. Da qui la richiesta di informazioni sulla revisione di tale obiettivo al fine di valutare se l’Italia soddisfa le condizioni poste a base della flessibilità aggiuntiva dei conti concessa per l’anno in corso. La Commissione, nell’evidenziare la mancata riduzione del deficit strutturale, richiama il governo italiano al rispetto degli impegni assunti nel timore che l’Italia possa non adeguarsi al Fiscal Compact, in considerazione anche dell’elevato debito pubblico che le stime governative fissano per il 2016 al 132,8% del Pil, con una variazione in aumento dello 0,4%. Spetta al  Ministero dell’Economia fornire nelle prossime ore i  chiarimenti richiesti per evitare che la Legge di bilancio 2017 (non ancora approdata in Parlamento) torni  al mittente per le conseguenti variazioni e scongiurare, in caso contrario, ogni procedura d’infrazione. Si tratta di giustificare la  spesa aggiuntiva di circa 6,5 miliardi, pari allo 0,4% del Pil, non coperta con tagli o maggiori entrate, che il governo italiano ascrive a due circostanze eccezionali: i costi dell’accoglienza dei migranti per i quali l’Italia non ha avuto alcun sostegno dall’Europa e quelli per gli interventi di emergenza nelle zone terremotate, oltre ai costi della ricostruzione e della messa in sicurezza degli edifici. La Commissione, oltre a nutrire per le  entrate forti perplessità sulla presenza nel Documento programmatico di bilancio (dpb) di numerose misure una tantum e di stime troppo generose di gettito fiscale, sul fronte delle uscite considera il piano nazionale di salvaguardia antisismica una misura economica strutturale e non emergenziale, e come tale non rientrante nella eccezionalità della spesa invocata da Roma, a giustificazione dello sforamento del deficit. Analoga valutazione per i migranti per la cui spesa pari a 3,4 miliardi la Commissione Ue considera fuori dal deficit strutturale soltanto 500 milioni, e quindi influenti in minima parte sulle circostanze eccezionali poste a base del mancato rispetto dei vincoli di bilancio. Anche sulla spending review, punto dolens della politica economico-finanziaria del Belpaese, i dati previsionali sono del tutto modesti e per Bruxelles non sono in grado di finanziare un serio piano di riduzione delle tasse funzionale alla crescita economica del Paese. Quindi, per evitare che il debito pubblico salga per il decimo anno consecutivo anche nel 2017, la Commissione suggerisce meno misure di bilancio in deficit e più rigore nella spesa pubblica. Perché un debito che nel 2017 non scende e un deficit di bilancio, nominale e strutturale, che sale rappresentano un pericoloso campanello d’allarme. La posizione del governo italiano è chiara: non si cambia una manovra che apre ai cittadini e non alle tecnocrazie europee, accuse di incapacità all’Ue nel gestire i flussi migratori e nell’imporre  agli altri Stati una...

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LEGGE DI BILANCIO 2017, LA GUERRA DEI DECIMALI

Posted by on Ott 11, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

LEGGE DI BILANCIO 2017, LA GUERRA DEI DECIMALI

Legge di bilancio 2017 in dirittura d’arrivo. Giorni decisivi per la manovra economica di 23 miliardi di euro che il governo dovrà varare entro il prossimo 17 ottobre (il giorno 15, termine ordinario, cade di sabato). E saranno giorni particolarmente impegnativi per il Ministro dell’Economia Padoan che dovrà sciogliere il nodo sulla solidità delle previsioni di crescita del Pil all’1% scritte nella nota aggiuntiva al Documento di economia e finanza (Def). Una previsione ritenuta “ambiziosa” dalla Banca d’Italia, “non realistica” dalla Corte dei Conti per i “rischi al ribasso dovuti agli elementi del quadro economico collegato alla finanza pubblica”. Ma l’esame più insidioso da superare sarà quello dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), organismo che vigila sull’applicazione del pareggio di bilancio inserito nella Costituzione, secondo il quale “le previsioni governative di crescita per il 2017 appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo”. Sulla stessa linea il Fondo Monetario Internazionale che ha assegnato all’Italia per il 2017 un Pil non superiore allo 0,9%! Un vero rompicapo per i tecnici di Via XX Settembre che dovranno fornire “giustificazioni analitiche degli obiettivi programmatici” per consentire in settimana l’approvazione in aula del documento governativo. Una battaglia sul filo dei nervi e dei … decimali : lo 0,1% del Pil vale 1,6 miliardi di euro! Incombe minacciosa la “clausola di salvaguardia”, ovvero l’aumento dell’l’IVA (l’aliquota ordinaria dal 22 al 24%, quella ridotta dal 10 al 13%), una controversa norma introdotta per la prima volta nella manovra di luglio 2011 per garantire gli obiettivi concordati in sede comunitaria sul contenimento del deficit e del debito e avere quindi da Bruxelles il via libera alla Legge di bilancio. L’incremento del carico fiscale per il 2017 sarebbe nell’ordine di 15 miliardi di euro con il rischio di deprimere la già bassa crescita economica. L’aumento dell’IVA ridurrebbe infatti il reddito disponibile delle famiglie a danno dei consumi e quindi della produzione e dei relativi livelli occupazionali. Tutto ruota dunque attorno alla quantificazione degli obiettivi di bilancio, alla loro reale sostenibilità finanziaria e alla necessità di abrogare il ricorso alle clausole di salvaguardia (una “cosmesi dei conti pubblici”) senza ulteriori rinvii ad anni successivi, individuando soluzioni strutturali (lotta all’evasione, spending review, investimenti pubblici e privati). Resta ora da capire se le “informazioni integrative” in arrivo dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) basteranno per dissolvere perplessità e dubbi fin qui manifestati da più parti sulla crescita all’1% nel 2017 e sul deficit programmato del 2,4%, ridotto al 2% per la flessibilità sui vincoli di spesa chiesta a Bruxelles per l’emergenza terremoto e immigrazione. Quella con la Commissione europea sarà la vera sfida per le sorti del bilancio. Il commissario per gli affari economici e monetari Moscovici ha confermato una cauta “apertura” di Bruxelles, ma -in chiave prospettica- resta sul tappeto il problema di sempre: il taglio del debito (continua a crescere: oltre 2252 miliardi di euro a luglio) che doveva partire quest’anno, e rinviato al 2017. Un iter molto delicato attende il Documento programmatico di bilancio dalla cui approvazione dipendono in concreto gli spazi della manovra a disposizione e quindi i conseguenti interventi legislativi sia per supportare la crescita (infrastrutture, detassazione dei salari di produttività, riduzione della pressione fiscale sulle imprese), sia per rispettare gli impegni presi a favore dei pensionati (anticipo pensionistico, quattordicesima) e delle famiglie numerose in difficoltà economica (un bonus legato all’Isee). Il quadro macroeconomico e finanziario del Paese non consente errori: il rischio è che potremmo essere “costretti” a ripianare buchi di bilancio con manovre correttive dure da assorbire. Si impongono scelte serie e coraggiose, proiettate nel futuro. Non misure tampone, ma finalmente una rigorosa politica...

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PENSIONI, SI VOLTA PAGINA Un articolato “pacchetto previdenziale” nell’accordo governo-sindacati.

Posted by on Ott 1, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

“Abbiamo recuperato alcune iniquità della Legge Fornero, in direzione della coesione sociale”. In questa dichiarazione di Annamaria Furlan, Segretario generale CISL, è racchiusa la chiave di lettura dell’accordo firmato da governo e sindacati sulla riforma del regime pensionistico da introdurre nella prossima legge di bilancio. Dopo quattro mesi di confronto gettate le basi per importanti modifiche previdenziali: un pacchetto di misure per le quali il Governo destinerà sei miliardi di euro in tre anni. Nella “fase 1”, decorrenza 2017, il perno dell’operazione: l’Ape (Anticipo pensionistico). A tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, over 63 anni, nati tra il ‘51 e il ‘53 (e tra il ‘52 e il ‘55 dal 2018) sarà consentito di lasciare il lavoro tre anni e sette mesi prima sui requisiti di vecchiaia standard con un taglio dell’assegno pensionistico di circa il 6% per ogni anno di anticipo, attraverso un prestito bancario assicurato con rimborso ventennale, interessi compresi, che scatta con la pensione. In caso di premorienza il capitale residuo sarà restituito dall’Ente assicuratore senza alcun riflesso sull’assegno di reversibilità per gli eredi. L’anticipo pensionistico sarà esente da imposte e, per chi lo richiederà, sarà erogato mensilmente. Una variante dell’Ape volontaria è l’Ape social, l’uscita dal mondo del lavoro a costo zero, un privilegio riservato ai lavoratori in condizioni svantaggiate: disoccupati senza ammortizzatori sociali, disabili, inabili a causa di infortunio, usuranti e bisognosi di cure. Il costo del pensionamento anticipato sarà completamente a carico dello Stato. Resta da definire la platea dei beneficiari nonché il tetto sotto il quale potrà essere richiesta l’Ape social (tra i 1300 e i 1500 euro lordi mensili). In caso di ristrutturazioni aziendali il costo dell’Ape, salvo modifiche, resterà a carico delle stesse imprese, senza gravare né sulle casse dello Stato né sul lavoratore. Altro capitolo di rilevante interesse è quello dei lavori usuranti: si consente l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi eliminando le “finestre” di uscita della Riforma Fornero. L’accesso alla pensione anticipata potrà avvenire se si è svolta un’attività usurante per almeno sette anni negli ultimi dieci o per un numero di anni pari alla metà dell’intera vita lavorativa. Particolarmente attese anche le altre misure del “pacchetto previdenza”, in primis quella relativa alla quattordicesima per rafforzare gli assegni pensionistici più bassi per i soggetti con più di 64 anni. L’intervento avverrà attraverso un aumento della mensilità aggiuntiva, oscillante fra 336 e 504 euro in base agli anni di contribuzione, a chi ne beneficia già attualmente (oltre 2 milioni di pensionati) con redditi che vanno fino a 1,5 volte il trattamento minimo annuo INPS (9786,86 euro), nonché mediante l’erogazione della quattordicesima ai pensionati che hanno reddito fino a due volte il trattamento annuo minimo INPS, (1000 euro lordi al mese). Riguarderà circa 1,2 milioni di pensionati. Non sono ipotizzati interventi diretti sulle pensioni minime. Via libera invece alla no tax area, la soglia al di sotto della quale non si pagano imposte. Salirà per tutti i pensionati a 8125 euro lordi l’anno, come per i lavoratori dipendenti. Nell’accordo governo-sindacati viene inoltre prevista la ricongiunzione gratuita (oggi molto costosa!) di tutti i contributi previdenziali non coincidenti maturati in gestioni pensionistiche diverse, compresi anche i periodi di riscatto della laurea; questo sia ai fini delle pensioni di vecchiaia che delle pensioni anticipate. Il cumulo contributivo sarà senza oneri per tutti gli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata oltre che alle forme sostitutive della stessa, affinchè si possa arrivare a percepire un’unica pensione anche nei casi in cui sia già stato maturato un autonomo diritto alla...

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TAX DAY,  IL FISCO BATTE CASSA

Posted by on Giu 29, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

TAX DAY,  IL FISCO BATTE CASSA

Contribuenti all’erta! Per imprese e famiglie si avvicina il “tax day”, il giorno delle tasse. Entro il 16 giugno i pagamenti di Imu, Tasi, Irpef , addizionali, Ires, Irap e cedolare secca sugli affitti. Il fisco batte casa: con i versamenti di  acconti e saldi dell’anno precedente l’appuntamento di metà giugno  porterà nelle casse di Stato, regioni e comuni oltre 40 miliardi, cinque miliardi in meno rispetto al 2015 per l’effetto della eliminazione dalla base imponibile Irap del costo del lavoro  e soprattutto per l’esenzione Tasi dell’abitazione principale. Per la fiscalità locale un quadro normativo più semplice perché la Legge di stabilità, in attesa di una riforma più strutturata sui tanti balzelli comunali, ha bloccato la possibilità per i sindaci di ritoccare le aliquote al rialzo per evitare il rischio di aumenti “compensativi” del bonus assicurato alle abitazioni, in considerazione che sugli immobili diversi dall’abitazione principale oltre all’Imu rimane in vita anche la Tasi  nei circa 4 mila Comuni che nel 2015 l’hanno applicata e la super- Tasi dello 0,8 per mille, se deliberata entro lo scorso 30 aprile. Dalla tassazione sugli immobili un “bottino”per gli Enti locali di circa 10 miliardi. Una tassazione in cerca di equità. Non si può continuare a tassare  per fare cassa  senza una complessiva riflessione sulla fiscalità immobiliare, e non solo quella relativa ai tributi locali, che tenga conto della perdurante crisi del mercato. Con l’italica fantasia si cambia  il nome delle tasse ma il mattone resta sempre nei … pensieri del Legislatore,  in attesa della riforma del catasto che da vent’anni attende una sua attuazione legislativa. Sostituire nel sistema fiscale l’obsoleto concetto di “vano”, risalente al 1929, con quello di metro quadrato delle superfici, adattare i valori di proprietà e quelli locativi ai valori del mercato reale, sono passaggi indispensabili per superare iniquità e sperequazioni nelle tassazioni. Senza ignorare il “mistero buffo” tutto italiano delle abitazioni di lusso che sarebbero, secondo alcune stime, almeno dieci volte tante e che finora sono sfuggite all’occhio … poco vigile del fisco proprio grazie a una normativa superata dal tempo e dalle dinamiche socio-economiche del mercato. Un vuoto legislativo che tarda a essere colmato e che consegna i bilanci comunali al’indiscriminato prelievo fiscale sulla proprietà immobiliare. Appare dunque non più rinviabile la semplificazione di adempimenti e scadenze. Il continuo susseguirsi di novità tributarie alimenta incertezze interpretative e difficoltà operative. Da anni si opera in presenza di una frantumazione della legislazione tributaria, di un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio di ogni principio di diritto. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione che riduca in modo sostanziale gli adempimenti e quindi il numero delle scadenze e …. possibilmente la pressione fiscale. Una strada stretta da percorrere, quest’ultima, a causa dell’alta evasione  e dei vincoli europei imposti dall’ingombrante debito pubblico. In un decennio in Italia la pressione fiscale, rapporto fra gettito fiscale e PIL, è salita di oltre quattro punti, dal 39 al 43,3%. Un aumento che tuttavia non è riuscito a fermare la crescita del debito, perché nello stesso periodo la spesa pubblica, al netto degli interessi (!), è aumentata altrettanto.  Nell’eurozona la pressione si attesta al 40% rispetto alla quale l’Italia si colloca al quarto posto, dopo Francia (47,6%), Belgio (47,2%) e Finlandia (44%). La Germania (39,4%), Paesi Bassi (37,2%) e Spagna (33,7%) sono al di sotto della media europea. Ancora più basso il prelievo in Slovacchia e Irlanda (30,2%).  Conciliare gettito tributario e capacità contributiva del contribuente sarebbe...

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   IL FUTURO INCERTO DELL’ECONOMIA ITALIANA

Posted by on Mar 3, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

   IL FUTURO INCERTO DELL’ECONOMIA ITALIANA

Sorrisi e abbracci al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi fra il premier Renzi e il Presidente della Commissione Ue Junker in visita a Roma.  Cancellati i toni aggressivi e i “maldestri malintesi” del recente passato. Un incontro positivo per riprendere a lavorare insieme e per parlare di economia da rilanciare, di Europa da rafforzare, di problemi da risolvere. E per l’Italia i problemi non mancano, anche minacciosi perché sistemici. Con crudo realismo lo ha ricordato il rapporto dell’Ue sugli squilibri economici dell’Eurozona diffuso a Bruxelles a distanza di poche ore dal saluto di commiato di Junker.  “L’Italia è fonte di potenziali ricadute sugli altri Stati membri  per le debolezze strutturali della sua economia, per la modesta crescita, per il debito eccessivo e per la spending review poco efficace”. Un richiamo alla realtà di un Paese che stenta a uscire dalla recessione  e a mettersi in sicurezza. Un segnale forte e preoccupante. Si tratta ora di scongiurare la  bocciatura da parte della Commissione Ue della Legge di stabilità 2016, evitare cioè una procedura d’infrazione per deficit eccessivo e quindi il rischio di una dolorosa manovra correttiva. Molto dipende dalla flessibilità invocata dal Governo. Mezzo punto di Pil per le riforme,  tre decimi per gli investimenti e un margine aggiuntivo dello 0,2% per la questione migratoria: in totale circa 13 miliardi. Chiara sul punto la richiesta all’Europa di Matteo Renzi: “una politica di bilancio più flessibile che non punti più sull’austerità a danno della crescita”. Servono cioè politiche espansive con investimenti pubblici e privati per mettere in moto l’economia europea, e italiana in particolare, tali da aprire spazi per ridurre la pressione fiscale. Un cambio di rotta, dunque, per stimolare la crescita e arginare lo scollamento tra cittadini e istituzioni comunitarie, azzerando le fughe in avanti delle forze populiste e demagogiche. C’è tempo fino a maggio per trovare una intesa  sui nostri conti pubblici, dopo che la Commissione Ue avrà completato la valutazione sull’equilibrio del bilancio italiano e sullo sforzo con cui il Tesoro ha promesso di portarlo vicino al pareggio nel 2018. Se da Bruxelles dovesse arrivare il cartellino rosso, con previsioni di crescita al ribasso, inevitabile scatterebbe una stangata fiscale con altri sacrifici collegati alle clausole di salvaguardia. E per le famiglie e le imprese sarebbe un duro colpo: aumenti delle aliquote IVA dal 10 al 13% e dal 22 al 24%, revisione delle detrazioni fiscali, nessuna riduzione impositiva con effetto domino: rincaro dei beni, contrazione dei consumi, ricaduta sulla produzione e sull’occupazione. Sarebbe un salto nel buio, nonché la conferma del fallimento della spending review, certificato di recente dalla Corte dei Conti. Intervenire sulla spesa pubblica, l’area della finanza allegra del Belpaese, è la grande riforma che il Paese attende da anni! Una riforma nella quale sono… “inciampati” numerosi e qualificati commissari: da Piero Giarda a Enrico Bondi, da Carlo Cottarelli a Roberto Perotti. Magro bottino, tanti  gli interessi in campo. Solo tagli lineari, a danno della quantità e qualità dei servizi ai cittadini, per fare cassa e barattare sulla fiscalità locale. Tutto è rimasto nei polverosi cassetti governativi. Mancanza di chiarezza politica, di coraggio d’azione per aggredire la spesa improduttiva, con tagli selettivi, e avviare un percorso virtuoso di riqualificazione degli oltre 820 miliardi che lo Stato spende ogni anno. Un percorso ormai ineludibile per un sostegno al reddito: meno spesa, più risparmi, meno tasse, più risorse per la crescita. L’Europa e i mercati chiedono questo per rendere sostenibile un debito pubblico schizzato al 133% prima che scattino nuove …. misteriose manovre sullo spread dei titoli pubblici italiani! Renzi...

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