Fisco e Soldi

 I TANTI MILIARDI PERSI DAL FISCO

Posted by on Apr 3, 2025 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su  I TANTI MILIARDI PERSI DAL FISCO

 I TANTI MILIARDI PERSI DAL FISCO

Davvero impietosi i numeri della riscossione. Sono più di 22 milioni i contribuenti con una o più cartelle di pagamento per imposte e tasse non pagate, per un valore complessivo al 31 gennaio 2025 di 1.279,8 miliardi di euro. Scoppia il “magazzino” fiscale dei ruoli in carico all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Il velo si è alzato in occasione dell’audizione alla VI commissione Finanze e Tesoro del Senato del direttore Vincenzo Carbone, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla gestione della riscossione e dell’esame parlamentare attualmente in corso del disegno di legge sulla rottamazione quinquies dei carichi fiscali. L’operazione verità ha consegnato una fotografia a tinte fosche del carico contabile dei ruoli affidati all’Agenzia: l’84% di natura erariale, ossia proveniente da Agenzie fiscali (Agenzia delle entrate, Dogane e Monopoli, Demanio) o da Amministrazioni statali (Ministeri, Prefetture, ecc.), il 12 % da Inps e Inail, il 2% dai Comuni (tributi locali), il restante 2% da altre tipologie di enti impositori (Regioni, Casse di previdenza, Camere di Commercio, Ordini professionali). Variegata la platea dei debitori, molti i seriali. I contribuenti con debiti residui da riscuotere sono 22,3 milioni, di cui circa 3,5 milioni persone giuridiche (società, fondazioni, enti, associazioni), e i restanti 18,8 milioni persone fisiche, di cui 2,9 milioni con un’attività economica soggetta a IVA (artigiani, commercianti, liberi professionisti). Le dolenti note, ha rilevato il direttore Carbone, sono connesse alla recuperabilità dei crediti. Del grosso stock di ruoli di pagamento in magazzino solo il 44,6%, cioè circa 570 miliardi di euro, hanno ancora qualche “aspettativa di riscossione”. Altri 541,36 miliardi, cioè il 42,3%, volatilizzati. Sono persi, perché crediti relativi a persone decedute, società cancellate dal registro delle imprese, soggetti con procedura concorsuale chiusa o contribuenti nullatenenti, e quindi senza beni aggredibili. C’è infine una fascia residua (il 13,1% del totale, pari a circa 167 miliardi) con incerto “profilo di riscuotibilità”. Un rebus da risolvere prima che il sistema vada in default. L’84,3% dei singoli crediti è relativo a persone fisiche (dipendenti e pensionati), mentre è pari al 13% la quota attribuibile a soggetti Iva (persone giuridiche, autonomi e liberi professionisti) che risultano debitori del 64,4% del debito complessivo, pari a 824,19 miliardi di euro. In definitiva, le persone fisiche senza attività economiche rappresentano quasi tre quarti dei crediti in carica all’Agenzie delle Entrate ma poco meno di un quarto del valore complessivo dei ruoli di pagamento. Interessante l’articolazione del magazzino emersa nel corso dell’audizione in Senato: la maggior parte dei singoli crediti (221 milioni, pari al 75,9% delle cartelle non pagate) si riferisce alla fascia fino a 1000 euro, per un totale di circa 59 miliardi di euro. Sul fronte opposto, i crediti sopra i 500.000 euro di valore unitario (circa 290 mila, pari allo 0,1%) rappresentano quasi la metà del totale delle somme da riscuotere.   La percentuale di debiti finiti in cavalleria cresce inevitabilmente con il passar del tempo. E il conto sarebbe stato ancor più alto se, come calcolato dal dipartimento Finanze, 326 miliardi non fossero stati cancellati in autotutela e altri 111,2 non fossero sfumati in stralci e nelle quattro rottamazioni, di cui 20 con il governo Renzi, 9 con il governo Gentiloni, 29 con il governo Conte e 53 con il governo Meloni. Con i continui colpi di spugna, sono stati condonati oltre 100 miliardi di euro, una somma che equivale a quattro manovre di bilancio di media dimensione. Una storia, quella del debito verso il Fisco, che non conosce latitudini: da Nord a Sud, da Bolzano a Ragusa, il non pagare cresce ovunque, con un vigore rapportato alla geografia economica nazionale. Lombardia, Lazio e Campania raccolgono da sole il...

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LA ZAVORRA DEL DEBITO PUBBLICO                   

Posted by on Feb 17, 2025 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LA ZAVORRA DEL DEBITO PUBBLICO                   

LA ZAVORRA DEL DEBITO PUBBLICO                   

Come abbattere il mostro, ovvero il debito pubblico. E’ uno dei problemi più discussi negli ultimi anni, il “male oscuro” della finanza pubblica che ha messo a rischio la stabilità finanziaria e la crescita economica dell’Italia. Numerose le crisi, da quella del 1976, quando nel giro di pochi giorni la caduta di fiducia dei risparmiatori causò precipitose fughe di capitali che azzerarono le riserve valutarie nazionali, a quella dello spread del 2011, la crisi del debito sovrano, generata dal crack finanziario dei mutui subprime degli Stati Uniti. Il 9 novembre, a causa della speculazione politico-finanziaria sui titoli di Stato (rigidità tedesca, superficialità delle agenzie di rating, ostilità europea), lo spread s’impennò toccando i 575 punti, portando l’Italia sull’orlo del default. Si parlò di complotto internazionale. Seguirono le dimissioni di Berlusconi e l’insediamento a Palazzo Chigi del governo tecnico di Mario Monti per contenere l’allarme tra gli investitori internazionali e rispondere alla famosa lettera Trichet-Draghi che intimava all’Italia di fare riforme e intervenire sul pareggio di bilancio. Situazione che migliorò dai primi mesi del 2015 a seguito del programma di acquisto di titoli della BCE (“quantitative easing”) con conseguente attenuazione della percezione del “rischio sovrano” da parte degli investitori. Ma per il Belpaese, già colpito da gravi crisi in passato, i problemi sul tappeto sono rimasti sempre gli stessi: scarsa crescita economica, tasso d’interesse non in linea con il tasso di crescita, spesa pubblica priva di adeguata copertura finanziaria, minori introiti per l’evasione fiscale, mancanza di riforme strutturali. E’ peggiorata così la situazione debitoria: per la prima volta, il debito pubblico italiano, dopo una leggera flessione registrata in dicembre, secondo i dati diffusi da Bankitalia supererà nel corso dell’anno la soglia dei 3mila miliardi di euro (135,8% del Pil), circa 97 in più rispetto a dodici mesi prima, con una cambiale in scadenza da rinnovare di circa 350 miliardi di euro. A spingere in alto l’asticella è il debito consolidato delle amministrazioni centrali per l’effetto fabbisogno, alimentato parecchio dalle ricadute del Superbonus 110%. Una montagna d’interessi: negli ultimi dieci anni, tenendo conto dell’inflazione, l’Italia ha speso quasi 800 miliardi in interessi sul debito, un importo annuale più alto rispetto a quanto investito nella istruzione. Ma, pur con un debito pubblico off-limits, i Btp sono considerati fra i titoli di Stato più appetibili in Europa, come dimostrano le ultime aste record promosse dal Mef. Boom di ordini per i BTP a 15 anni della scorsa settimana: l’importo emesso è stato pari a 13 miliardi di euro a fronte di una domanda di oltre 130 miliardi di euro. Oltre 300 investitori, in rappresentanza di 32 Paesi (76,3%), con forte presenza europea.  Una quota rilevante è stata sottoscritta da investitori statunitensi (12%). E’ la stessa Banca d’Italia a spiegare l’apparente anomalia: “dal punto di vista economico, ciò che rileva per valutare lo stato di salute delle finanze pubbliche di un Paese non è tanto il debito pubblico in termini nominali, quanto il suo andamento in relazione alla capacità del paese di fare fronte ad esso.” Questa capacità, secondo il Ministro Giorgetti, è connessa al “piano strutturale di rientro del debito, accettato e condiviso dall’Ue con l’approvazione della Legge di bilancio 2025”. Un percorso di aggiustamento ritenuto “credibile” e “sostenibile” nel medio termine. L’Italia viene cioè considerata più affidabile rispetto al passato in un contesto europeo di maggiore instabilità politica. Grazie alla discesa dello spread Btp-Bund e quindi dei tassi d’interesse, nel 2025-2026 si pagheranno circa 10 miliardi di euro di interessi sul debito in meno rispetto al previsto. Resta la grande incognita dell’elevato stock di debito pubblico e delle sue gravi conseguenze sul...

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IL FISCO CHIAMA, IL CONTRIBUENTE RISPONDE

Posted by on Gen 25, 2025 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL FISCO CHIAMA, IL CONTRIBUENTE RISPONDE

IL FISCO CHIAMA, IL CONTRIBUENTE RISPONDE

Caro contribuente, c’è posta per te. In arrivo 3 milioni di lettere inviate dall’Agenzia delle Entrate per regolarizzare incerte posizioni fiscali ed evitare sanzioni. Operazione verità. Lettere di compliance, elaborate sulla base dei continui aggiornamenti delle informazioni che confluiscono nelle banche dati che costituiscono il patrimonio informativo del Fisco. Nel 2015 furono inviate oltre 300mila lettere con un recupero di circa 290 milioni di euro. Nel 2023 le comunicazioni inviate sono state tre milioni, con un recupero di 4,2 miliardi di euro. Anche per il 2025 il Fisco rilancia la sfida della compliance, muovendosi su più fronti. Il primo intervento riguarderà i titolari di partita Iva, in particolare la mancata presentazione delle comunicazioni relative alle liquidazioni periodiche. Altre comunicazioni riguarderanno le dichiarazioni omesse o infedeli, le anomalie nei dati Isa (Indicatori sintetici di affidabilità fiscale), le incongruenze rilevate fra incassi elettronici e corrispettivi dichiarati. Il Fisco invierà anche una specifica “comunicazione preventiva” a coloro che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, situazione sanabile entro i 90 giorni successivi, beneficiando della riduzione di sanzioni. Di fatto, l’Agenzia delle Entrate “mette a disposizione del contribuente le informazioni in suo possesso, dandogli così l’opportunità di correggere spontaneamente eventuali errori od omissioni.” Un alert per segnalare anomalie, destinato a contribuenti “distratti” che possono così regolarizzare la propria posizione mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa, il versamento di maggiori imposte, interessi e sanzioni ridotte. Errori ed omissioni cancellati con il “ravvedimento operoso”. Tali comunicazioni hanno una natura “preliminare”, prima che il Fisco proceda a notificare il formale atto di accertamento con sanzioni intere. In parallelo, parte anche la campagna per verificare l’aggiornamento delle rendite catastali degli immobili ristrutturati con il superbonus. L’Agenzia delle Entrate è pronta a dare attuazione alle norme della Legge di bilancio dello scorso anno per individuare i soggetti che, dopo aver beneficiato della maxi agevolazione fiscale del 110%, non si sono messi in regola adeguando i valori delle rendite presenti nelle mappe catastali, tassabili ai fini Imu (seconde case), imposte di compravendita e successione. Sotto la lente del Fisco cadranno le comunicazioni dell’opzione relativa agli interventi di recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica, impianti fotovoltaici con le relative cessioni dei crediti, e le risultanze della banca dati catastale per gli immobili per i quali non risulta presentata, ove previsto, la domanda di variazione catastale. Operazione particolarmente importante: il totale degli immobili ristrutturati con l’agevolazione è di circa 500mila. Anche per le irregolarità catastali si persegue l’obiettivo di creare le condizioni per un rapporto basato su fiducia e trasparenza.   Un rapporto che negli ultimi due anni ha visto un importante cambio di paradigma. E’ stata gettata nel cestino la vecchia logica dell’accertamento basata esclusivamente sul controllo ex post. “Un approccio, spesso accompagnato da sanzioni amministrative elevate e, talvolta, anche da quelle penali, che è stato spesso percepito come punitivo dai cittadini, portando a una insofferenza generale verso l’Amministrazione finanziaria”, ha commentato il Viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo, ispiratore della Riforma fiscale. La nuova strategia è fondata sul dialogo e sulla collaborazione preventiva con l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia con il contribuente, garantendo certezza del diritto e, di conseguenza, una riduzione del contenzioso tributario. Un “patto fiscale” particolarmente innovativo. Rendere collaborativo il rapporto con il contribuente è certamente importante ma occorre mirare a una riduzione del prelievo e arrivare a un sistema semplice e razionale, senza spazi di iniquità. L’ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e dall’arbitrio a causa delle ragioni di gettito e degli “scostamenti” di bilancio. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un...

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LEGGE DI BILANCIO, UNA STRADA IN SALITA

Posted by on Nov 6, 2024 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LEGGE DI BILANCIO, UNA STRADA IN SALITA

LEGGE DI BILANCIO, UNA STRADA IN SALITA

Imperversa da giorni sui giornali e in tv la stucchevole bagarre dei partiti sul disegno di legge del Bilancio2025 in un clima di grande tensione e forti contrasti che preannunciano un iter parlamentareparticolarmente tempestoso. Una polemica infinita che, azzerato ogni costruttivo e civile confronto, sialimenta di mediocrità dialettica a supporto di interventi in odore di pregiudizi lontani da un realismopolitico ed economico. Parole e numeri in libera uscita, sterili azioni di protesta, pretestuose dichiarazioni:rischio di una deflagrazione sociale. Accantonando ogni impulso demagogico, sarebbe tempo di ritrovaresobrietà e restituire al dialogo fra maggioranza e opposizione toni responsabili su un tema, la Legge diBilancio, di estrema importanza per il futuro del Paese. “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”,ammoniva Luigi Einaudi.In discussione una Manovra di Bilancio condizionata da un quadro economico complesso, appesantito suiflussi finanziari dei conti pubblici dagli effetti negativi dei crediti d’imposta accumulati negli anni scorsi acausa dei bonus immobiliari, un “grande buco” da oltre 160 miliardi di euro ancora da assorbire. Banche,imprese e famiglie stanno beneficiando del mancato versamento d’imposte compensate con i numerosibonus legati agli interventi edilizi. Un impatto negativo per le casse dello Stato con minori entratetributarie. Una contrazione del gettito fuori da ogni previsione, in aggiunta ai crescenti oneri per interessi(circa 85 miliardi all’anno) su un debito pubblico senza freni, che sfiora i 3000 miliardi di euro, pari al 143% del Pil.Un mix allarmante. Alto debito e spesa pubblica elevata rendono sempre più corta la coperta delle risorsedisponibili da destinare alla manovra. Il nodo centrale resta sempre quello delle coperture. Per nonaggravare ulteriormente i conti pubblici, senza inasprire il prelievo fiscale, puntare dunque sulla crescitaeconomica e quindi su un aumento generalizzato del livello di variabili macroeconomiche quali ricchezza,consumi, produzione, innovazione, investimenti privati. Rilanciare cioè l’economia per generare ricadute sui conti pubblici, rendendo coerente il quadro macroeconomico rispetto agli impegni presi con Bruxelles per il rispetto del nuovo Patto di stabilità e crescita, entrato in vigore quest’anno.Pur in presenza di un rallentamento della crescita rilevato dall’Istat nell’ultimo trimestre, e di un timidosegnale di Bankitalia (+0,8%), “l’Italia è tornata a crescere, il Pil nazionale è aumentato percentualmente più di quelli francesi e tedesco, l’occupazione cresce, e così i contratti di lavoro a tempo indeterminato.” Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale i Cavalieri e gli Alfieri del lavoro. Un esplicito invito alle agenzie di rating a “validare prospettive e affidabilità dell’economia italiana”, a riconoscere cioè una mutata posizione patrimoniale del Belpaese anche in relazione allo spread con i Bund tedeschi. Un differenziale di rendimento al ribasso.Gira attorno al rapporto reperimento/impiego delle risorse pubbliche il Bilancio di previsione in strettacorrelazione con l’andamento dell’economia nazionale. Dagli effetti del Pnrr, e più in generale da una netta ripresa della produttività, dovranno arrivare i segnali di una nuova stagione per i conti pubblici, ma la strada è ancora in salita. La Manovra di Bilancio varata dal Governo e trasmessa alle Camere è palesemente restrittiva. Non è una Manovra che cambierà il corso della storia economica del Paese. Prudenza e responsabilità sono le linee guida del disegno di legge del Bilancio che ha già superato il test dei mercati in termini di credibilità e sostenibilità. Espressione di “una politica economica seria e responsabile”, ha dichiarato il Ministro Giorgetti. Alle forze politiche e alle parti sociali la replica per i miglioramenti del testo.I numeri della Manovra, nel suo complesso, parlano di 30 miliardi per il 2025, di cui 21 coperti da minorispese o maggiori entrate e 9 miliardi a deficit, che servono a confermare alcuni provvedimenti già in vigore e per introdurne di nuovi. Fra le altre misure, riduzione...

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SUPERBONUS E CATASTO, UN MIX ESPLOSIVO

Posted by on Ott 18, 2024 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su SUPERBONUS E CATASTO, UN MIX ESPLOSIVO

Catasto, è iniziata la caccia alle case fantasma e a chi ha utilizzato il superbonus 110%. Lo ha annunciato il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti nel corso dell’audizione alla Commissione Bilanci di Camera e Senato. La Legge di Bilancio 2025 richiede risorse per tenere in linea i saldi di finanza pubblica con la nuova procedura di bilancio ridisegnata dalla riforma della governance economica dell’Ue. La regolarizzazione delle unità immobiliari non censite e l’aggiornamento delle rendite catastali (l’ultimo aggiornamento risale alla fine degli anni Ottanta) rappresentavano i punti centrali della Riforma del Catasto del 2022 proposta da Draghi, una “Riforma necessaria per la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili”. In particolare, mirava da un lato alla emersione degli immobili non censiti o non conformi alla categoria catastale attribuita o destinazione d’uso, dall’altro a una revisione del catasto dei fabbricati, con relativa qualificazione patrimoniale, punto bollente della Riforma, con valori (inizialmente) non utilizzabili come base imponibile per nuove tassazioni. Obiettivo primario era quello di rendere disponibili valori reali, prossimi a quelli di mercato corrente, in linea con la raccomandazione dell’Ue in cui s’invitava l’Italia a “ridurre la pressione fiscale sul lavoro attraverso una riforma dei valori catastali”. Ma la soap opera di una riforma attesa da anni è ancora ferma alla prima puntata. L’apertura del Ministro Giorgetti all’aggiornamento delle rendite è[L1]  un timido passo in avanti, un segnale per Bruxelles per poter spalmare su sette anni, invece di quattro, i tagli richiesti dal Patto di stabilità. E’ uno degli impegni assunti nel Piano strutturale di bilancio. “Non si tratta di fare l’aggiornamento dei valori di mercato, ha chiarito il Ministro, ma di scovare immobili sconosciuti al Fisco e ribadire che chi fa ristrutturazioni edilizie è obbligato ad aggiornare anche i dati catastali”. Un piano per fare emergere due milioni di case fantasma e per identificare chi, tra i quasi 500mila immobili che hanno ottenuto il superbonus dal 2020 in poi, non ha mai presentato, come avrebbe dovuto, la comunicazione di variazione catastale. E’ un tassello del quadro finanziario che l’Esecutivo sta tracciando a supporto della manovra di bilancio per recuperare fondi senza aggravare il carico fiscale sulla generalità dei contribuenti. Saranno incrementati i controlli che si concluderanno, ove accertate irregolarità, con l’invio di lettere di compliance. Se non vengono accettate dai contribuenti inadempienti, l’Agenzia delle Entrare (“in surroga”) provvederà a effettuare aggiornamenti d’Ufficio delle rendite con relative liquidazioni di tutti gli oneri fiscali connessi all’operazione. C’è poca chiarezza normativa sull’obbligo di richiedere la variazione della rendita catastale in caso di lavori di ristrutturazioni. Quando si tratta di interventi che non comportano la modifica della pianta dell’unità immobiliare (ad esempio la sostituzione degli infissi) la comunicazione in linea di massima non serve, a meno che l’importo dei lavori compiuti non porti a un aumento di almeno il 15% della rendita catastale. Un meccanismo di calcolo farraginoso, se non incomprensibile. Ma la Manovra di bilancio 2024 ha istituito l’obbligo di comunicazione per i beneficiari del Superbonus nella presunzione che l’importo dei lavori superi del 15% il valore catastale, generando l’obbligo di rivalutazione della rendita catastale. E’ proprio questa rivalutazione della rendita catastale ad avere ripercussioni sulle imposte, in primis sull’IMU versata per le seconde case e le prime di lusso, sull’imposta di registro in caso di compravendita, sull’imposta di successione e donazione.  E gli incrementi possono arrivare anche al 50% a seguito di cambio di categoria. Per la dissestata finanza pubblica una scialuppa di salvataggio dopo il forte impatto del Superbonus sul Bilancio dello Stato: 219 miliardi, sei volte superiore alle stime iniziali. Secondo le relazioni tecniche della Ragioneria Generale dello...

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BILANCIO E DEBITO PUBBLICO

Posted by on Ott 7, 2024 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su BILANCIO E DEBITO PUBBLICO

BILANCIO E DEBITO PUBBLICO

Work in progress. E’ in fase di “costruzione” nel cantiere della Legge di Bilancio 2025 il dossier dellamanovra finanziaria sulla quale pesa il macigno del debito pubblico, caduto di nuovo sotto la lente diBruxelles con il ritorno del Patto di stabilità. In attesa, per fine mese, dell’approdo in aula del disegno dilegge governativo per l’iter parlamentare, le prime anticipazioni sui futuri impegni di bilancio sono arrivate dal Piano strutturale di Bilancio 2025-2029 (PSB), trasmesso da Palazzo Chigi alle Camere. Il nuovo documento segna la tappa di avvio della procedura di bilancio ridisegnata dalla riforma della governance economica dell’Ue. In 235 pagine, articolate in tre capitoli, fotografate le dinamiche della finanza pubblica, indicati gli spazi fiscali per le prossime manovre, dettagliati i piani di riforme necessari per allungare da quattro a sette anni il periodo di aggiustamento dei conti pubblici, con una riduzione strutturale del deficit di circa 13 miliardi all’anno. Nel testo sono racchiuse le (pie) intenzioni del Governo per il futuro: quelle immediate che potranno trovare concretezza proprio nella prossima manovra e quelle di medio termine che dovranno essere realizzate continuando sulla strada degli investimenti e delle riforme già intraprese con il percorso del PNRR, dalla Giustizia al Fisco. Priorità al taglio del cuneo fiscale e contributivo, alla riforma delle aliquote Irpef, ai trattamenti pensionistici e alle misure per la natalità, la sanità e i contratti della P.A., in linea con le nuove regole europee che richiedono coperture di bilancio “strutturali”, cioè ricorrenti negli anni.La parte più significativa del PSB è quella riservata al programma economico di riduzione del deficit e deldebito pubblico con due indicazioni fondamentali per risolvere la procedura di infrazione Ue per disavanzo eccessivo. L’Italia si impegna a tornare sotto il 3% del rapporto deficit/Pil nel 2026 (attualmente 3,8%), stimando nei prossimi anni tassi della spesa primaria netta intorno all’1,5%. Successivamente, l’obiettivo è garantire, in concorso con una crescita stimata intorno all’1,1%, la riduzione del rapporto debito pubblico/Pil (sfiora oggi il 138%), di gran lungo superiore ai parametri di Maastricht (60%).Nella valutazione del Governo “la situazione economica, occupazionale e di finanza pubblica dell’Italia è in miglioramento malgrado la caduta dei livelli produttivi dell’industria, il preoccupante allargamento deiconflitti internazionali e sfide tecnologiche e ambientali di crescente complessità.” Il Piano muove daun’idea di economia sociale di mercato dinamica e aperta con una cornice di regole e di linee fissatedall’attore pubblico per promuovere una crescita economica a vantaggio del lavoro e dello sviluppocomplessivo della nostra società. In tale contesto, “il Piano non lascia indietro nessuno”, ha dichiarato ilMinistro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti. Si concentra sulla sostenibilità del sistema pensionistico e la qualità del sistema sanitario, puntando a rafforzare, per arginare il calo demografico, le politiche per la famiglia, sostenendo la natalità e la genitorialità.Le dolenti note del PSB sono quelle relative all’elevato stock di debito pubblico e al relativo onere perinteressi che “hanno spiazzato ogni margine per disegnare politiche pubbliche di sostegno alla crescita negli ultimi decenni”. Aggredire questo fardello, vicino ai 3mila miliardi, alleggerendolo in modo strutturale, rappresenta “la sfida più grande per il Paese”. Restiamo “osservati speciali”, con un debito pubblico che ci colloca in Europa al secondo posto dopo la Grecia. In interessi passivi spendiamo ogni anno l’equivalente della spesa per l’istruzione, circa 85 miliardi. Serve la crescita, serve un costo contenuto di finanziamento del debito, serve accrescere la fiducia dei mercati. Uno stock di debito così alto, e incontrollabile, riduce il margine di manovra dell’azione governativa, ipoteca in negativo le decisioni del futuro, paralizza ogni scelta politica. Non è più lo Stato che controlla l’economia, ma è l’economia che controlla lo Stato, a...

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