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REFERENDUM, I MESSAGGI DEL VOTO

Posted by on Mar 26, 2026 in La nostra Società | Commenti disabilitati su REFERENDUM, I MESSAGGI DEL VOTO

REFERENDUM, I MESSAGGI DEL VOTO

La quiete dopo la tempesta”? Non proprio. Clima politico post referendum molto caldo. Chiara vittoria del No in un’Italia divisa e contrapposta. Giorni di grande tensione con scossoni nel Governo per la sconfitta referendaria: dalle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Del Mastro e del Capo di Gabinetto Bertolozzi all’inedito scontro Meloni-Santanchè e le successive dimissioni del Ministro del Turismo.  Un test elettorale che, al di là del quesito referendario di difficile comprensione, ha mobilitato verso le urne i “patrioti della Carta”, secondo la definizione di Antonio Polito sul Corriere della Sera, tutti quelli cioè che si riconoscono più nei Padri costituenti che in questa classe politica. Più che a difesa dei magistrati, più che a sostegno della sinistra una scelta di campo ben precisa: un movimento di opinione sganciato dalle logiche strette dei partiti. Un “patriottismo costituzionale” in contrasto con le ipotesi di riforme e ammodernamenti degli stessi Padri della Carta costituzionale, consapevoli delle molte questioni lasciate aperte dall’Assemblea costituente.   Il No non è stato solo un rifiuto (politico) di una riforma, ma è stato usato come difesa dell’esistente, una sorta di “conservatorismo costituzionale” fortemente “sponsorizzato” dall’Associazione nazionale dei magistrati (Anm) che ha trasformato una posizione corporativa in interesse generale. Degenerazioni correntizie del Consiglio Superiore della Magistratura nella sua funzione di autogoverno, un sistema malato (“metodo mafioso”, secondo alcuni “dissidenti”) che premia e protegge più la fedeltà, secondo logiche di appartenenza, che il merito o i demeriti. Un’associazione di categoria che da soggetto politico ha violato il rispetto dei ruoli istituzionali a difesa di una casta intoccabile. Censurabili quei giudici del Tribunale di Napoli che con scarsa dignità, scambiando le aule di giustizia per osterie, hanno brindato, ballato e cantato “Bella ciao” per festeggiare la vittoria del No, sbeffeggiando la Premier.  Un problema istituzionale, una caduta di stile da parte del “governo delle toghe”. Ogni ipotesi di riformare la magistratura per un riequilibrio tra poteri, con un’Anm ancor più rafforzata nel suo protagonismo politico, è destinata a rimanere nel cassetto, a danno della democrazia e degli stessi cittadini. Dal 1993 ogni tentativo di riformare la giustizia è fallito per l’opposizione politica esercitata dalla magistratura associata. Sul piano simbolico, il momento di rottura dell’equilibrio tra potere politico e potere giudiziario ha una data precisa: il 7 marzo, con la clamorosa bocciatura davanti a telecamere e giornalisti da parte del capo di “Mani pulite” Borrelli del decreto Conso sulla depenalizzazione del reato di finanziamento illecito ai partiti. Azione di rottura proseguita con la bocciatura del decreto Biondi sulla carcerazione preventiva durante il primo governo Berlusconi, e poi con il fallimento della Commissione Bicamerale D’Alema 1997-1998 in cui si era ipotizzata la separazione delle carriere, fino agli anni Duemila nell’era del “berlusconismo”, in cui la magistratura arrivò a scioperare quattro volte durante l’iter di approvazione della riforma dell’ordinamento giudiziario del 2005, approvata e poi annacquata dal governo Prodi, su sollecitazione esterna (Anm). Lo scandalo Palamara del 2019, con il crollo di credibilità della magistratura, aveva suggerito al Ministro Nordio la necessità di completare la riforma voluta nel 1988 da Giuliano Vassalli con l’introduzione del processo accusatorio imperniato sulla terzietà del giudice e la separazione delle carriere, senza alcuna sottomissione dei magistrati alla politica. Ma la “finestra di opportunità” si è chiusa con la bocciatura del referendum, lasciando l’Italia in compagnia di Cina, Russia, Iran, Turchia, Pakistan, Algeria e Marocco. La democrazia sostanziale vive laddove il sistema è caratterizzato da sufficienti controlli e contrappesi, laddove cioè ogni potere trovi un limite da parte di un altro potere. La magistratura e la sua indipendenza rappresentano uno di questi fondamentali controlli e contrappesi rispetto...

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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, E’ ORA DI CAMBIARE         

Posted by on Mar 22, 2026 in La nostra Società | Commenti disabilitati su RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, E’ ORA DI CAMBIARE         

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, E’ ORA DI CAMBIARE         

Ci siamo, domenica e lunedi si va a votare. Un voto referendario sulla riforma della giustizia preceduto da un dibattito inquinato da uno spirito di contrapposizione, da una rinuncia pregiudiziale a individuare spazi politici di convergenze fondati sul prevalere dell’interesse nazionale dei cittadini sugli interessi di parte. L’ennesimo scontro identitario che ha assottigliato lo spazio per un approfondito dibattito sui contenuti di una riforma che incide sull’organizzazione di uno dei poteri dello Stato, e cioè sugli equilibri costituzionali. Un referendum che avrebbe richiesto rigore e senso di responsabilità nella dialettica partitica piuttosto che litigiose polemiche, quasi sempre estranee al tema referendario. Chi andrà a votare avrà ben chiaro per cosa votare? In assenza di un’informazione obiettiva nel merito, l’elettore porterà in cabina formule antagonistiche che rafforzano le appartenenze a danno del discernimento. Il referendum rischia così di perdere la sua legittimazione che si fonda proprio sulla partecipazione informata e nella consapevolezza del significato del voto. In questo confuso contesto è concreto il timore dell’aumento dell’assenteismo, non tanto per indifferenza dell’elettore verso la Costituzione quanto per disorientamento, nella percezione che la consultazione altro non sia che un confronto opaco, incomprensibile, sui velenosi tatticismi politici. Con le urne vuote si andrà a consolidare quella distanza silenziosa tra società civile e politica. La radice della differenziazione tra giudice e pubblico ministero è nella riforma del socialista Vassalli del 1988, entrata in vigore l’anno successivo, sempre sostenuta dallo schieramento di centrosinistra, in particolare con la Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali presieduta da Massimo D’Alema, 1997-1998. E’ l’ultimo tassello costituzionale che manca all’architettura del “giusto processo”, in attuazione dell’art. 111 della Costituzione riformato nel 1999 per rafforzare la terzietà del giudice. Vi era quindi la possibilità di una larga convergenza sul disegno di legge promosso dall’attuale maggioranza di centrodestra e approvato dal Parlamento. E invece la contesa referendaria, cancellando ogni primogenitura, si è presto trasformata in una sterile gazzarra politica finalizzata a catturare (improbabili) consensi, facendo perdere di vista il vero significato della consultazione. Il referendum è stato svilito nella sua funzione propria che non è un plebiscito sull’azione del Governo, né un giudizio su una categoria, quella dei Magistrati, bensì uno strumento di garanzia che consente al corpo elettorale di confermare o respingere una revisione delle regole costituzionali per la qualità dello Stato di diritto. Obiettivo di fondo è il superamento delle degenerazioni correntizie intervenute nei modi in cui la magistratura, attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura, esercita la sua funzione di autogoverno attribuitagli dalla Costituzione. Le clientele corporative sono divenute un vero e proprio sistema di potere, “un sistema malato”, che ha premiato e protetto più la fedeltà, secondo logiche di appartenenza, che il merito o i demeriti. La scelta quindi di procedere al sorteggio fra i magistrati destinati a gestire carriere, promozioni, trasferimenti, assegnazioni, eventuali provvedimenti disciplinari, appare come inevitabile. Una scelta più volte sollecitata proprio da esponenti che all’epoca dello scandalo Palamara ne proposero l’utilizzo e oggi con argomenti politici estranei al merito della questione si sono invece schierati per il no. Difesa della casta a oltranza! Qualcuno fra i magistrati ha parlato di “metodo mafioso”. Lo dimostra il ruolo abnorme svolto dall’Associazione nazionale dei magistrati nella contesa referendaria. Non suggerimenti e critiche al processo legislativo da parte dell’organo della magistratura più rappresentativo, regista occulto del CSM, ma una battaglia contro la riforma con slogan e invettive, finanziando addirittura un comitato con le risorse di tutti i magistrati. Un inverosimile soggetto politico che viola l’indipendenza della magistratura e il rispetto dei ruoli istituzionali, ma anche la sua subordinazione alla legge. Con questa riforma nessuno “attentato” alla Costituzione. I giudici...

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REFERENDUM, LA GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

Posted by on Mar 4, 2026 in La nostra Società | Commenti disabilitati su REFERENDUM, LA GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

REFERENDUM, LA GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

Conto alla rovescia per il referendum confermativo costituzionale sulla “separazione delle carriereMagistrati. Il Paese dei Guelfi e dei Ghibellini è pronto a dividersi ancora una volta in due, tra un “Sì” e un“No”. Il dibattito referendario, tra accuse incrociate e accenti polemici, in un clima istituzionale didelegittimazione ha superato la linea di demarcazione tra politica e giustizia. Sullo sfondo, la fragorosadiscesa in campo, da attivo soggetto politico, dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) contro lapresunta minaccia della riforma all’equilibrio costituzionale. Una nobile causa oscurata dalla clamorosaprotesta di oltre 50 magistrati che in un documento “si dissociano pubblicamente dal merito e dai toni delle posizioni maggioritarie dell’Anm, dichiarando l’adesione alla riforma, nel rispetto della piena indipendenza della magistratura compromessa dalla degenerazione correntizia, che sarà garantita solo dal sorteggio secco dei consiglieri dei CSM”. Si denuncia il “sistema malato”, politicizzato, e si chiede una giustizia libera dalle perverse logiche di corrente, coordinate da un’Associazione che “sulla base di sole 1200 deleghe, su 9500 iscritti, si oppone alla riforma votata dal Parlamento con slogan pubblicitari come un qualsiasi soggetto politico, con un Comitato per il No, finanziato con le quote di tutti gli associati e con fondi pubblici”.Ad aprire il vaso di Pandora con un’intervista al vetriolo è stato il giudice Giuseppe Cioffi del Tribunale diNapoli Nord, da 39 anni in Magistratura, definendo la data del referendum come la “Giornata dellaLiberazione dei Magistrati” dal giogo delle correnti e dal corporativismo dell’Anm, il sindacato delle toghe, definito “il vero partito politico di opposizione, un mesto comitato d’affari, cinghia di trasmissione della cattiva politica”. Finalmente la Costituzione viene perfezionata e attuata come la volevano i padricostituenti con la prima, vera riforma liberale”: la pubblica accusa viene riconosciuta in Costituzione. E’ ilcompletamento della Riforma Vassalli del 1989 che gettò le basi di un processo penale moderno, dainquisitorio ad accusatorio fondato su tre pilastri: parità tra accusa e difesa, formazione della prova indibattimento davanti a un giudice, terzietà del giudice. Un disegno di civiltà giuridica sostenuto allora datutte le forze democratiche. La separazione delle carriere, Pubblico ministero e Giudice, è il pezzo didisciplina costituzionale che manca all’architettura del “giusto processo”, in attuazione dell’art. 111 dellaCostituzione riformato nel 1999, per rafforzare la terzietà del giudice che, come la moglie di Cesare, nondeve essere sfiorata neanche dal sospetto. Con la Riforma Cartabia del 2022 si era già introdotta unadistinzione netta tra la funzione requirente e quella giudicante, ma non si era tagliato quel “cordoneombelicale”, quella colleganza che lega giudici e pubblici ministeri all’interno della stessa carriera.Con la riforma della Magistratura, nel rispetto costituzionale dell’autonomia e indipendenza dei ruoli, quellegame corporativo viene definitivamente reciso e il principio di terzietà del giudice è una realtà, esaltando così la sua attitudine ad assicurare l’equilibrio dei rapporti interni al contraddittorio processuale e rafforzando la fiducia dei cittadini verso la funzione di garanzia della giurisdizione. Con la creazione di due distinti percorsi di formazione e di governo autonomo la giurisdizione smette di essere un fortinocorporativo per tornare ad essere il luogo della tutela dei diritti. La separazione delle carriere è regola neisistemi anglosassoni ed è presente con varie forme nella maggior parte dei Paesi europei. Nessuno“attentato alla democrazia”, nessuna “bomba sulla Costituzione”, con la separazione delle carriere. Profezie apocalittiche alimentate dalla paura del nuovo, o peggio dal timore di perdere potere. E’ penosa demagogia sbandierare la Costituzione a mo’ di coccarda per costruire uno falso spartiacque morale. Per i firmatari del documento di protesta si tratta di “un riflesso condizionato dell’Anm per difendere uno status quo di vantaggio” minacciato dalla istituzione dell’Alta Corte disciplinare che toglierà i magistrati dal giudizio dei colleghi che hanno chiesto...

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L’INVERNO DEMOGRAFICO DEL PAESE

Posted by on Dic 10, 2025 in La nostra Società | Commenti disabilitati su L’INVERNO DEMOGRAFICO DEL PAESE

L’INVERNO DEMOGRAFICO DEL PAESE

Mancano pochi giorni alla fine dell’anno. Tempo di bilanci, non soltanto economico-finanziari ma anche demografici. E sono bilanci in profondo rosso, con saldi negativi. Il campanello d’allarme l’ha suonato l’Istat con il recente rapporto sulla “Natalità e fecondità della popolazione residente”, relativo all’anno 2024 e ai primi sei mesi del 2025. Un quadro dettagliato e preoccupante delle profonde trasformazioni demografiche in atto in Italia, incentrando l’attenzione sulle loro rilevanti implicazioni per il mercato del lavoro. L’elemento centrale è il progressivo invecchiamento della popolazione che, unito al calo delle nascite, sta riducendo drasticamente la quota di popolazione in età lavorativa (15-64 anni). Si prevede che questa cruciale fascia demografica scenda dal 63,5 % del 2024 al 54,3% nel 2050, una contrazione che pone serie sfide alla capacità produttiva e alla sostenibilità del sistema di welfare nazionale. Crisi demografica, crisi previdenziale: a forte rischio Casse di previdenza e l’intero sistema pensionistico italiano. L’Italia non avrà più gambe per camminare, né risorse per assicurare reddito e cure ai propri anziani. I fenomeni demografici influenzano infatti la produttività, il lavoro, il sistema previdenziale, il fabbisogno di servizi pubblici, generando ricadute sul bilancio dello Stato, quindi sui saldi di finanza pubblica e sul debito pubblico. Per l’Istat l’Italia è in pieno inverno demografico, continua la diminuzione delle nascite. Nel 2024 sono state 369.944, in calo del 2,6% sull’anno precedente. Al 30 giugno 2025 la popolazione residente risulta di 58.919.230 unità, in diminuzione di 15mila unità rispetto all’inizio dell’anno. Le nascite del primo semestre ammontano a 166mila unità, evidenziando un ulteriore calo della natalità (- 7% rispetto agli stessi mesi del 2024). E si abbassa il tasso di fecondità: 1,18 figli per donna nel 2024 (1,20 nel 2023), 1,13 nei primi sei mesi del 2025. Guardando al passato i numeri sono impressionanti: nel 2008 si contavano oltre 576mila nati vivi, oggi siamo a meno di 350mila su base annua. In meno di vent’anni l’Italia ha perso oltre 200mila nascite. Un terzo del totale. Il primo figlio arriva sempre più tardi: nel 2024 le italiane sono diventate madri per la prima volta a 31,9 anni, contro i 28,1 del 1995 e i 25,2 degli anni settanta.  I secondi figli continuano a  diminuire:     -2,9% nel 2024, -1,5% per i terzi o successivi. Il ciclo familiare s’interrompe all’avvio. Famiglie sempre più piccole: la dimensione media 2023-2024 è scesa a 2,2 componenti. Poco incoraggianti le previsioni che indicano un calo generalizzato della popolazione nel lungo termine (nel 2080 al di sotto dei 46 milioni di abitanti), con il Mezzogiorno, una volta “culla d’Italia”, che vedrà una diminuzione più accentuata a seguito del continuo flusso in uscita della popolazione giovanile alla ricerca di lavoro. La carenza di politiche familiari e di servizi per l’infanzia e la precarietà socio-economica scoraggiano le coppie italiane dal procreare. Fra le donne oggi cinquantenni, la percentuale di quelle che non hanno avuto figli è vicina al 25%, solo il Giappone ci supera. Una tendenza destinata ad aumentare, la denatalità si trasforma in una scelta consapevole. Ci troviamo difronte a un profondo cambiamento culturale: la genitorialità non è più vista dai giovani come condizione fondamentale per la realizzazione propria e della coppia, fortemente condizionata dalle condizioni di vita, dalle prospettive economiche. Viene così sfatato uno dei miti più radicati della nostra cultura: quello secondo cui sono i figli e la famiglia allargata a rendere piena e compiuta la vita matrimoniale. Una teoria delle passate generazioni caduta in disgrazia, in contrasto con l’odierno modus vivendi dei giovani. Un inquietante collasso generazionale che impone una pianificazione a lungo termine per la costruzione di un futuro sostenibile, coerente con...

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IL CASO GARLASCO, TUTTO FA SPETTACOLO IN TV

Posted by on Nov 6, 2025 in La nostra Società | Commenti disabilitati su IL CASO GARLASCO, TUTTO FA SPETTACOLO IN TV

IL CASO GARLASCO, TUTTO FA SPETTACOLO IN TV

Sono tanti i temi dibattuti in questo periodo, dalla manovra finanziaria al ponte sullo Stretto di Messina con lo stop della Corte dei Conti, dalla riforma della giustizia con la separazione delle carriere della magistratura ai dazi americani, non dimenticando i tragici eventi in Ucraina e in Medio Oriente. Ma in televisione il prime time cerca audience, cronaca nera a go go, in tutte le salse. A seguito della riapertura delle indagini (piena di errori e lacune clamorose quelle iniziali), il delitto di Garlasco sta da tempo spopolando in tv, occupando spazi sempre più rilevanti in tutte le emittenti, da quella pubblica a quelle commerciali, nazionali e locali. Il caso diventa ogni volta occasione morbosa di dibattito per talk show, documentari, speciali e approfondimenti per catturare l’attenzione del pubblico e fare impennare lo share. Un mix di informazione, narrazione e intrattenimento che, abbattendo ogni dimensione etica, spettacolarizza una tragedia: l’uccisione di Chiara Poggi, una ragazza di 26 anni, avvenuta il 13 agosto 2007.  Il luogo della tragedia, una villetta di Garlasco, è diventato un set televisivo, con attori e comparse vittime di un narcisismo smisurato, espressione evidente delle storture della mente umana. La televisione continua a sostituirsi alle aule del Tribunale. L’autorità giudiziaria, gli investigatori, i difensori, persino gli imputati attratti fatalmente da un interlocutore ingombrante: la televisione. Nell’ambito di un rapporto sempre più stretto e inestricabile tra fatti di cronaca e loro rappresentazione, con frequenti coup de theatre, Pubblico ministero, consulenti, medici, difensori sono diventati figure conosciute al pubblico al pari dei personaggi dello spettacolo. Un vero show serale, con l’alzare del sipario, per il quotidiano carnevale dell’opinionismo, generando nell’ignaro telespettatore quasi una dipendenza. Una sagra della vanità con gli avvocati di parte che passano da una trasmissione all’altra, in cerca di una visibilità a gettoni. Davvero il peggio del peggio delle tv, con il rischio di provocare un inquinamento della serenità del giudice, fortemente esposto alle pressioni mediatiche. Commenti fuffa e disquisizioni sul nulla, lontani dalla verità, a conferma della pochezza delle trasmissioni, condotte sul filo della legalità (numerose le incursioni nel privato), per animare spettacoli inverecondi. Un drammatico fatto di sangue continua a essere riproposto con toni sensazionalistici, trasformando la giustizia in spettacolo e il dolore in un atto del copione. La cronaca nera si ripete come un rituale mediatico che confonde informazione e intrattenimento, un format, una serie a puntate, da seguire sera dopo sera. La televisione sta facendo sì che l’accertamento della verità non spetti più ai tribunali, ma agli studi televisivi, non più ai giudici, ma ai giornalisti, ai criminologi o presunti tali, ai tanti attori di un discutibile sistema mediatico. E’ un circolo vizioso e torbido che nessuno vuole interrompere, alimentato dal protagonismo e dal narcisismo di chi non vuole abbandonare le luci della ribalta. Sul banco degli imputati, sotto accusa, l’informazione giornalistica. Quando il diritto di cronaca sconfina nella spettacolarizzazione del dolore, quando un fatto di sangue diventa argomento quotidiano di talk show il giornalismo smarrisce credibilità e ogni primaria funzione di controllo e conoscenza al servizio della pubblica opinione. L’informazione, quella vera, lontana da ogni esigenza di audience, dovrebbe saper accendere le luci sulla verità, non amplificare l’eco del clamore in nome di uno sterile sensazionalismo. Non significa fare informazione televisiva con una cronaca che non informa, ma intrattiene, che non chiarisce, ma confonde. E’ nelle aule dei Tribunali che si celebrano i processi, non nei salotti televisivi dove la ricerca della verità cede il passo alla morbosità, complice il conduttore che ogni sera la reinventa per assecondare i canoni dell’intrattenimento, non chiarendo i fatti, ma alimentando una emotività collettiva...

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LA SOLITUDINE DELL’ANZIANO

Posted by on Lug 9, 2025 in La nostra Società | Commenti disabilitati su LA SOLITUDINE DELL’ANZIANO

LA SOLITUDINE DELL’ANZIANO

E’ scattato il primo esodo estivo, milioni di italiani in viaggio verso le località turistiche. Si rinnova l’annuale rito delle vacanze con la fuga verso mare e monti, con le città che si andranno sempre più spopolando. Un fenomeno sociale di forte impatto sulle condizioni di vita degli anziani che restano in città. Fa riflettere l’ultimo rapporto della Caritas sulle tante emergenze sociali, un impietoso squarcio sulle realtà nascoste della nostra società che “facciamo finta di non vedere, rimuovendole subito”. Sempre più “aggressivo” nelle città il nemico invisibile: la solitudine, compagna triste e silenziosa di tante persone. In dieci anni è raddoppiato il numero degli anziani che vivono da soli, bisognosi di un aiuto, una persona su quattro è in una condizione di povertà cronica. Caritas ricorda che l’Italia è al settimo posto in Europa per incidenza di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale, una condizione presente soprattutto tra gli anziani in solitudine. Il numero degli anziani non autosufficienti è ormai di tre milioni e crescerà a dismisura come effetto della diffusione delle malattie croniche legate all’avanzare dell’età. Aumentano i nuclei monofamiliari che in soli vent’anni sono passati a Milano, in particolare, dal 45 al 57 per cento del totale. La maggior parte degli anziani è femminile. L’Italia è il secondo Paese al mondo più vecchio, dopo il Giappone, con una speranza di vita tra le più elevate. In Europa siamo il Paese con la percentuale più alta di cittadini con età pari o superiore a 65 anni (23,5%) e più bassa di giovani (13,2%). ll crescente “inverno demografico” con un indice di natalità al ribasso ci consegna una prospettiva di ulteriore crescita della parte più anziana della popolazione. Il futuro vedrà anziani sempre più soli, perché aumenteranno ancora le famiglie senza figli, non solo per la diminuzione delle nascite, ma anche per la fuga dei giovani all’estero in cerca di un lavoro e di prospettive occupazionali migliori. Poco incoraggianti le previsioni: nei prossimi vent’anni dieci milioni di italiani vivranno da soli, quasi una persona su cinque. Per gli over 65 si passerà dagli attuali 4,2 milioni a 6,1 milioni. E’ inquietante il disagio sociale degli anziani, espressione delle tante contraddizioni in cui vive la società contemporanea, sensibile alle sagre dell’effimero ma indifferente ai bisognosi di ascolto. La solitudine è isolamento, mancanza di affetti, di sostegno concreto e psicologico, tanto più grave perché subita. Senza uno status sociale la persona tende inesorabilmente a isolarsi, a escludersi da un mondo che non gli appartiene, così diverso dal “piccolo mondo antico” dei suoi ricordi, abitato da uomini e donne con un cuore e con un progetto d’amore da condividere. L’anziano che resta solo in città sconta la nuova struttura della famiglia che, da patriarcale e numerosa che era nella società contadina, si è ridotta spesso a un mononucleo, disgregata e poco munita, e comunque poco attenta alla figura del nonno. Privo di amicizie che il tempo e le contingenze hanno cancellato e senza una vera copertura affettiva a livello familiare, l’anziano, con l’aumentare degli anni, con il calare delle forze e con il sopraggiungere di malattie debilitanti, oltre a un inesorabile declino cognitivo, sente sempre più incombente la fragilità fisica, il peso della vita, la sottile voglia di…togliere il disturbo. Una desolante sconfitta per una società che non ha saputo soddisfare i suoi bisogni di protezione, le sue aspettative di sicurezza e di appartenenza, calpestandone la memoria storica, la ricchezza interiore di valori, l’identità sociale. Quale futuro nella solitudine? Come curare questo insidioso male sociale? Di fronte alle paure della vecchiaia l’antidoto resta quello naturale, quello di sempre:...

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