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ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

Posted by on Feb 18, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

Come sarà il 2019? Sarà un “anno bellissimo” o un “annus horribilis”? L’anno del boom economico o l’anno della recessione? Per il premier Conte, folgorato dalla profezia del suo vice Di Maio, “l’Italia ha un programma di ripresa incredibile, c’è tanta determinazione da parte del governo, abbiamo pensato a una manovra espansiva e siamo pronti per questo scatto.” Altro che boom, l’Italia si è fermata! Proprio mentre il premier lanciava urbe et orbi il suo pensiero positivo sul futuro dell’Italia, quasi una professione di fede, l’Istat certificava la recessione tecnica della nostra economia, dopo cinque anni, a causa della flessione del Pil (-0,2%) per il secondo trimestre consecutivo. Una doccia fredda che raffredda ogni ottimistica previsione del Governo per il 2019: la crescita dell’1%, con la produzione industriale al ribasso, appare un obiettivo difficile da raggiungere. Esauriti gli strali contro gufi e rosiconi e accertate dal vicepremier Di Maio le colpe dei governi precedenti “per non averci portato fuori dalla crisi”, per l’altro vicepremier Salvini “alla fine di quest’anno avremo il segno più.”  Così parlarono i “tre moschettieri”. Ma sarà così? E’ vero che la frenata del Pil è legata al peggioramento del quadro globale (conflitti USA Cina) e quindi al rallentamento del ciclo economico europeo. E’ vero che la nostra economia, nella sua  debolezza strutturale, presenta dinamiche di crescita distanti da quelle dell’Eurozona, ma non si può certo ignorare il clima di incertezza che ha accompagnato il travagliato varo della Legge di bilancio con il lungo e inutile braccio di ferro con Bruxelles. Uno scontro che ha determinato una forte volatilità sui mercati finanziari testimoniata dall’aumento dello spread con conseguenze sul debito pubblico e sul credito. Bruciati milioni di euro, in fumo consumi e investimenti.        E in recessione peggiora la finanza pubblica, peggiorano  i saldi di bilancio con ricaduta sul debito che rischia di esplodere. Tutto ciò nella prospettiva del Documento di Economia e Finanza (DEF) di aprile con la necessità di reperire 23 miliardi per sterilizzare le clausole di salvaguardia e scongiurare l’aumento dell’Iva, un fattore aleatorio sui conti pubblici dal 2012. Il deficit rischia di schizzare al 3% del Pil. In questo scenario si ipotizza una manovra correttiva della finanza pubblica (smentita una patrimoniale sugli immobili), probabilmente tra i 4 e 7 miliardi di euro di cui, per strategia elettoralistica, si parlerà dopo le elezioni europee di maggio. Confindustria e Bankitalia hanno chiesto “un cambio di rotta per non andare a sbattere”. “Bisogna reagire subito, attivare gli  investimenti pubblici e privati e riaprire i 400 cantieri, fra cui la TAV, già finanziati per 27 miliardi.” Carente il programma di investimenti del Governo ridimensionati per il Reddito di cittadinanza e Quota 100, nella illusione di generare magici moltiplicatori di reddito con  effetti espansivi. Non si cresce in deficit, aumenta il debito per la futura generazione. La conferma arriva dalla raffica di tagli alle stime del Pil di questi giorni. Dopo quello dell’Upb, Ufficio parlamentare di bilancio, che prevede per l’anno in corso un Pil dello 0,4%,  nelle ultime ore cattive notizie da Bruxelles. La Commissione europea vede nero sul futuro del Belpaese: “rischio di recessione prolungata” con una crescita per il 2019 pari allo 0,2%, la peggiore dell’Eurozona, quasi un punto in meno rispetto all’1% del Governo. Cestinare dunque profezie e proclami! Rimuovere senza indugio l’incertezza di una politica economica che, secondo il report del Fondo Monetario Internazionale (FMI),“lascia l’Italia vulnerabile a una nuova perdita di fiducia del mercato anche in assenza di ulteriori shock”. Un problema serio se si pensa all’ingente ammontare di titoli pubblici da collocare nell’anno sul mercato, pari a 340 miliardi per...

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GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

Posted by on Feb 5, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

Disoccupazione giovanile in rialzo. Lo ha certificato l’Istat con la rilevazione di fine anno. Il  tasso di disoccupazione si è attestato al 31,9% (+0,1 punti), il terzo più elevato in Europa, dopo la Grecia (43,6%), la Spagna (38,6%), e più del doppio della media europea (14,9%). Una fotografia del mercato del lavoro che, nella sua criticità, evidenzia le difficoltà del ricambio generazionale e il conseguente  disquilibrio macrosociale. Cause oggettive e soggettive, le prime riguardano la crescita economica, l’evoluzione delle attività economiche, le loro innovazioni sul piano tecnologico. Le seconde sono correlate a scelte aziendali che puntano sull’esperienza e sulla professionalità delle new entry. La lotta alla disoccupazione giovanile è presente nell’agenda politica del governo gialloverde che con le “pensioni quota 100” punta ad aprire il mercato del lavoro ai giovani. Ma sono tanti i dubbi sull’esito finale dell’operazione. Mandare anticipatamente in pensione le persone è davvero lo strumento più efficace per favorire nuovi sbocchi occupazionali? Non c’è infatti alcuna relazione tra il tasso di occupazione degli over 65 e il tasso di disoccupazione degli under 25. Pensionamento -assunzione è un’equazione resa ancor più improbabile in un Paese entrato in “recessione tecnica”’ a causa della flessione del Pil dello 0,2% nel 4° trimestre 2018, secondo i dati diffusi dall’Istat. Da verificare, inoltre, se il “posto fisso” lasciato dal pensionato sarà tale anche per il neo assunto o, verosimilmente, avrà una diversa configurazione contrattuale. In dicembre, ha comunicato l’’Istat, sono aumentati i dipendenti a tempo determinato (+257 mila) e sono diminuiti i dipendenti a tempo indeterminato (-88 mila). Futuro incerto per i giovani. Ad di là dei proclami, cosa fare? In alcuni Paesi del Nord Europa l’accesso al mondo del lavoro è preceduto da un percorso virtuoso di formazione attraverso l’alternanza scuola lavoro che consente agli studenti, durante il periodo scolastico, sotto la guida di un tutor (e non di un … “navigator”), di inserirsi nei meccanismi della futura attività lavorativa, in un ideale punto di incontro fra offerta e domanda di lavoro. Una formazione collegata alle reali esigenze delle imprese e più in generale dell’economia. Nessuna dispersione scolastica, ma per gli studenti una capitalizzazione dell’insegnamento ricevuto.   E’ una strada incoraggiata dalla Commissione europea per la quale “l’occupazione giovanile rappresenta una delle maggiori priorità”, come ha affermato di recente la commissaria Marianne Thyssen. I giovani europei di oggi costituiscono una generazione che vive in un contesto sociale, demografico, economico e tecnologico in rapida evoluzione. L’attuale generazione di giovani europei è la prima ad essere cresciuta in un’Europa pacifica, in gran parte priva di frontiere dove i giovani possono muoversi e studiare liberamente, lavorare e apprendere più semplicemente rispetto al passato. Il futuro dei giovani sarà il futuro dell’Europa. Si tratta di una immensa risorsa di energia e creatività da utilizzare adeguatamente per prevenire crisi sociali che potrebbero azzerare ogni equilibrato processo di sviluppo socio-economico. Una  sfida politica da...

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BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

Posted by on Nov 26, 2018 in La nostra Società | Commenti disabilitati su BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

 A un passo dal cielo? No, finanza pubblica a un passo dal precipizio dopo la bocciatura europea della manovra di bilancio per “debito eccessivo”.  Volatilità dei mercati, spread al rialzo,  investitori esteri in fuga, aste dei Btp deserte, risparmi a rischio. Un quadro finanziario reso ancor più pesante dalle previsioni economiche dell’Ocse: sviluppo in frenata, deficit in crescita. E l’ultimo rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria dell’Italia conferma le criticità di una legge di bilancio che, scontando anche gli errori del passato, lascia poco spazio a una reale politica espansiva. Allarme rosso! L’incertezza sull’orientamento delle scelte economiche con interventi di spesa non sostenibili, dettati da impulsi demagogici, ha determinato forti variazioni di rendimento dei titoli pubblici. “Un rialzo pronunciato e persistente dei rendimenti -avverte Bankitalia – aumenta il rischio di un crescente indebitamento”, con un pericoloso effetto domino. Solo nell’ultimo semestre ha provocato un’espansione della spesa per interessi (superiore a quella per l’istruzione!) di quasi 1,5 miliardi di euro che nel 2019 costerebbe oltre 5 miliardi e circa 9 nel 2020, a tassi correnti. Si vanificherebbero così gli auspicati effetti della manovra illustrati dal premier Conte al Presidente della Commissione Ue Juncker nel corso della “cena dell’amicizia” di sabato, a Bruxelles, per evitare la procedura d’infrazione e l’arrivo a Roma della troika. Una resa dei conti lenta ma inevitabile. Non premia la sprezzante offensiva contro quella Unione europea che ci ha garantito sessant’anni di pace e benessere, solo perché ci ricorda l’enorme debito e i rischi di default della nostra economia. Una puerile sfida alle regole comunitarie sottoscritte e condivise dall’Italia e che l’incompetenza e l’arroganza di qualche ministro vuole ora cancellare con  burleschi attacchi alle istituzioni di Bruxelles! Nessun complotto in Europa: Paesi con debito più basso come la Francia si sono potuti permettere deficit più elevati rispetto al nostro, riducendo progressivamente l’indebitamento netto. L’Italia resta così sempre più isolata in Europa, disconosciuta anche da quei Paesi, Austria e Ungheria, ritenuti alleati nella ipotetica “Internazionale sovranista”. Voltare pagina, e presto! La drammatica vicenda finanziaria della Grecia di Tsipras è storia recente. Uscire dall’ inquietante stato confusionale, caratterizzato dalle speranze di crescita del premier Conte e dai timori di recessione del ministro dell’economia Tria, prima che si chiuda l’ombrello protettivo della Bce con il “quantitative easing”. Strada in salita per un governo convinto di capitalizzare a livello elettorale uno scontro con l’Ue ma che deve fare i conti con i mercati, i veri arbitri del futuro economico dell’Italia. Lo spread alto peggiora il rapporto debito/pil con rovinose ricadute sull’economia reale, complementare di quella finanziaria: rende più oneroso il credito al settore privato, peggiora le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni che detengono oltre il 45% del debito pubblico. E con i rialzi dello spread famiglie più povere con ricchezze erose per circa 145 miliardi di euro. Per Bankitalia sono ottimistiche le previsioni di crescita: l’accelerazione del Pil “presuppone moltiplicatori di bilancio piuttosto elevati” (investimenti) che non sono certo il “reddito di cittadinanza” e “quota 100 per le pensioni”, le due proposte bandiera del governo gialloverde. L’effettivo impatto sul Pil e quindi sul debito “dipenderà dalle misure specifiche e dalla fiducia degli investitori”. Un appello alla buona politica per scongiurare una crisi di liquidità sul debito. Non servono “capitani coraggiosi” e “avvocati del popolo”: serve un’assunzione di responsabilità per le future generazioni. E’ in gioco la credibilità del “governo del cambiamento”, ma soprattutto l’affidabilità del Paese. Scendere in fretta dal Titanic. Buona fortuna, Italia!...

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RONALDO, SCELTA DI CUORE O … DI FISCO?

Posted by on Lug 18, 2018 in La nostra Società | Commenti disabilitati su RONALDO, SCELTA DI CUORE O … DI FISCO?

RONALDO, SCELTA DI CUORE O … DI FISCO?

Italia bianconera nel pallone, è arrivato il Ronaldo Day. Mister “pallone d’oro” a Torino per la presentazione alla stampa. Dal Real Madrid alla Juventus per 112 milioni, guadagnerà 30 milioni netti all’anno per quattro stagioni. Un calciatore che gestisce un impero finanziario ramificato tra Lussemburgo, Jersey, Panama e Isole Vergini britanniche. Una fitta rete di paradisi fiscali per rendere invisibile un patrimonio  sul quale ha indagato il fisco spagnolo accertando una maxi evasione per la quale l’asso portoghese ha patteggiato lo scorso mese una multa di 18,8 milioni. Il potere commerciale del brand  CR7 è testimoniato dai social: Ronaldo batte tutti  con 74 milioni di followers solo su Twitter, e oltre 311 milioni se si considerano tutte le piattaforme social. Numeri da capogiro per  il promoter del marchio bianconero nel mondo, un marchio poco diffuso rispetto a quelli dei maggiori club europei. Uomo immagine della Juve del futuro, ma anche fattore di successi sportivi (Champions League?) e finanziari (incassi, proventi, Borsa). Grande attesa fra i tifosi: già vendute dallo store ufficiale Juve più di 500 maglie di CR7. Un rilevante indotto economico. Nasce nel segno del grande business una delle più importanti operazioni di mercato del calcio italiano. “E’ stato Ronaldo a scegliere la Juventus e a credere nel nostro progetto”, ha dichiarato raggiante nei giorni scorsi l’ad  Marotta. In molti, soprattutto club e tifosi avversari, ancora non si capacitano del suo clamoroso addio ai blancos madrilisti con i quali ha vinto ogni trofeo. Non riescono a capire come mai CR7 abbia deciso di trasferirsi nel Belpaese, alla Juventus. Una scelta di cuore? Forse. Ma soprattutto una …. scelta di fisco! Se al cuore non si comanda, nemmeno al conto in banca si comanda dopo una super multa fiscale! Paese che vai, fisco che trovi. E se il fisco è amico è un vero affare lasciare Madrid e mettere tenda all’ombra della Mole Antonelliana. Sì, è anche una questione di imposte la scintilla che ha fatto scattare il grande amore di Ronaldo per i colori bianconeri della Juventus, grazie a un poderoso assist del fisco italiano. La chiave di lettura è in una norma contenuta nella Legge di bilancio 2017 che, modificando l’art. 24 bis del testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), permette a Cristiano Ronaldo di beneficiare di un regime fiscale particolarmente vantaggioso riservato ai  “paperoni” che trasferiscono la propria residenza fiscale  in Italia. I cospicui redditi del “fenomeno”  prodotti all’estero saranno  tassati con un’unica imposta forfettaria di 100 mila euro all’anno! Per CR7 una pacchia: un’imposta sostitutiva di una manciata di euro per guadagni milionari da diritti d’immagine, proventi da pubblicità e sponsorizzazioni, redditi di natura finanziaria e immobiliare. Con buona pace del fisco spagnolo! Quando si dice … una scelta di...

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PENSIONI, QUALE FUTURO?

Posted by on Lug 9, 2018 in La nostra Società | Commenti disabilitati su PENSIONI, QUALE FUTURO?

PENSIONI, QUALE FUTURO?

“L’occupazione è salita, ma servono ancora i migranti per pagare le pensioni. Pochi giovani al lavoro e troppi anziani in pensione.” La relazione del Presidente dell’Inps Tito Boeri per la presentazione del XVII rapporto annuale fotografa un quadro preoccupante dell’Italia: un Paese in cui povertà e precarietà aumentano, un Paese in calo demografico che invecchia al punto che “il sistema pensionistico rischia di saltare senza il contributo degli immigrati”. Oggi abbiamo circa 2 pensionati per ogni 3 lavoratori, ha ricordato Boeri, un rapporto destinato a peggiorare con la cancellazione della Legge Fornero e il ripristino delle pensioni di anzianità. Un’operazione pericolosa per la tenuta dei conti pubblici: 750.000 nuovi pensionati e una spesa annua a regime di 18 miliardi. L’abbassamento dell’età pensionabile, contraendo l’occupazione, riduce il reddito netto dei lavoratori per l’aumento del cuneo fiscale, con ricadute sul costo del lavoro. Uno scenario che rende incerto il futuro del sistema pensionistico “in grado di reggere solo con maggiore occupazione e con l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla longevità.” Da queste premesse, l’invito del presidente dell’Inps al Governo a “pensare al futuro”, a riflettere sulla fuga all’estero di tanti giovani, a programmare scelte di politica socio-economica legate all’andamento demografico. La popolazione italiana, nell’arco di una sola legislatura, potrebbe ridursi di circa 300.000 unità e, osserva Boeri, “dimezzando i flussi migratori, si appesantirebbe il già precario rapporto fra popolazione in età pensionabile e popolazione in età lavorativa.” Una tesi fortemente contestata dal ministro Salvini: “Boeri vive su Marte”! Secca la replica del … “marziano”: “La storia ci insegna che quando si pongono forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa e il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare per i tanti lavori per i quali famiglie e imprese non trovano lavoratori.” Nel lavoro manuale non qualificato sono oggi impiegati il 36% dei lavoratori stranieri in Italia, contro solo l’8% dei lavoratori italiani. Messaggio chiaro che fa luce sulle tante ombre di un sistema previdenziale lasciato per anni in balia degli interessi elettorali dei partiti e che vuole ora misurarsi, responsabilmente, con le proposte legislative, perché “previdenza significa visione a lungo termine, tutela del risparmio tanto nell’orientare le scelte individuali quanto nel valutare le scelte collettive attraverso  l’azione dei governi.” Questione di civiltà giuridica e di equilibrato “welfare...

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TICINO,  ELDORADO  ITALIANO?   

Posted by on Lug 1, 2018 in La nostra Società | Commenti disabilitati su TICINO,  ELDORADO  ITALIANO?   

TICINO,  ELDORADO  ITALIANO?   

“Lugano addio”. La bella canzone di Ivan Graziani è l’ideale colonna sonora del libro del giornalista della RSI Francesco Lepori “Il Ticino dei colletti sporchi”, Dadò Editore, di recente pubblicazione. Un lungo viaggio attraverso le vicende giudiziarie degli anni ’70 e ‘80 legate ai reati finanziari  quando il Ticino era l’Eldorado italiano. Sulla piazza finanziaria di Lugano si riversarono “tonnellate di soldi”, perché “a un certo momento, scrive l’autore, i soldi non si contavano, si pesavano!” Il Ticino subì una “invasione” di capitali che gli italiani, attraverso anche i valichi del varesotto, trasportavano in Svizzera con grandi borsoni. Da un lato un Paese, l’Italia , che diventa sempre più ricco ma politicamente instabile, con smagliature nel sistema fiscale di controllo, dall’altro le banche svizzere che non chiedono la provenienza dei soldi.  Una crescita incontrollata del settore bancario ticinese, causa di truffe, malversazioni, fallimenti. Un malaffare generalizzato. L’Eldorado della finanza si trasformò presto in un vero Far West: tutto era possibile, anche azzerare conti correnti attraverso operazioni spregiudicate, complici gli stessi operatori bancari. Ne sa qualcosa un facoltoso faccendiere di casa nostra che vide il suo tesoretto volatilizzarsi ad opera di “fiduciari” e “bracconieri” senza scrupoli. Ci sono nel libro storie di truffe milionarie: un “furbetto” lombardo riuscì a farsi prestare dal Banco di Roma di Lugano senza alcuna garanzia 120 milioni di franchi utilizzati per fare bella vita: villa a Portofino, attico di lusso a Milano, auto da corsa. Ma il caso più clamoroso resta quello della Texon, società costituita dal Credit Suisse di Chiasso nel Liechtenstein. Sui conti della Texon furono fatti confluire in maniera subdola soldi di numerosi imprenditori e risparmiatori italiani rimasti poi vittime di disastrosi investimenti, non coperti da garanzia bancaria. Nel 1977 scoppiò lo scandalo con un buco finanziario di 1380 miliardi di franchi! Il Credit Suisse finì sull’orlo del fallimento. Una finanza malata proliferata per decenni nel silenzio di leggi e in assenza di vigilanza. A farne le spese tanti italiani, ricorda l’ex Procuratore capo della città ticinese, Paolo Bernasconi, uno dei protagonisti di quella stagione giudiziaria. “La stragrande maggioranza delle vittime degli operatori bancari, con patrimoni dilapidati, era italiana. Patrimoni non dichiarati al fisco e quindi rinuncia degli interessati a ogni processo per il timore di ricadute fiscali negative”. Il danno e la beffa! Evasione e truffe, storia del passato. La Svizzera e gli altri paradisi fiscali europei hanno ormai aderito allo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali. Lugano...

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