Sull’Europa

IL REFERENDUM PER L’EUROPA DEL FUTURO

Posted by on Mag 24, 2019 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su IL REFERENDUM PER L’EUROPA DEL FUTURO

IL REFERENDUM PER L’EUROPA DEL FUTURO

Un voto, quasi un referendum! Azzerata ogni discriminante ideologica del passato fra destra e sinistra, le elezioni di domenica 26 maggio rivestono un chiaro significato referendario: un voto a favore o contro il progetto di integrazione europea. Nel segreto dell’urna la scelta per il futuro dell’Europa, il “redde rationem” tra chi è europeista e chi non lo è. Una novità assoluta per le elezioni europee. L’Europa, pur con le sue contraddizioni, non ha mai rappresentato, nelle varie tornate elettorali dal 1979 in avanti, un tema politico su cui confrontarsi o fare propaganda partitica. Non è mai stato terreno di divisione nelle comunità nazionali, di scontro fra le forze politiche. Lo scenario è ora cambiato. La crisi economica, il disagio sociale e i flussi migratori hanno generato un rigetto dell’establishment, una domanda di sovranismo quale risposta ai guasti dell’Europa dell’austerità, della mania normativa, lontana dai bisogni della gente. Un sovranismo che è espressione della crisi di fiducia dei cittadini europei nei confronti della politica dell’Ue, dell’euroburocrazia di Bruxelles, delle istituzioni comunitarie in balia dei veti incrociati per gli interessi dei Paesi membri. Ma vagheggiare frontiere chiuse, monete nazionali, isolazionismo e autarchia sotto la bandiera di una surreale “internazionale nazionalista” è una ricetta illusoria che ipoteca la marginalizzazione degli Stati in mercati finanziari globalizzati. E’ un sovranismo che non ha futuro, perché rompere con l’Ue sarebbe fatale per l’economia reale e la stabilità politica. Con una buona dose di demagogia populista, l’Unione europea e la sua forma più avanzata di integrazione, la moneta unica, sono diventate il capro espiatorio dei mali nazionali di Paesi che, per incapacità politiche e limiti strutturali, non sono riusciti a garantire livelli di crescita economica sostenibile e duratura, a creare le condizioni per uno sviluppo sociale equilibrato. E’ troppo facile far risalire ritardi e inefficienze nazionali alle istituzioni comunitarie, sollevando i governi nazionali da responsabilità antiche e recenti. Vittima di amnesia storica, l’euroscetticismo continua a disconoscere i meriti del progetto europeo, consolidati in settant’anni di pace: dal mercato unico alla libera circolazione delle persone, dalla politica di coesione sociale agli scambi culturali e studenteschi, dalla cooperazione per lo sviluppo alla tutela della concorrenza, alla privacy. Che l’Europa unita sia un’opera incompiuta, un progetto in divenire, è evidente! Vanno corrette asimmetrie importanti. In primis, quella di una moneta unica senza una governance economica, senza una unione di bilancio e una unione bancaria. Uno spazio comunitario privo di una difesa comune, di strumenti di protezione dei confini esterni. Serve un big bang in grado di rilanciare, con lo spirito originario dei Padri fondatori, la costruzione della comune casa europea per riavvicinare l’Europa ai suoi cittadini: potenziare il welfare state e le politiche ambientali, stabilizzare il ciclo economico, armonizzare i sistemi fiscali e previdenziali nazionali per azzerare paradisi fiscali e dumping sociale. La sfida è la “sovranità europea condivisa”, l’interdipendenza delle politiche nazionali sui temi di generale rilevanza, con soluzioni europee. Non un super Stato europeo, né un’associazione di Stati da tenere in vita con accordi intergovernativi, ma una unione federale con sovranità su un nucleo forte di questioni comuni, lasciando alle sovranità nazionali la gestione degli altri problemi, nel rispetto delle singole identità. Alle Istituzioni comunitarie la mission di dare all’Ue una voce unica nel contesto internazionale, di recuperare la centralità del suo ruolo, fattore di stabilità politica, di sviluppo economico e di contrasto alla globalizzazione selvaggia. Sono in gioco le sorti del Vecchio Continente. Per l’Italia, l’Europa integrata costituisce la condizione primaria della sicurezza politica, economica e sociale. Da Paese fondatore rischia di scivolare nell’oblio della storia, emarginata nell’assetto istituzionale europeo. Il “nemico” dell’Italia non è l’Europa...

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L’ EUROPA  (MALATA) DEI  SOVRANISMI 

Posted by on Mag 5, 2019 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’ EUROPA  (MALATA) DEI  SOVRANISMI 

L’ EUROPA  (MALATA) DEI  SOVRANISMI 

A poche settimane dalle elezioni europee, forti venti di euroscetticismo soffiano su tutta l’Europa. E’ profonda la crisi di fiducia dei cittadini europei nelle istituzioni comunitarie. Una delusione per l’Unione giudicata invadente e lontana dai bisogni della gente, soprattutto in quelli di impatto diretto sulla vita di ogni giorno. Questa Europa provoca sentimenti di ostilità, viene vissuta come l’Europa degli euroburocrati di Bruxelles e dei poteri finanziari alla quale si oppone con fermezza la galassia eterogenea di partiti e movimenti nazional-populisti che si stanno imponendo in molti Paesi, sollevando seri interrogativi sul futuro delle democrazie europee. Insicurezza economica e disagio sociale rafforzano la domanda di sovranità, quella che Luigi Einaudi definì  il “mito funesto”. Il nazionalismo, padre di tutte le guerre, torna ad alzare la testa in maniera preoccupante, proponendo un presente che ha perso la memoria storica del passato! In un’Europa segnata da una lunga crisi economica e da politiche di austerità, il sovranismo è divenuto  la stella polare per l’identità politica per la maggior parte degli europei che manifestano un rigetto crescente verso i partiti tradizionali colpevoli di aver tradito l’integrità nazionale. Un rigetto che affonda le sue radici nello smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia, nelle  difficoltà occupazionali dei giovani, nel welfare sempre più incerto. Gli  elettori, spaventati dal futuro  perché vedono il loro modello di vita messo in dubbio dalle migrazioni e dalla ripresa che non decolla, votano contro l’establishment ritenuto non più credibile.  E’ in questa precarietà sociale che i movimenti nazional-populisti alimentano anacronistiche suggestioni sovraniste che  azzerano di fatto quella solidarietà che in Europa aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno di un’ Europa unita, disegnato nello storico Manifesto di Ventotene da Altiero Spinelli. La risposta all’euroscetticismo non è la democrazia autoritaria del nazionalismo, ma l’autorità della democrazia per difendere la “sovranità europea condivisa” dalle pulsioni nazionaliste e dai sistemi illiberali. Non si possono assecondare timori e paure ricorrendo alle scorciatoie sovraniste! Nessun Paese europeo, da solo, può garantire la effettiva indipendenza delle proprie scelte. Al di là dei demagogici proclami per catturare consensi elettorali, l’alternativa all’integrazione fra i popoli non è il ritorno alla sovranità nazionale, ma la balcanizzazione del Vecchio Continente con il dilagare di piccole patrie regionali incapaci di incidere sulle dinamiche continentali e ancor meno fronteggiare con successo i guasti della  globalizzazione. Sarebbe alto il prezzo da pagare per conquistare una “sovranità tradita” per un populismo che, coltivando promesse demagogiche (le leve del potere sono altrove), ripudia la democrazia rappresentativa fondata sulla delega, sulla centralità del Parlamento e sulla separazione dei poteri. Un populismo arrembante sconfitto in Spagna. L’Europa, attraverso un patto fondante e l’interdipendenza delle politiche economiche e sociali, deve valorizzare la propria identità culturale, rilanciare lo sviluppo e la crescita, recuperare in un momento di tensioni sullo scacchiere internazionale la centralità politica del suo ruolo. Un salto di qualità per fermare gli egoismi nazionali e contrastare la miopia politica di chi dimentica i lutti e le distruzioni dei nazionalismi del XX secolo. E’ questa la sfida! Una sfida che i cittadini europei vinceranno. Ne è convinto il capo dello Stato Sergio Mattarella che, nella recente intervista alla rivista di affari politici francese “Politique internazionale”, in vista del voto europeo del 26 maggio, ha così dichiarato: “Il vento del sovranismo non minaccerà l’esistenza dell’Ue.” Che prevalga davvero il senso della storia per costruire, in un ritrovato spirito unitario, un’Europa...

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BYE  BYE  LONDRA, UN DIVORZIO DIFFICILE     

Posted by on Apr 28, 2019 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su BYE  BYE  LONDRA, UN DIVORZIO DIFFICILE     

BYE  BYE  LONDRA, UN DIVORZIO DIFFICILE     

Oltre Manica, all’ombra di Buckingham Palace, regna  sovrana … la confusione! Al Regno Unito non sono bastati oltre mille giorni  per dare una risposta istituzionale al referendum del giugno 2016 quando il 51,9% dei sudditi di Sua Maestà votò per il “leave Ue”. Fra convulse votazioni a Westminster per scongiurare il no-deal, minacce di dimissioni della premier Theresa May e petizione popolare per un nuovo referendum continua il lungo day after di Brexit. Per evitare una separazione traumatica dai risvolti economici imprevedibili, anche per la stessa Unione, il Consiglio europeo ha concesso una nuova proroga: il divorzio “consensuale” slitta al 31 ottobre. Sarà così? Sei mesi di tempo per lasciare l’Europa, mantenendo al Regno Unito la qualifica di membro a pieno titolo dell’Ue, con tutti i diritti e doveri, ivi compresa la partecipazione alle prossime elezioni europee. La farsa continua, una vera desolazione! Si paga con gli interessi l’illusione populista, l’emotività di un voto, il suo uso strumentale voluto dall’ex  premier Cameron per rispondere agli attacchi alla sua leadership in forte calo di consensi. Il paradosso è che Brexit, con le sue conseguenze negative sull’economia reale, finirà per impoverire ancora di più quegli stessi soggetti che nel voto contro l’Unione europea hanno riposto le speranze  di un riscatto sociale ed economico. Un voto espressione sì di profondo disagio, ma soprattutto di una carica emotiva alimentata dalla demagogia e dalla miopia storico-politica di governanti allo sbaraglio! A distanza di oltre settant’anni dal discorso di Winston Churchill all’Università di Zurigo in cui l’ex Primo ministro inglese auspicava la nascita degli “Stati Uniti d’Europa”, i suoi “nipotini” vorrebbero fermare l’orologio della storia del Vecchio Continente, minando la costruzione della comune casa europea ritenuta una gabbia di regole e di tasse. Ma il nodo centrale della Brexit è politico per la dura lotta di potere in atto a Londra fra laburisti e conservatori. E Big Ben ha detto stop! Si chiude così la lunga stagione delle ambiguità iniziata nel 1973 con l’ingresso nell’Unione della Gran Bretagna, una storia tormentata, una convivenza difficile. Con un Pil  alla fine degli Anni Cinquanta fra i più bassi d’Europa e il tasso di disoccupazione tra i più alti, Londra puntò sull’Europa e indirizzò la domanda di adesione all’allora Cee che venne rifiutata in due occasioni prima di essere accolta. Un matrimonio d’interessi spesso in crisi: una prima volta nel 1984 quando la Lady di ferro, Margaret Thatcher, pretese dalla Comunità europea il riconoscimento della clausola  “our money back”, la restituzione  dei contributi versati per la politica agricola comune (Pac). Ancora più clamorosa la presa di posizione britannica nel 1988 contro la “federalizzazione” dell’Europa.  Una presenza ingombrante nell’Ue quella del Regno Unito, da sempre “con i piedi in Europa ma con la testa oltre Oceano”. Un partner critico, arrogante nelle sue incessanti rivendicazioni sovrane, geloso del crescente potere politico ed economico della Germania, uno dei sei Paesi fondatori dell’Unione. Una partecipazione comunitaria del tutto singolare, una posizione di grande privilegio  consolidatasi nel tempo con negoziati condotti spesso sul filo del compromesso istituzionale. Il Regno di Sua maestà, per sua scelta, è fuori dall’Unione monetaria e dai suoi parametri, è fuori dal sistema Schengen, beneficia di un trattamento di favore sul contributo che ogni Stato membro versa al bilancio Ue rapportato al suo Pil, può non applicare la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, fruisce di significative deroghe in materia comunitaria di giustizia e affari interni. Un mix di benefit che nel tempo hanno alleggerito sempre più i vincoli comunitari del Regno Unito il cui peso decisionale è rimasto però inalterato! La Gran Bretagna ha scelto di liberarsi dei lacci...

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LE  INCERTEZZE DEL VOTO EUROPEO

Posted by on Mar 22, 2019 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su LE  INCERTEZZE DEL VOTO EUROPEO

LE  INCERTEZZE DEL VOTO EUROPEO

A meno di tre mesi dal voto del 26 maggio, le elezioni europee sono avvolte in una cortina di incertezze, fra timori e speranze per quello che sarà il futuro Parlamento europeo. Un voto che sarà fortemente condizionato da suggestioni sovraniste e rigurgiti nazionalistici generati da un diffuso malessere riconducibile alle disuguaglianze crescenti, alla precarietà del lavoro, ai problemi della sicurezza e del welfare. Azzerata ogni discriminante ideologica del passato fra destra e sinistra, risulta netta la divisione degli schieramenti politici in campo: da una parte chi crede in un’Europa unita, pur con i suoi limiti istituzionali da rimuovere, dall’altra parte partiti e movimenti  anti-sistema  che soffiano sul fuoco di una protesta antistorica per un sovranismo senza futuro. Lo Stato-nazione è divenuto la stella polare, la nuova identità politica dei novelli “padri della patria” che rigettano l’idea stessa di Europa, divenuta capro espiatorio dei problemi nazionali.  Un rigetto che affonda le sue radici nello smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia, nelle difficoltà dei giovani sul mercato del lavoro. Ed è in questo spazio di insofferenza sociale, dalla Francia alla Germania, dall’Ungheria alla Polonia, all’Italia, che i movimenti nazional-populisti si alimentano, azzerando di fatto quella solidarietà che nel Vecchio Continente aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda guerra mondiale e su cui, con lo storico Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, era stato disegnato il sogno di una nuova Europa. Ma questa Europa non fa più sognare, alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si sta  sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori e con esso la stessa coscienza europea. Si pagano i tanti compromessi al ribasso di un’Europa intergovernativa priva di un vero governo capace di rispondere alle attese dei cittadini. Il problema di fondo resta infatti la crisi di fiducia degli europei nei confronti di Bruxelles e della politica comunitaria lontana dai bisogni della gente, soprattutto nei processi decisionali relativi ai temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno. E’ la politica dei Palazzi, delle Banche, della finanza internazionale! L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Prima che scivoli nell’oblio, l’Europa deve valorizzare la propria identità culturale, rilanciare politiche economiche espansive  e di crescita, recuperare, in un momento di grandi tensioni sullo scacchiere  internazionale, la centralità politica del suo ruolo in termini di efficacia d’azione.  Un salto di qualità per fermare gli egoismi nazionali, cancellare la miopia politica di chi, avendo perso ogni memoria storica, dimentica i lutti e le distruzioni dei nazionalismi del XX secolo.uale  Illuminante la dichiarazione del Presidente Mattarella per i 60 Anni dei Trattati di Roma:  “Nessun Paese europeo può garantire, da solo, l’effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle antiche sovranità, agli antichi nazionalismi causa di lutti e distruzioni nel XX secolo,  potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità.” Avere tutti la consapevolezza che, al di là dei facili e demagogici proclami per catturare consensi o speculare sul disagio sociale, l’alternativa alla integrazione fra i popoli non sarà il ritorno alla sovranità nazionale, ma la balcanizzazione dell’Europa con il dilagare di piccole patrie regionali incapaci di incidere sulle dinamiche continentali e di fronteggiare  i guasti della globalizzazione. L’illusione della sovranità,  il “mito funesto” di Luigi Einaudi, è una promessa che non si può mantenere perché il potere è altrove! E i numerosi Trattati internazionali firmati dall’Italia lo dimostrano. La sovranità europea condivisa...

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L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

Posted by on Nov 11, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

Forte appello lanciato da Massimo Cacciari al recente Forum organizzato a Milano dal Pd: “Ripensare radicalmente l’Unione, non possiamo difendere l’indifendibile”. Un appello a pochi mesi dalle elezioni europee di maggio, “quelle politicamente più importanti mai fatte”, per recuperare consenso attorno all’Unione e dare vita a una nuova governance europea capace di assorbire il diffuso antieuropeismo e allontanare i fantasmi di una sua disgregazione. E’ profonda la sfiducia dei cittadini europei nelle istituzioni e nella tecnocrazia di Bruxelles. Una delusione per l’Unione giudicata lontana dai reali bisogni della gente. Questa Europa provoca sentimenti di ostilità, viene vissuta come l’Europa dei poteri finanziari, un’Europa che genera inquietudini, crea insicurezze, crisi di identità nazionali. Nel rifiuto di questa Europa sono confluite irrazionalmente rigurgiti di anacronistici nazionalismi, paure xenofobe, voglia di protezionismo economico. Il malessere è nello smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia e dei giovani arrivati sul mercato del lavoro dopo il crack del 2008, terrorizzati dalla crescente precarietà occupazionale.   In questo spazio di disagio sociale, alimentato da una crisi di rappresentanza,  si inseguono le sirene del populismo e l’illusione del sovranismo da parte di movimenti e partiti che di fatto azzerano  quella solidarietà che in Europa aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno europeo. Un fenomeno che pone seri interrogativi sul futuro delle democrazie europee e che fa vacillare il patrimonio di valori comuni costruiti in oltre settant’anni di pace. Il nazionalismo, padre di tutte le guerre, torna ad alzare la testa in maniera preoccupante, proponendo un presente che ha perso la memoria del passato! In un’Europa segnata dalla recessione economica e dall’austerità, populismo e nazionalismo rischiano di prendere il sopravvento veicolando l’opinione pubblica verso pericolose forme politiche di anti-sistema. Un salto nel buio in un’Europa intergovernativa priva di un governo e di una politica comune. Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto in vita le tante diversità dell’Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto federativo (Costituzione) in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Per superare le insidie della globalizzazione,  trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve riaffermare la propria millenaria identità culturale e   sviluppare in modo organico politiche economiche espansive per ridurre le differenze sociali. E’ tempo di “svecchiare”  le istituzioni  di Bruxelles recuperando democrazia e credibilità al rapporto con i cittadini : cancellare il diritto di veto, abolire le rendite di posizione, promuovere l’unione fiscale. Il mondo ci propone sfide che si vincono solo con un’ Europa unita, ben consapevoli che il corso della storia è più forte della ignavia degli uomini e della demagogia elettoralistica. La via da seguire è “condividere il futuro nell’Unione europea”, secondo il monito del Presidente Mattarella, a cento anni dalla fine della Grande guerra....

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LA DEBOLEZZA DELL’ EUROPA    

Posted by on Giu 21, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su LA DEBOLEZZA DELL’ EUROPA    

LA DEBOLEZZA DELL’ EUROPA    

La vicenda dell’Aquarius ha messo a nudo, ancora una volta, la debolezza dell’Europa, la sua latitanza dinanzi a un dramma umanitario che investe i principi fondanti su cui è stata edificata l’idea di Europa unita. E’ stato sollevato il velo delle ipocrisie, scoperchiato il vaso delle doppiezze e ambiguità europee sulla spinosa questione dei migranti. Dal prossimo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno a Bruxelles si attendono decisioni chiare per uscire da una pericolosa impasse, ma è forte il rischio del solito compromesso al ribasso! E’ in gioco il futuro dell’Ue. Il mancato accordo sulla revisione del Regolamento di Dublino del 1990  potrebbe infatti far saltare anche gli altri temi in agenda: riforma dell’eurozona, bilancio comune, unione bancaria. Con buona pace dello sbandierato europeismo del presidente francese Macron, un europeismo di facciata con una solidarietà che si ferma al confine di Ventimiglia, fra abusi e goffe accuse all’Italia di “irresponsabilità e cinismo”. Già rimossi i disastri in Libia di Nicolas Sarkozy! In un clima di antieuropeismo ammantato di sovranismo,  l’Europa sembra aver smarrito la bussola della storia, un’Europa che non fa più sognare, un’Europa che alimenta inquietudini, crea insicurezze, paure, crisi di identità nazionali. Nel rifiuto dell’Europa sono confluite irrazionalmente antiche e nuove contraddizioni: rigurgiti di anacronistici nazionalismi, paure xenofobe, voglia di protezionismo economico! Si pagano a caro prezzo gli inquietanti silenzi di Bruxelles che, perdendo ogni contatto con la mutata realtà comunitaria, ha preferito minimizzare i problemi dei cittadini europei, le loro ansie, le crescenti disuguaglianze socio-economiche. E’ giunta l’ora di una responsabile autocritica.  L’Europa deve intraprendere un’azione drastica per recuperare autorevolezza internazionale e, attraverso un diverso coordinamento della politica comunitaria, avvicinarsi ai problemi reali della gente. Far progredire cioè il “visionario progetto” europeo dei suoi Padri fondatori verso un livello minimo di integrazione politica nella consapevolezza che, nonostante limiti e difetti, l’Europa resta una scelta obbligata nell’era della globalizzazione. Un soggetto politico efficiente, vivibile per tutti,  ben inserito in un contesto storico-economico in continua evoluzione. Scongiurando così una disastrosa crisi istituzionale che non conviene a nessuno. Basta vedere il rovescio della medaglia: cosa accadrebbe ad ognuno degli attuali “condomini” dell’Europa senza la comune “casa europea”? Quale sarebbe il loro peso, come andrebbero le loro economie e le loro monete nazionali? Quale sarebbe la coesione sociale del Vecchio Continente? Se ne facciano una ragione i...

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