L’ EURO  E’  IN  CRISI? Unione politica dell’ Ue e Governo economico per il futuro della moneta unica

L’ EURO  E’  IN  CRISI? Unione politica dell’ Ue e Governo economico per il futuro della moneta unica

L’Unione monetaria può essere sicura solo se si arriva all’Unione politica. Non ci sono scorciatoie. E’ questo il messaggio che arriva dalle turbolenze dei mercati che stanno mettendo a dura prova la tenuta di Eurolandia. A essere in crisi non è l’euro! Ha dietro un mercato di circa 450 milioni di persone, economie che nonostante le tante difficoltà del momento rimangono forti. In questi dodici anni, come ha commentato sul Corriere Mario Monti, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. “E stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro.”  Gli attacchi speculativi  che stanno creando gravi tensioni in Europa non sono contro l’euro, ma si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi dell’eurozona che sono gravati da alto debito pubblico con il timore di un pericoloso effetto domino.

Il problema dell’euro consiste nell’essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca capace di garantire un intervento illimitato in caso di difficoltà. Una banderuola al vento. E’ il difetto di origine, l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, senza il sostegno di una vera politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. Manca cioè un Governo dell’economia europea espressione di una governance politica unitaria.

Una situazione di grande volatilità che rischia di polverizzare il lungo e faticoso processo di integrazione monetaria del Vecchio Continente. Il futuro della moneta unica e quindi dell’economia dell’area euro richiede una soluzione europea soprattutto in termini politici. Negli ultimi mesi la scarsa chiarezza delle istituzioni comunitarie ha costretto la Bce a supplire al ruolo guida della politica economica, come dimostra la lettera per suggerire le riforme inviata al Governo italiano.  La strada per disinnescare la crisi del debito sovrano e ridare fiducia a mercati e risparmiatori passa dunque attraverso un rilancio della costruzione politica dell’Europa. Una strada però che si presenta non facile a causa dei soliti particolarismi nazionali e delle resistenze franco-tedesche.

L’unità dell’Europa era più facile da difendere per i nostri predecessori: c’erano l’esperienza della guerra e la divisione del continente, la Guerra Fredda. Il loro superamento attraverso l’integrazione comunitaria era una motivazione forte per volere l’Europa. Questo oggi non c’è più. L’Europa per i giovani di oggi, ma anche per la generazione precedente, è un fatto scontato, una normalità che non si può più motivare con il passato. Oggi abbiamo bisogno di costruire un argomento in favore dell’Europa, che non sia più emotivo ma razionale: quali sono il suo ruolo e il suo compito in un mondo globalizzato? A quali condizioni?

E’ questo il quadro storico-politico entro il quale la classe politica europea dovrà muoversi per trovare nuovi equilibri, nuovi stimoli per disegnare, in concreto, il futuro dell’Europa partendo dall’euro e quindi dal sistema economico-monetario che rappresenta: o ci si salva insieme o si precipita tutti, uno dopo l’altro. La salvezza dell’euro dipende anche dall’unità nazionale e dalla coesione politica e sociale che i Paesi europei sapranno dimostrare per una sfida che riguarda tutti. Più cooperazione, più integrazione! Il problema di fondo dunque è quello politico: rivedere in primis il Trattato di Lisbona, frutto di un compromesso dopo la mancata ratifica della Costituzione nei referendum francese e olandese. Maggiori poteri alla Commissione europea e soprattutto un ruolo più pregnante per la Bce il cui obiettivo non è più solo il mantenimento della stabilità dei prezzi ma anche la tenuta del sistema economico-finanziario e il sostegno alla crescita. Tra gli obiettivi prioritari della Banca di Francoforte ci dovrà essere cioè la stabilità finanziaria premessa per ogni riequilibro delle finanze pubbliche dei singoli Paesi dell’Unione. Un passaggio obbligato per mettere al riparo l’euro dagli atti di pirateria dei mercati.

(nov. 2011)

5 Comments

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