DISAGIO GIOVANILE,  UN MALE DEI NOSTRI TEMPI

DISAGIO GIOVANILE,  UN MALE DEI NOSTRI TEMPI

 Il futuro della “generazione invisibile”.             

Disagio giovanile ovvero il nervo scoperto della società. I giovani rappresentano oggi l’anello debole di un sistema segnato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. Senza un passato, ma in qualche modo incapace di proiettarsi verso il futuro, la “generazione invisibile” vive il presente acriticamente, adagiandosi, e spesso rifiutando con violenza quello che la società è in grado di offrire loro.

disagio1Sui meccanismi di devianza minorile scatta l’influsso pesante della famiglia quando essa non è in grado verso l’esterno di garantire ai figli affetto, autonomia, perseguimento e raggiungimento di mete umane e professionali, cioè quella serie di elementi fondamentali per la formazione della personalità dei giovani, per l’affermazione della loro identità.

La famiglia privata del suo ruolo di formazione delle risorse individuali di base, costituisce così terreno di potenziale degrado del tessuto sociale e, in prima analisi, fattore negativo della problematica giovanile, con le sue tensioni e i suoi conflitti comportamentali. Perché è appunto nei giovani che si registra l’impatto negativo di una famiglia …. che non c’è!

E il tragico salto nel buio costituisce per molti il prezzo di una vita sbagliata. Droga, alcol, violenza su donne e bambini, vandalismo gratuito, bullismo, diventano così la risposta irrazionale alle difficoltà di affrontare responsabilmente il rapporto con la società in modo significativo.

E’ nella famiglia, in sinergia con la scuola, che occorre recuperare la smarrita visibilità dei giovani, la loro soggettività sociale, la capacità di percepire il loro futuro. La famiglia resta l’unico plausibile centro di socializzazione del ragazzo, la risposta a ogni forma di inquietudine. Costruire, in definitiva, attorno al pianeta giovani una rete di rapporti significativi.

“In questa azione di recupero, ha scritto lo psicologo varesino Paolo Soru, è fondamentale il ruolo dei genitori: non devono divenire fattori negativi nel processo  educativo dei propri figli. In una società dove è vietato vietare, dove non ci si indigna più per niente, non c’è da stupirsi di comportamenti violenti di tanti giovani, allevati senza un esempio, senza una guida salda, senza regole di comportamento.”

Il susseguirsi inquietante di fenomeni di bullismo rende sempre più urgente investire sui giovani per interrogarsi sulle cause della loro mediocrità sociale, della loro “invisibilità”, per sconfiggerne l’analfabetismo emotivo, il nichilismo culturale. Educare i giovani alla legalità, ridestare in loro i grandi ideali, la passione civile e politica per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale attraverso il recupero della…smarrita visibilità. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato.

Fino a quando la società non permetterà ai giovani di essere protagonisti nella legalità, soggetti attivi nella società, essi continueranno a vivere ai margini della strada, fuori da ogni ottica di integrazione civile e sociale. In un mutato contesto sociale, la famiglia e la scuola dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere” per restituire loro l’antico ruolo di “strumento di cambiamento sociale”.

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