SVILUPPO SOSTENIBILE, LA SFIDA DI EXPO 2015

SVILUPPO SOSTENIBILE, LA SFIDA DI EXPO 2015

La giustizia sociale e la tutela dei diritti umani- Cancellare la fame nel mondo 

Venti di guerra soffiano impetuosi in tante regioni del mondo. Si ripropone, nella sua drammatica attualità, il problema della pace e di uno sviluppo sostenibile nella consapevolezza che promuovere una società migliore non significa  aumentare  ricchezza, favorire i consumi, offrire nuove tecnologie. Significa invece garantire a tutti i popoli della terra libertà e giustizia sociale, significa assicurare forme di governo democratiche per uno sviluppo inteso come libertà per costruire un futuro nel quale nessun Uomo dovrà stendere più la mano per chiedere per carità ciò che gli spetta di diritto, secondo uno dei principi della “cittadinanza umanitaria attiva”, elaborati dal PID Ermanno Bocchini. Significa riconoscere a ogni individuo il diritto fondamentale alla vita.

E’ in atto un processo di globalizzazione che, esaltando le leggi dell’economia e del mercato, ha posto scarsa attenzione ai costi umani, sociali, culturali e ambientali.  Gli effetti perversi di decenni di politiche mondiali influenzate dagli interessi delle multinazionali e dei grandi paesi industrializzati sono sotto gli occhi di tutti:  espansione di un mercato senza regole, inquinamenti atmosferici  e avvelenamenti alimentari, identità storiche e culturali a rischio. E’ giunto il momento di ridefinire le priorità della politica, restituirle il ruolo guida nei processi di crescita della società attraverso una diversa distribuzione delle risorse economiche, mettendo l’economia  al servizio della politica, e non viceversa!

La comunità internazionale ha bisogno di governi e istituzioni  determinate a gestire le sfide dell’interdipendenza, a mettere fine a ogni prevaricazione e a ogni minaccia per l’umanità. Istituzioni decise a contrastare nei fatti e non a parole le guerre e le sistematiche violazioni dei diritti umani, sradicare la povertà e garantire a tutti il libero accesso ai diritti sociali di base: il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, all’educazione, a un lavoro dignitoso, alla casa. In particolare, all’ONU nel cui statuto, all’articolo 1, è sancito l’obiettivo di “mantenere la pace e la sicurezza internazionale”, viene chiesto più democrazia per tutti, per riaffermare il primato della politica, della giustizia e della libertà. E lontani dalla democrazia, la globalizzazione è totalitarismo e colonialismo! E’ sfruttamento!

Senza il rilancio del  sistema delle Nazioni Unite, senza un forte investimento per ridargli forza, efficacia e credibilità, le risoluzioni del Palazzo di Vetro resteranno “voci nel deserto” con buona pace degli equilibri politici, del dialogo fra i popoli ma soprattutto dell’equa distribuzione delle fonti di reddito. Sarà possibile costruire una società diversa se si riuscirà a sostituire la cultura della guerra con la cultura della pace, la competizione selvaggia con la cooperazione, l’esclusione con l’accoglienza, l’individualismo con la solidarietà.

E’ scandaloso che, nonostante l’enorme crescita della ricchezza mondiale e gli straordinari progressi tecnologici e scientifici, ci siano ancora tante famiglie nel mondo escluse dai  diritti fondamentali. All’alba del Terzo Millennio, secondo i recenti dati della FAO, ci sono nel mondo circa 900 milioni di persone denutrite e di queste 300 milioni sono bambini. Ogni giorno 24  mila abitanti della terra muoiono per fame, un miliardo e duecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, 160 milioni di persone sono senza lavoro, 250 milioni sono i bambini costretti a lavorare spesso in condizioni terribili. Come potrà mai esserci pace in un simile contesto mondiale? Quale futuro ci sarà per le popolazioni del Terzo mondo?

Da un recente Convegno  svoltosi a Varese sul tema di Expo 2015, organizzato dalla seconda Circoscrizione dell’Ib1, è emerso chiaro un messaggio: lotta agli sprechi alimentari per cancellare la fame nel mondo! “Scelte consapevoli contro gli sprechi alimentari!” E’ la sfida del nostro tempo per cancellare la fame nel mondo e salvare, attraverso uno sviluppo sostenibile,  le risorse naturali del pianeta. “Una filiera perversa, quella degli sprechi alimentari, che accomuna tecniche produttive, distribuzione e consumo finale portando a distruggere e scartare quanto probabilmente basterebbe a sfamare intere popolazioni”.

Occorre un percorso educativo che, partendo dalle famiglie, si sviluppi nella intera società”. Educare le nuove generazioni, comunicare informazioni per creare una coscienza e una sensibilità tale da poter incidere sulle abitudini alimentari”. La lotta  per la dignità umana deve essere parte di un instancabile impegno comune teso a promuovere uno sviluppo sostenibile e la globalizzazione dei diritti umani, ovvero:  diritti umani per tutti. E questi  obiettivi  si incentrano sulla dignità della persona umana, sull’eguaglianza e sulla non discriminazione, sulla solidarietà e sulla cooperazione internazionale. La globalizzazione imposta, quella cioè rispondente soltanto alle leggi dell’economia e del mercato, rischia di vedere  l’uomo oggetto e non soggetto dei processi di cambiamento della società, confinato in un infernale meccanismo di sterilizzazione dei diritti fondamentali. Sarebbe la fine dell’umanità!

 

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