CONVEGNO A BUSTO ARSIZIO SUL DISAGIO GIOVANILE E I DIRITTI DEI MINORI : POCHE LUCI, TANTE OMBRE.

CONVEGNO A BUSTO ARSIZIO SUL DISAGIO GIOVANILE E I DIRITTI DEI MINORI : POCHE LUCI, TANTE OMBRE.

Analizzati gli effetti e non le cause del drammatico problema sociale.
Ignorata la centralità del ruolo sociale della famiglia e della scuola.

“Disagio giovanile e i diritti dei minori”: il tema di studio nazionale ha trovato sede di discussione al Convegno distrettuale organizzato a Busto Arsizio presso la Sala Tramogge dei Molini Marzoli. Un Convegno per…pochi intimi, fra cui il Prefetto di Varese Alfonso Pironti, a causa anche delle abbondanti nevicate della notte.
Una realtà complessa quella legata alla condizione giovanile, dai riscontri sociali drammatici. Inquietanti i numeri forniti dal Direttore del Centro per la Giustizia minorile della Lombardia , Flavia Croce. Con riferimento al 2001 risultano presentate ben 5856 denunce alla Procura per i minorenni (pari al 14,7% del valore nazionale); 486 (13,2%) sono stati i minori, arrestati o fermati, ospitati nei Centri di prima accoglienza; 76 ( 15,6 %) è risultata la presenza media giornaliera nell’ Istituto penale per i minorenni “Beccaria” di Milano, con numeri di “ingresso da libertà” in aumento rispetto a quelli provenienti dai centri di prima accoglienza. I collocamenti in Comunità di minori in misura cautelare non detentiva sono stati 227 (17%) mentre 2891 (13 %) sono stati i “soggetti” segnalati agli Uffici Servizi sociali.
Dall’aridità dei numeri traspare nella sua evidenza l’attività dei Servizi minorili della Giustizia in Lombardia chiamati dalla legge a “tutelare , ha ricordato la relatrice, il percorso di recupero dei ragazzi, coniugando le istanze di giustizia con quelle di crescita”. Un percorso al quale non deve mancare l’azione congiunta dei servizi sociali presenti sul territorio e delle altre istituzioni pubbliche del settore.
E’ nella famiglia che nascono i primi problemi per i ragazzi, i primi conflitti esistenziali. Dante Ghezzi, psicologo e psicoterapeuta, ha posto l’accento sugli effetti devastanti che un cattivo rapporto fra la coppia può avere sul bambino: “la consapevolezza del danno al bambino , ha dichiarato Ghezzi, non sempre è avvertita da parte dei genitori.” E il dramma che a volte si consuma fra le mura domestiche coinvolge il più indifeso della famiglia, incidendo in modo notevole sulla sua psiche. “ I bambini, ha aggiunto il relatore, vengono usati come strumento nei contrasti familiari prima e nel doloroso epilogo della separazione dopo”. Parte dunque da lontano il disagio dell’ adolescente, la sua difficoltà a relazionarsi con i coetanei. Cause non sempre collegabili a fattori sociali, economici e culturali dell’ universo in cui egli vive. Sono cause molto profonde che se non interpretate in tempo lo trascinano inesorabilmente sulla pericolosa strada della solitudine. Un tunnel in fondo al quale c’è la devianza!
Ma per un minore…a rischio l’altra faccia della medaglia è l’abuso, il maltrattamento, la violenza psicologica, una situazione dietro la quale si nasconde la grande precarietà educativa e affettiva della famiglia di appartenenza. “E’ in forte ritardo la cultura giuridica a favore dei minori”, ha fatto rilevare Sergio Fabrizi, avvocato. Commentando la Convenzione ONU sui diritti dei bambini del 1989, recepita in legge in Italia nel 1991, Fabrizi ha dichiarato: “Dobbiamo considerare il bambino non più oggetto ma soggetto di diritti, dobbiamo imparare ad ascoltare la sua voce, a riservare più attenzione ai suoi problemi di crescita, a rispettare i suoi interessi”.
Un segnale importante di civiltà giuridica potrebbe essere l’attuazione su base territoriale dell’articolo 12 della Convenzione che prevede l’Istituto del Difensore civico del minore , un istituto oggi presente in Italia a livello nazionale e che opera con una decina di addetti! “Sarebbe più funzionale , secondo il commento di Fabrizi, avere un Difensore civico che possa concretamente supportare e affiancare le organizzazioni locali di assistenza e di difesa dei bambini”.
E dei problemi che affliggono la giustizia anche sul versante di quella minorile ha parlato, in chiusura, Sonia Viale, vice capo dipartimento del Ministero della Giustizia.
Importanti passi in avanti sono stati fatti negli ultimi tempi con la creazione e il potenziamento delle strutture centrali e periferiche del Ministero ma molto resta ancora da fare. In particolare, l’ex parlamentare del Carroccio, nel sottolineare la gravità del problema minorile, ha auspicato in tempi brevi “la costituzione presso ogni Tribunale ordinario di una sezione per minori e famiglie, tale da valorizzare la figura del giudice e avvicinare la giustizia al cittadino”.
E’ comunque sul piano della prevenzione che va combattuta la guerra al disagio giovanile. “L’intervento della Magistratura, ha affermato la Viale, deve essere residuale e la detenzione l’ultima misura da adottare”. Eloquente il passaggio finale della sua relazione. “Quando un fatto è diventato cronaca, è ormai tardi! I fenomeni di disagio e violenza vanno fronteggiati in tempo, anche sul piano istituzionale, prima che diventino ingovernabili, prima che per i ragazzi scattino le insidie della devianza”.
E’ calato così il sipario su un Convegno che, presentato alla vigilia con toni enfatici, non ha offerto nessuna chiave di lettura del problema in discussione. Si è limitato a fotografare, peraltro in modo stucchevole, una realtà sociale tristemente nota da tempo! Un misero dejà vu! E’ andato deluso chi si attendeva proposte e risposte concrete ai tanti problemi sul tappeto. Chi si attendeva cioè dal Convegno un messaggio chiaro e preciso.
Più che discutere degli effetti del disagio giovanile, evocando la… performance statistica del fenomeno o la riforma della giustizia con…futuribili progetti legislativi, sarebbe stato utile invece affrontare i grandi temi che sono alla base del processo educativo e formativo dei giovani : la famiglia, la scuola e i relativi fattori di interdipendenza con il ragazzo. Avrebbe cioè prodotto risultati più apprezzabili analizzare i mutamenti in atto nella società italiana, le nuove frontiere della devianza giovanile, l’ inquietudine degli adolescenti rispetto al silenzio o all’assenza della società, le prospettive occupazionali , l’importanza del volontariato sociale.
In un clima …ovattato è scivolato via senza particolari sussulti un Convegno al quale è mancata la voce dei soggetti più importanti: genitori e insegnanti con le profonde implicazioni del loro ruolo sociale. Ma forse è mancata anche un’anima!…
Si è persa una buona occasione per dare una risposta concreta all’appello lanciato sull’invito del Convegno da un volto triste di bimbo: “Ascoltami”! Gli adulti ancora una volta, parlando di disagio giovanile e diritti dei minori, hanno preferito le parole ai fatti, lasciando nel vuoto ogni seria riflessione sulle cause di un drammatico problema. Con la conseguenza di aver trasformato il dibattito sul “disagio giovanile” in uno sterile esercizio dialettico per alcuni e in una fatua autocelebrazione per altri. Quanta spocchia! Un’operazione di basso profilo sociale e culturale.
Il lionismo è altra storia! E qualcuno, recuperando modestia e umiltà, dovrebbe ora dar conto di un “fallimento” annunciato.

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