GLI EUROBOND PER IL FUTURO EUROPEO               

La necessità di finanze pubbliche coese e controllate per gestire i debiti sovrani.

La grande recessione e la crisi da debiti sovrani hanno reso sempre più evidente come in Europa ci sia bisogno di una gestione molto più coesa e controllata delle finanze pubbliche a supporto della  gestione monetaria comune. Si pagano oggi le conseguenze di scelte poco coraggiose operate in passato con l’arrivo dell’euro sui mercati. Il progetto dell’Unione monetaria europea (Uem) proponeva una grande zona di stabilità in difesa degli interessi europei, in un quadro internazionale caratterizzato da cambi fluttuanti.

Gli undici Paesi iniziali dell’Eurozona mentre furono abbastanza audaci a lanciarsi nell’avventura della moneta unica, rinunciando a una grossa fetta di sovranità nazionale, non “osarono” rinunciare anche alla sovranità del bilancio, e quindi all’idea stessa di Stato-nazione. Il forte indebitamento di tanti Paesi, con Grecia e Portogallo a rischio default, e l’assenza di ogni coordinamento comunitario, ha messo a nudo la fragilità del sistema finanziario europeo, pericolosamente esposto a manovre speculative.  E l’idea di poter uscire dalla crisi dei debiti sovrani solo con la modesta crescita attuale dell’Eurozona è una pura illusione.

Si è aperto negli ultimi mesi un dibattito a più voci per studiare uno schema  di stabilizzazione del debito pubblico in Europa. Triplice l’obiettivo: rafforzare la solidarietà della zona euro, sterilizzare la crisi del debito, tenere a bada la speculazione. Il discorso gira attorno alla emissione di titoli del debito pubblico a livello europeo (nella proposta originaria di Jacques Delors finalizzati a finanziare gli investimenti pubblici) per consolidare la moneta unica e offrire , a costi ridotti, risorse ai Paesi in difficoltà. 

Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio sulle pagine del Sole 24 Ore, in piena buriana agostana, hanno proposto il varo del Ffe, Fondo finanziario europeo, che emetta Eub, gli EuroUnionBond. Il Ffe dovrebbe avere un capitale proprio conferito dagli Stati membri dell’Unione monetaria in proporzione alle quote nel capitale della Banca centrale di Francoforte. Sarà costituito dalle riserve auree dei Paesi, da obbligazioni e azioni di società pubbliche stimate a valori reali. Con mille miliardi di euro di capitale il Ffe potrebbe fare un’emissione da 3 mila miliardi con durata decennale. Per far scendere dall’attuale 85 al 60% la media del debito della Uem sul Pil, il Ffe dovrebbe rilevare 2.300 miliardi dei titoli di Stato dei Paesi Uem. I rimanenti 700 miliardi dovrebbero andare a investimenti per far crescere imprese continentali nell’energia, nelle telecomunicazioni, nei trasporti.

Non sono in discussione i benefici dell’eurobond  per mantenere a livelli ragionevoli gli interessi richiesti dal mercato sui debiti sovrani della zona euro. “I finanziatori, ha osservato Giuliano Amato, sono messi di fronte non al solo (e debole) Stato debitore, ma a tutta l’eurozona e proprio per questo il livello di rischio che affrontano non è tale da esigere remunerazioni da capogiro”. Gli interessi cioè si abbassano e lo Stato debitore non rischia di diventare insolvibile a causa degli interessi che si cumulano a suo carico.

In termini politici si arriva al suggello della moneta unica che ha bisogno di uno scudo davanti ai mercati ai quali non può essere consentito di colpire con azioni speculative. Tutti sono però  consapevoli che la proposta degli Eub non deve far passare in secondo piano l’esigenza fondamentale che i diversi Paesi e in particolare quelli più indebitati debbano in primis ridurre i loro debiti, con politiche fiscali rigorose. Proprio per questa ragione, il Ffe, accollandosi una parte significativa del debito pubblico dell’Eurozona, dovrebbe poter avere un ruolo di “sorveglianza” sui processi di ristrutturazione dei debiti sovrani più delicati. Ciò implicherebbe una parziale rinuncia di sovranità da parte dei Paesi meno virtuosi, Italia inclusa.

Gli eurobond sono uno strumento potenzialmente utilissimo per la gestione del debito e, più in generale, per l’unità, la  stabilità e la crescita dell’Unione economica monetaria , ma non possono essere un’alternativa all’azione della politica nazionale. Dovrà quindi cambiare la governance economica europea anche per vincere le resistenze della Germania da sempre contraria alla “socializzazione del debito”, nel timore che gli eurobond possano danneggiare i Paesi più forti, mettendo a rischio parte della loro ricchezza presente e futura. Un percorso ad ostacoli. In cambio degli eurobond  Berlino  chiede la garanzia della coerenza delle politiche economiche e finanziarie dei Paesi membri, attraverso un nuovo patto, una nuova Maastricht a difesa della moneta unica.

“Il tempo degli eurobond sta arrivando”, ha dichiarato il ministro Tremonti al recente meeting di Cl a Rimini. “E’ un’dea forte, è il nuovo modello sviluppo dell’Unione”.  Il futuro  dell’Europa è iniziato!

(sett. 2011)

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