IL LAVORO FRA TIMORI E SPERANZE: LA RICETTA DI PIETRO ICHINO

  IL LAVORO FRA TIMORI E SPERANZE: LA RICETTA DI PIETRO ICHINO

 Il problema occupazionale e i suoi sviluppi – Il nodo della cassa integrazione guadagni – Un modello per il mercato del lavoro del futuro 

Possiamo sperare in un Paese in cui il lavoro sia più facile da trovare e sia valorizzato meglio? Una domanda drammaticamente attuale in un periodo di crisi economica per imprese e famiglie, con un tasso di disoccupazione giovanile schizzato al 40%.

La risposta è venuta da Pietro Ichino, noto giuslavorista, già dirigente della Fiom-Cgil, intervenuto  a un intermeeting lions, in provincia di Varese. Tesi di grande impatto mediatico quelle sostenute dal Senatore Ichino, dal 2002 sotto protezione: “Non si può pensare di creare lavoro per i giovani anticipando il pensionamento dei loro padri! Non si può continuare ad affrontare le crisi delle aziende mettendo i lavoratori in cassa integrazione per anni e anni, cioè fingendo che non siano disoccupati e farlo a spese dello Stato, cioè della collettività, senza preoccuparsi di ricollocarli, di aiutarli a trovare un nuovo lavoro.” Secondo Ichino è stato snaturato la funzione  della cassa integrazione che ha lo scopo di “tenere il lavoratore legato all’impresa da cui dipende”, nella ragionevole prospettiva di ripresa del lavoro nella stessa azienda, evitandone la dispersione della professionalità dei lavoratori.

Un efficace modello di organizzazione del mercato del lavoro, di protezione contro la disoccupazione, ha ricordato il relatore, è quello sperimentato nei Paesi scandinavi: “flexicurity”. Un mix di flessibilità delle strutture produttive con una scurezza economica del lavoratore nel caso di perdita del posto di lavoro: sostegno del reddito nel periodo di disoccupazione con un efficace meccanismo di assistenza nella ricerca della nuova occupazione (formazione, riqualificazione professionale, aiuti alla famiglia in caso di mobilità geografica) bilanciato da un’ attiva partecipazione del lavoratore nel ricollocarsi. “Un modello, ha dichiarato Ichino, che si contrappone a quello mediterraneo, ingessato, caratterizzato da una forte protezione giuridica della stabilità del posto di lavoro, nonchè dalla minore efficienza dei servizi nel mercato del lavoro e dalla conseguente maggiore difficoltà per chi viene licenziato di tornare a lavorare”.

Un concetto ulteriormente ribadito in un successivo passaggio della sua relazione: “la sicurezza economica e professionale dei lavoratori non può essere basata sul mitico posto fisso, ma deve essere costruita rendendo le persone capaci di orientarsi e muoversi nel mercato e di rendersi utili per le imprese, anche attraverso nuovi profili lavorativi.”. L’Unione europea, è stato osservato, ha raccomandato agli Stati membri di adottare politiche del lavoro ispirate al modello della “flexicurity”. Dovrà cambiare però la ricerca del lavoro, soprattutto per i giovani, oggi affidata prevalentemente alla rete personale, familiare o amicale di conoscenze. Valorizzare le Agenzie di collocamento, private o pubbliche, per scelte occupazionali mirate e ben definite nel tempo, per scoraggiare la “fuga di cervelli” (“brain drain”), la fuga cioè dei nostri giovani più bravi all’estero. Di speranza il messaggio finale di Pietro Ichino: “Il futuro prossimo, riserverà occasioni di lavoro nel comparto dei servizi alla persona, alla famiglia e alle comunità locali e, passata la crisi, nel campo della ricerca, dell’istruzione, dell’informatica e telematica, dei servizi in rete”.

Continueranno a esserci delle barriere che terranno separate domanda e offerta di  lavoro, ma “più si diffonderà la conoscenza dei problemi del mercato del lavoro, più sarà facile superare quelle barriere!”. Ovvero: vivere senza angoscia la precarietà occupazionale ma considerarla un’occasione per riqualificarsi professionalmente e valorizzare le proprie capacità. Facile a dirlo, ma tutto da provare in tempi di … vacche magre!

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