Dopo una complicata approvazione con “riesame tecnico” per la riscrittura ex novo di alcune norme e l’inserimento postumo di altre disposizioni, il Governo ha dato il via libero alla Legge di Bilancio 2022 che, con venti giorni di ritardo, approda in Senato, a Palazzo Madama. In un clima di grande tensione e forti contrasti fra i partiti inizia il lungo iter parlamentare. Sarà certamente un dibattito dimezzato, con un passaggio solo formale alla Camera per i tempi ristretti, dovendo la manovra essere approvata dal Parlamento entro la fine dell’anno per evitare l’esercizio provvisorio.
In 219 articoli, contenuti in un voluminoso documento di oltre 100 pagine, è racchiuso il fil rouge di una manovra per la crescita che, ha dichiarato il premier Draghi, “agisce sulla domanda e sull’offerta, taglie le tasse, stimola gli investimenti e migliora la spesa sociale”. Una manovra espansiva, da trenta miliardi, per aiutare l’economia a uscire dalla crisi determinata dalla pandemia, rafforzando le previsioni del Pil oltre il 6%. Un quadro macroeconomico già delineato nel Dpb, Documento programmatico di bilancio, approvato lo scorso 15 ottobre dal Consiglio dei ministri per l’invio alla Commissione Ue, con risorse in deficit per 23,4 miliardi. Un bilancio in “profondo rosso” reso possibile dalla clausola di salvaguardia del Patto di stabilità con la sospensione a tutto il 2022 delle regole europee di bilancio e del saldo di medio termine concordato con Bruxelles. Una manovra, negli auspici generali, che spinge verso la crescita, anche se -ormai è chiaro- questa sfida si gioca altrove: sull’attuazione a livello nazionale del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sul controllo dell’inflazione a livello sovranazionale e, soprattutto, sulla capacità di reazione del nostro sistema produttivo alla ripresa della domanda, strettamente legata al controllo della pandemia e alla sua evoluzione.
Un bilancio a 360 gradi, vengono affrontati una miriade di questioni. Dalla riduzione della pressione fiscale e contributiva a interventi in campo previdenziale, dagli investimenti a disposizioni su scuola, università, sanità e lavoro. Passando attraverso la consueta e complessa riorganizzazione dei tanti bonus fiscali, tema di scontro all’interno della maggioranza. In particolare, per quanto riguarda il fisco, il disegno di legge varato dal Governo prevede la costituzione di un fondo di 8 miliardi di euro per il 2022 e di altri 8 per l’anno successivo destinati alla riduzione degli oneri fiscali tra cuneo fiscale, Irpef e Irap. Ma tutto resta ancora da scrivere. Si tratta infatti di una misura che dovrà trovare contenuti concreti con la legge delega sulla riforma del fisco, attualmente all’esame del Parlamento. Rinviate al 2023 la plastic tax e la sugar tax. Stop al cashback, il rimborso di Stato per acquisti con pagamenti tracciabili che sarebbe dovuto ripartire dall’ 1 gennaio 2022. Il relativo risparmio, pari a 1,5 miliardi, sarà utilizzato per la riforma degli ammortizzatori sociali.
Per quanto riguarda le pensioni, con buona pace dei suoi fautori, finisce il triennio sperimentale di “Quota 100” che aveva cancellato la contestata Legge Fornero del 2011. Al suo posto “Quota 102” che permetterà l’uscita dal lavoro con 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva. Nel 2023 in pensione con “Quota 104”. Per opzione donna 58 anni l’età di uscita. Sul fronte caldo dei bonus fiscali, confermati i bonus edilizi ed energetici in vigore, ma con alcune variazioni. Il bonus del 110 per cento è prorogato al 30 giugno 2022, con ulteriore estensione al 31 dicembre 2022 per tutti i condomini e per le abitazioni principali di contribuenti con Isee inferiore a 25 mila euro. Dal 2022 la detrazione calerà fino a raggiungere il 65 per cento nel 2025. Il bonus facciate, prima soppresso e poi prorogato a tutto il 2022, passerà dal 90 al 60 per cento. Per tutti i bonus in edilizia, dopo febbrili consultazioni fra le forze politiche, prorogati al 2024 sia gli sconti in fattura che la cedibilità del credito d’imposta. Per il superbonus 110 per cento, in particolare, il Consiglio dei ministri ha fatto ricorso a un decreto legge per prevenire le frodi a danno dello Stato (controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, estensione dell’obbligo del visto di conformità). Sopravvive il reddito di cittadinanza fino al 2029, ma con l’introduzione di correttivi e norme più rigorose per combattere le truffe finora registrate.
Al Parlamento l’ultima parola sulla Legge di bilancio 2022, nella speranza che le bandierine dei partiti lascino il posto a un serio e costruttivo dibattito sul futuro economico del Paese, evitando la bagarre di sempre che sarà infine risolta con un avvilente voto di fiducia su un maxi-emendamento presentato dallo stesso Governo, così da avere il solito unico articolo da oltre mille commi. Un triste dejà vu.



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