TAX DAY: CONTRIBUENTI ALLA CASSA

TAX DAY: CONTRIBUENTI ALLA CASSA

                                                    

Nessuna proroga per i versamenti delle imposte a saldo 2019 e in acconto 2020. Proteste e minacce di scioperi per il tax day del 20 luglio. Respinta dal Governo la richiesta di professionisti e Caf di un rinvio al 30 settembre: “la proroga inciderebbe sull’elaborazione delle previsioni delle imposte autoliquidate della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza da presentare in settembre al Parlamento”. In concreto, il motivo dell’esclusione dell’ulteriore proroga (dopo quella del 30 giugno) dei termini per i versamenti di Irpef, Ires, Irap (qualora dovuta) e di imposte sostitutive risiede in “questioni da cassa”: secondo la Ragioneria Generale servirebbero 8,4 miliardi di euro per un nuovo rinvio, risorse attualmente non disponibili. Lo Stato necessita insomma di risorse: l’Erario ha risentito in maniera pesante del differimento delle varie scadenze fiscali del periodo tra marzo e il mese di maggio. Ben 22 miliardi di euro in meno (-8,4%) di entrate tributarie e contributive nei primi cinque mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, che rientreranno soltanto a fine settembre.  

Resta comunque il malumore fra operatori e contribuenti per la mancata “proroga di buon senso”. Nessuna considerazione sul fronte governativo del grande impegno degli Studi professionali durante e dopo il lockdown per assistere imprese, lavoratori e famiglie nel fronteggiare l’impatto economico dell’emergenza e nella fruizione dei vari bonus e indennità. Un groviglio di norme e moduli da compilare e trasmettere che di fatto ha sottratto tempo alla predisposizione delle dichiarazioni e alla determinazione degli importi dei versamenti in scadenza. Senza poi ignorare il problema di fondo dei contribuenti: la mancanza di liquidità per attività economiche che stentano a decollare.

Dal Ministro dell’Economia Gualtieri, tuttavia, è giunta al popolo delle partite Iva (4,5 milioni di contribuenti) la promessa di riavviare presto i lavori sulla riforma fiscale, sospesi a causa della pandemia. Riforma che riguarderà il taglio delle tasse e del tax gap, la semplificazione di adempimenti con una riduzione dell’Irpef sul lavoro e l’introduzione dal 2021 dell’assegno unico per rendere più equo ed efficiente il fisco. Il nostro sistema fiscale, ha osservato l’ex Ministro dell’Economia Tremonti, deriva nel suo impianto base da quanto fu realizzato con la riforma del 1971-1973: una scelta complessa con l’introduzione dell’Iva e del Testo unico delle imposte sui redditi. Ma da allora quasi tutto è cambiato: dal modello sociale e demografico (la società è invecchiata) al modello produttivo (diffusione delle partite Iva), dal modello ambientale (tutela dell’ambiente) al modello statale (“federalismo”). L’Irpef, “l’imposta regina” dell’ordinamento tributario, è stata “detronizzata” da regimi forfettari speciali che “svuotano l’idea di giustizia progressiva”.

E’ tempo di operare per un sistema che garantisca efficienza amministrativa (lotta all’evasione, semplificazione) ed equità fiscale, tale da promuovere la crescita economica in un contesto di sostenibilità pubblica, principalmente attraverso una riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil. E’ arrivato il momento di rendersi conto che, con un’economia in recessione, il re è nudo! A bando promesse e proclami, si metta finalmente mano a una seria (e sostenibile!) riforma tributaria che possa trainare la ripresa economica nel segno della certezza, della trasparenza e della equità della tassazione. Sarà uno dei punti centrali del Piano nazionale per la ripresa che il Governo dovrà presentare in settembre a Bruxelles per accedere al Recovery Fund: una partita importante da giocare per il futuro della nostra economia. Competenza, lungimiranza e responsabilità per un’azione politica di grande respiro.