LE STRAGI DEL SABATO SERA : GUIDARE CON IL VOLANTE O CON IL BICCHIERE?

LE STRAGI DEL SABATO SERA : GUIDARE  CON  IL  VOLANTE  O  CON  IL  BICCHIERE?

L’alcol il killer del weekend –  Cause ed effetti di un drammatico fenomeno sociale.

Le “stragi del sabato sera”. Una cronaca senza fine, un bollettino continuo di morti sulle strade: tanti ragazzi e ragazze che, andando incontro a un assurdo destino nel cuore della notte,  spezzano tragicamente la loro vita, lasciando nel dolore profondo i propri genitori, derubati di sogni e speranze. E una vita spezzata in giovane età è un problema sul quale interrogarsi.

Si parla spesso di curve assassine, di alberi killer, di strade dissestate per giustificare le corse in auto che il sabato finiscono in tragedia. Una guerra invisibile che si combatte sulle strade. Ma il 90%  degli incidenti stradali è imputabile  a chi  sta al  volante. L’Istituto superiore di Sanità, relativamente ai dati diffusi per il 2010, parla di oltre 5600 morti in incidenti stradali in Italia, di cui nel 30%  dei casi i conducenti erano sotto effetto di alcol.  Il primo contatto con bevande alcoliche in Europa avviene attorno ai 14 anni e mezzo, in Italia si beve già a 12 anni e mezzo! Un triste primato per il Belpaese! E’ di moda fra i giovani il “binge drinking”, un mix di superalcolici dagli effetti devastanti. Lo sballo da alcol. Tanto e in poco tempo, dai cinque bicchieri in su in meno di due ore! Fra i sedicenni,  beve così il 20,4% di maschi e l’8,6% di femmine, ma l’abuso sistematico è in crescita e tocca anche i ragazzini delle medie.

L’alcol è considerato con il fumo la “porta d’ingresso” verso il consumo di sostanze d’abuso. Il danno causato dall’alcol, oltre che al bevitore, si estende alle famiglie e, più in generale, alla collettività, gravando in ultima istanza sull’intera società. Si stima, infatti, che i problemi di salute indotti dal consumo/abuso di prodotti alcolici siano responsabili del 9% della spesa sanitaria. Un costo sociale in continua crescita!

Ma qual è la molla che spinge il giovane verso l’alcol, fino a diventare alcol dipendente? Tre  sono le tipologie di alcolismo tra i giovani più diffuse, riconducibili a fattori di ordine  psicologico, sociale e culturale. La prima è considerare l’alcolismo come modalità di integrazione nel mondo degli adulti. Il piacere del rischio per acquisire l’indipendenza, per sentirsi grandi. Genera l’effetto trasgressione: trasgredire per verificare insieme ai compagni ciò che è vietato, ciò che non si conosce, contestare i valori degli adulti.

La seconda è considerare l’alcolismo come auto-medicazione: messo di fronte alla crisi adolescenziale o a uno stato patologico, il giovane ricerca nell’alcol un effetto farmacologico. E’ la medicina per il suo malessere interiore. La mancanza di interessi e l’assenza di obiettivi porta a noia e sentimenti di inutilità. Un vuoto emozionale (ed affettivo) da… “riempire”.

La terza è considerare l’alcol come una droga. E’ la fuga dalla realtà! In mancanza di ogni forma di autostima il salto nel buio è l’ultima tappa di un percorso esistenziale tormentato. E’ la risposta irrazionale alle difficoltà di affrontare  il rapporto con la società in modo responsabile.

Un disagio giovanile dietro il quale si nasconde spesso la fuga da un contesto sociale e familiare estraneo, se non ostile. La famiglia, privata del suo antico ruolo di formazione, costituisce fattore negativo della problematica giovanile. I giovani rappresentano oggi l’anello debole di un sistema segnato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. Uno scenario di grande decadimento, anche morale, che fa a pugni con il luccichio di un apparente benessere, con il facile arricchimento, con una vita spericolata, vissuta senza inibizione alcuna.

Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, ha osservato che: “Il punto di partenza per una discussione sulle stragi giovanili, non è il sabato sera, ma andare a vedere cosa succede in famiglia dal lunedi al venerdi”. Quali possono essere allora le risposte a un inquietante problema sociale?

E’ fondamentale educare i giovani alla legalità, al rispetto del codice della strada, ridestare in loro i grandi ideali, la passione civile  per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. In questo percorso, la famiglia e la scuola dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere”. E’ nella famiglia, in sinergia con la scuola, che occorre recuperare la smarrita visibilità dei giovani, la loro soggettività sociale, la capacità di percepire il loro futuro.

La “cultura della sicurezza”  passa sì attraverso legami familiari saldi e sicuri ma deve  passare anche attraverso un’ azione di prevenzione, con misure legislative più severe. Ma va sviluppata anche un’adeguata informazione dei rischi connessi all’uso di alcol. E’ necessario diffondere la percezione del rischio collegato al consumo dell’alcol, sia nella popolazione giovanile che negli operatori didattici,  per vincere ogni forma di indifferenza e di assuefazione sociale.

Di grande impatto emotivo un dato fornito dal Dirigente del Compartimento della Polizia stradale della Lombardia, Giovanni Di Salvio nel corso di un Convegno Lions a Varese:  “nel periodo 2001-2009 sono stati rilevati in Italia 216.734 incidenti, i feriti oltre 3 milioni di cui il 25% con lesioni permanenti, le vittime 52.341!” E’ scomparsa una città di provincia!..

Voltare pagina! Che il sabato sia un giorno di festa e non più un giorno di lutti e di dolori! L’alcol, il killer del sabato sera, va sconfitto! La vita va vissuta, non va bevuta!

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