Sviluppo sostenibile e modello nutrizionale – Creare una nuova coscienza e un diverso stile di vita nell’alimentazione – La “Carta di Milano”, eredità di Expo 2015.
Scelte consapevoli contro gli sprechi alimentari! E’ la sfida del nostro tempo per cancellare la fame nel mondo e salvare, attraverso uno sviluppo sostenibile, le risorse naturali del pianeta. Il tema di Expo Milano 2015 è stato dibattuto a Varese, nel corso di un Convegno Lions all’Università degli Studi dell’Insubria. Un tema che nella sua drammaticità riguarda la vita quotidiana di tutti: comunità, famiglie, imprese e singoli individui. “Una filiera perversa, quella degli sprechi alimentari, che accomuna tecniche produttive, distribuzione e consumo finale portando a distruggere e scartare quanto probabilmente basterebbe a sfamare intere popolazioni”.
Di portata innovativa la Legge 155/2003, la “Legge del buon samaritano”, che, in un solo articolo, ha fissato le modalità di riutilizzo delle scorte alimentari avanzate a favore delle Onlus impegnate nella distribuzione gratuita agli indigenti. Ma non bastano le leggi, approvate spesso sull’onda della emotività, a risolvere il problema: occorre un percorso educativo che, partendo dalle famiglie, si sviluppi nella intera società. Educare le nuove generazioni, comunicare informazioni per creare una coscienza e una sensibilità tale da poter incidere sulle abitudini alimentari. Orientarsi cioè verso un diverso stile di vita nell’alimentazione nella consapevolezza che un modello alimentare sostenibile è quello che ha un basso impatto ambientale e contribuisce alla salute alimentare. E in questa direzione si colloca la “dieta mediterranea” (cereali, legumi, frutta, pesce, carni bianche) seguita però da appena il 10% della popolazione, nonostante le conclamate conseguenze negative (obesità, problemi cardiovascolari) del “modello nutrizionale americano”.
E’ inquietante la misura degli sprechi alimentari in Italia. Una situazione allarmante, con numeri incredibili: il 27% del cibo acquistato per uso domestico in un anno, pari a 75 kg. pro capite, finisce … in spazzatura! In soldoni: 1600 euro a testa, equivalenti al 3% del PIL! Ciò che finisce in pattumiera (pasta, cibi pronti, pane, carne e pesce) potrebbe sfamare 44 milioni di italiani. Uno spreco di cibo che è cresciuto del 50% nel mondo dal 1974 ad oggi. Ma lo spreco di alimenti, quelli che pur non avendo più un “valore commerciale” conservano ancora un “valore alimentare”, non si annida soltanto nelle famiglie: grandi “dispersioni” si registrano anche nella produzione, nella trasformazione e nella distribuzione. Un vero oltraggio a chi lotta quotidianamente per sopravvivere. Scelte alimentari irresponsabili rapportate alle tante sacche di povertà presenti anche nel Belpaese! Un devastante fenomeno da arginare, attraverso una “rivoluzione alimentare” finalizzata a favorire nella ricerca lo sviluppo e l’adozione di soluzioni tecnologiche innovative per ridurre gli sprechi nel consumo alimentare domestico e di ristorazione.
A Milano, in occasione di Expo 2015, saranno discussi alcuni nodi cruciali della sfida alimentare globale che ci accompagnerà per i prossimi anni. Un dibattito che culminerà nella “Carta di Milano”, una sorta di Protocollo di Kyoto dell’alimentazione. Il documento, che sarà consegnato al Segretario generale dell’ONU in occasione della sua venuta a Milano, rappresenta l’impegno globale per la nutrizione: l’eredità di Expo Milano 2015. Il “protocollo sul sistema alimentare sostenibile” , ideato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, impegna le parti che decidono di sottoscriverlo a una serie di azioni finalizzate a conseguire modelli di consumo e di produzione più sostenibili. Il protocollo si pone tre obiettivi principali: ridurre al 50% entro il 2020 l’attuale spreco di oltre 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, limitare le speculazioni finanziarie e la quota dei terreni destinata alla produzione di biocarburanti a livello globale, compiere sforzi aggiuntivi per eliminare fame e malnutrizione da un lato e obesità dall’altro.
L’obiettivo di fondo, attraverso la lotta agli sprechi alimentari, è quello di “risolvere le cause strutturali della povertà”, come ha auspicato Papa Francesco, per “dire no a un’economia dell’esclusione e della iniquità che uccide e che causa profonde ingiustizie sociali”.



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