EURO, FRA DELUSIONE E SPERANZA…

EURO, FRA DELUSIONE E SPERANZA…

L’intervento dell’economista Carlo Secchi, Rettore emerito della Bocconi, all’intermeeting del Gallarate Seprio – La partecipazione di oltre cento soci in rappresentanza di dodici club
“Lasciare l’euro? Un’idea stravagante!” In questa battuta è racchiusa la “lectio magistralis” tenuta da Carlo Secchi, Rettore emerito della Bocconi, docente di Politica economica e monetaria, all’intermeeting del Gallarate Seprio, Presidente Enzo Cattorini, organizzato giovedi 27 febbraio alle Querce di Casorate Sempione in collaborazione con il Busto Arsizio Bramantesco, Castellanza Malpensa, Lonate Pozzolo Brughiera, Solbiate Arno Valle Arno e Varese Prealpi. Grande partecipazione di ospiti e di lions: oltre cento soci in rappresentanza di dodici Club del Distretto. Numerosi gli officer fra i quali il PDG Colombo, il Presidente di zona Franchin e nove Presidenti di Club. Un intermeeting vissuto con autentico spirito lionistico: “essere parte attiva della comunità”.
Di grande attualità il tema della serata, “Euro: delusione o speranza?”, introdotto da Antonio Laurenzano, opinionista economico della Prealpina di Varese, che nel commentare la politica economica e monetaria dell’Ue ha evidenziato i controversi aspetti della crisi finanziaria con il black out fra debiti sovrani e sistema bancario. Aspetti approfonditi con grande rigore scientifico dall’illustre relatore che ha ripercorso le tappe più significative della integrazione economica e politica dell’Europa, dagli Anni Cinquanta con la CECA al Trattato di Maastricht, fino al varo della moneta unica. Una ricostruzione storica supportata da profonde considerazioni: “Alla base del sistema monetario c’è una moneta senza un’Unione politica, senza una banca centrale, di tipo federale, in grado di intervenire come prestatore di ultima istanza per salvaguardare la solvibilità dei titoli di Stato. Un’ Unione monetaria con una moneta comune ma con sovranità multiple e debiti sovrani incontrollati.” Una situazione che nel tempo è esplosa per non aver l’Europa definito una strategia imperniata su una reale integrazione economica.
Chiaro sul punto il giudizio di Carlo Secchi: ”Fino al 2008, anno d’inizio della crisi generata dal crack della Lehman Brothers, per l’Eurozona sono stati anni positivi senza però che venissero realizzate quelle riforme strutturali interne per prevenire le speculazioni dei mercati e le turbolenze finanziarie legate all’indebitamento di alcuni Paesi”. E, in una economia sempre più globalizzata, l’Europa ha pagato a caro prezzo la mancanza di coordinamento delle politiche di bilancio. “La recessione economica con la caduta dei consumi e dei livelli occupazionali, è stato osservato, è la conseguenza della politica di austerità adottata dall’Ue per scongiurare un rovinoso default della moneta unica.” Un mix di rigore fiscale e finanziario che ha arrestato la crescita e lo sviluppo. L’Europa è vista come il feroce guardiano dei conti pubblici, il fautore di tasse e balzelli, la bandiera dei disagi sociali. “Si continua a scaricare sull’Europa colpe e inefficienze che sono invece della politica nazionale.” E in questo clima cresce un sentimento antieuropeo alimentato da un inquietante populismo. ”Ma indietro non si torna!”, ha affermato Secchi. L’uscita dall’euro e un ritorno alla sovranità monetaria genererebbe un profondo sconvolgimento economico. Per l’Italia sarebbe un ritorno ai mali del passato: esplosione dei costi energetici, svalutazioni competitive, inflazione a doppia cifra, illusione di maggiore export. “Una zattera alla deriva nel Mediterraneo!”La scialuppa di salvataggio? Più Europa, ma più responsabilità.

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