Pur nella condivisione degli scopi del lionismo, da più parti vengono sollevati dubbi e riserve sulla sua reale penetrazione in una mutata realtà sociale, così diversa rispetto agli Anni Cinquanta, gli anni dei primi lions club in Italia. Qualcuno parla di “scricchiolio del lionismo”, di “lionismo ingessato, di “corpo estraneo della società”, di “lionismo in via di estinzione”!
Tanti i “mali oscuri” del movimento: la carenza di una concreta progettualità a ogni livello, la mancanza di un efficace coordinamento, la discontinuità d’azione, la scarsa volontà di integrarsi nella struttura dell’Associazione e non ultimo lo status del socio lions.
Quale lionismo disegnare per il nuovo secolo? Non certamente quello senz’anima, a volte …folcloristico che qualcuno si ostina a proporre, un misero miscuglio di sagra paesana e fiera dell’effimero. E neppure quello che si materializza nella improvvisazione, nella polverizzazione e a volte nella “personalizzazione” dei service.
No, non è questo il modello da inseguire. Occorre pensare invece a un lionismo realmente presente nella società civile, in grado di intercettare bisogni e aspettative, un lionismo di proposta sociale, di partecipazione, ma soprattutto “coscienza critica” sul territorio, interlocutore privilegiato dell’ente locale nella programmazione dell’attività socio-culturale.
E’ alla società civile infatti che dobbiamo aprirci, che dobbiamo far giungere la peculiarità del nostro messaggio di operatori, di mediatori socio-culturali per testimoniare nella qualità la nostra appartenenza lionistica. Una incisiva presenza nel sociale per la cui affermazione è necessario però abbandonare ogni astratta enunciazione retorica, superare ogni deleterio immobilismo, bandire l’estemporaneità, il vuoto programmatico, la desertificazione culturale! Occorre cioè trovare il coraggio di recuperare l’elitarietà di un tempo, negli uomini e nelle azioni, per restituire al messaggio lionistico credibilità e “moral suasion”. Il “lionismo delle grandi speranze” si costruisce con service di ampio respiro sociale: la prevenzione, il dialogo interreligioso, la cittadinanza attiva, le nuove povertà, l’ambiente. La nostra visibilità, così strettamente legata alla qualità della nostra azione, si guadagna attraverso un salto di qualità.
In un’epoca fortemente caratterizzata dalla caduta di tanti valori, da un crescente nichilismo culturale e da un inquietante disimpegno sociale, la società ha bisogno del lionismo. Un lionismo che, in linea con la evoluzione dei tempi, non può essere più quello assistenziale delle origini, ma un lionismo capace di coniugare la solidarietà con la cultura, nella sua accezione più ampia, capace cioè di suscitare dibattiti, fare opinione, incidere sulle scelte programmatiche nella gestione della “res publica”, forte di una indipendenza di giudizio, nonché delle intelligenze e delle tante e diffuse professionalità al suo interno.
E i lions, avendo fra le proprie finalità quella di “prendere attivo interesse al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità”, hanno il diritto di essere soggetti attivi nel processo di crescita della società. Dovrebbero diventare sul territorio degli “opinion leader” se non degli “opinion makers”, dei suscitatori di “bisogni” che la classe politica dovrebbe soddisfare. Nessuna supplenza istituzionale, ma nemmeno inerzia, o peggio latitanza, di fronte a concrete esigenze della comunità eluse dalle istituzioni.. Agire come protagonisti e non come anonime comparse sociali!
La nuova frontiera del lionismo passa dunque per una diversa “cultura del servire”: un lionismo del Terzo Millennio operoso e concreto che sappia essere a un tempo associazione di servizio ma anche movimento di opinione. Coniugare cioè in felice simbiosi solidarietà e cultura!
Si tratta di percorrere strade ancora da scoprire, ma è certamente un modo per allontanarsi dal terreno paludoso di un lionismo non più adeguato alle necessità del nostro tempo. Un lionismo lento nella sua azione di servizio, sclerotico nella sua dinamica organizzativa, pletorico nella sua struttura. Se riusciremo come Lions a vincere questa nuova sfida potremo essere davvero orgogliosi del nostro passato e guardare con fiducia al nostro futuro, nella consapevolezza che ogni Lions non è portatore di una cieca illusione, ma portatore di una fede e di una speranza che non muore mai! La speranza di un mondo migliore.



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