La centralità della dignità umana nel processo di crescita della società.
Da tempo, si ritiene che il lionismo, nella peculiarità dei principi etici a cui si spira, non tanto sotto il profilo culturale quanto per la continua evoluzione dei costumi debba essere “rivisitato” per rigenerare un tessuto sociale non più idoneo alle necessità di una società profondamente mutata.
Per questo s’impone un allargamento dei nostri orizzonti mentali per lo sviluppo di un’attività finalizzata a “comunicare” al mondo lo stato di bisogno economico e ambientale in cui vivono molte comunità. Il che equivale a tutelare la centralità dell’uomo, la sua dignità, promuovendo l’esaltazione della vita umana. Un obiettivo per realizzare il quale occorre una “cultura creativa”, espressione di un’alta genialità d’idee, fatta d’impegno quotidiano per un fattivo sostegno dei diritti fondamentali della persona che permetta di guardare con speranza al futuro e onorare al meglio un’etica, talvolta trascurata…
Il rispetto della vita umana c’impone di non ignorare la precaria esistenza di intere popolazioni, come nel Niger, nel Darfur, e in molti altri paesi della terra, che per l’egoismo dei governanti, e l’inquietante assenteismo di “noi tutti”, continuano a soffrire e a morire per la mancanza dei beni primari. Tutto ciò ha generato e genera tuttora devastanti pandemie, sempre più ricorrenti sulla scena mondiale. Ma fino a quando l’uomo non rinuncia all’egoismo e riconosce i diritti inalienabili della persona, in tanti territori, non può che trionfare la miseria, il degrado, con grave pregiudizio dei principi etici che sono alla base del lionismo.
Per risolvere tale problema, purtroppo, non ci sono soluzioni miracolose: occorre affrontare le complesse questioni della vita economica, politica e sociale, sia in ambito nazionale che internazionale, coinvolgendo le istituzioni, per cercare di attenuare lo stato di grande malessere, carestia, violenza, in cui vivono milioni di esseri umani. Il che non è di facile attuazione. Si può, in merito, auspicare, per quanto sia possibile, che gli uomini che hanno segnato e segnano la storia del lionismo, s’impegnino nel difficile compito di assicurare e comporre il legame tra i soci, affinché il mondo lionistico “unito e consapevole” possa inviare forti segnali, con service di grande spessore, che consentano di dare speranza a chi soffre.
Tale unione di forze nel segno della collaborazione riposizionerebbe l’Associazione su un piano di una reale credibilità e visibilità sociale. Lo sviluppo, però, di un siffatto lionismo richiede solidarietà, spiccata sensibilità socio- culturale, impegno, preparazione da cui possano discendere comportamenti, service mirati per lo sviluppo sociale per casi “Niger, Darfur”, e di tanti altri specifici bisogni umani del nostro tempo.
La vita dell’uomo è stata sempre costituta da continui piccoli passi d’interazione con altri soggetti, e non può fermarsi! Aiutare chi soffre e vive un’esistenza precaria è compito anche di “noi lions”, perché facciamo parte di quella umanità che spera che tutti i popoli possano progredire nella giustizia, anche se cosi non è!… Viviamo in una società multietnica che rende concreto un pluralismo culturale, che chiede una grande sfida di rinnovamento, cui l’Associazione non può sottrarsi. E’ necessaria una responsabile presa di coscienza di quanti, come noi, possono riconoscersi e associarsi per idee e fantasia creativa allo scopo di promuovere azioni e relazioni all’insegna del motto “We serve”. Punto di forza del nostro successo.
Ma interroghiamoci! La nostra Associazione, con le sue attuali strutture di Distretto e di Multidistretto, è ancora nelle condizioni di assicurare la crescita dei nostri valori, propiziare nuovi modelli di comportamento, come auspicato? Regna sull’argomento un totale scetticismo dovuto al fatto che, nonostante i continui congressi (e quello di Verona, tristemente, lo conferma!), non è ancora emersa una specifica unanimità su un progetto che richiami la carta dei diritti e manifesti l’impegno dell’Associazione a dare concretezza ai valori fondamentali come l’amicizia, la solidarietà, una leale collaborazione, un confronto costruttivo sulle cose da fare. Il tutto quale premessa centrale per la modernizzazione della intera organizzazione lionistica e l’attuazione di un’etica figlia del tempo in cui viviamo. Non esiste infatti una uniforme codificazione dell’etica in nome della quale si può chiedere conto: esistono costumi, regole morali di giustizia, tolleranza, per una pacifica convivenza tendente alla promozione e allo sviluppo del benessere della persona, fondato sulla verità.
E’ essenziale, dunque, rilanciare senza indugio la crescita della persona, mettendo a disposizione le nostre energie intellettuali per il bene della comunità. Così operando la storia della nostra Associazione potrebbe ritenersi un paradigma della modernità “di quel processo volontario e continuo del tempo che ci distanzia dalle radici immobili della tradizione che solo la crescita matura e consapevole può consentire”, per il compimento di un processo associativo di duratura modernità, nel solco della storia della nostra identità.
Per costruire una società migliore, proviamo tutti insieme a promuovere un service d’eccezione! “Restauriamo” la più grande opera d’arte di sempre: l’Uomo, oggi minacciato nella sua intelligenza, nei suoi sentimenti, nella sua libertà di espressione, nella sua cultura da tanti falsi miti e da tante violenze! Ricostruiamo l’Uomo che è dentro di noi per ricostruire il mondo intero! Riscopriamo i valori fondanti dello stare insieme per “creare e stimolare lo spirito di comprensione fra i popoli”! Utopia? Ma è l’utopia che muove la storia!…



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