L’euro ha compiuto dieci anni! In un clima di generale entusiasmo, il 1° gennaio 2002, la moneta unica entrava nelle tasche di circa 300 milioni di europei, in 12 Stati membri dell’Unione europea, ponendo fine all’incertezza dei cambi e agli sbalzi inflazionistici. Un passaggio storico: il superamento di divisioni e rivalità del passato, un grande segno di pace, l’affermazione di una comune volontà dei popoli del Vecchio Continente di camminare insieme nella storia. Il primo significativo passo verso l’integrazione politica dell’Europa, il sogno di una vita di tanti europeisti.
Ma è stato un compleanno sofferto, perché la moneta unica, che avrebbe dovuto garantire stabilità e crescita, è invece al centro del … fuoco concentrico delle speculazioni, anche politiche. Aspettative deluse, sogni infranti… per colpa di una crisi finanziaria, di una tempesta selvaggia dei mercati privi di automatismi equilibratori .
Dentro la crisi si è colta l’assenza di quello “spirito europeo” che superasse gli egoismi e gli interessi nazionali come si prometteva al changeover, quando si caricava la moneta unica del compito di portare l’Unione verso la progressiva integrazione comunitaria. Forse si è pagata l’ambizione di imporre una “moneta senza sovrano”, senza uno Stato, nell’illusione che, attraverso il danaro uguale per tutti e una Banca centrale europea svincolata dai governi nazionali, partisse il volano che conduceva in fondo al traguardo degli “Stati Uniti d’Europa”, com’era nel sogno dei padri fondatori. A dieci anni dall’adozione della moneta unica, lo tsunami finanziario ha mostrato la grande miopia del Trattato di Maastricht, fondato su una valuta unica ma con sovranità molteplici!
Il problema dell’euro consiste nell’essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca capace di garantire un intervento illimitato in caso di difficoltà. Una banderuola al vento. E’ il difetto di origine, l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, senza il sostegno di una vera politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. Manca cioè un Governo dell’economia europea espressione di una governance politica unitaria.
Una situazione di grande volatilità che rischia di polverizzare il lungo e faticoso processo di integrazione monetaria del Vecchio Continente. Il futuro della moneta unica e quindi dell’economia dell’area euro richiede una soluzione europea soprattutto in termini politici. Negli ultimi mesi la scarsa chiarezza delle istituzioni comunitarie ha costretto la Bce a supplire al ruolo guida della politica economica, come dimostra la lettera per suggerire le riforme inviata al Governo italiano. La strada per disinnescare la crisi del debito sovrano e ridare fiducia a mercati e risparmiatori passa attraverso un rilancio della costruzione politica dell’Europa. Una strada però che si presenta non facile a causa dei particolarismi nazionali e delle resistenze franco-tedesche.
Sullo sfondo di una situazione oggettivamente povera di prospettive reali, l’euroscetticismo trova sempre più terreno fertile. C’è chi minaccia di uscire dall’euro, chi dall’Europa. “Coloro che fanno tali affermazioni sono leader politici che non hanno il senso della Storia, preferiscono inseguire gli opinion polls che indubbiamente riflettono gli umori di un populismo che aumenta, creando così una reazione a catena. Ma significa andare verso un suicidio collettivo”. Così Romano Prodi commentando la scarsa coesione dell’Unione.
“Non scherziamo sull’Europa!”, ha ammonito il Capo dello Stato. “Senza Europa staremmo tutti peggio.” L’Italia più di altri Paesi avrebbe infatti interesse affinchè il processo d’integrazione europea riprenda, nella prospettiva di un necessario ammodernamento delle istituzioni nazionali con effetti positivi anche sulla politica interna.
L’euro rischia di diventare la bandiera dei risentimenti, della polemica strumentale, della demagogia di bassa lega, della inefficienza dei governi nazionali. E invece, come ha osservato il Presidente della BCE, Mario Draghi, “l’euro è uno dei simboli dell’Europa unita, un pilastro per l’economia”, ha bisogno di ritrovare fiducia e consenso in se stesso e questo sarà possibile in un contesto economico e politico europeo diverso. E’ tempo di una governance seria e credibile con istituzioni comunitarie che sappiano finalmente operare con efficacia.
L’Europa non si costruisce con miseri accordi intergovernativi ma con una reale integrazione, capace di coniugare il rigore e la crescita, in un quadro di equilibri politici rispettoso della pluralità delle voci nazionali. Il futuro dell’Europa non si potrà scrivere con l’inchiostro dei nazionalismi!



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