EUROPA  SENZ’ANIMA      

EUROPA  SENZ’ANIMA      

La sfida al rigore in atto a Bruxelles continua a generare nei Paesi dell’Eurozona contrasti e polemiche. Il patto di stabilità con i suoi vincoli di finanza pubblica condiziona fortemente le “manovre di bilancio” di alcuni Paesi, fra cui Italia e Francia. Dalla Commissione europea arrivano segnali chiari: conti pubblici in ordine per evitare in primavera l’apertura di procedure sanzionatorie. Ancora una volta si privilegia la stabilità sulla crescita nel nome di quei “tecnicismi burocratici”  censurati  da Papa Francesco in occasione della recente visita al Parlamento europeo di Strasburgo. Un monito severo quello del Papa che, invocando il coraggio della solidarietà per i più deboli, ha parlato di una “Europa malata di solitudine, acuita dalla crisi economica i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche”.

Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide del Terzo Millennio, per trovare la via di un futuro sostenibile e innovativo non basta l’unità delle monete e delle banche centrali.            Questa Europa non fa più sognare. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Un’Europa intergovernativa, spesso litigiosa, senza un governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese e ai bisogni dei cittadini.  E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione.  “L’Europa della malinconia”! Il profondo disagio percepito in gran parte dell’Unione alimenta il crescente euroscetticismo. Sotto accusa la latitanza di una governance  in grado di garantire, con la stabilità del sistema monetario, la crescita economica e quindi lavoro e occupazione. Una governace che, riconoscendo al mercato la sua funzione, deve saper correggere in tempo le storture del processo economico e orientarne al meglio le dinamiche di sviluppo.

Le turbolenze finanziarie di questi anni hanno messo a nudo le anomalie del sistema europeo: un sistema monetario comune privo di un unico quadro economico, fiscale, di bilancio, e soprattutto politico. Alla costruzione della comune casa europea mancano due pilastri fondamentali. Prima di tutto l’unità politica: l’Europa unita non può essere soltanto quella dei mercati e dell’euroburocrazia, deve fondarsi su istituzioni dotate di una forte legittimità democratica. E poi quel fitto tessuto di autonomie, di identità territoriali  che, come in un mosaico, vanno a comporre una più generale identità europea. L’anima dell’Europa, da riscoprire e valorizzare, è proprio in questa miscela di unità e diversità, in una nozione dell’identità che si basa non sull’appartenenza etnica ma sulla comunanza di bisogni, di interessi, e anche di valori: i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo, dell’integrazione tra etnie, religioni e culture.

La vera sfida  è “evitare che il presente uccida il futuro”. E Papa Francesco a Strasburgo ha tracciato la strada per uscire da politiche autodistruttive per spezzare le paure e riannodare il filo della storia: “L’Europa va ricostruita non intorno all’economia ma alla sacralità della persona umana e dei suoi valori inalienabili.”

(Dic. 2014)

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