E’ difficile immaginare il futuro politico-istituzionale dell’Unione. L’Europa non fa più sognare! Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di una Costituzione caduta nel dimenticatoio dopo la bocciatura di Francia e Olanda. Una Costituzione a metà strada fra un’Europa federale e un’Europa intergovernativa, senza un vero governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese dei cittadini. Da Lisbona, con la firma del Trattato di riforma dello scorso dicembre, non è arrivato alcun segnale positivo! E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori.
“L’Europa della malinconia” l’ha recentemente definita Tommaso Padoa-Schioppa. Ma pur incompiuta, l’Europa è comunque un’opera davvero nuova e grandiosa, ricca di prospettive. Un’opera da completare, che chiede e merita sforzi e sacrifici. “Non una previsione o una sfida, ma un obiettivo e un proposito. Un punto di riferimento professionale, culturale, politico e civile da adottare senza riserve!”
Nel suo confronto fra sogno americano e sogno europeo Jeremy Rifkin esamina i due primattori della globalizzazione e della politica internazionale. Attraverso un’analisi dei loro sistemi economici e modelli di società, egli afferma che gli Stati Uniti sono il vecchio mondo, l’Europa il nuovo. “L’Europa, è questo il messaggio finale di Jeremy Rifkin, è intenta a prepararsi per una nuova era, mentre l’America cerca disperatamente di restare aggrappata a quella vecchia”.
E’ comunque profondo il disagio percepito in gran parte dell’Unione. Euroscetticismo e nazional-populismo dominano da tempo la scena europea. L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. E’ sconcertante osservare come le forze europeistiche siano incapaci di reagire. I governi nazionali appaiono divisi e privi di volontà, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizione nazionali. E sullo sfondo, emerge chiara l’incapacità delle istituzioni europee nell’affrontare i problemi economici, sociali e politici di dimensione europea e globale. Istituzioni comunitarie prive di legittimazione costituzionale sancita dal voto dei cittadini europei.
Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide del Terzo Millennio, per trovare la via del futuro, di un futuro sostenibile e innovativo per l’Europa, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. Deve nascere un’Europa dei cittadini che nutra dei suoi valori e delle sue tradizioni migliori un progetto di futuro forte e avanzato, finalmente in sintonia con Lisbona 2000!
L’Europa, dopo aver recuperato alla democrazia dieci Paesi dell’Est, deve riscoprire e valorizzare la propria identità culturale ed economica, fatta di coesione sociale, di qualità e dignità del lavoro, di una visione dei processi economici che riconosce una funzione insostituibile al mercato ma punta a correggerne e orientarne le dinamiche.
Due sono i pilastri di una solida costruzione europea. Prima di tutto l’unità politica: l’Europa unita non può essere soltanto quella dei mercati e dell’euroburocrazia, deve fondarsi su istituzioni dotate di una forte legittimità democratica. E poi quel fitto tessuto di autonomie, di identità territoriali distinte che, come in un mosaico, vanno a comporre una più generale identità europea.
L’anima dell’Europa, da riscoprire e valorizzare, è proprio in questa miscela di unità e diversità, in una nozione dell’identità che si basa non sull’appartenenza etnica ma sulla comunanza di bisogni, di interessi, e anche di valori: i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo, dell’integrazione tra etnie, religioni e culture diverse.
Non esiste alternativa oggi all’essere “europei ed europeisti”! L’europeismo deve tornare ad avere un’anima e a rappresentare le legittime aspettative dei popoli europei. Per il Vecchio Continente, è questa la grande sfida politica e culturale del XXI secolo. Una sfida alla quale non dovrà mancare il contributo del lionismo, da sempre impegnato a “promuovere uno spirito di comprensione fra i popoli”.
Redatto nel 2008



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