EUROPA: ANDARE OLTRE LA CRISI!
La politica economica e monetaria dell’ Ue – La road map per il futuro: crescita e occupazione
L’Europa, questa Europa non fa più sognare! Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi d’identità nazionali. L’Europa della malinconia! Alle radici del disagio c’è in sostanza l’impotenza della politica economica dell’Unione, la mancanza cioè di una reale governance economica e monetaria. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme sia un autentico collante. Emerge chiara l’incapacità delle istituzioni europee nell’affrontare i problemi economici, sociali e politici di dimensione europea e globale.
Ne parliamo con l’economista Alberto Quadrio Curzio, Professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica di Milano, socio dell’Accademia dei Lincei, editorialista de Il Sole 24 Ore.
– L’attuale crisi finanziaria ed economica ha messo in evidenza le anomalie della governance istituzionale dell’ Unione monetaria. Una pericolosa asimmetria fra politica monetaria e politica economica. Quale scenario è auspicabile affinchè l’euro non collassi?
La BCE si è trovata in una situazione molto difficile che l’ha costretta a svolgere delle funzioni di supplenza non previste dai suoi statuti e tuttavia necessarie per l’emergenza. Tuttavia è necessario procedere oltre. La costruzione istituzionale dell’Unione europea deve arrivare a disporre dell’intera panoplia degli strumenti di Governo dell’economia: di bilancio, dei redditi, delle strutture materiali e immateriali. Una moneta solida e una politica monetaria efficace, anche perché attuata da una banca centrale autonoma nel perseguire una missione precisa, danno stabilità; prevengono e dissipano incertezze. Lo stiamo sperimentando
– La recessione economica in atto con la caduta dei livelli occupazionali sta causando in Europa un crescente antieuropiesmo. L’euro e l’Europa rischiano di diventare la bandiera dei risentimenti, dei disagi sociali, del populismo, della facile demagogia. Quando si esce da questa crisi?
Una situazione di crisi che si avvia al sesto anno configura di gran lunga la peggiore crisi del dopoguerra che nata nella finanza (americana)si è poi traslata in quella europea(sui titoli di stato)diventando anche crisi economica ed infine sociale. Le istituzioni europee che funzionavano bene in condizioni di normalità hanno cominciato a traballare ed i mass media invece di assumere un atteggiamento costruttivo e propositivo hanno alimentato i risentimenti. Così i paesi del nord hanno accusato quelli del sud di malagestio e quelli del sud hanno ribattuto accusando quelli del nord di egoismo. Il tutto ha fatto crescere l’euroscetticismo e addirittura l’anti europeismo.
– In particolare, come risponde a chi, anche in Italia, auspica l’uscita dall’euro e un ritorno alla sovranità monetaria? Quale prezzo pagheremmo con il ritorno alle sovranità nazionali?
L’uscita dell’Italia (come di qualsiasi altro Paese dell’UEM) dall’euro sarebbe molto dannosa. Sebbene i costi si potrebbero stimare solo dopo che l’evento si è verificato, i danni sarebbero altissimi in quanto si bloccherebbero tutte le relazioni commerciali, industriali e finanziarie del nostro Paese con il resto dell’Europa e questo inevitabilmente avrebbe ripercussioni sull’economia reale: crescita minore, aumento della disoccupazione e via discorrendo. Il tutto condito di controlli sui movimenti dei capitali e alla fine anche di protezionismo. L’illusione di recuperare sovranità e con questa gradi di libertà porterebbe esattamente all’opposto con minore libertà economica ed anche con minore benessere per tutti.
– Secondo l’ex Cancelliere Schmidt “la Grande Germania sta perdendo il senso della storia, del suo riscatto europeo e della solidarietà con i partner”? Gli ha fatto eco il Premio Nobel Stiglitz: “Basta austerity, per l’Europa è come i salassi medievali!”. E’ lecito chiedersi quale Europa per il futuro: quella equilibrata e solidale delle origini o quella germanizzata di oggi?
C’è del vero in tutte queste osservazioni, ma bisogna distinguere due questioni: la posizione della Germania, senza il cui beneplacito nella Uem e nella Ue non si fa nulla (il che è comprensibile visto che si tratta di un Paese con un pil e una popolazione che pesano tra il 27% e il 28% del totale di Eurolandia); la situazione delle istituzioni in atto e in potenza dell’Europa. La Germania è stata lenta durante la crisi e ciò ha attirato parecchie critiche al cancelliere Merkel ma alla fine ha sempre preso delle decisioni europeiste. Certo che la Merkel non è Kohl.Per questo il problema è che il suo atteggiamento potrebbe causare danni enormi per i ritardi nelle decisioni mentre i contagi si estendono molto più velocemente.
– Europa: un’opera incompiuta! Più Europa, più Unione per vincere la sfida della globalizzazione. Il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi ha auspicato il recupero dello spirito originario dei Padri fondatori, i valori ispiratori della comune casa europea: sussidiarietà e solidarietà. Condivide questa lettura della realtà europea?
Concordo pienamente. Rimangono infatti per me sempre valide le riflessione che ho elaborato in un articolo sul Project Syndacate (The value of European values, marzo 2004). In esso rilevavo i due grandi principi – e cioè quelli di sussidiarietà e solidarietà – su cui la Costruzione europea è cresciuta negli Ideali, nelle Istituzioni, nella Società, nella Economia. Ho avuto modo di constatare come valori e ideali da un lato e, dall’altro, ragione e realismo, saggezza e pragmatismo possano cooperare in persone che, pur avendo diversi riferimenti valoriali, intendono promuovere un rinnovato umanesimo tipico della civiltà europea.
– Come riassumerebbe la “ricetta” per azzerare lo spread in Italia e rilanciare il progetto europeo?
Per l’Europa si tratta di associare alla stabilità finanziaria il rilancio dell’economia reale da cui dipendono la crescita e l’occupazione. Per me senza investimenti europei in green growth infrastrutturale l’Europa rischia molto essendo ormai a 25 milioni di disoccupati. Ma l’Italia rischia ancora di più perché dal 2008 al 2012 ha visto crescere il tasso di disoccupazione di 5 punti percentuali ed oggi è al 12%.La base produttiva si sta deteriorando con il fallimento di molte imprese. il rilancio senza un spinta europea è difficile .Per questo io ho sostenuto che nel secondo semestre del 2012 il Governo Monti doveva chiedere come ha fatto la Spagna un prestito al fondo europeo o l’apertura dell’ombrello BCE con lo OMTs per gli interventi sui titoli di Stato a scadenza triennale. Al proprio interno le ricette per l’Italia sono note ma tra queste darei priorità alla riduzione del carico fiscale su imprese e lavoro.
Messaggio chiaro e forte! E’ tempo di decisioni responsabili per “tornare all’economia reale, quell’economia che crea lavoro e distribuisce la ricchezza prodotta, che non si lascia soffocare dalla grande finanza e dai suoi pericolosi intrecci speculativi”. Ovvero: non è tempo di nani e ballerine!….




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