Orrore senza fine nella guerra della Russia di Putin in Ucraina. Dopo il massacro di Bucha, un fine settimana di atrocità: la strage alla stazione di Kramatorsk e il ritrovamento a Makariv di 132 corpi di persone torturate e uccise. Delitti contro l’umanità. Immagini satellitari e tv, testimoni diretti, video sui social rivelano ogni giorno al mondo intero i crimini di guerra in terra ucraina: fosse comuni con civili ammazzati con le mani legate dietro la schiena, cadaveri buttati lungo le strade, donne stuprate e carbonizzate, anziani torturati dopo feroci interrogatori, bambini uccisi, missili su tanti disperati in fuga. Stragi di inermi, un massacro all’insegna del terrore con città e villaggi distrutti, rasi al suolo da continui bombardamenti. Ogni singola immagine racconta una storia. Un cane veglia il cadavere di un uomo, forse il suo padrone, ucciso mentre andava in bicicletta per un riparo, una ciabatta fucsia che spunta dalla terra, la mano di una donna con le unghie smaltate, una busta di plastica con delle patate accanto a un anziano riverso al suolo. Scene di profonda disumanità.
E Mosca continua a negare ogni responsabilità: “messa in scena dell’Occidente, intollerabili provocazioni di Kiev”. Uno squallido ribaltamento delle responsabilità da parte della perfetta macchina della disinformazione del Cremlino, già ben collaudata dopo il bombardamento del teatro di Mariupol. E se la negazione di ogni responsabilità non funziona a livello mediatico, si può sempre fare una chiamata in correità dicendo che gli altri, gli americani, la Nato o gli ucraini hanno fatto ben di peggio. Sull’asse Mosca-Kiev, con perfida crudeltà, si rincorrono le fake news per alimentare la fabbrica dei dubbi. Un’operazione abilmente condotta dal ministro degli esteri russo, Serghei Lavrov, con i suoi deliranti moniti: “una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. Le fake news usate come armi, al pari di quelle vere sul campo. E a nulla vale la replica dell’Onu che, attraverso l’Ufficio per i diritti umani, ha rilevato che i corpi scoperti a Bucha “sollevano serie domande su eventuali crimini di guerra”.
Indignazione e sgomento per la lettura che Mosca dà dell’aggressione e dei suoi misfatti bellici in Ucraina. Una lettura che trova consensi nel Belpaese da parte di impenitenti “primedonne” della scena televisiva. Con la solita spocchia è intervenuto l’ex direttore di Rai2, Carlo Freccero: “Certe immagini possono essere funzionali a un’escalation voluta del conflitto, permangono dubbi sui commenti giornalistici, non si può dir niente di definitivo sino a che non saranno svolti accertamenti”. In estrema sintesi, le stragi di Mariupol, Bucha, Kramatorsk e Makariv “è propaganda di guerra”, set cinematografici per una fiction di successo. Pura invenzione degli inviati di guerra. Allucinante.
Non sono mancate proteste e reazioni nei confronti di una tesi così imbarazzante sostenuta da “uno sciacallo, disposto a qualsiasi nefandezza, anche davanti al massacro di civili inermi, per pasturare la sua pozzanghera di seguaci” (Fazzolari, FdI). Quando un noto personaggio televisivo afferma che in Ucraina sono in corso le riprese di una fiction non esprime una opinione, ma si rende protagonista di un infelice intervento, un misero tentativo di mistificazione per giustificare, attraverso contorsioni intellettuali, i crimini della Russia di Putin e del suo folle imperialismo. Un oltraggio a poveri cadaveri. Ma anche un attacco al lavoro difficile dei tanti giornalisti che in condizioni di estremo pericolo operano sul territorio rendendo un grande servizio al diritto d’informazione attraverso reportage e testimonianze puntuali. Una finestra aperta su una drammatica realtà nel cuore dell’Europa. Lasciamola sempre aperta per evitare che la guerra di propaganda faccia un’altra clamorosa vittima: il giornalismo, libero e indipendente.
Sarebbe stato più opportuno mettere sotto accusa chi ha scatenato la guerra e aggredito brutalmente l’Ucraina, chi continua a lanciare missili provocando dolore, morte e distruzioni. E’ deplorevole alimentare velenosi sospetti appellandosi a pretestuose manipolazioni dell’informazione o a fantasiose motivazioni dell’invasione legate alla strategia militare della Nato che ha accerchiato la Russia, ignorando che solo il 6% dei confini della Federazione russa sono in comune con qualche Paese membro della Nato. Putin ha ammesso la Crimea, ha diviso la Georgia, ha condotto una campagna d’infiltrazione nel Donbas senza che l’Occidente (colpevolmente) sia mai intervenuto. La Nato è forse responsabile di aver accolto, senza invaderli, Paesi che hanno richiesto liberamente di aderire all’Alleanza atlantica? Nessuna giustificazione per la scellerata “operazione militare speciale” di Putin.
In attesa del giudizio della storia e della Corte penale internazionale dell’Aja, è doveroso, con onestà intellettuale, condannare l’aggressione all’Ucraina e censurare ogni progetto espansionistico dello zar di San Pietroburgo per evitare che la guerra in Ucraina da conflitto locale si trasformi nel primo atto di un nuovo imperialismo russo per un tragico ritorno al passato.



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