Fisco e Soldi

IL  MAL  DI  SPREAD

Posted by on Giu 21, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL  MAL  DI  SPREAD

IL  MAL  DI  SPREAD

Luna di miele movimentata  per la coppia Di Maio-Salvini. Il “governo del cambiamento” del Presidente Conte, dopo la fiducia in Parlamento, è chiamato ora  a vincere la sfiducia dei mercati. Resta da chiarire la rotta che s’intende seguire sul debito pubblico il cui aumento causerebbe il declassamento del “merito creditizio” del Paese da parte delle agenzie di rating e quindi lo stop della Bce per l’acquisto dei nostri Btp. L’Italia rischierebbe l’uscita dal “livello sicuro” di investimento con effetto domino  sulla tenuta dei conti pubblici.  Con la chiusura del “quantitative easing” da parte della Bce, che compra 30 miliardi di euro al mese di bond governativi, il Paese si troverebbe ad affrontare le speculazioni degli investitori internazionali per recuperare le risorse necessarie a  rifinanziare il debito in scadenza (420 miliardi di euro nel 2019). La spesa corrente dello Stato dal 2013 è stata tagliata di quasi il 3% del Pil e il surplus di bilancio, prima di pagare gli interessi sul debito, resta tra i più alti d’Europa. Negli scambi con il resto del mondo l’Italia lo scorso anno ha registrato un surplus per 47 miliardi di euro. Ma, a causa dell’enorme debito pubblico (132% del Pil), il secondo in Europa, il terzo nel mondo, basta un venticello per  farci improvvisamente cadere nel panico finanziario. In agguato  il “grande fratello”: lo spread, il “termometro della fiducia dei governi”, ossia il differenziale tra il rendimento del Btp decennale, il titolo rappresentativo del debito pubblico italiano, e il Bund decennale tedesco, che per la sua bassa rischiosità è  considerato titolo di riferimento per il mercato. L’Italia, con spese annue che superano il 30% le entrate, ricorre a investitori e banche per coprire il debito pubblico che, se non garantito da una governance politica credibile, può incidere sull’ affidabilità dello Stato, sulla sua solvibilità per scongiurare la quale e attrarre nuovi capitali si è obbligati ad alzare il rendimento, ossia il saggio d’interesse con ulteriore crescita del debito. Una variazione in aumento dell’1% significa 25 miliardi di euro l’anno, pari a una manovra finanziaria, e quindi meno risorse per servizi pubblici, riduzione di tasse e costo del lavoro. Ma significa anche mutui e prestiti più cari per famiglie e imprese,  il che accresce il rischio delle banche, diminuisce la loro propensione al credito. Da qui il crollo dei titoli bancari appesantiti dalla grande quantità di Btp in portafoglio. In un mercato in fibrillazione tanti i  dubbi sulle prospettive economiche del Paese: risparmi e investimenti, e quindi i conti pubblici,  si tutelano con azioni di governo responsabili senza rincorrere sogni...

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AUMENTO IVA? NO, GRAZIE!  

Posted by on Mag 16, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su AUMENTO IVA? NO, GRAZIE!  

AUMENTO IVA? NO, GRAZIE!  

Sulla finanza pubblica aleggia minaccioso l’aumento dell’Iva. Un pacchetto fiscale da incubo: l’aliquota ridotta del 10% passerà all’11,5% nel 2019 e al 13% nel 2020, mentre quella ordinaria del 22% passerà al 24,2% l’anno prossimo, al 24,9% nel 2020 e al 25% nel 2021 (la più elevata in Europa).  Per la ripresa dei consumi, ancorata a una debole crescita economica, potrebbe essere il colpo fatale, con effetto domino sulla produzione e sui livelli occupazionali. Le variazioni dell’Iva peserebbero in media 317 euro sulla spesa delle famiglie, in Lombardia oltre 410 euro. A risentirne in misura maggiore sarebbe la spesa alimentare che nel 2017 ha invertito il trend dopo cinque anni di valori negativi con un balzo del 3,2%. Dopo le spese per l’abitazione, quelle destinate all’alimentazione con i beni di prima necessità rappresentano la principale voce del budget delle famiglie che, in caso di aumenti dell’Iva, rischierebbero uno stop, con pericolose ricadute. E problemi potrebbero esserci anche per le botteghe artigiane e i piccoli commercianti, visto che la stragrande maggioranza dei rispettivi fatturati è attribuibile alla domanda interna. In attesa che il nuovo Governo esca … dall’incubatrice e veda finalmente la luce, si rincorrono le voci sul primo intervento del futuro esecutivo per scongiurare l’aumento dell’Iva. Dopo le bufale elettorali con promesse mirabolanti prive di copertura finanziaria, è giunta l’ora della realpolitik. Il Governo Gentiloni, prima di lasciare Palazzo Chigi, ha approvato il Documento di economia e finanza (Def), un documento che si limita all’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche del Paese e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue, rinviando alla Legge di bilancio di fine anno la scelta delle politiche per il quadro programmatico. Smaltita l’ubriacatura della campagna elettorale con i folli impegni di spesa, per il futuro inquilino di Palazzo Chigi scatterà la caccia al tesoro per sterilizzare le clausole di salvaguardia che, attraverso rinnovi successivi, ci trasciniamo dall’estate 2011 per coprire spese pubbliche già impegnate. Ci sarà bisogno di una manovra di bilancio da 18 miliardi, di cui ben 12,4 miliardi per scongiurare nel 2019 il rischio Iva. Ne serviranno altri 19,1 miliardi per il 2020. Un’operazione che, comprimendo ogni politica espansiva, riduce la Legge di bilancio a un documento povero di investimenti e ricco di tagli! C’è da sperare che il “direttorio” dei due  candidati al governo del Paese focalizzi bene tale emergenza finanziaria. I rispettivi programmi elettorali hanno fornito scarse indicazioni su dove trovare risorse adeguate, se non un generico riferimento alla leva del deficit (Pil permettendo), accompagnata dalla spending review e dalla razionalizzazione degli sconti fiscali (“tax expenditures”), con buona pace di ogni crociata contro il fisco pigliatutto! Per i conti pubblici si annuncia un autunno particolarmente caldo. Si prospetta una manovra finanziaria  impegnativa che richiederà un governo autorevole per prepararla e una maggioranza coesa in grado di sostenerla in Parlamento. Un difficile banco di prova con la precisa avvertenza del vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis: “è importantissimo per l’Italia attenersi ai target di bilancio, riduzione di deficit e di debito”. C’è inquietudine in Europa sulla tenuta del nostro debito se il nuovo Governo alzasse il deficit o rendesse più costoso il sistema pensionistico. Si ripresenta puntualmente il copione di primavera che caratterizza gli ultimi anni le politiche economiche del Belpaese: i nostri conti pubblici sotto esame per le relative misure di risanamento, in primis per azzerare il rischio dell’aumento dell’Iva. La risposta potrà venire da un Governo insediato con pieni poteri, espressione di credibilità politica  internazionale e di coerenza con gli impegni comunitari presi. Mercati e spread sono in agguato! Sarebbe un brutto risveglio per imprese, famiglie e...

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IL  FISCO … BATTE  CASSA   

Posted by on Apr 16, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL  FISCO … BATTE  CASSA   

IL  FISCO … BATTE  CASSA   

E’ partita la “stagione dichiarativa 2018”. L’Agenzia delle entrate ha messo a disposizione online la dichiarazione dei redditi precompilata relativa all’anno d’imposta 2017. Nel primo step per i contribuenti sarà possibile consultare via web la propria dichiarazione elaborata dall’Amministrazione finanziaria e controllare le informazioni che l’Agenzia delle entrate ha utilizzato per mettere a punto un modello (730/ 2018 e Redditi PF 2018) in gran parte già pronto per la presentazione. Dal prossimo 2 maggio sarà poi possibile accettare, modificare e inviare il modello 730 (riservato a lavoratori dipendenti, pensionati e titolari di reddito assimilati a quelli di lavoro dipendente) oppure rettificare il modello Redditi PF (redditi d’impresa, lavoro autonomo, redditi diversi) che, invece, potrà essere trasmesso dal 10 maggio. I termini di presentazioni scadono rispettivamente il 23 luglio e il 31 ottobre 2018. Di anno in anno diventa sempre più cospicuo ed esauriente il flusso dei dati a disposizione del Fisco ai fini della precompilata che, dopo un rodaggio iniziale di alcuni anni, sta entrando sempre più da protagonista nel difficile rapporto con il contribuente. A testimoniare il successo di questa operazione sono i numeri forniti dall’Agenzia delle entrate: in tutto, più di 925 milioni sono le informazioni comunicate via web al “cervellone fiscale”per il 2017, con un incremento del 3,5% rispetto ai dati inviati nell’anno precedente. Si spazia dalle certificazioni uniche di lavoratori dipendenti e autonomi agli interessi passivi per mutui, dalle spese universitarie e relativi rimborsi alle spese sanitarie, a quelle per le ristrutturazioni e il recupero del patrimonio edilizio, dai premi assicurativi sulla vita mortis causa e infortuni ai contributi previdenziali e assistenziali, dalle spese veterinarie a quelle funebri. Fra le new entry nel modello precompilato ci sono le rette degli asilo nido e i dati sulle erogazioni liberali a Onlus e associazioni/fondazioni di promozione sociale. Ogni contribuente può accedere direttamente alla propria precompilata tramite il Sistema pubblico per l’identità digitale (Spid), i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate (Fisconline), oppure utilizzando il Pin rilasciato dall’INPS o la Carta nazionale dei servizi (Cns). Entro cinque giorni dall’invio telematico, l’Agenzia rilascerà un’apposita ricevuta con la data di presentazione della dichiarazione e il riepilogo dei principali dati contabili.  Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito d’imposta, il relativo rimborso o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e agosto/settembre 2018. Tutto ok? Non proprio. Sul tappeto il problema di sempre: la complessità del nostro ordinamento tributario.  Un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione che, alla vigilia del nuovo appuntamento, impongono una seria riflessione per una riforma fiscale non più differibile.  Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e  un proliferare della normativa  che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina e mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti.  Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di lenta ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico. Dal Governo che verrà, dopo le tante promesse elettorali, si attendono ora i...

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IL RISIKO DEL FUTURO GOVERNO

Posted by on Mar 12, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL RISIKO DEL FUTURO GOVERNO

IL RISIKO DEL FUTURO GOVERNO

Giorni caldi per la formazione della maggioranza parlamentare che dovrà esprimere il nuovo Governo. Prove di dialogo, prime aperture, primi rifiuti. Ma, in concreto, dopo gli spot elettorali diffusi fra illusioni e paure, cosa c’è … nell’incubatrice dei partiti? Quali sono le reali opzioni in agenda? Certo, non sarà facile passare da un’azione di marketing per la cattura del voto a un’azione di governo in linea con gli impegni presi con l’elettorato. Tante mirabolanti promesse, tutte nel segno di un rigetto del Patto di stabilità e dei vincoli di finanza pubblica imposti dai Trattati europei, sottoscritti in passato. Congelato ogni aumento di tasse. E proprio la politica fiscale è stato uno dei temi più dibattuti nel corso dell’ultima campagna elettorale. In particolare, la flat tax (“tassa piatta”: sistema fiscale non progressivo con una sola aliquota, indipendentemente dal livello di reddito del contribuente) ha dominato la scena. Grande interesse (e aspettative) hanno generato anche la cancellazione della Legge Fornero e il reddito di cittadinanza. Misure politiche che, se introdotte, causerebbero -secondo la “profezia” di Mario Monti- “la strage degli innocenti: gli italiani di domani farebbero bene a non nascere, per non essere stroncati dal debito pubblico che scaricheremmo su di loro”. Un giudizio fortemente critico sulle future vicende governative legittimato dal richiamo di questi giorni che viene da Bruxelles con l’annuale “rapporto-Paese” relativo all’Italia, “un Paese con alto debito pubblico e protratta bassa redditività, un Paese con squilibri eccessivi che rappresentano un rischio per il resto dell’Europa”. Un avvertimento per chi si insedierà a Palazzo Chigi nella previsione anche di una politica monetaria della Bce meno espansiva e di un probabile rallentamento economico  dell’area europea per i venti protezionistici che soffiano minacciosi dagli Stati Uniti. Un quadro macro-economico sul quale riflettere con attenzione prima di imboccare cattive direzioni di marcia. Già nel prossimo Documento di economia e finanza (Def) del 10 aprile (da inviare a Bruxelles entro la fine dello stesso mese) dovrebbero essere chiare le linee guida della strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Ma la dichiarazione di un candidato premier sui vincoli europei lascia poco spazio alla fantasia: “Sarà un Def alternativo ai diktat dei tecnocrati di Bruxelles”. Una dichiarazione non difforme da altre registrate nelle ultime ore, una prova di forza  che deve però fare i conti con la spada di Damocle che pende sul futuro bilancio: le “clausole di salvaguardia” introdotte negli anni scorsi a tutela dei saldi di finanza pubblica, pari a un totale di 31,5 miliardi nel biennio 2019-2020. Quindi, se nella prossima Legge di bilancio il nuovo Governo non troverà risorse compensative (per l’anno 2019 oltre 12 miliardi) scatterà l’aumento dell’Iva dal gennaio 2019: dal 10 al 12% l’aliquota ridotta, dal 22 al 24,2% quella ordinaria. Operazione che si completerà nel 2020 con il rispettivo passaggio al 13 e al 24,9%, con buona pace dei consumi! E’ stretta la strada per evitare la tagliola degli aumenti Iva: sostituire le clausole di salvaguardia con tagli alla spesa (impresa difficile: Cottarelli docet!), aumenti del prelievo fiscale (misura impopolare a poche settimane dal voto), oppure invocare nuovamente la “flessibilità europea”, finanziando cioè il mancato gettito in deficit e rinviando l’assestamento dei conti, con il nullaosta della Commissione europea, a tempi migliori. Ma non sarà scontato il via libera di Bruxelles in considerazione dei ritocchi approvati alla Legge Fornero che, in prospettiva, determinano una crescita della spesa previdenziale. Partita complessa e delicata che richiede “grande senso di responsabilità nell’interesse generale del Paese e dei suoi cittadini”, come ha auspicato il Presidente Mattarella in un appello ai leader politici. Superare le asprezze della campagna elettorale...

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NOVEMBRE, IL FISCO BATTE CASSA!

Posted by on Nov 29, 2017 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su NOVEMBRE, IL FISCO BATTE CASSA!

NOVEMBRE, IL FISCO BATTE CASSA!

In attesa dell’approvazione della Legge di bilancio con le relative novità  fiscali,  per imprese e famiglie è arrivato il mese delle tasse con una lunga lista di scadenze e numerosi adempimenti.  Il Fisco batte cassa! Tra Iva periodica, contributi INPS, ritenute d’imposta, addizionali e acconti di Irpef, Ires e Irap i contribuenti sono chiamati a versare all’erario entro novembre circa 55 miliardi di euro. Un gettito tributario che, secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, sarà assicurato dall’ imposta sul reddito delle società di capitali (Ires) con 14 miliardi di euro, dall’ IVA dei lavoratori autonomi e imprese con 13 miliardi di euro, dalle ritenute Irpef di lavoratori dipendenti e collaboratori con 10,9 miliardi di euro, dall’acconto Irpef con 7,7 miliardi di euro, Irap con 6,8 miliardi di euro  e infine dall’addizionale regionale Irpef e dalle ritenute dei lavoratori autonomi con circa 2 miliardi di euro. Una girandola impressionante di entrate per alimentare la spesa pubblica, in primis gli interessi sul crescente debito pubblico e la previdenza. La “longa manus” del Fisco colpisce soprattutto le imprese il cui carico fiscale non ha pari nel resto d’Europa: nel 2015, circa il 15% del gettito fiscale totale (490 miliardi) rispetto al  14,8% dell’Irlanda, al 12,9 del Belgio, al 12,7 dell’Olanda, all’11,8% della Spagna, all’11,6% della Germania e dell’Austria. La media dell’Ue si attesta all’11,5%. A fronte del gravoso prelievo tributario, le imprese lamentano da tempo la inadeguatezza dei servizi erogati dallo Stato, il debito della Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori (oltre 64 miliardi di euro) e soprattutto il peso economico del deficit infrastrutturale e della cattiva burocrazia che incide fortemente sulla competitività internazionale a livello di costi di produzione. Un impatto che frena anche gli investimenti stranieri nel nostro Paese. Dopo il caos di ottobre legato allo spesometro e alle sue difficoltà operative (si sta ora rimediando con la Legge di bilancio), per le partite IVA in particolare è iniziato un mese impegnativo sul piano della liquidità, con crediti in bilancio non facilmente esigibili e rapporti bancari sempre più precari, senza ignorare la stretta sulle compensazioni d’imposta in via di  drastico rafforzamento. In pieno clima pre-elettorale non mancano promesse di tagli di imposte e tasse: la solita fantasiosa rincorsa verso il libro dei sogni in presenza di un ingombrante debito pubblico. La realtà è ben diversa, è sotto gli occhi di tutti. Ogni anno, già con le vecchie Leggi finanziarie, ai contribuenti vengono chiesti nuovi sacrifici attraverso nuove imposizioni , a volte cambiando  il nome del balzello. Si opera senza una politica fiscale improntata a una tassazione di equità. Conciliare gettito tributario e capacità contributiva del contribuente sarebbe fondamentale per l’affermazione  dei principi di civiltà giuridica e per contenere la diffusa “evasione da sopravvivenza”. E’ stretta la strada da percorrere per arrivare a una reale diminuzione della pressione fiscale a causa dei vincoli europei imposti ai nostri dissestati conti pubblici. Nel Belpaese un taglio delle tasse, se pur minimo,  resta strettamente legato alla spending review, alla moralizzazione della vita pubblica, a una finanza pubblica trasparente, non inquinata dal malaffare a qualsiasi livello, istituzionale e territoriale. Il quadro macroeconomico e finanziario del Paese non consente errori: il rischio è che potremmo essere “costretti” a ripianare buchi di bilancio con manovre correttive dure da assorbire. Si impongono scelte serie e coraggiose, proiettate nel futuro. Non misure tampone, ma finalmente una rigorosa politica di risanamento della  finanza pubblica e di sviluppo della nostra economia con una organica riforma fiscale. Vorremmo condividere l’ottimismo del  Ministro Padoan:  “l’Italia è nel mezzo del treno della crescita europea, in un paio d’anni saremo in...

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LEGGE DI BILANCIO 2018

Posted by on Nov 29, 2017 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LEGGE DI BILANCIO 2018

LEGGE DI BILANCIO 2018

“Snella e utile alla nostra economia per favorire crescita e occupazione”. E’ la manovra di bilancio 2018, secondo la definizione del premier Gentiloni,  che dopo una serie infinita di emendamenti  in commissione Bilancio al Senato è arrivata in aula a Palazzo Madama per l’approvazione parlamentare. Un iter particolarmente complesso (si concluderà a Montecitorio) che ha registrato in sede referente il classico “assalto alla diligenza” da parte dei vari gruppi politici per portare a casa non solo modifiche sui grandi temi in discussione ma anche sconti e agevolazioni  in singoli settori. E’ iniziata la campagna elettorale con la caccia al voto! Presentati oltre 700 emendamenti: dagli aiuti alle famiglie (bonus bebè, voucher babysitter per le madri lavoratrici, contributi per l’assistenza ai familiari malati o disabili) alle misure fiscali (cedolare secca del 10% su affitti brevi, web tax per imprese italiane,  crediti  d’imposta per le librerie, alleggerimento del superticket sanitari.), agli interventi sulle pensioni (lavori usuranti esclusi dallo scatto dell’età pensionabile previsto nel 2019) e sul codice della strada (giro di vite per l’utilizzo di cellulari durante la guida). Un mix di emendamenti approvati nell’ottica di una manovra di bilancio leggera che punta alla coesione sociale e alla crescita economica, grazie anche alla limitazione del deficit strutturale di bilancio allo 0,3% del Pil in luogo dello 0,8% fissato dal Documento di economia e finanza dello scorso aprile. Com’era prevedibile, sul Ministro dell’Economia Padoan (candidato alla guida dell’Eurogruppo) sono piovute richieste di maggiori spese, ma non tutte correlate alla realtà della precaria finanza pubblica italiana. Cifre alla mano, la Legge di bilancio 2018 “pesa” 20,4 miliardi: la copertura è assicurata per 10,9 miliardi dal deficit aggiuntivo sul Pil e per gli altri 9,5 da maggiori entrate (60%) e tagli di spesa (40%). In particolare, le entrate riguarderanno ”misure strutturali”, come concordato con la Commissione europea (lotta all’evasione) e, solo in parte “misure una tantum” (rottamazione bis delle cartelle, introiti dall’asta delle frequenze per la banda larga mobile) che comunque non potranno impattare sul deficit strutturale. Obiettivo principale della Legge di bilancio 2018, quello più pesante che assorbe circa i tre quarti dell’impegno finanziario della manovra, è il blocco degli aumenti fiscali legati soprattutto all’Iva  (aliquota ordinaria dal 22 al 25%) previsti dalle clausole di salvaguardia introdotte dalla Legge di stabilità del 2015. La promozione degli investimenti (5,1%), industriali e pubblici, completa l’elenco degli obiettivi della manovra insieme alla spinta dell’occupazione. Tutto ok? Non proprio. Dalla Commissione Ue è già arrivata la pagella sui conti pubblici italiani: “debito troppo alto, rischio di inadempienza”. Il giudizio definitivo, per non interferire sulla prossima scadenza elettorale, non arriverà prima delle elezioni politiche di primavera. La “lettera di richiamo” pervenuta da Bruxelles parla di debito elevato e di un deficit che migliora ma solo marginalmente. Una richiesta implicita di aggiustamento dei conti con una manovra correttiva (che Padoan esclude) per evitare l’apertura di una procedura d’infrazione. Con il richiamo a un più rigoroso controllo della finanza pubblica, la Commissione ha ammonito il governo italiano a evitare “una retromarcia su importanti riforme strutturali di bilancio, specificatamente sulle pensioni che garantiscono la sostenibilità a lungo termine del debito”. Anche perché “la ripresa appare fragile, la disoccupazione è alta e il sistema bancario resta vulnerabile”.  Tutti i nostri mali, al di là di ogni facile (e irresponsabile) promessa elettorale,, sono sempre riconducibili alla entità del debito pubblico (salito a novembre a 2283 miliardi di euro, circa il 133% del Pil!). Quando finirà la finanza allegra nel...

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