Fisco e Soldi

MANOVRA DEL POPOLO CORAGGIOSA O…RISCHIOSA?   

Posted by on Ott 8, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su MANOVRA DEL POPOLO CORAGGIOSA O…RISCHIOSA?   

MANOVRA DEL POPOLO CORAGGIOSA O…RISCHIOSA?   

Dopo la coreografica celebrazione della “linea dello sfondamento dei conti” dal balcone di Palazzo Chigi,   non c’è ancora traccia del testo definitivo della Nota di aggiornamento al Def, già in ritardo di una settimana rispetto alla scadenza per la trasmissione alle Camere. Incertezza e confusione accompagnano il varo del documento da parte del Governo gialloverde che soltanto in queste ore, al termine di un ennesimo vertice, ha trovato un accordo sul quadro di finanza pubblica per il prossimo triennio. Restano le tensioni sulle cifre: i conti non tornano e non c’è intesa fra le forze di maggioranza su come verranno distribuite le risorse disponibili. In particolare, mancano  le coperture finanziarie per il reddito di cittadinanza (10 miliardi), cavallo di battaglia dei 5 Stelle, per la flat tax per le partite Iva (2 miliardi), per le modifiche alla Legge Fornero (7-8 miliardi). Per far quadrare i conti bisogna aggiungere alla spesa in deficit altro denaro: circa 20 miliardi di euro. Un vero rebus per i tartassati tecnici del Ministero dell’Economia: spending review e nuove entrate con il taglio delle detrazioni fiscali e la “pace fiscale”. Sono ancora tante le caselle vuote nelle tabelle del ministro Tria: previsioni di crescita e debito tutte da verificare in termini realistici per il problema di fondo legato all’idea che una manovra espansiva (“seria e coraggiosa”, secondo il premier Conte) possa davvero far lievitare la crescita da un tendenziale 0,9% all’1,6% ipotizzato nella Nota di aggiornamento. Una ipotesi considerata illusoria dalla Commissione Ue e dai ministri Ecofin e soprattutto dai mercati che, dopo un timido segnale di contenimento, hanno manifestato un forte nervosismo, con lo spread sopra i 300 punti. Una situazione che rischia di precipitare in assenza di segnali di grande responsabilità politica. Insignificante il dietrofront del Governo con l’annuncio della prima correzione: il deficit non resterà inchiodato al 2,4% per tre anni, ma soltanto limitatamente per la manovra del 2019. L’asticella scenderà al 2,1% per il 2020 e all’1,8 per il 2021, con ricaduta sul debito che nel 2021 dovrebbe attestarsi al 126,5%. Un balletto di cifre per una “manovra del popolo” che richiederebbe rigore e serietà in vista anche della valutazione che in ottobre le agenzie di rating S&P e Moody’s faranno della solvibilità del debito pubblico italiano, attualmente a un passo dal  livello “spazzatura”. Un eventuale declassamento metterebbe in fuga investitori e risparmiatori. Senza ignorare il giudizio di Bruxelles sulla Legge di bilancio che potrebbe generare, in caso di probabile bocciatura, una manovra correttiva. Sarebbe la conseguenza di una “manovra governativa maldestra che sceglie una strategia pluriennale di significativo disavanzo pubblico sfidando gli articoli 81 e 97 della Costituzione e le regole convenute con l’Ue.”(Mario Monti) La crescita con più deficit , incrementando, peraltro, la spesa assistenziale e non quella per gli investimenti (Keynes docet!), è una strada tutta in salita! Se può essere una strategica azione di marketing politico per mantenere il consenso elettorale (elezioni europee di maggio),  è certamente una rischiosa operazione di finanza pubblica che ignora le riforme strutturali per incidere realmente sul tasso di crescita dell’ economia del Paese, per diventare cioè più competitivi e produttivi: ridurre la burocrazia, migliorare la macchina della giustizia, aumentare la concorrenza, tagliare le tasse finanziando il taglio con risparmio di spesa, intervenire sul cuneo fiscale. Questa sì sarebbe stata una manovra “seria e coraggiosa”! Un segnale forte ai mercati nella consapevolezza che i vincoli alla nostra finanza pubblica non derivano tanto dalle regole europee, ma da quelle non scritte, e più insidiose, dei mercati finanziari. Il futuro non si costruisce accumulando altro debito. A meno che un governo nazionalista e sovranista...

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IL REBUS DELLA LEGGE DI BILANCIO

Posted by on Set 24, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL REBUS DELLA LEGGE DI BILANCIO

IL REBUS DELLA LEGGE DI BILANCIO

Giorni decisivi per la manovra finanziaria sui conti pubblici. Dopo le promesse elettorali e i tanti annunci è giunta l’ora della verità. La Legge di bilancio 2019, la prima del “Governo del cambiamento”, si preannuncia come una traversata nel deserto con i due azionisti di maggioranza alla ricerca di una  mediazione fra le reciproche priorità di programma lungo la linea del Piave segnata dal ministro dell’Economia Tria per il rispetto dei vincoli europei. Entro il prossimo 27 settembre il Governo dovrà varare la nota di aggiornamento del Def, Documento di Economia e Finanza, propedeutico alla presentazione del disegno di legge di Bilancio entro il 20 ottobre, con l’indicazione dei nuovi obiettivi programmatici rispetto al Def dello scorso aprile, e in particolare dei nuovi parametri macroeconomici riferiti al Pil.   Sarà una manovra “seria, coraggiosa e rigorosa” ha dichiarato il premier Conte, una manovra di circa 25 miliardi di euro, metà dei quali per sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’IVA, che porterà  il livello del deficit programmatico del 2019 all’1,6% rispetto allo 0,8% fissato dal Def di aprile. Questa flessibilità di bilancio (da concordare con Bruxelles) non sarà comunque sufficiente per realizzare in toto i punti centrali del “contratto di governo”: la flat tax con riforma delle aliquote Irpef, il reddito di cittadinanza, la revisione della Legge Fornero. Un mix oneroso di provvedimenti, in parte da rinviare perché reperire le risorse necessarie in un quadro di finanza pubblica fortemente segnato da un debito eccessivo non è operazione facile! La soluzione viene dal vicepremier Di Maio: “si attinge al deficit per mantenere le promesse”. Gli ha fatto eco Salvini censurando i diktat dei tecnocrati di Bruxelles. Ma far salire il deficit oltre il 2% del Pil comporta un peggioramento del “saldo strutturale”, un cattivo segnale per agenzie di rating e mercati.“Finanziare queste riforme ricorrendo a un aumento del deficit non avrebbe senso, ha commentato Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici alla Cattolica di Milano, perché causerebbe un aumento dello spread e quindi il pagamento di maggiori interessi agli investitori  sui nostri titoli di Stato, con ricadute sull’entità del debito”. L’esasperata ricerca del consenso anche dopo le elezioni che continua a caratterizzare certe dichiarazioni da parte della strana coppia DI Maio-Salvini produce guasti profondi. La flessibilità di bilancio a livello comunitario si ottiene non con il “pugno duro”  con la Commissione europea, per la quale l’Italia rappresenta “il problema dell’Eurozona”,  ma attraverso una credibile politica di riforme per far crescere  l’economia, migliorando produttività e competitività, e attrarre investimenti stranieri. La lotta alla burocrazia, all’evasione e alla spesa pubblica improduttiva dovrebbe costituire il vero cambiamento di questo Governo, soprattutto in presenza di una lenta crescita economica, con previsioni al ribasso del Pil 2018 da 1,4 a 1,2%,  secondo le stime di queste ore dell’Ocse.       Annunci e (sterili) proclami hanno provocato un innalzamento dei tassi d’interesse: un punto percentuale in più  sui tassi decennali da fine maggio a oggi. Chi presta denaro all’Italia acquistando i suoi titoli pubblici evidentemente non crede nella reale volontà di Lega e M5S di ridurre  il debito. Titoli pubblici più costosi significa tasse più elevate per i cittadini perché aumenta la nostra spesa pubblica per il pagamento di interessi sul debito (70 miliardi ogni anno!). Lo ha “certificato” il presidente della Bce Mario Draghi: “alcune dichiarazioni di uomini di governo hanno causato un rialzo d’interessi per imprese e famiglie, basta con le parole, ora i fatti.” Un invito a rispettare responsabilmente le regole di bilancio allontanando ogni accento demagogico nella  valutazione della difficile situazione della finanza pubblica del Paese.   Al ministro Tria  il difficile compito di...

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IL  MAL  DI  SPREAD

Posted by on Giu 21, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL  MAL  DI  SPREAD

IL  MAL  DI  SPREAD

Luna di miele movimentata  per la coppia Di Maio-Salvini. Il “governo del cambiamento” del Presidente Conte, dopo la fiducia in Parlamento, è chiamato ora  a vincere la sfiducia dei mercati. Resta da chiarire la rotta che s’intende seguire sul debito pubblico il cui aumento causerebbe il declassamento del “merito creditizio” del Paese da parte delle agenzie di rating e quindi lo stop della Bce per l’acquisto dei nostri Btp. L’Italia rischierebbe l’uscita dal “livello sicuro” di investimento con effetto domino  sulla tenuta dei conti pubblici.  Con la chiusura del “quantitative easing” da parte della Bce, che compra 30 miliardi di euro al mese di bond governativi, il Paese si troverebbe ad affrontare le speculazioni degli investitori internazionali per recuperare le risorse necessarie a  rifinanziare il debito in scadenza (420 miliardi di euro nel 2019). La spesa corrente dello Stato dal 2013 è stata tagliata di quasi il 3% del Pil e il surplus di bilancio, prima di pagare gli interessi sul debito, resta tra i più alti d’Europa. Negli scambi con il resto del mondo l’Italia lo scorso anno ha registrato un surplus per 47 miliardi di euro. Ma, a causa dell’enorme debito pubblico (132% del Pil), il secondo in Europa, il terzo nel mondo, basta un venticello per  farci improvvisamente cadere nel panico finanziario. In agguato  il “grande fratello”: lo spread, il “termometro della fiducia dei governi”, ossia il differenziale tra il rendimento del Btp decennale, il titolo rappresentativo del debito pubblico italiano, e il Bund decennale tedesco, che per la sua bassa rischiosità è  considerato titolo di riferimento per il mercato. L’Italia, con spese annue che superano il 30% le entrate, ricorre a investitori e banche per coprire il debito pubblico che, se non garantito da una governance politica credibile, può incidere sull’ affidabilità dello Stato, sulla sua solvibilità per scongiurare la quale e attrarre nuovi capitali si è obbligati ad alzare il rendimento, ossia il saggio d’interesse con ulteriore crescita del debito. Una variazione in aumento dell’1% significa 25 miliardi di euro l’anno, pari a una manovra finanziaria, e quindi meno risorse per servizi pubblici, riduzione di tasse e costo del lavoro. Ma significa anche mutui e prestiti più cari per famiglie e imprese,  il che accresce il rischio delle banche, diminuisce la loro propensione al credito. Da qui il crollo dei titoli bancari appesantiti dalla grande quantità di Btp in portafoglio. In un mercato in fibrillazione tanti i  dubbi sulle prospettive economiche del Paese: risparmi e investimenti, e quindi i conti pubblici,  si tutelano con azioni di governo responsabili senza rincorrere sogni...

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AUMENTO IVA? NO, GRAZIE!  

Posted by on Mag 16, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su AUMENTO IVA? NO, GRAZIE!  

AUMENTO IVA? NO, GRAZIE!  

Sulla finanza pubblica aleggia minaccioso l’aumento dell’Iva. Un pacchetto fiscale da incubo: l’aliquota ridotta del 10% passerà all’11,5% nel 2019 e al 13% nel 2020, mentre quella ordinaria del 22% passerà al 24,2% l’anno prossimo, al 24,9% nel 2020 e al 25% nel 2021 (la più elevata in Europa).  Per la ripresa dei consumi, ancorata a una debole crescita economica, potrebbe essere il colpo fatale, con effetto domino sulla produzione e sui livelli occupazionali. Le variazioni dell’Iva peserebbero in media 317 euro sulla spesa delle famiglie, in Lombardia oltre 410 euro. A risentirne in misura maggiore sarebbe la spesa alimentare che nel 2017 ha invertito il trend dopo cinque anni di valori negativi con un balzo del 3,2%. Dopo le spese per l’abitazione, quelle destinate all’alimentazione con i beni di prima necessità rappresentano la principale voce del budget delle famiglie che, in caso di aumenti dell’Iva, rischierebbero uno stop, con pericolose ricadute. E problemi potrebbero esserci anche per le botteghe artigiane e i piccoli commercianti, visto che la stragrande maggioranza dei rispettivi fatturati è attribuibile alla domanda interna. In attesa che il nuovo Governo esca … dall’incubatrice e veda finalmente la luce, si rincorrono le voci sul primo intervento del futuro esecutivo per scongiurare l’aumento dell’Iva. Dopo le bufale elettorali con promesse mirabolanti prive di copertura finanziaria, è giunta l’ora della realpolitik. Il Governo Gentiloni, prima di lasciare Palazzo Chigi, ha approvato il Documento di economia e finanza (Def), un documento che si limita all’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche del Paese e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue, rinviando alla Legge di bilancio di fine anno la scelta delle politiche per il quadro programmatico. Smaltita l’ubriacatura della campagna elettorale con i folli impegni di spesa, per il futuro inquilino di Palazzo Chigi scatterà la caccia al tesoro per sterilizzare le clausole di salvaguardia che, attraverso rinnovi successivi, ci trasciniamo dall’estate 2011 per coprire spese pubbliche già impegnate. Ci sarà bisogno di una manovra di bilancio da 18 miliardi, di cui ben 12,4 miliardi per scongiurare nel 2019 il rischio Iva. Ne serviranno altri 19,1 miliardi per il 2020. Un’operazione che, comprimendo ogni politica espansiva, riduce la Legge di bilancio a un documento povero di investimenti e ricco di tagli! C’è da sperare che il “direttorio” dei due  candidati al governo del Paese focalizzi bene tale emergenza finanziaria. I rispettivi programmi elettorali hanno fornito scarse indicazioni su dove trovare risorse adeguate, se non un generico riferimento alla leva del deficit (Pil permettendo), accompagnata dalla spending review e dalla razionalizzazione degli sconti fiscali (“tax expenditures”), con buona pace di ogni crociata contro il fisco pigliatutto! Per i conti pubblici si annuncia un autunno particolarmente caldo. Si prospetta una manovra finanziaria  impegnativa che richiederà un governo autorevole per prepararla e una maggioranza coesa in grado di sostenerla in Parlamento. Un difficile banco di prova con la precisa avvertenza del vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis: “è importantissimo per l’Italia attenersi ai target di bilancio, riduzione di deficit e di debito”. C’è inquietudine in Europa sulla tenuta del nostro debito se il nuovo Governo alzasse il deficit o rendesse più costoso il sistema pensionistico. Si ripresenta puntualmente il copione di primavera che caratterizza gli ultimi anni le politiche economiche del Belpaese: i nostri conti pubblici sotto esame per le relative misure di risanamento, in primis per azzerare il rischio dell’aumento dell’Iva. La risposta potrà venire da un Governo insediato con pieni poteri, espressione di credibilità politica  internazionale e di coerenza con gli impegni comunitari presi. Mercati e spread sono in agguato! Sarebbe un brutto risveglio per imprese, famiglie e...

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IL  FISCO … BATTE  CASSA   

Posted by on Apr 16, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL  FISCO … BATTE  CASSA   

IL  FISCO … BATTE  CASSA   

E’ partita la “stagione dichiarativa 2018”. L’Agenzia delle entrate ha messo a disposizione online la dichiarazione dei redditi precompilata relativa all’anno d’imposta 2017. Nel primo step per i contribuenti sarà possibile consultare via web la propria dichiarazione elaborata dall’Amministrazione finanziaria e controllare le informazioni che l’Agenzia delle entrate ha utilizzato per mettere a punto un modello (730/ 2018 e Redditi PF 2018) in gran parte già pronto per la presentazione. Dal prossimo 2 maggio sarà poi possibile accettare, modificare e inviare il modello 730 (riservato a lavoratori dipendenti, pensionati e titolari di reddito assimilati a quelli di lavoro dipendente) oppure rettificare il modello Redditi PF (redditi d’impresa, lavoro autonomo, redditi diversi) che, invece, potrà essere trasmesso dal 10 maggio. I termini di presentazioni scadono rispettivamente il 23 luglio e il 31 ottobre 2018. Di anno in anno diventa sempre più cospicuo ed esauriente il flusso dei dati a disposizione del Fisco ai fini della precompilata che, dopo un rodaggio iniziale di alcuni anni, sta entrando sempre più da protagonista nel difficile rapporto con il contribuente. A testimoniare il successo di questa operazione sono i numeri forniti dall’Agenzia delle entrate: in tutto, più di 925 milioni sono le informazioni comunicate via web al “cervellone fiscale”per il 2017, con un incremento del 3,5% rispetto ai dati inviati nell’anno precedente. Si spazia dalle certificazioni uniche di lavoratori dipendenti e autonomi agli interessi passivi per mutui, dalle spese universitarie e relativi rimborsi alle spese sanitarie, a quelle per le ristrutturazioni e il recupero del patrimonio edilizio, dai premi assicurativi sulla vita mortis causa e infortuni ai contributi previdenziali e assistenziali, dalle spese veterinarie a quelle funebri. Fra le new entry nel modello precompilato ci sono le rette degli asilo nido e i dati sulle erogazioni liberali a Onlus e associazioni/fondazioni di promozione sociale. Ogni contribuente può accedere direttamente alla propria precompilata tramite il Sistema pubblico per l’identità digitale (Spid), i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate (Fisconline), oppure utilizzando il Pin rilasciato dall’INPS o la Carta nazionale dei servizi (Cns). Entro cinque giorni dall’invio telematico, l’Agenzia rilascerà un’apposita ricevuta con la data di presentazione della dichiarazione e il riepilogo dei principali dati contabili.  Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito d’imposta, il relativo rimborso o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e agosto/settembre 2018. Tutto ok? Non proprio. Sul tappeto il problema di sempre: la complessità del nostro ordinamento tributario.  Un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione che, alla vigilia del nuovo appuntamento, impongono una seria riflessione per una riforma fiscale non più differibile.  Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e  un proliferare della normativa  che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina e mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti.  Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di lenta ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico. Dal Governo che verrà, dopo le tante promesse elettorali, si attendono ora i...

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IL RISIKO DEL FUTURO GOVERNO

Posted by on Mar 12, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL RISIKO DEL FUTURO GOVERNO

IL RISIKO DEL FUTURO GOVERNO

Giorni caldi per la formazione della maggioranza parlamentare che dovrà esprimere il nuovo Governo. Prove di dialogo, prime aperture, primi rifiuti. Ma, in concreto, dopo gli spot elettorali diffusi fra illusioni e paure, cosa c’è … nell’incubatrice dei partiti? Quali sono le reali opzioni in agenda? Certo, non sarà facile passare da un’azione di marketing per la cattura del voto a un’azione di governo in linea con gli impegni presi con l’elettorato. Tante mirabolanti promesse, tutte nel segno di un rigetto del Patto di stabilità e dei vincoli di finanza pubblica imposti dai Trattati europei, sottoscritti in passato. Congelato ogni aumento di tasse. E proprio la politica fiscale è stato uno dei temi più dibattuti nel corso dell’ultima campagna elettorale. In particolare, la flat tax (“tassa piatta”: sistema fiscale non progressivo con una sola aliquota, indipendentemente dal livello di reddito del contribuente) ha dominato la scena. Grande interesse (e aspettative) hanno generato anche la cancellazione della Legge Fornero e il reddito di cittadinanza. Misure politiche che, se introdotte, causerebbero -secondo la “profezia” di Mario Monti- “la strage degli innocenti: gli italiani di domani farebbero bene a non nascere, per non essere stroncati dal debito pubblico che scaricheremmo su di loro”. Un giudizio fortemente critico sulle future vicende governative legittimato dal richiamo di questi giorni che viene da Bruxelles con l’annuale “rapporto-Paese” relativo all’Italia, “un Paese con alto debito pubblico e protratta bassa redditività, un Paese con squilibri eccessivi che rappresentano un rischio per il resto dell’Europa”. Un avvertimento per chi si insedierà a Palazzo Chigi nella previsione anche di una politica monetaria della Bce meno espansiva e di un probabile rallentamento economico  dell’area europea per i venti protezionistici che soffiano minacciosi dagli Stati Uniti. Un quadro macro-economico sul quale riflettere con attenzione prima di imboccare cattive direzioni di marcia. Già nel prossimo Documento di economia e finanza (Def) del 10 aprile (da inviare a Bruxelles entro la fine dello stesso mese) dovrebbero essere chiare le linee guida della strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Ma la dichiarazione di un candidato premier sui vincoli europei lascia poco spazio alla fantasia: “Sarà un Def alternativo ai diktat dei tecnocrati di Bruxelles”. Una dichiarazione non difforme da altre registrate nelle ultime ore, una prova di forza  che deve però fare i conti con la spada di Damocle che pende sul futuro bilancio: le “clausole di salvaguardia” introdotte negli anni scorsi a tutela dei saldi di finanza pubblica, pari a un totale di 31,5 miliardi nel biennio 2019-2020. Quindi, se nella prossima Legge di bilancio il nuovo Governo non troverà risorse compensative (per l’anno 2019 oltre 12 miliardi) scatterà l’aumento dell’Iva dal gennaio 2019: dal 10 al 12% l’aliquota ridotta, dal 22 al 24,2% quella ordinaria. Operazione che si completerà nel 2020 con il rispettivo passaggio al 13 e al 24,9%, con buona pace dei consumi! E’ stretta la strada per evitare la tagliola degli aumenti Iva: sostituire le clausole di salvaguardia con tagli alla spesa (impresa difficile: Cottarelli docet!), aumenti del prelievo fiscale (misura impopolare a poche settimane dal voto), oppure invocare nuovamente la “flessibilità europea”, finanziando cioè il mancato gettito in deficit e rinviando l’assestamento dei conti, con il nullaosta della Commissione europea, a tempi migliori. Ma non sarà scontato il via libera di Bruxelles in considerazione dei ritocchi approvati alla Legge Fornero che, in prospettiva, determinano una crescita della spesa previdenziale. Partita complessa e delicata che richiede “grande senso di responsabilità nell’interesse generale del Paese e dei suoi cittadini”, come ha auspicato il Presidente Mattarella in un appello ai leader politici. Superare le asprezze della campagna elettorale...

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