Fisco e Soldi

INCOGNITE E RISCHI DELLA LEGGE DI STABILITA’

Posted by on Nov 6, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

INCOGNITE E RISCHI DELLA LEGGE DI STABILITA’

L’allarme degli Enti locali – La “bocciatura” della Corte dei Conti Riflettori accesi sulla Legge di stabilità. Una manovra da 27 miliardi che rappresenta la sfida di crescita della nostra economia lungo la strada difficile del cambiamento intrapresa dal Premier Renzi. Nel rispetto dei vincoli europei e in un contesto internazionale che presenta non pochi elementi di incertezza, è una manovra dichiaratamente espansiva, a partire dalla riduzione del carico fiscale. Obiettivo prioritario è la spinta alla domanda interna: consumi delle famiglie e investimenti delle imprese, strategico per uno sviluppo sostenibile. Ma non poche sono le incognite della manovra costruita largamente in deficit grazie alla maggiore flessibilità europea “accertata” per la prolungata fase recessiva: oltre 14 miliardi e mezzo, estensibili a circa 17 nel caso venisse accordata dalla Commissione la clausola emergenza-migranti, quale riconoscimento delle spese sostenute per i flussi migratori del Mediterraneo. Risorse che anticiperebbero al 2016 il taglio dell’IRES (l’imposta delle società) dal 27,5 al 24%. Al di là dei toni duri di Renzi, la trattativa con Bruxelles si presenta non facile anche per i tagli poco coraggiosi effettuati nella spesa pubblica. Ogni clausola di flessibilità è legata infatti a un reale consolidamento dei conti pubblici. Ovvero, meno deficit, più tagli! Deludente la spending review: quantificata dal Def di aprile in 10 miliardi, rivista al ribasso in settembre, ne varrà alla fine meno di 6 miliardi. E’ l’ulteriore conferma che razionalizzare e riqualificare la spesa pubblica nel Belpaese è impresa ardua, se non impossibile, anche per i … rottamatori! La finanza allegra è dura da azzerare. Le dichiarazioni d’intento di tagli strutturali non sempre si coniugano con la reale volontà politica espressa in Parlamento. Continua così a slittare il pareggio di bilancio, e conseguentemente la riduzione del debito giunto a quota 132% del Pil! I conti pubblici dissestati costituiscono il limite strutturale della nostra economia, il problema di sempre. Un problema che va affrontato con determinazione soprattutto in una fase di crescita per evitare politiche fiscali drastiche e per uscire finalmente dalle insidie dei mercati internazionali, attraverso un quadro economico stabile e forte. Per l’alto debito pubblico resteremo ancora per lungo tempo sotto stretta sorveglianza della Commissione europea: le regole comunitarie impongono dal 2016 ai paesi, come l’Italia, con un consolidato superiore al 130% del Pil (i parametri di Maastricht prescrivevano il 60%!) di ridurre il debito di un ventesimo all’anno su tre anni. Se non si cresce, ci attendono anni difficili. Sarebbe stato dunque meno aleatorio finanziare la riduzione del prelievo fiscale e contributivo con tagli selettivi alla spesa senza rinviare al futuro nuovo deficit. L’ampliamento del disavanzo non avviene per finanziare provvedimenti per la crescita nel lungo periodo, bensì per tagliare, fra l’altro, IMU e TASI. La Legge di stabilità risolve problemi politici (consensi elettorali), non quelli economici, con vivo disappunto degli enti locali. Forte l’allarme del Presidente della Conferenza delle Regioni Chiamparino: “Nodi irrisolti, sistema Regioni a rischio, in dubbio i servizi fondamentali”. Bocciatura anche dalla Corte dei Conti: “La Legge di stabilità, usando al massimo gli spazi di flessibilità in deficit, riduce esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici”. Un taglio del “cuneo fiscale” , la riduzione cioè della pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa, sarebbe stato più funzionale al rilancio della ripresa economica a vantaggio della competitività del made in Italy dopo gli anni bui della crisi e della recessione. Ma …. “così è, se vi...

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L’INCUBO DELLE TASSE : FISCO PIGLIATUTTO!

Posted by on Mar 27, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

L’INCUBO DELLE TASSE :  FISCO  PIGLIATUTTO!

Con il tax-day di fine anno versati dai contribuenti oltre 44 miliardi di euro – La pressione fiscale ha raggiunto il 44% – Il “federalismo fiscale”  – I rilievi della Corte della dei Conti – La Legge di stabilità 2015 – Per il Fisco un fine anno con botto. Poco da festeggiare invece per il contribuente sempre più vessato a causa di conti pubblici in … profondo rosso per l’allegra finanza dei decenni passati. In dicembre il contribuente ha dovuto fare i conti con un tour de force di pagamenti, con una interminabile fila di scadenze, con un’intrigata matassa di norme (non sempre chiare)e adempimenti (tortuosi) che hanno sfiorato quota 200 come segnalato dalla stessa Agenzia delle Entrate. La semplificazione è servita!… Fra acconti di imposte (dirette e indirette) e tributi locali (IMU e TASI), secondo la Cgia di Mestre, per il Fisco un en plein di  oltre 44 miliardi di euro. Risorse finanziarie sottratte ai consumi e quindi alla produzione, con una pericolosa ricaduta sulla recessione economica in atto. Continuano le acrobazie per famiglie e imprese alle prese con bilanci sempre più difficili da chiudere. E il futuro, al di là dell’ottimismo di facciata di Palazzo Chigi, è strettamente legato al PIL, e cioè a previsioni di crescita che potrebbero rivelarsi errate con conseguente intervento della Commissione europea che ha messo Italia e Francia sotto  “osservazione”. In primavera il “redde rationem”. Con la Legge di stabilità 2015 il Governo ha in programma riduzioni fiscali per circa 13 miliardi di euro che potrebbero non servire in termini di pressione fiscale, se non saranno infatti accompagnati da un contestuale aumento del PIL. Ma la ripresa economica è resa ancor più difficile da un sistema fiscale poco orientato alla crescita, che non premia chi investe e chi scommette sull’innovazione e sulla ricerca. Il tutto appesantito da livelli di prelievo sempre più insostenibili, con una pressione fiscale sul PIL che raggiunge ormai il 44% (cinque punti sopra la media Ue), che supera il 50% se si esclude l’economia sommersa e che, secondo le stime del Sole 24 Ore, totalizza un prelievo reale sulle Pmi pari a 68 euro ogni 100 euro di utile! Sullo sfondo, resta il lento  cammino della delega fiscale, a meno di cento giorni dal termine per l’attuazione della legge delega. Non più prorogabile infatti un fisco diverso perché l’attuale ordinamento tributario, con il crescente prelievo fiscale (un aumento del 40,4% tra il 1995 e il 2013), genera sfiducia nel difficile rapporto fra Fisco e contribuente e… alimenta evasone ed elusione.  Senza fine il “gioco delle due tasche”: da una parte si dà  e dall’altra si prende, magari solo cambiando il nome del “balzello”. E se un’imposta non produce il gettito previsto ne scatta subito un’altra. Malumori generali per un’azione amministrativa che stravolge le regole del gioco, violando lo Statuto del contribuente. E in questo braccio di ferro a rimetterci è proprio il malcapitato contribuente. Lo ha rilevato la Corte dei Conti nel recente Rapporto sulla finanza pubblica 2013, segnalando “una  mancanza di coordinamento fra prelievo centrale e locale”.  Clamorosamente disattesa la Legge 42 del 2009 sul “federalismo fiscale” che fissava il principio dell’invarianza della pressione fiscale: se aumentano le addizionali IRPEF locali deve diminuire l’aliquota dell’IRPEF nazionale. Secondo la Corte dei Conti “non solo non si trovano tracce di compensazione fra fisco centrale e locale ma, anzi, di pari passo con l’attuazione del federalismo fiscale, si è registrata una significativa accelerazione sia delle entrate territoriali sia di quelle centrali. Non è questa la strada per l’affermazione dei principi di civiltà giuridica con cui uno Stato moderno deve relazionarsi...

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LEGGE FINANZIARIA: STRUMENTO POLITICO DI GESTIONE E DI CONTROLLO DELLA SPESA PUBBLICA

Posted by on Mar 27, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

LEGGE FINANZIARIA: STRUMENTO POLITICO DI GESTIONE E DI CONTROLLO DELLA SPESA PUBBLICA

I riflessi sulla legislazione tributaria – Il rispetto dei vincoli europei Legge finanziaria (oggi “legge di stabilità”): croce e delizia per gli addetti ai lavori, ma “oggetto misterioso” per molti. Argomento di attualità e di grande interesse per tutti i cittadini per i suoi tanti risvolti di carattere fiscale. Strettamente collegata al bilancio annuale di previsione, costituisce una delle innovazioni più significative della Legge di riforma contabilità dello Stato n. 468 del 5 agosto 1978, modificata con la Legge 208/99. La funzione attribuitale dal legislatore è quella di recuperare uno spazio di manovra al bilancio dello Stato, adeguandone le entrate e le uscite, comprese quelle del comparto pubblico allargato cui si ricollega la finanza statale, agli obiettivi di politica economica propri della previsione annuale e pluriennale. E’ così possibile modificare e integrare disposizioni legislative aventi riflessi sul bilancio statale, non potendo -ai sensi dell’art. 81 della Costituzione- la legge di approvazione del bilancio stabilire nuove entrate e nuove spese, per effetto della sua peculiare caratteristica di essere “legge formale” e non “legge sostanziale”, priva cioè di contenuto normativo. Sotto questo aspetto, la legge finanziaria, quale strumento legislativo contestuale al bilancio di previsione, muta il carattere e il significato del bilancio stesso. Si passa infatti da un documento contabile che raccoglie in sé la legislazione vigente a un bilancio che traduce in cifre, attraverso le modifiche legislative determinate appunto dalla legge finanziaria, una manovra di finanza pubblica. Il bilancio perde, dunque, il carattere esclusivamente “ricettizio” che aveva nell’ordinamento ante-riforma per divenire strumento attivo di manovra dell’entrata e della spesa. E’ quindi una “legge a carattere sostanziale” mediante la quale il Governo opera la sua politica economica a breve termine. Con la legge finanziaria viene cioè a rappresentarsi il momento finale delle scelte e delle rivalutazioni degli indirizzi da imprimere all’economia nazionale e degli obiettivi da perseguire. Con questo importante strumento di politica economica e finanziaria, l’esecutivo individua i settori in cui deve essere indirizzata la spesa pubblica. La legge finanziaria indica, in concreto, come, dove e quando si deve operare per rendere concreta la manovra di bilancio: si entra così in rapporto diretto con il sistema tributario, con la legislazione di spesa esistente, con i programmi e i progetti individuati dal programma economico nazionale. L’obiettivo di fondo resta quello di tenere sotto controllo il deficit pubblico. Forti sono infatti i vincoli europei da rispettare, richiamati dal Patto di stabilità e di crescita che, a seguito dell’adozione della moneta unica nell’area dell’euro, ha stabilito regole comuni di comportamento nella gestione della finanza pubblica. Una cattiva finanza in un Paese trasmette effetti negativi agli altri Paesi (inflazione, aumento dei tassi d’interesse, perdita di valore della moneta rispetto alle altre valute). Particolare rilevanza riveste il legame che la legge finanziaria instaura, in termini di continuità gestionale, fra spesa pubblica e sviluppo economico del Paese. Ad essa viene demandata la “modulazione degli stanziamenti fissati dalla legge pluriennale di spesa”, ossia la quantificazione delle quote destinate a gravare su ciascun esercizio degli anni considerati dal bilancio pluriennale (viene così franato il processo degenerativo dei residui passivi), secondo una scala di priorità che la stessa situazione economica suggerisce come più opportuna. Da ciò discende un effetto di primaria importanza: la restituzione al Parlamento del potere di controllo sulla dinamica e sulla struttura dell’intera attività finanziaria pubblica, con la conseguente assunzione di responsabilità delle scelte economiche e finanziarie contenute nella legge stessa. Di notevole portata, inoltre, il riferimento al “massimo livello del deficit di bilancio” stabilito dalla legge finanziaria in relazione al quale le autorità governative sono autorizzate a ricorrere al mercato finanziario (quello dei capitali), compatibilmente...

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LA MANOVRA MONTI E LA FINANZA LOCALE

Posted by on Mar 27, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

LA MANOVRA MONTI E LA FINANZA LOCALE

Cancellato il federalismo fiscale? Autonomia” e “Responsabilità”, i cardini del federalismo fiscale invocati per rendere efficienti i bilanci comunali sono stati cancellati dalla manovra Monti “Salva Italia” sotto l’effetto dell’emergenza crisi. E l’impatto sulla finanza locale delle misure adottate dal Governo dei tecnici è notevole! E’ ulteriormente aumentato il contributo alla manovra finanziaria imposto agli enti territoriali in termini di tagli ai trasferimenti e di obiettivi rigorosi del Patto di stabilità interno. A questo drenaggio di risorse che fa saltare ogni equilibrio di finanza locale si aggiungono altre misure che devastano i conti degli enti locali, limitandone ogni margine gestionale. Istituzione dell’IMU, Imposta municipale unica, in sostituzione dell’ICI, riforma della TARSU, provvedimenti sul Fondo perequativo, tesoreria unica: con queste novità legislative per i Comuni italiani è scattata l’operazione Bilancio 2012, con termine prorogato al 30 giugno. Dalla tassazione immobiliare le innovazioni più importanti. Con l’IMU vengono tassati tutti gli immobili, comprese le prime case. Aliquote base del 4 e del 7,6 per mille oltre a un aumento dell’imponibile per effetto dei nuovi moltiplicatori delle rendite catastali. Il maggiore gettito previsto è pari a 12,2 miliardi, ma di questo incremento nelle casse comunali non resterà un euro! Infatti lo Stato da un lato chiede ai Comuni di accreditargli 9 miliardi, pari alla metà del maggiore gettito a esclusione delle prime case, e dall’altro taglia i trasferimenti erariali erogati ai Comuni a titolo di Fondo perequativo per la restante differenza! Analoga operazione di sterilizzazione è prevista per il miliardo in più previsto dalla riforma della TARSU. I Comuni sono chiamati cioè a far da esattori per lo Stato sul suo maggiore prelievo! Una “supertassa” dai Comuni, con i soldi che però finiscono allo Stato. Dalla revisione dei tributi comunali prevista dalla manovra Monti non cambierà nulla in termini di risorse disponibili, ma pesante sarà il “costo politico-elettorale” per i Sindaci che, in caso di variazioni in aumento delle aliquote base, dovranno darne ragione ai cittadini alle prese con un’ alta pressione fiscale. La manovra inoltre stringe i cordoni della finanza locale con un’altra sforbiciata dei trasferimenti statali sul fondo perequativo, senza alcuna compensazione di maggiori gettiti. Significativa la dichiarazione resa dal Sindaco di Reggio Emilia e Presidente ANCI, Graziano Delrio, “L’introduzione dell’IMU richiede a noi Comuni di metterci la faccia di fronte a imprese e famiglie; vogliamo capire se è solo una situazione dovuta allo stato di emergenza dei conti pubblici e quali sono le prospettive, è necessario ripensare qualcosa nel rapporto tra Stato e Comuni”. I Comuni sono cioè partite di giro, corpi inerti usati per prelevare risorse e cassa a servizio dello Stato centrale e il Patto di stabilità non revisionato costituisce un argine a ogni possibilità di reagire a questi attentati all’autonomia federale, peraltro fortemente minata dalla istituzione della Tesoreria Unica che ne condiziona la gestione finanziaria. Di fatto, una gestione commissariale! E’ dunque opportuno mettere mano alla complessa materia della finanza locale con una riforma che ne semplifichi le norme, ribadendo il principio del vincolo di bilancio in pareggio come architrave della finanza locale ed eliminando lacci e laccioli. Se c’è la necessità di ridurre le risorse degli enti locali, meglio agire sui trasferimenti erariali piuttosto che interferire con l’autonomia locale. Il federalismo fiscale, ancor prima di partire, è già...

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CITTADINI  O  SUDDITI?

Posted by on Mar 26, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

CITTADINI  O  SUDDITI?

Lo Statuto del contribuente: carta straccia! Confusione fiscale! Il caos di questi giorni sul fronte degli acconti d’imposta e dell’abolizione (limitata) della seconda rata dell’IMU accredita sempre più  la tesi che la “cultura tributaria” del nostro Paese sia gestita da un … alieno! Solita acrobazia interpretativa di norme scritte per fare gettito, solita acrobazia finanziaria per rispettare gli obblighi legati al versamento di imposte e tasse. Certo, le ragioni di bilancio dello Stato sono fondamentali, ma la legislazione tributaria dovrebbe supportare l’azione di un Fisco poco rispettoso dei contribuenti. Con una crisi economica che continua a mordere imprese e famiglie, falcidiando l’occupazione, è indecoroso il “gioco delle due tasche”:  da una parte si dà e dall’altra si prende! Senza  dimenticare  la fantasiosa “clausola di salvaguardia”, una sorta di “pronto soccorso” per i conti pubblici. Se un’imposta non produce il gettito previsto ne scatta subito un’altra (già votata e pronta … nel cassetto!). Cambiano le sigle, ma la pressione fiscale non diminuisce! Causa  disagi e malumori  un’azione amministrativa che da troppo tempo stravolge le “regole del gioco”. Che fine ha fatto lo Statuto del contribuente? A tredici anni dalla sua emanazione si continua a violarne i principi base: dalla retroattività  delle disposizioni tributarie alla loro scarsa chiarezza , alle norme tributarie inserite in “leggi omnibus”, con oggetti diversi. Non è pensabile un ordinamento tributario affidato alla causalità, all’incertezza e all’arbitrio. Quando fu varato lo Statuto dei diritti del contribuente nel luglio del 2000, dopo una sofferta gestazione parlamentare, si parlò del tentativo di “imporre il buon senso per legge”. Ma a distanza di tempo stenta a realizzarsi un pieno riequilibrio fra le parti in causa. La sua ripetuta violazione  è stata fortemente criticata in occasione del recente Congresso nazionale dell’ANTI (Associazione nazionale tributaristi italiani) tenuto a Milano. Lo spirito originario dello Statuto (“una diga a favore del contribuente contro gli abusi dell’Amministrazione finanziaria”) ha perso ormai il potenziale deterrente. Basti guardare le raffiche di provvedimenti che costringono contribuenti e professionisti  a un estenuante slalom fra leggi, decreti legge, circolari e risoluzioni ministeriali: un vero ginepraio! Come sta accadendo in questi giorni con black-list, IMU, “speso metro”, acconti, comunicazioni finanziamento soci, scadenze di fine anno. Da quando è in vigore, lo Statuto del contribuente è stato violato e … raggirato dai Governi, dallo stesso Legislatore e dalla Pubblica Amministrazione più di cinquecento volte a dimostrazione della incapacità di tale strumento legislativo (una legge ordinaria, derogabile, priva di rango costituzionale: questo il suo limite) di porre un argine realmente efficace alle scadenze ravvicinate, alle proroghe dell’ultima ora, alle indicazioni spesso tardive e non esaustive e soprattutto alla retroattività delle norme. E con la Legge di stabilità, in fase di approvazione parlamentare,  le violazioni sono destinate ad aumentare, sia per l’ambito erariale che per l’inesplorato labirinto della imposizione locale. Non è la strada migliore per l’affermazione dei principi di civiltà giuridica con cui uno Stato moderno deve relazionarsi con i propri cittadini. Da più parti è stata lanciata la provocazione di abolire lo Statuto dei diritti del contribuente in presenza di una costante sua delegittimazione. Carta straccia! L’auspicio, invece, è che lo Statuto recuperi presto e in toto la centralità che gli compete, attraverso adeguate innovazioni sul piano operativo,  per assicurare trasparenza e credibilità al difficile rapporto fra Fisco e contribuente e superare ogni incertezza del...

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IL FISCO E LA LOTTA ALL’ EVASIONE

Posted by on Mar 26, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

IL  FISCO  E  LA  LOTTA  ALL’ EVASIONE

Parte la “campagna d’autunno”: con il redditometro caccia all’evasore. Le incognite.         Un … “amore impossibile” quello fra fisco e contribuente! Diffidenza ma soprattutto incomunicabilità alla base di un rapporto che è andato nel tempo sempre più deteriorandosi. E’ rimasto purtroppo inascoltato l’appello lanciato da Ezio Vanoni, storico Ministro delle finanze degli Anni Cinquanta,  per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. La mancanza di certezza della legge tributaria intesa come prevedibilità delle conseguenze giuridiche e fiscali è divenuta ormai una triste costante. Da una parte il Legislatore fiscale costretto a rincorrere l’evoluzione dei rapporti economici per individuare i presupposti di nuova ricchezza e quindi nuovo imponibile da sottoporre a tassazione, dall’altra parte il malcapitato contribuente vittima spesso di un caos legislativo che non facilita certo l’interpretazione e la corretta applicazione della normativa. Da anni si opera in presenza di una frantumazione della legislazione tributaria, di un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio di ogni principio di diritto! Una situazione abnorme che provocò nel 1988 la ben nota sentenza della Corte costituzionale in materia di “ignoranza inevitabile”, un implicito riconoscimento del diritto del contribuente in presenza di una legislazione criptica e contraddittoria. Dubbi e timori si addensano ora con la nuova offensiva del Fisco. Con grande risonanza mediatica,  sta per iniziare la “campagna d’autunno”:  caccia all’evasore attraverso il redditometro. Un restyling dell’accertamento sintetico. Si tende così a ricostruire, con effetti dall’anno d’imposta 2009, la ricchezza presunta del contribuente in base alle spese sostenute (effettive e figurative) e rapportarla con quanto dichiarato.  Una sfida, quella del Fisco, che si inserisce in una stagione normativa che non conosce tregua, con una semplificazione tutta ancora da scrivere e una  crescente pluralità dei livelli di tassazione nella prospettiva del federalismo fiscale. La lotta all’evasione fiscale è la ragione d’essere di un sistema tributario: chi non versa il dovuto fruisce di una rendita che altera la concorrenza. Ma, osserva a riguardo Enrico De Mita, ordinario di Diritto Tributario alla Cattolica di Milano, “una vera democrazia si regge su un fisco equo: fiscalismo ed evasione sono due vizi che si sorreggono a vicenda nell’ambito di un problema di cultura che tocca il rapporto difficile fra cittadini e autorità”. Bisogna arginare la “finanza creativa” del ministro di turno, riducendo leggi e decreti, e abbassare il prelievo attraverso aliquote sopportabili sia per le imprese che per le famiglie per propiziare una vera “tax compliance”. Riduzione che difficilmente arriverà a causa del crescente debito pubblico: il male  di fondo della nostra finanza pubblica. Tanti segnali a conferma di ordinamento tributario fondato sull’incertezza della norma. Un sistema che presenta gravi difetti per la mancanza di equità, efficienza, trasparenza e certezza, cioè i presupposti di ogni corretta azione di accertamento, individuati da Adam Smith, economista scozzese del XVIII secolo, con buona pace dello Statuto del contribuente, approvato nel 2000 con l’intento di garantire chiarezza e trasparenza delle disposizioni tributarie. Un patto fra fisco e contribuente più volte violato, soprattutto in materia di retroattività della normativa fiscale! E allora quali sono le prospettive del redditometro e della relativa azione di contrasto ai fenomeni evasivi ed elusivi? E’ chiaro che il successo dell’operazione, la sua credibilità, poggia necessariamente sul recupero di un rapporto fisco-contribuente leale, senza pregiudizi: contraddittorio e cooperazione significano inibire all’Amministrazione finanziaria scorciatoie di comodo con atti …”preconfezionati”  e legittimare un equilibrato e razionale riparto dell’onere della prova. Affidare cioè al buonsenso l’azione di accertamento della capacità contributiva e di spesa superiore al reddito dichiarato, avendo ben...

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