Fisco e Soldi

PACE FISCALE E CACCIA AI VOTI

Posted by on Lug 22, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su PACE FISCALE E CACCIA AI VOTI

PACE FISCALE E CACCIA AI VOTI

Ci risiamo. Un mini condono, una “pace fiscale” per contribuenti con debiti fino a 30mila euro, che preveda il pagamento solo di una parte del dovuto. E’ la proposta formulata dal vicepremier Salvini, arrivata mentre il Parlamento è impegnato nell’approvazione della Legge delega di Riforma fiscale. Del tutto inattesa e inopportuna perché mette a serio rischio il successo finale della “rottamazione quater”: quasi quattro milioni di richieste di adesione arrivate all’Agenzia delle Entrate per la cancellazione di sanzioni e interessi (circa 20 miliardi di euro), per un gettito previsto di oltre 15 miliardi di euro. Resta da vedere, però, chi pagherà le rate della definizione agevolata di cui le prime due pari al 10% dell’importo liquidato scadono a ottobre e novembre. L’annuncio di un condono che, oltre all’abbuono di sanzioni e interessi, azzera anche una parte rilevante delle imposte condiziona ogni più ottimistica previsione legata alla rottamazione delle cartelle. Sono circa quindici milioni gli italiani con un debito fiscale fino a 30mila euro. Una grande massa, circa il 97% dei contribuenti che hanno pendenze con l’erario, anche se la maggior parte dell’evasione accertata viene da quel 3% con i debiti più elevati. Più di 7 milioni sono gli italiani che ogni anno, e da anni, ricevono almeno una cartella esattoriale per debiti pregressi non pagati. Ed è mostruoso il debito erariale accumulato nel tempo: alla fine dell’anno scorso ammontava a ben 1.153 miliardi di euro. Il 90% di questa somma viene considerata di recupero difficile, se non impossibile dalla stessa Agenzia delle Entrate Riscossione. Si tratta di debiti che fanno capo a società e ditte individuali fallite, contribuenti nullatenenti, debitori irreperibili o deceduti. Alla fine, solo il 10%, circa 114 miliardi di euro.  Il tormentone in pieno luglio sulla pace fiscale ha scatenato ovviamente reazioni diverse nei palazzi romani della politica. Se per Matteo Salvini “l’obiettivo è liberare milioni di italiani in ostaggio del Fisco mostrando un volto dello Stato diverso da quello aggressivo e punitivo”, per il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, “il contrasto all’evasione non è volontà di perseguitare qualcuno, è un fatto di giustizia nei confronti di tutti coloro che le tasse anno dopo anno le pagano”. Sulla stessa lunghezza d’onda il viceministro dell’Economia Maurizio Leo: “le tasse vanno pagate”. Sul fronte della opposizione politica, molteplici sono le voci contrarie alla tregua fiscale proposta dal leader leghista. Qualcuno parla di “caccia ai voti” in vista delle elezioni europee di primavera.  Il problema di fondo legato ai condoni, come più volte ha avvertito la Corte dei Conti, è “il minore introito di risorse finanziarie nelle casse dello Stato con il conseguente aumento dell’evasione stimolata dalle continue misure agevolative”. Un sistema perverso che si autoalimenta: più i contribuenti sono consapevoli di una sostanziale impunità, più si allarga la platea degli evasori, più il sistema dei condoni priva di risorse indispensabili e costringe a tagli di spese e servizi Stato, Regioni, Province e Comuni. Un costo insostenibile per l’intera comunità. E’ chiaro che sulla riscossione il sistema è andato in tilt, lo Stato ha permesso l’accumulo di milioni e milioni di cartelle per lunghi anni senza successo. La via d’uscita? La pax fiscale. L’inefficienza dello Stato al servizio dei furbetti. Vecchia storia in un Paese che ha praticato una lunga serie di condoni, concordati, scudi, rottamazioni, voluntary disclosure. Nulla di nuovo sotto il cielo del Belpaese, un copione più volte recitato. Una creatività normativa altrove sconosciuta. Se le discriminazioni sociali sono sempre detestabili, ancora di più lo è quella che divide i cittadini fra chi paga le tasse e chi le tasse le evade, o non le...

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OPERAZIONE REDDITI AL VIA

Posted by on Mag 22, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su OPERAZIONE REDDITI AL VIA

OPERAZIONE REDDITI AL VIA

Con il via all’operazione 730 è cominciata la maratona fiscale 2023. Un lungo percorso di passione fra scadenze e versamenti di imposte. Da alcuni giorni è disponibile online nel sito dell’Agenzia delle Entrate la dichiarazione dei redditi precompilata che da nove anni rappresenta una tappa decisiva sul cammino della semplificazione fiscale e della trasparenza nel difficile rapporto con il contribuente. La precompilata è partita nel 2015 con 160 milioni di informazioni trasmesse al Fisco da banche, Inps e altri operatori. I contribuenti che trasmettono il 730 con il fai-da-te son passati dagli iniziali 1,4 milioni a 4 milioni l’anno scorso. Alto indice di gradimento. Il paniere di informazioni pre-caricate dall’Agenzia supera quest’anno 1,3 miliardi su 18 voci, + 8% rispetto al 2022. Oltre un miliardo di dati relativi a spese sanitarie, 99 milioni di premi assicurativi, 73 milioni di certificazioni uniche di lavoratori dipendenti e autonomi, 11 milioni di bonifici per ristrutturazioni, 8,5 milioni di dati relativi agli interessi passivi su mutui e 6,5 milioni relativi a spese scolastiche. New entry 2023 tra le altre, le spese per canoni di locazione e quelle di intermediazione per l’acquisto di immobili adibiti a “prima casa”. Nella precompilata sono riportati anche i dati relativi alle spese di anni precedenti, da ripartire su diverse annualità, derivanti dalla dichiarazione presentata per l’anno precedente (bonus ristrutturazioni edilizie, risparmio energetico, bonus verde, superbonus 110%, bonus facciate). L’accesso alla precompilata e ai dati utilizzati dal Fisco è possibile dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate tramite Spid, Carta nazionale dei servizi (Cns) e Carta d’identità elettronica (Cie). Una volta avuto accesso alla dichiarazione precompilata il contribuente potrà accettare in toto la dichiarazione beneficiando della esenzione dai controlli documentali da parte dell’Agenzia (addio alla conservazione degli scontrini per le spese mediche) o potrà apportare modifiche con correzione dei dati, suscettibili di controlli. C’è tempo fino al 2 ottobre (il 30 settembre è sabato) per l’invio della dichiarazione, ricordando che prima si presenta, prima vengono effettuati gli eventuali rimborsi, a partire dal mese di agosto o settembre.  Dipendenti e pensionati riceveranno i rimborsi emersi dal 730 direttamente dai datori di lavoro e dagli enti pensionistici. Stesse modalità per le trattenute Irpef relative a debiti con il fisco.  Possono utilizzare il modello 730, precompilato o ordinario, i dipendenti, pensionati e collaboratori che, oltre alla retribuzione o pensione, devono dichiarare uno o più dei seguenti redditi: da terreni e/o fabbricati, anche dati in affitto, da lavoro autonomo occasionale (cioè senza partita Iva), redditi di capitale non soggetti alla ritenuta d’imposta, redditi diversi (cessione di terreni edificabili, redditi di fabbricati esteri, attività commerciali occasionali), alcuni redditi assoggettabili a tassazione separata (rimborsi di imposte e/o spese dedotte o detratte in anni precedenti).  Da gennaio 2022 sono state applicate le nuove aliquote Irpef che hanno rimodulato la distribuzione dei redditi nei vari scaglioni. Cambiano quindi le detrazioni per il lavoro dipendente, per la pensione e per il lavoro autonomo. Per i pensionati la “no tax area”, cioè la soglia di reddito sotto la quale non deve essere pagata l’Irpef, è fissata a 8.500 euro. Con l’introduzione inoltre dallo scorso marzo dell’assegno unico universale per i figli erogato dall’Inps a seguito di apposita richiesta, non spetta più la detrazione per figli a carico e si modifica così il prospetto dei “Familiari a carico”. Resta in vigore solo la detrazione pari a 950 euro per ciascun figlio a carico solo se di età pari o superiore a 21 anni.   Tutto ok? Non proprio. Sul tappeto il problema di sempre: la complessità del nostro ordinamento tributario con un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione. Basti pensare...

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OPERAZIONE VERITA’ PER IL PNRR

Posted by on Apr 21, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su OPERAZIONE VERITA’ PER IL PNRR

OPERAZIONE VERITA’ PER IL PNRR

                                                   Conto alla rovescia per l’ “Operazione verità”. Italia sotto esame per la terza tranche di 19 miliardi dei fondi del Pnrr, il pilastro del programma europeo Next Generation Eu, varato nel 2020 per un’Europa più unita e solidale. Entro la fine di aprile Palazzo Chigi dovrà inviare a Bruxelles la proposta di revisione degli investimenti in termini realizzativi. Pochi giorni per il Governo per fare un check up e decidere quali progetti vanno modificati o addirittura eliminati dal Piano di ripresa e resilienza. La trattativa con la Commissione europea riguarda la rimodulazione di alcune parti del Piano sollecitata dal Ministro Raffaele Fitto, dovuta al lievitare dei costi delle materie prime e alla consapevolezza che alcuni capitoli di spesa possono entrare in una fase critica e non essere attuati entro la scadenza, prevista a giugno del 2026. “La priorità è non perdere i fondi, ma c’è bisogno di realismo, ha osservato il Ministro, bisogna prendere atto di quello che è possibile fare e di quello che non si può fare”. Spostare cioè gli investimenti in ritardo su altri percorsi, non in scadenza nel 2026, per evitare il rischio di perdere le prossime sette rate di finanziamento europeo.   Sono in gioco i 209 miliardi, tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti ultra agevolati, concessi all’Italia dall’Ue dopo la tragedia della pandemia: un’occasione irripetibile per il rilancio di un Paese fermo da tempo, una straordinaria opportunità per affrontare i problemi strutturali attraverso riforme profonde e investimenti pubblici a sostegno della domanda aggregata. Il nodo da sciogliere è quello di sempre: burocrazia, deficit di infrastrutture, carenza di personale adeguato. Rilevante la distanza tra la capacità di spesa chiesta dal Pnrr e quella permessa dalla obsoleta struttura della pubblica amministrazione. L’abbondanza di risorse destinate al piano di ripresa si scontra con la povertà (cronica) di capacità realizzative dello Stato. Le disfunzioni del nostro apparato politico-amministrativo sono profondamente radicate e costituiscono un serio ostacolo per l’utilizzo dei fondi comunitari. Si rischia di azzerare un’opportunità storica, una sorta di “Piano Marshall bis”. Sprecarla sarebbe un clamoroso autogol economico-sociale, oltre che un duro colpo all’immagine del sistema Italia. Accelerare dunque ogni procedura, perché, ha commentato l’economista Francesco Giavazzi, “spostare in là delle scadenze del Pnrr è da evitare, non è nel nostro interesse”. La crescita del 2023 sarà infatti determinata in gran parte dagli investimenti del Pnrr che genereranno un impulso alla domanda pari a 2-3 punti di Pil in un solo anno, portando la crescita al 3%. Il punto di non ritorno è la recente relazione presentata alla Camera dalla Corte dei Conti, con la rivelazione che del tesoretto del Pnrr, alla fine del 2022, l’Italia ha speso solo 21 miliardi, legati a 107 delle 285 misure elencate nel Piano. Ma in realtà, al netto dei crediti d’imposta automatici per le imprese e l’edilizia, sono soltanto 10 miliardi, con un tasso di realizzazione del 6%. Nella eloquenza dei numeri il quadro appare chiaro: la spesa effettiva ha viaggiato ai minimi termini con conseguente modesta accelerazione data finora al Piano. Trasparenza, responsabilità e serietà. La Commissione europea attende dalla rinnovata task force di Palazzo Chigi una proposta concreta per negoziare una tempistica del Piano meno rigida.  Restano sul tappeto polemiche e accuse politiche. L’emergere dei ritardi nell’attuazione del Piano ha dato il via al balletto del “tutti contro tutti”: la solita sagra dei rimpalli delle responsabilità, sullo sfondo di emergenze congiunturali e problemi strutturali. Sul banco degli imputati, in primis, l’ex premier Giuseppe Conte reo di “aver fatto man bassa” dell’intera quota europea spettante, fra sussidi e prestiti, senza una valutazione della oggettiva possibilità di...

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RIFORMA FISCALE, LUCI E OMBRE

Posted by on Mar 26, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RIFORMA FISCALE, LUCI E OMBRE

RIFORMA FISCALE, LUCI E OMBRE

Dopo oltre cinquant’anni dalla riforma di Bruno Visentini dell’ottobre 1971, il sistema tributario si avvia verso un profondo cambiamento strutturale. Nel disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri sono fissati i principi cardine della riforma 2023: riduzione della pressione fiscale (oggi al 43,5%) per cittadini e imprese, lotta all’evasione, rapporto tra Stato e contribuente meno vessatorio e più collaborativo con una semplificazione degli obblighi dichiarativi e uno sfoltimento della normativa, nel rispetto dello Statuto del contribuente e della certezza del diritto. L’asse portante della legge delega, divisa in 4 parti e 21 articoli, è rappresentato dalla flat tax per tutti entro la fine della legislatura, anticipata da quella “incrementale” solo per i dipendenti. Un’imposta sostitutiva dell’Irpef in luogo delle aliquote per scaglioni di reddito per garantire l’equità orizzontale con aliquota unica di prelievo, come nei Paesi dell’Est, sull’imponibile delle persone fisiche (autonomi, dipendenti e pensionati). Una misura contestata da Sindacati (“subito il taglio del cuneo fiscale”) e opposizione, perché ritenuta lesiva del principio costituzionale di progressività dell’imposta, a tutela dei redditi più bassi. Un principio che sarà garantito, assicurano a Palazzo Chigi, modulando detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta che saranno inversamente proporzionali al reddito. La tassa piatta sarà preceduta da una fase transitoria con la riduzione delle aliquote da quattro a tre: aliquota al 23% per i redditi fino 28mila euro, 35% per i redditi fino a 50mila euro e 43% per i redditi oltre i 50mila euro. In cantiere l’unificazione della no tax area tra dipendenti e pensionati (8.500 euro). Per le società è prevista la modifica dell’Ires con un’aliquota agevolata al 15% per investimenti in beni strumentali e in occupazione, la trasformazione dell’Irap in sovrimposta sull’Ires. Particolarmente significative altre misure della riforma: la razionalizzazione delle tax expenditures, ovvero delle agevolazioni fiscali (una giungla di circa 600 voci, con una perdita di gettito di 165 miliardi l’anno), la revisione delle aliquote Iva e dei suoi presupposti impositivi in funzione dei panieri di beni e servizi. Saranno velocizzate le procedure relative ai rimborsi. Novità anche per le imposte indirette minori con la sostituzione dell’imposta di bollo, delle imposte ipocatastali e dei tributi speciali con un tributo unico, in misura fissa. Previsti interventi legislativi per i tributi regionali ai fini dell’attuazione del federalismo fiscale e per quelli locali, con l’attribuzione del gettito Imu dei capannoni industriali e produttivi direttamente ai Comuni. Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, con il superamento graduale degli indicatori sintetici di affidabilità (Isa), viene istituito il “concordato preventivo biennale”. Si tratta di un rafforzamento dell’adempimento collaborativo con l’idea di riscrivere le regole della lotta all’evasione fiscale che diventa preventiva e non più repressiva. Ai fini delle imposte, si paga quanto pattuito in anticipo con l’Agenzia delle Entrate per due anni, senza rischi di accertamenti, nel segno della trasparenza e del dialogo per recuperare l’inefficienza del sistema legato a sanzioni e riscossione (i crediti non riscossi sono circa 153 miliardi di euro). Obiettivo del Governo, ha dichiarato la premier Giorgia Meloni, è di “riordinare tutto il sistema tributario per rendere il nostro ordinamento coerente con quelle che sono le regole dell’Ue e internazionali e rilanciare l’Italia sul piano economico e sociale”. I decreti delegati, che conterranno la disciplina attuativa dei principi espressi nella delega, saranno adottati entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della Legge delega. Sul tappeto restano le tante incognite sui risultati finali dell’operazione “Fisco nuovo”, legati ai temi più controversi della riforma: dalla lotta all’evasione (un buco di circa 100 miliardi di euro annui) alla spending review, dalla riforma dei bonus e delle tax expenditures alla tassazione dei...

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BONUSI EDILIZI E MALUS POLITICI

Posted by on Mar 16, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su BONUSI EDILIZI E MALUS POLITICI

BONUSI EDILIZI E MALUS POLITICI

                                             “Un provvedimento imprudente, non replicabile, con un costo di 2000 euro per ogni italiano”. Nel giudizio tranchant del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti la sintesi della telenovela tutta italiana legata al superbonus 110% con le opzioni di cessione del credito/sconto in fattura. La misura, fiore all’occhiello del governo Conte 2, è stata introdotta con il “Decreto Rilancio” nel maggio 2020 per dare ossigeno all’economia, in particolare al settore edilizio strozzato dalla pandemia da Covid 19, con l’ambizioso obiettivo del milione di nuovi posti di lavoro. La spinta c’è stata. Ma anche una speculazione senza precedenti in termini di evasione e frodi. Dai controlli svolti dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza sono stati individuati 9 miliardi di crediti d’imposta irregolari di cui circa 3,6 miliardi oggetto di sequestro da parte dell’Autorità giudiziaria. Un dato significativo che pone l’Italia in testa alla classifica dei Paesi dell’Ue con il maggiore stock di frodi al fisco, evidenziato nel primo bilancio annuale presentato dalla Procura europea. Una “legge scellerata” che ha consentito ai cittadini di spendere a totale carico dello Stato, senza alcun controllo sulla congruità e necessità della spesa e sulle diversità reddituali dei contribuenti. Una “patrimoniale alla rovescia”, l’ha definita Mario Monti sulle colonne del Corriere della Sera: un tributo a carico dello Stato tale da accrescere il valore dei beni di coloro che, in gran parte, ne posseggono di più. Inevitabile la ricaduta sui conti pubblici: scattato il codice rosso. I crediti fiscali derivanti da bonus edilizi generati dal 2020, secondo i dati forniti dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Ruffini in occasione della recente audizione alla VI commissione Finanze della Camera, ammontano a circa 111 miliardi di euro, di cui ben 62 miliardi derivanti dal superbonus, e il resto dalle altre agevolazioni edilizie (facciata, ristrutturazione, ecobonus, fotovoltaico, ecc.). Il primo a lanciare l’allarme per la tenuta dei conti è stato l’ex premier Mario Draghi, rimasto vittima della ferma opposizione del M5S a qualsiasi intervento modificativo. Al Governo Meloni quindi è toccato il lavoro sporco. Improvviso ma non inatteso il decreto legge del 16 febbraio che ha cancellato il sistema dei bonus, colpevolmente intossicato: stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura. Una bomba dal punto di vista economico per le imprese del settore edilizio che hanno in portafoglio 19 miliardi di euro di crediti “incagliati” e per una vasta fascia di proprietari di immobili che, per recuperare il credito d’imposta, una ventina di miliardi, dovranno fare ricorso alla detrazione diretta con la dichiarazione dei redditi, con rate annuali. Crediti sulla carta difficili da smaltire se non a un compratore di ultima istanza (Cassa depositi e prestiti?). In tilt anche il sistema bancario con la capienza fiscale azzerata. Un provvedimento opportuno, migliorabile in sede di conversione in legge, emanato per fronteggiare un fenomeno ormai da tempo fuori controllo, con pericolose zone d’ombra diffuse in tutto il Paese. L’erogazione a piene mani di bonus di ogni genere, figlia dei malus delle passate stagioni politiche, ha avuto un impatto sui conti pubblici ben oltre le previsioni, con un surplus di 40 miliardi di euro. La conferma del danno prodotto ai saldi di finanza pubblica è arrivata dalle rilevazioni dell’Istat su Pil e sul deficit pubblico diffuse nei giorni scorsi. Per effetto della revisione dei criteri di contabilizzazione delle mancate entrate prodotte dal superbonus e dagli altri incentivi fiscali all’edilizia, concordata con Eurostat, è stato rivisto al rialzo il deficit 2021 che dal 7,2% del Pil passa al 9% e quello del 2022, previsto al 5,6% che sale all’8% del Pil. Il perdurare della telenovela “Paga lo Stato” avrebbe messo...

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FLAT TAX E RISPARMI FISCALI

Posted by on Gen 11, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su FLAT TAX E RISPARMI FISCALI

FLAT TAX  E  RISPARMI FISCALI

Nella calza della Befana una norma della Legge di bilancio particolarmente gradita da autonomi e professionisti: dal 1° gennaio si è elevata da 65mila a 85mila euro la soglia dei ricavi o compensi che consente di entrare o rimanere nel regime forfettario e beneficiare della flat tax. Una opzione che, secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, sarà esercitata da circa 60mila soggetti Iva, pari a circa il 33% degli appartenenti alla classe di fatturato interessata. In arrivo risparmi fiscali in termini di carico impositivo che il regime forfettario generalmente garantisce rispetto al regime ordinario Irpef, da cui si discosta sia nelle modalità di calcolo del reddito imponibile (applicazione di un coefficiente di redditività standard, differenziato in base all’attività svolta) che in quelle di liquidazione dell’imposta (applicazione di una aliquota proporzionale 15% al reddito, al netto dei contributi previdenziali versati). Coloro che conseguiranno nel corso dell’anno ricavi/compensi superiori a 100mila euro usciranno dal forfettario nello stesso periodo d’imposta con conseguente applicazione del regime ordinario Irpef. La liquidazione dell’Iva avverrà a partire dalle operazioni che hanno determinato il superamento del suddetto limite. Il meccanismo di forfettizzazione del reddito con applicazione della “tassa piatta” favorisce imprenditori (individuali) e professionisti con strutture “leggere”, dotati cioè di organizzazioni poco onerose, mentre penalizza coloro che investono nell’attività e sostengono rilevanti costi di funzionamento, non detraibili nel regime forfettario. Per gli iscritti alla gestione artigiani e commercianti dell’Inps la convenienza viene ulteriormente amplificata per effetto del previsto sconto contributivo del 35%. Il beneficio medio dell’adesione alla flat tax di coloro che scelgono l’opzione è pari a circa 7.700 euro, di cui 5.900 euro derivano dal passaggio dall’Irpef alla imposta sostitutiva, circa 1.050 euro dalla riduzione dei contributi e circa 750 euro dall’esenzione dal regime Iva. In particolare, scorporando i dati per categoria, i professionisti ne beneficeranno in media per circa 9.600 euro contro i 5.600 euro delle imprese. E per il 2023 Fisco più leggero anche sul reddito in aumento: “tassa piatta” per la parte “incrementale” di reddito riservata a professionisti e autonomi in regime ordinario. L’imposta del 15% si applicherà su una base imponibile non superiore a 40mila euro, determinata considerando i redditi dichiarati nell’ultimo triennio. L’allargamento della platea delle partite Iva interessate alla nuova soglia di reddito ridurrà il gettito dell’Irpef e delle sue addizionali di 266 milioni per il 2023 e di altri 942 milioni per l’anno prossimo. Uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano ha analizzato l’impatto della misura del Governo inserita nella Legge di bilancio confermando il continuo svuotamento dell’Irpef, una tendenza costante della legislazione tributaria. Una quota sempre più ampia di reddito viene assoggettata a una tassazione cedolare più vantaggiosa rispetto all’imposta progressiva, propria dell’Irpef, accentuando il divario impositivo fra redditi da lavoro dipendente e redditi da lavoro autonomo con forti ripercussioni sulla equità del prelievo fiscale. Un dato che sarà valutato dalla Commissione Ue per il rilascio della deroga della direttiva comunitaria 2020/285 che prevede all’interno dell’Unione, in presenza di precise e inderogabili condizioni di finanza pubblica, l’innalzamento del limite di reddito a 85mila euro per la flat tax con l’intento di rendere il Fisco comunitario più omogeneo, ma soltanto a partire dal 1° gennaio 2025. E proprio sul controverso fronte fiscale, da sempre terreno di un delicato confronto con le autorità europee, sono arrivati da Bruxelles rilievi critici al termine dell’esame della Finanziaria 2023. Un giudizio in bianco e in nero sul bilancio programmatico del Governo Meloni: censurata la scarsa attenzione riservata alla lotta all’evasione fiscale, in particolare dell’Iva, quale strumento di recupero di risorse finanziarie necessarie per compensare il minor gettito tributario causato...

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