VIAGGIO NEI MALI DELLA SOCIETA’ : IL DISAGIO GIOVANILE E LA FAMIGLIA
Quando ci interroghiamo sulla vitalità della famiglia noi ci interroghiamo su un aspetto parziale dell’esperienza umana. Un’analisi più completa deve invece considerare la famiglia come elemento di valutazione della società all’interno della quale essa si sviluppa. Una società che ha smarrito la propria naturale identità a causa di una inquietante involuzione morale. E la famiglia ne rappresenta emblematicamente limiti e contraddizioni. I problemi che oggi l’umanità si trova a dover affrontare sono riconducibili proprio alla caduta di quei valori che nel tempo hanno segnato la storia degli uomini : amore, fratellanza e solidarietà. E una società povera di questi valori, sclerotizzata nei suoi principi morali, è inesorabilmente condannata al suicidio. Individualismo, materialismo, consumismo sfrenato e soprattutto la quotidiana sagra dell’effimero hanno portato su altari pagani falsi dei, falsi miti concorrendo a determinare una distorta visione della realtà nonché una errata concezione della nostra testimonianza terrena. Si è da tempo arrestato ogni processo di crescita culturale, si è inaridito ogni serio dibattito sui grandi temi della politica e dello sviluppo socio- economico. Si é affievolita la speranza di una rifondazione morale, di un riarmo spirituale della società contemporanea la cui bandiera è diventata l’intolleranza civile e religiosa. L’edonismo ha soppiantato i consolidati modelli di vita del passato costruiti attorno a valori radicati innanzitutto nella coscienza di ogni singolo individuo. Il vuoto ideologico, il nichilismo culturale, l’intolleranza civile e religiosa sono ormai i simboli di una società allo sbando, sempre più in balia di “profeti” e di mercenari senza scrupoli ! Le analisi sociologiche condotte sul malessere esistenziale portano tutte alle medesime conclusioni . Una equazione tragicamente eloquente : mancanza di valori spirituali uguale a disordine sociale. Uno scenario di grande decadimento si presenta dunque dinanzi ai nostri occhi. Uno scenario che fa a pugni con il luccichio di un apparente benessere, con il facile arricchimento, con una vita spericolata, vissuta senza inibizione alcuna. Particolarmente incisiva l’analisi che Umberto Galimberti, docente di Filosofia e Psicologia all’Università di Venezia, ha condotto nel suo libro “L’ospite inquietante”, Feltrinelli Editore: “Il nichilismo si aggira insidioso fra i giovani, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui. C’è un nulla che li pervade e che li affoga, un rifiuto del sociale: eroi del nulla”. E’ l’analfabetismo emotivo che non consente ai giovani di riconoscere i propri sentimenti fino a perdersi nel deserto della comunicazione! Ma dietro le luci, ci sono le ombre, tante ombre che nascondono invece la triste realtà rappresentata dal crollo della cellula di base della società : la famiglia, con la sua naturale vocazione di strumento di crescita civile e spirituale. La famiglia, privata del suo ruolo di formazione delle risorse individuali di base, rappresenta così terreno di potenziale degrado del tessuto sociale e, in prima analisi, fattore negativo della problematica giovanile, con le sue tensioni e i suoi conflitti comportamentali. Perché è appunto sui giovani che si registra l’impatto negativo di una famiglia invisibile ! Sui meccanismi di devianza minorile scatta infatti l’influsso pesante della famiglia quando essa non è in grado, verso l’esterno, di garantire ai figli affetto, autonomia, autorevolezza di modelli comportamentali, perseguimento e raggiungimento di mete umane e professionali, cioè quella serie di elementi fondamentali per la formazione della personalità dei giovani, ai quali spesso viene a mancare una precisa identità culturale. E il tragico salto nel buio costituisce per molti il prezzo di una vita sbagliata. Droga, alcol, violenza su donne e bambini, vandalismo gratuito, suicidio diventano così la risposta irrazionale alle difficoltà di affrontare responsabilmente il rapporto con la società in modo significativo,...
Read MoreLA VIOLENZA SU DONNE E BAMBINI: UNA VITA SPEZZATA!
Sogni rubati e amori violati “Per combattere la violenza, per farla uscire dalla normalità e dal silenzio occorre riconoscerla.” E’ il messaggio emerso dal Convegno nazionale Lions organizzato a Como sul tema “Dall’abuso sui minori alla violenza sulle donne: combattiamo il silenzio”. La prevenzione dunque quale strumento efficace per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene l’abuso. Ma in Italia, è stato rilevato, manca una cultura della prevenzione e della risposta nei confronti della violenza su donne e bambini. “Sembra prevalere una cultura della rimozione, della negazione o della delega” e adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a … tacitare la propria coscienza! E il silenzio è il migliore alleato dei predatori dei bambini e dei violentatori delle donne. E’ sottile il filo che unisce l’abuso sui minori e la violenza sulle donne: due inquietanti fenomeni sociali che maturano lentamente e inesorabilmente nel silenzio più…assordante con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alle vittime ogni dignità, derubandole di diritti e desideri. Svaniscono così nella paura i colori dell’innocenza dei bambini abusati e muoiono nel terrore i sogni d’amore delle donne violentate. Una vita spezzata! Una vita drammaticamente segnata da mani criminali in nome di un amore malato. Un vero omicidio dell’anima! Dati allarmanti, in continua espansione. Telefono azzurro, nell’ultima indagine condotta sull’abuso sui minori, riferita al 2012, parla di 3956 interventi sulle linee telefoniche dedicate di cui ben 2300 casi di abusi gestiti in situazioni di emergenza, quasi tutti maturati fra le mura domestiche. Un vero scempio dell’innocenza infantile, un’autentica emergenza sociale alla quale il Legislatore, soltanto di recente, con colpevole ritardo, ha dato una risposta significativa introducendo nel nostro Codice penale il reato di “pedofilia e pedopornografia”. Non basta una legge ad affermare il diritto dei minori ad essere rispettati e amati: occorre una risposta d’amore, “occorre una rivoluzione culturale per sconfiggere la sopraffazione e la posizione di dominanza e di potere dell’abusante”, come ha sostenuto la psicologa Luisa Della Rosa. E non è migliore la fotografia della violenza sulle donne: 120 donne uccise nel 2011, 124 nel 2012 e 126 a tutto novembre 2013! “In Italia, ogni tre giorni -ha ricordato il noto criminologo Massimo Picozzi- si registrano almeno due casi di omicidi di prossimità, commessi cioè tra persone legate da vincoli affettivi, per rabbia distruttiva”. Un’escalation di violenza impressionante, violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati, conviventi ed ex partner “in crisi di identità al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate”. Una mattanza che non può più essere tollerata in un Paese civile. E’ forte il richiamo che è arrivato dall’ONU al Governo italiano: “La violenza sulle donne è un crimine di Stato, tollerato dalle pubbliche istituzioni per palese incapacità”. Il rapporto è a firma di Rashida Manjoo, Special Rapporteur delle Nazioni Unite: “In un contesto sociale patriarcale, dove la violenza domestica non viene sempre percepita come un crimine, persiste la percezione che le risposte dello Stato non siano sufficienti.” E il Parlamento italiano, dopo la (tardiva) ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa di Istambul per la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e la condanna dei colpevoli, ha approvato, lo scorso ottobre, la legge sul femminicidio per rendere più incisivi gli strumenti della repressione penale dei fenomeni dei maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e di atti persecutori (stalking). Occorre, dunque, intervenire in tempo, perché “la violenza sulle donne, di tipo fisica, sessuale, psicologica e spirituale, è uno dei fenomeni sociali più nascosti, la punta dell’iceberg dell’esercizio di potere e controllo dell’uomo sulla donna, ed è...
Read MoreGIOCO D’AZZARDO : EMERGENZA SOCIALE
A disposizione di ogni cittadino italiano ci sono più slot machine che posti letto in ospedale! Ben 400 mila “macchinette mangiasoldi”, ovvero una ogni 150 abitanti! Un dato allarmante che negli ultimi anni ha contribuito all’impennata del numero di persone cadute nel vortice del gioco d’azzardo. Con un fatturato di oltre 90 mld di euro, l’azzardo è la quarta impresa in Italia. Il nostro Paese è al secondo posto in Europa, dopo la Finlandia, e quinto nel mondo per la spesa da gioco. Dai 14,3 mld del 2002 il giro d’affari si spinge sempre più in alto, verso i 100 mld! Per lo Stato un gettito di circa 13 mld l’anno. Sono circa due milioni in Italia i giocatori che si affidano con facilità alla dea bendata, di cui 800 mila, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, sono giocatori d’azzardo problematici, ad alto rischio patologico e almeno 190 mila sono quelli compulsivi. Un terzo sono giovani tra i 18 e 24 anni. Lo rileva una ricerca promossa dal Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo (Conagga) che ha calcolato che, tra slot, scommesse, lotterie e concorsi a premi, ogni italiano spende in media più di 800 euro l’anno. Le attuali difficoltà economiche contribuiscono a far aumentare il numero dei giocatori ed è facile prevedere che quest’anno si giocherà di più. Il virus della ludopatia, che si nutre della crisi economica, tende sempre più a diffondersi nel Paese colpendo in particolare le fasce sociali più deboli, quelle che affidano alla speranza di una vincita il sogno di una vita migliore. La motivazione di fondo, quella più immediata, è quella di arrotondare stipendi e pensioni, ritenute insufficienti. Ogni anno, con il ridursi del potere d’acquisto, con la perdita dei posti di lavoro, con le tante incertezze sul futuro dei figli, ci si affida sempre più alla sorte sperando di poter cambiare la propria esistenza. Il gioco è facile e sicuro, la vincita a portata di mano. Quasi sciocco non provarci …. Personalità fragili e manipolabili, contesti familiari vulnerabili, scarse capacità critiche sono spesso alla base del vizio del gioco. Tanti i problemi legati al Gap (gioco d’azzardo patologico): da quelli sociali (finanziari, giuridici, familiari, di lavoro), a quelli psichici (disturbi dell’umore, dell’autostima, ansia, abuso di alcool e droghe), a quelli somatici (gastrite e ulcera gastrica, cardiopatie ischemiche, alterazione immunitarie). Conseguenze devastanti che si materializzano al termine di un percorso tortuoso che, iniziato con la “fase vincente”, finisce inesorabilmente con la “fase della disperazione” : marcato aumento del tempo e del danaro impiegati per il gioco, allontanamento dalla famiglia, dagli amici, dal lavoro! Un tunnel dal quale non si esce più! Si è in presenza di una pericolosa emergenza sociale. il gioco d’azzardo, secondo il Gruppo Abele di Torino, rappresenta oggi la prima causa nazionale di indebitamento che spinge il giocatore a rivolgersi agli usurai. L’ultima spiaggia è il suicidio! Ma quali sono le cause che incidono sul Gap? Da una recente indagine è risultata che “la patogenesi è multifattoriale: fattori ambientali (di carattere socio-culturale, economico-pubblicitario), individuali (evasione dalla quotidianità, vulnerabilità genetica, patologie predisponenti) e neurobiologici”. Allarmi? Segnali di pericolo? Limitazioni e protezioni? Non parliamone proprio. Il business è sacro! Prevenzione e assistenza? No, ci sono altre priorità, altre urgenze. Anzi, alle urgenze (calamità naturali) si fa fronte con nuovi giochi ( Win for Life) e poco importa se il meccanismo questa volta inventato è tra i più perversi e pericolosi. Inutile indignarsi, protestare. Sorda e tracotante l’ Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), col pretesto di sfilare il gioco d’ azzardo all’illegalità (tesi tutta da verificare!), si...
Read MoreLOTTA AGLI SPRECHI ALIMENTARI PER CANCELLARE LA FAME NEL MONDO
Sviluppo sostenibile e modello nutrizionale – Creare una nuova coscienza e un diverso stile di vita nell’alimentazione – La “Carta di Milano”, eredità di Expo 2015. Scelte consapevoli contro gli sprechi alimentari! E’ la sfida del nostro tempo per cancellare la fame nel mondo e salvare, attraverso uno sviluppo sostenibile, le risorse naturali del pianeta. Il tema di Expo Milano 2015 è stato dibattuto a Varese, nel corso di un Convegno Lions all’Università degli Studi dell’Insubria. Un tema che nella sua drammaticità riguarda la vita quotidiana di tutti: comunità, famiglie, imprese e singoli individui. “Una filiera perversa, quella degli sprechi alimentari, che accomuna tecniche produttive, distribuzione e consumo finale portando a distruggere e scartare quanto probabilmente basterebbe a sfamare intere popolazioni”. Di portata innovativa la Legge 155/2003, la “Legge del buon samaritano”, che, in un solo articolo, ha fissato le modalità di riutilizzo delle scorte alimentari avanzate a favore delle Onlus impegnate nella distribuzione gratuita agli indigenti. Ma non bastano le leggi, approvate spesso sull’onda della emotività, a risolvere il problema: occorre un percorso educativo che, partendo dalle famiglie, si sviluppi nella intera società. Educare le nuove generazioni, comunicare informazioni per creare una coscienza e una sensibilità tale da poter incidere sulle abitudini alimentari. Orientarsi cioè verso un diverso stile di vita nell’alimentazione nella consapevolezza che un modello alimentare sostenibile è quello che ha un basso impatto ambientale e contribuisce alla salute alimentare. E in questa direzione si colloca la “dieta mediterranea” (cereali, legumi, frutta, pesce, carni bianche) seguita però da appena il 10% della popolazione, nonostante le conclamate conseguenze negative (obesità, problemi cardiovascolari) del “modello nutrizionale americano”. E’ inquietante la misura degli sprechi alimentari in Italia. Una situazione allarmante, con numeri incredibili: il 27% del cibo acquistato per uso domestico in un anno, pari a 75 kg. pro capite, finisce … in spazzatura! In soldoni: 1600 euro a testa, equivalenti al 3% del PIL! Ciò che finisce in pattumiera (pasta, cibi pronti, pane, carne e pesce) potrebbe sfamare 44 milioni di italiani. Uno spreco di cibo che è cresciuto del 50% nel mondo dal 1974 ad oggi. Ma lo spreco di alimenti, quelli che pur non avendo più un “valore commerciale” conservano ancora un “valore alimentare”, non si annida soltanto nelle famiglie: grandi “dispersioni” si registrano anche nella produzione, nella trasformazione e nella distribuzione. Un vero oltraggio a chi lotta quotidianamente per sopravvivere. Scelte alimentari irresponsabili rapportate alle tante sacche di povertà presenti anche nel Belpaese! Un devastante fenomeno da arginare, attraverso una “rivoluzione alimentare” finalizzata a favorire nella ricerca lo sviluppo e l’adozione di soluzioni tecnologiche innovative per ridurre gli sprechi nel consumo alimentare domestico e di ristorazione. A Milano, in occasione di Expo 2015, saranno discussi alcuni nodi cruciali della sfida alimentare globale che ci accompagnerà per i prossimi anni. Un dibattito che culminerà nella “Carta di Milano”, una sorta di Protocollo di Kyoto dell’alimentazione. Il documento, che sarà consegnato al Segretario generale dell’ONU in occasione della sua venuta a Milano, rappresenta l’impegno globale per la nutrizione: l’eredità di Expo Milano 2015. Il “protocollo sul sistema alimentare sostenibile” , ideato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, impegna le parti che decidono di sottoscriverlo a una serie di azioni finalizzate a conseguire modelli di consumo e di produzione più sostenibili. Il protocollo si pone tre obiettivi principali: ridurre al 50% entro il 2020 l’attuale spreco di oltre 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, limitare le speculazioni finanziarie e la quota dei terreni destinata alla produzione di biocarburanti...
Read MoreLE STRAGI DEL SABATO SERA : GUIDARE CON IL VOLANTE O CON IL BICCHIERE?
L’alcol il killer del weekend – Cause ed effetti di un drammatico fenomeno sociale. Le “stragi del sabato sera”. Una cronaca senza fine, un bollettino continuo di morti sulle strade: tanti ragazzi e ragazze che, andando incontro a un assurdo destino nel cuore della notte, spezzano tragicamente la loro vita, lasciando nel dolore profondo i propri genitori, derubati di sogni e speranze. E una vita spezzata in giovane età è un problema sul quale interrogarsi. Si parla spesso di curve assassine, di alberi killer, di strade dissestate per giustificare le corse in auto che il sabato finiscono in tragedia. Una guerra invisibile che si combatte sulle strade. Ma il 90% degli incidenti stradali è imputabile a chi sta al volante. L’Istituto superiore di Sanità, relativamente ai dati diffusi per il 2010, parla di oltre 5600 morti in incidenti stradali in Italia, di cui nel 30% dei casi i conducenti erano sotto effetto di alcol. Il primo contatto con bevande alcoliche in Europa avviene attorno ai 14 anni e mezzo, in Italia si beve già a 12 anni e mezzo! Un triste primato per il Belpaese! E’ di moda fra i giovani il “binge drinking”, un mix di superalcolici dagli effetti devastanti. Lo sballo da alcol. Tanto e in poco tempo, dai cinque bicchieri in su in meno di due ore! Fra i sedicenni, beve così il 20,4% di maschi e l’8,6% di femmine, ma l’abuso sistematico è in crescita e tocca anche i ragazzini delle medie. L’alcol è considerato con il fumo la “porta d’ingresso” verso il consumo di sostanze d’abuso. Il danno causato dall’alcol, oltre che al bevitore, si estende alle famiglie e, più in generale, alla collettività, gravando in ultima istanza sull’intera società. Si stima, infatti, che i problemi di salute indotti dal consumo/abuso di prodotti alcolici siano responsabili del 9% della spesa sanitaria. Un costo sociale in continua crescita! Ma qual è la molla che spinge il giovane verso l’alcol, fino a diventare alcol dipendente? Tre sono le tipologie di alcolismo tra i giovani più diffuse, riconducibili a fattori di ordine psicologico, sociale e culturale. La prima è considerare l’alcolismo come modalità di integrazione nel mondo degli adulti. Il piacere del rischio per acquisire l’indipendenza, per sentirsi grandi. Genera l’effetto trasgressione: trasgredire per verificare insieme ai compagni ciò che è vietato, ciò che non si conosce, contestare i valori degli adulti. La seconda è considerare l’alcolismo come auto-medicazione: messo di fronte alla crisi adolescenziale o a uno stato patologico, il giovane ricerca nell’alcol un effetto farmacologico. E’ la medicina per il suo malessere interiore. La mancanza di interessi e l’assenza di obiettivi porta a noia e sentimenti di inutilità. Un vuoto emozionale (ed affettivo) da… “riempire”. La terza è considerare l’alcol come una droga. E’ la fuga dalla realtà! In mancanza di ogni forma di autostima il salto nel buio è l’ultima tappa di un percorso esistenziale tormentato. E’ la risposta irrazionale alle difficoltà di affrontare il rapporto con la società in modo responsabile. Un disagio giovanile dietro il quale si nasconde spesso la fuga da un contesto sociale e familiare estraneo, se non ostile. La famiglia, privata del suo antico ruolo di formazione, costituisce fattore negativo della problematica giovanile. I giovani rappresentano oggi l’anello debole di un sistema segnato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. Uno scenario di grande decadimento, anche morale, che fa a pugni con il luccichio di un apparente benessere, con il facile arricchimento, con una vita spericolata, vissuta senza inibizione alcuna. Paolo Crepet,...
Read MoreBULLISMO, UN MALE DEI NOSTRI TEMPI
Il ruolo della famiglia e della scuola per arginare il disagio giovanile Uno dei temi più dibattuti nel complesso problema del disagio giovanile è certamente quello legato al bullismo. Un fenomeno di grande impatto sociale che in Italia riguarda circa il 33% dei ragazzi in età adolescenziale. Un ragazzo su tre subisce infatti episodi di violenza verbale, psicologica o fisica. Dagli Anni Novanta, in Italia, un fenomeno in continua espansione: il numero verde istituito nel febbraio dello scorso anno dal Ministero della Pubblica Istruzione ha registrato in dodici mesi 12.874 telefonate, una media di 70 chiamate al giorno! La questione giovanile rappresenta il nervo scoperto della società. Da tempo si è aperta una frattura profonda fra le generazioni, una frattura che comporta spesso l’impossibilità di trasmettere dai padri ai figli i modelli comportamentali, le gerarchie dei valori, perfino le regole della quotidianità. Il vuoto ideologico e culturale, l’intolleranza civile e religiosa sono ormai i simboli di una società allo sbando, sempre più in balia di falsi profeti e di mercenari senza scrupoli. I giovani rappresentano l’anello debole di un sistema attraversato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori, in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. Senza un passato, ma in qualche modo incapace di proiettarsi verso il futuro, la “generazione invisibile” vive il presente acriticamente, adagiandosi, e spesso rifiutando con violenza quello che la società è in grado di offrire loro. Il vuoto che opprime il ragazzo dopo l’abbandono delle certezze dell’infanzia rende tutto paurosamente insignificante. Estremamente chiara l’analisi che Umberto Galimberti, docente di Filosofia e Psicologia all’Università di Venezia, ha condotto nel suo libro “L’ospite inquietante”, Feltrinelli Editore-2008: “Il nichilismo si aggira insidioso fra i giovani, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui. C’è un nulla che li pervade e che li affoga, un rifiuto del sociale: eroi del nulla”. E’ l’analfabetismo emotivo che non consente ai giovani di riconoscere i propri sentimenti fino a perdersi nel deserto della comunicazione! A questo punto, la famiglia è vissuta come ultima spiaggia per la ricerca e l’affermazione della propria identità, per la maturazione della propria personalità. E’ proprio nella famiglia, in sinergia con la scuola, che occorre recuperare la smarrita visibilità dei giovani, la loro soggettività sociale, la capacità di percepire il loro futuro. La famiglia resta dunque l’unico plausibile centro di socializzazione del ragazzo, la risposta a ogni forma di inquietudine giovanile. Costruire cioè attorno ai ragazzi una rete di rapporti significativi. In questa azione di recupero dei giovani è fondamentale il ruolo dei genitori: non devono divenire fattori negativi nel processo educativo dei propri figli. I genitori che non sanno dire no e che, per non essere disturbati, preferiscono disinteressarsi, non contribuiscono certo alla loro maturazione. In una società dove è vietato vietare, dove non ci si indigna più per niente, non c’è da stupirsi di comportamenti violenti di tanti giovani, allevati senza un esempio, senza una guida salda, senza regole di comportamento. Cosa fare, dunque per sconfiggere il bullismo? Educare i giovani alla legalità, ridestare in loro i grandi ideali, la passione civile e politica per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale attraverso il recupero della…smarrita visibilità. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. Fino a quando la società non permetterà ai giovani di essere protagonisti nella legalità, soggetti attivi nella società, essi continueranno a vivere ai margini della strada, fuori da ogni ottica di integrazione civile e sociale....
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