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REFERENDUM COSTITUZIONALE : Sì o No?

Posted by on Nov 1, 2016 in La nostra Società | 0 comments

REFERENDUM  COSTITUZIONALE : Sì o No?

Conto alla rovescia per il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Entra nel vivo il dibattito sulla controversa riforma della Costituzione. Giornali e televisione impegnati da giorni a dare voce agli  esponenti del “sì” e del “no” per conoscerne le rispettive ragioni. Nelle piazze sono in azione i comitati referendari per catturare, con manifestazioni a volte folcloristiche e improvvisate, il voto degli indecisi. In discussione la riforma costituzionale, un tema di grande rilevanza per il futuro dell’Italia che dovrebbe tenere lontano ogni pregiudizio politico, ogni polemica partitica, ogni riserva sull’azione del governo. Ma così non è, con il rischio di trasformare il voto popolare in un sondaggio di opinione sull’attuale governance del Paese e sul suo premier. Un redde rationem preelettorale alimentato da un ostruzionismo populista, da misere schermaglie personali e dallo spirito di rivalsa dei dinosauri della politica nostrana che non vogliono arrendersi dinanzi al nuovo che avanza in una realtà socio-economica, ma anche storica,  che non è più quella dei Padri costituenti. Particolarmente significativa sul tema l’intervista rilasciata da Sabino Cassese, giurista e accademico, giudice emerito della Corte costituzionale. Una voce fuori dal coro per l’originalità del pensiero e l’obiettività delle tesi. Perentoria l’affermazione di apertura: “Giuste le modifiche alla Carta, nessun rischio autoritario!”.  Perché riformare la Costituzione? “L’esigenza di riforma è stata avvertita circa quarant’anni fa. Sono stati fatti molti tentativi, tutti abortiti. La ragione sta nel mutamento del contesto istituzionale generale. Nel 1947, quando la Costituzione fu approvata, non esisteva l’Unione europea e non si era neppure avviata la globalizzazione. Oggi governi e parlamenti nazionali debbono rispettare standard sovranazionali.  Il mondo è cambiato.” Nodo centrale del dibattito è il superamento del bicameralismo. “Le migliori menti tra i costituenti, dichiara Cassese, erano favorevoli al monocameralismo o a un bicameralismo differenziato. L’esperienza concreta ha mostrato che le due camere hanno operato come un doppione, con maggioranze simili. La funzione di riequilibrio, di bilanciamento, di condizionamento che si vorrebbe svolta dalla doppia rappresentanza è molto meglio svolta oggi dal Parlamento europeo e dai consigli regionali. La semplificazione del procedimento legislativo ordinario consentirà anche di evitare l’abuso della decretazione d’urgenza e di rimettere su basi più corrette il rapporto tra governo e Parlamento”. E’ anche una questione di contenimento dei costi? “Quello della riduzione dei costi diretti non è l’argomento principale a favore della riforma costituzionale. Lo è piuttosto la riduzione dei costi indiretti , quelli che paghiamo per la lentezza del procedimento legislativo con due camere-doppione”. Sull’accentramento di molte materie sottratte alle Regioni, nodo centrale del dibatto in corso, questa l’opinione del giurista Cassese. “Il punto di partenza non è solo la riforma del Titolo quinto della seconda parte della Costituzione, fatta nel 2001, bensì anche la giurisprudenza quindicennale della Consulta su tale riforma. Ora, la Corte, dinanzi alle violazioni costituzionali delle Regioni, ha dovuto fortemente contenere l’espansione regionale in aree di interesse nazionale e ridefinire i confini relativi alle materie sulle quali legislazione regionale e legislazione nazionale concorrono. La riforma del 2001 operò una scelta, quella di eliminare le materie di legislazione concorrente: lo Stato adotta le norme generali e comuni, le Regioni quelle differenziate e locali. L’esperienza ha poi mostrato che alcune materie erano state trasferite alle Regioni senza considerare il loro carattere nazionale, con conseguenti conflitti istituzionali. La riforma 2016 ridefinisce la linea di confine tra centro e periferia anche sulla base dell’esperienza degli ultimi quindi anni.” E’ fondato l’allarme democratico lanciato da costituzionalisti e da alcune forze politiche? “La riforma costituzionale riguarda due punti del sistema costituzionale: Senato e Regioni. Non tocca il sistema parlamentare, che rimane immutato.  Né tocca il sistema elettorale, che...

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LA CARTA DI MILANO, UN PATTO CONTRO LA FAME E LA POVERTA’

Posted by on Mag 20, 2015 in La nostra Società, SliderHome | 0 comments

LA  CARTA  DI  MILANO, UN PATTO CONTRO LA FAME E LA POVERTA’

Le “idee di Expo 2015” – 20 milioni di firme per l’appello all’ONU                                              Con l’opening di venerdi 1 maggio, l’Expo Milano 2015 ha ufficialmente aperto i battenti al mondo. “E’ iniziato il domani”, ha dichiarato il premier Renzi. E per un domani sostenibile c’è la “Carta di Milano”, presentata alla vigilia di Expo, una sorta di Protocollo di Kyoto dell’alimentazione. Non un accordo intergovernativo ma un documento che comprende una lista di richieste rivolte ai governi per interventi legislativi finalizzati a rendere effettivo il diritto al cibo, come diritto umano fondamentale, e a tutelare le risorse naturali per  assicurare ai popoli della terra un equo sviluppo. Per la prima volta nella sua storia una Esposizione universale promuove un atto di impegno verso i governi sollecitando azioni responsabili. Un lungo percorso iniziato con la giornata “L’Expo delle idee” che il 7 febbraio u.s. ha riunito all’ Hangar  Bicocca di Milano oltre 500 esperti di vari settori, suddivisi in 42 tavoli di lavoro, che hanno iniziato a porre le basi per la stesura della Carta. Un vero e proprio laboratorio di pensiero multidisciplinare sviluppatosi su quattro tematiche: sviluppo sostenibile, antropologia, agricoltura e alimentazione, sociologia urbana. La Carta di Milano è un manifesto collettivo, un atto politico e di sensibilizzazione globale sul ruolo del cibo e della nutrizione per una migliore qualità di vita. S’intende così trasformare i venti milioni di visitatori dell’esposizione universale di Milano in ambasciatori del cibo, il cibo come fonte di nutrizione e identità socio-culturale. Un documento di impegni di cittadinanza globale, perché la sottoscrizione è richiesta a persone di tutto il mondo ed è un’assunzione di responsabilità di fronte alle contraddizioni e ai paradossi del cibo che viene assunta da singoli, dalla società civile e dalle imprese. La Carta è strutturata su quattro target: i cittadini, con le loro azioni quotidiane; le associazioni, che raccolgono e diffondono le esigenze e le necessità della società civile; le imprese, che sono il cuore produttivo della nostra economia; i governi e le istituzioni (anche internazionali) che devono dare gli indirizzi politici. Il documento, che sarà consegnato al Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon  in ottobre, in occasione della sua venuta a Milano, rappresenta un modello globale per la nutrizione: l’eredità di Expo Milano 2015. In particolare, il “protocollo sul sistema alimentare sostenibile” , ideato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, si pone tre obiettivi principali: 1)-ridurre al 50% entro il 2020 l’attuale spreco alimentare nel mondo pari a oltre 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile; 2)-limitare le speculazioni finanziarie e la quota dei terreni destinata alla produzione di biocarburanti a livello globale; 3)-compiere sforzi aggiuntivi per eliminare  fame e malnutrizione da un lato e obesità dall’altro. Negli auspici del Commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, “Il successo di Expo non deve essere solo nei numeri ma nel richiamo ad avere un’anima! Vogliamo lasciarci alle spalle un mondo in cui la fame e lo spreco alimentare convivono, in cui l’obesità in un paese contrasta con la denutrizione in un altro”. L’obiettivo di fondo, attraverso la lotta agli sprechi alimentari, è quello di “risolvere le cause strutturali della povertà”, come ha auspicato Papa Francesco, per dire no a un’economia dell’esclusione e della iniquità che uccide e che causa profonde ingiustizie sociali.  “La radice di tutti i mali è l’iniquità, che continua a esistere perché non si perseguono politiche strutturali contro la povertà, ma si adottano rimedi emergenziali, per loro natura transitori. La terra, che è madre per tutti, chiede rispetto e non violenza. Dobbiamo riportarla ai nostri figli migliorata, custodita. Globalizziamo la solidarietà!” Una grande sfida, una sfida da non perdere per risolvere contraddizioni e...

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RIAFFERMARE IL COMUNE SENSO DEL DOVERE E RECUPERARE RIGORE E MORALITA’

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

RIAFFERMARE IL COMUNE SENSO DEL DOVERE E RECUPERARE RIGORE E MORALITA’

Intervista a Corrado Sforza Fogliani Presidente nazionale di Confedilizia Presentato a Piacenza il libro “Il diritto, la proprietà, la banca” Organizzata dalla IV Circoscrizione del Distretto 108 Ib3, si è svolta a Piacenza, nella settecentesca Villa “Volta del Vescovo”, la presentazione del libro “Il diritto, la proprietà, la banca”, Spirali Editore, di Corrado Sforza Fogliani, presidente nazionale di Confedelizia. Alla serata, condotta dal Presidente della circoscrizione Claudio Tagliaferri, hanno partecipato il Presidente del Consiglio dei Governatori, Rocco Tatangelo, il Governatore del Distretto 108 Ib3, Giancarlo Tagliaferri e oltre duecento soci dei dodici lions club della circoscrizione piacentina. A Corrado Sforza Fogliani, allievo di Luigi Einaudi, abbiamo posto, nel corso della serata, alcune domande sui temi più importanti trattati nel libro. La mancanza di certezza dell’ordinamento tributario italiano è causa di un crescente contenzioso tributario: diventa sempre più difficile il rapporto tra fisco e contribuente. Quali le cause e i possibili rimedi? “Da anni subiamo una ipertrofia legislativa che non conosce limiti. La mancanza di certezza della legge tributaria intesa come prevedibilità delle conseguenze giuridiche e fiscali è divenuta ormai una costante. Siamo in presenza di una frantumazione della legislazione tributaria, di un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge. Il nostro ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità e dall’arbitrio per questioni di cassa, occorre invece meno improvvisazione e più rigore da parte del Legislatore”. Cosa pensa dello Statuto del contribuente salutato nel 2000 come un “patto di civiltà giuridica”, volto a dare chiarezza e trasparenza alle disposizioni tributarie? Molti principi restano del tutto astratti senza alcun effetto giuridico. “Lo Statuto sconta un peccato originale: l’essere stato approvato con legge ordinaria senza alcuna valenza di carattere costituzionale, consentendo in tal modo pericolose fughe in avanti. Non a caso, lo scorso maggio, la Corte dei Conti ha censurato l’azione del Legislatore muovendo una serie di rilievi soprattutto sulla violazione del divieto di retroattività della norma tributaria”. In qualità di Presidente della Confedilizia, Lei è spesso intervenuto, anche sulla stampa nazionale, a “difesa della proprietà come condizione della libertà e della democrazia, concetti indissolubili l’uno dall’altro”. Qual è il Suo pensiero sul disegno di legge del Governo Prodi sulla trasformazione del catasto immobiliare da reddituale in patrimoniale, costruito cioè sulla base del valore degli immobili e non sul loro effettivo reddito? “E’ questa la grande paura che incombe sulla proprietà edilizia: mettere a regime un catasto truffa, senza alcun legame con il territorio, ispirato da una evidente logica anti-proprietaria, perché tutte le imposte di natura patrimoniale, come l’ICI, sono inevitabilmente espropriative. Per combattere l’impunità patrimoniale ed eliminare le sperequazioni sarebbe sufficiente attivare la revisione dei classamenti delle singole unità immobiliari. Non c’è alcuna valida ragione di censire la proprietà edilizia sulla base di coefficienti costruiti arbitrariamente per la solita questione di gettito, senza una verifica oggettiva in termini di redditività.” La fiscalità sugli immobili, per effetto anche della manovra Visco-Bersani del luglio 2006, secondo la stampa specializzata, è giunta a livelli di guardia. Non c’è il rischio di paralizzare il mercato immobiliare già in difficoltà per l’aumento dei tassi bancari d’interesse e, più in generale, della crisi economica delle famiglie? “La fiscalità immobiliare avrebbe bisogno di interventi decisi, in termini di riduzione del peso delle imposte e di semplificazione del quadro normativo. Vi sono due misure che si presentano particolarmente urgenti da adottare: la prima è l’introduzione della cosiddetta cedolare secca sugli affitti del 20% al fine di rilanciare il mercato delle locazioni, l’altra è quella della eliminazione dell’ICI , un’imposta patrimoniale inserita in...

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I LIONS CONTRO LA FAME NEL MONDO. IL PROGRAMMA ALIMENTARE MONDIALE DELLE NAZIONI UNITE

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

Intervista alla Coordinatrice nazionale Catherine Dickehage “I Lions contro la fame nel mondo” è stato il service nazionale per il biennio 2008-2010 votato a Caorle, all’ultimo Congresso nazionale. Il service mira a dare un futuro alle gestanti e ai bambini dello Sri Lanka. L’obiettivo, in particolare, è quello di assicurare cibo alle donne gravide e ai bambini dai 6 ai 58 mesi di vita attraverso la costruzione di una fabbrica che creerà posti di lavoro e produrrà “thriposha”, preziosa miscela di frumento, soia e latte per sfamare 120.000 bambini e 55.000 donne nelle zone rurali di Kandy, Nuvara, Polannaruwa e Matale. Un progetto umanitario che si concretizzerà grazie alla partnership tra i Lions italiani e i Lions dello Sri Lanka (13 mila soci, divisi in 6 distretti), in stretta collaborazione con il PAM. Dal suo quartier generale di Roma, il Programma Alimentare Mondiale (PAM), braccio operativo delle Nazioni Unite, invia aiuti alimentari ovunque si verifichi una crisi umanitaria. Alcuni dati possono essere utili per dare le dimensioni del suo intervento globale nel mondo: nel 2007 sono stati circa 86 milioni le persone che hanno beneficiato degli aiuti alimentari del PAM per una distribuzione totale di circa 3.3 milioni di tonnellate di cibo. I bambini assistiti sono stati 53.6 milioni! 2816 le organizzazioni non governative partner del PAM. Numeri impressionanti alla base dei quali c’è l’efficienza organizzativa e una concreta operatività, con costi di gestione del “programma” ridotti all’essenziale: solo il 7% delle somme raccolte! Per saperne di più abbiamo posto alcune domande a Catherine Dickehage, brillante coordinatrice nazionale del Comitato italiano, che da anni ne segue i progetti e le attività di promozione e raccolta fondi. In concreto, il PAM cosa fa? “Due sono i settori chiave di intervento. Da un lato si occupa di dare una risposta, rapida ed efficace, alle emergenze, sia quelle di origine naturale – dalle inondazioni ai terremoti alla siccita’ come in Myanmar, Pakistan e Kenya per citarne alcuni – sia quelle causate dall’uomo e dunque guerre, di bassa e alta intensita’, che causano emergenze immediate ma anche croniche, come in Darfur, Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo. Il secondo settore chiave di intervento e’ lo sviluppo. Il cibo, in questi casi, diventa uno strumento attraverso il quale costruire percorsi di autonomia e autosostentamento : cibo in cambio di lavoro e di frequenza scolastica. Si fornisce cioè assistenza alimentare per avere manodopera per la costruzione o ricostruzione di infrastrutture o per consentire la frequenza scolastica a milioni di bambini altrimenti esclusi da qualsiasi percorso formativo.” Quali sono i mezzi di cui il PAM dispone per fronteggiare questo drammatico problema? “Negli 80 paesi in cui opera attraverso l’ausilio di circa 9000 funzionari, il PAM gestisce e coordina una poderosissima macchina logistica che consente di raggiungere ogni angolo remoto del pianeta in tempi estremamente rapidi. Ogni catastrofe naturale o ogni conflitto che generi la necessita’ di assistenza alimentare chiama in causa il PAM ovunque si verifichi. In ogni situazione il PAM deve riuscire a raggiungere la popolazione civile in difficolta’. E’ per questo che si avvale non solo di una flotta di navi, aerei e camion ma non esita a mettere in campo zattere, elefanti, muli qualora le aree colpite siano irraggiungibili in altro modo. Portare cibo e’ la missione, farlo arrivare in tempo e’ la priorita’, garantire che sfami chi ha bisogno e’ il dovere!” Ma sarà possibile vincere la lotta contro la fame nel mondo? Quasi una sfida epocale! “Purtroppo la lotta contro la fame nel mondo e’ lontano dall’essere vinta. Nonostante le Nazioni Unite l’abbiano posta al primo posto degli obiettivi del Millennio da...

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OPERARE PER RENDERE LA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA Cause ed effetti della crisi economica – Il ruolo dell’ Europa – La svolta istituzionale

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

OPERARE PER RENDERE LA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA Cause ed effetti della crisi economica – Il ruolo dell’ Europa – La svolta istituzionale

Intervista a Marcello Veneziani, giornalista e scrittore di successo. “Si è persa la capacità di comprendere le reali condizioni di vita di chi vive da tempo in una situazione di diffusa precarietà. Occorre reagire! Recuperare la nostra identità nazionale, il nostro passato, la nostra cultura riaffermando la centralità della politica per una dimensione nuova della società”. Con questa dichiarazione, Marcello Veneziani, giornalista e scrittore di successo, ha introdotto il suo intervento a Varese, ospite di alcuni Club della Città Giardino. Gli abbiamo rivolto alcune domande. -Nel Suo ultimo libro “DIO, PATRIA E FAMIGLIA”, Lei affronta il tema della deriva etica della società contemporanea, analizzando -fra passione e ragione- la disgregazione dei suoi valori fondamentali, valori non negoziabili. Si potrà davvero superare l’analfabetismo emotivo e scacciare, soprattutto nei giovani, quell’ospite inquietante che il filosofo Umberto Galimberti ha definito “nichilismo”? Non so se si potrà superare e debellare l’analfabetismo emotivo e il nichilismo diffuso, e se dovessi fare una previsione direi che sarà assai difficile. Nondimeno bisogna provare, perchè è giusto, anzi necessario farlo, per rendere la vita degna di essere vissuta, e avendo davanti a sé una duplice prospettiva: nella peggiore delle ipotesi adoperandoci per superare questo degrado avremo reso migliori noi stessi e coloro che sono più strettamente vicini a noi; nella migliore delle ipotesi avremo concorso a rianimare una svolta spirituale e culturale, civile e sociale, prima che politica. -La crisi economica originata nel 2008 negli Stati Uniti con la finanza speculativa si è poi propagata nel Vecchio Continente minando alla base il difficile processo di integrazione politica. Quale futuro attende l’Europa: un’Europa dei popoli, come la disegnarono i suoi Padri fondatori o un’Europa dei mercanti? Continuo a sostenere che la radice della crisi economica in atto non sia di natura economica e se vogliamo davvero affrontarla dobbiamo risalire a quella scelta pre-economica che la sostanzia. Di conseguenza, occorre avere il coraggio, sì rivoluzionario, di rovesciare la tavola dei valori dominanti e dire che l’economia non può dirigere il nostro destino, e l’economia finanziaria in modo particolare. Che l’economia, come la tecnologia, è uno straordinario mezzo ma non può diventare uno scopo. E che se si tratta di scegliere tra l’assetto contabile degli stati e la vita reale dei popoli bisogna optare per i popoli. -In un passaggio di un Suo articolo su Libero Lei scrive “quest’epoca odora troppo di morte e di declino, canta e balla sul ciglio del burrone, avverte di essere a un passo dal paradiso e a due dall’inferno”. E’ possibile alimentare l’ottimismo e non il pessimismo della ragione per un nuovo modello di sviluppo socio-culturale? Ho due convinzioni che servono a bilanciare l’inevitabile pessimismo a cui ci induce la situazione. La prima è che altre epoche hanno vissuto la stessa percezione di essere sull’orlo di una catastrofe o hanno avuto la sventura di vivere dentro la burrasca, di una guerra, di una carestia, della peste o di un’invasione… Non abbiamo il privilegio di vivere alla fine del mondo, il mondo finisce e si rigenera di continuo… La seconda è che confido nella realtà, nella forza delle cose, nell’impulso naturale (e per chi crede soprannaturale) che regola la vita e penso che alla lunga il vuoto sarà riempito, E noi dobbiamo adoperarci per riempirlo al meglio o per evitare che si riempia in senso deteriore. -In un recente intervento, commentando l’immobilismo politico nazionale, ha dichiarato: “Altro che legge di stabilità, in Italia vige la legge di staticità senza stabilità!”. Un’espressione che la dice lunga sull’attuale momento politico del Paese, con fibrillazioni quotidiane nella maggioranza di Governo. Come si esce da questa situazione? Collasso o...

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I LIONS? UN ESEMPIO DA SEGUIRE! “UNA SOLLECITAZIONE ALL’ IMPEGNO VALIDA PER TUTTI”

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

I  LIONS?  UN  ESEMPIO  DA  SEGUIRE! “UNA  SOLLECITAZIONE  ALL’ IMPEGNO  VALIDA  PER  TUTTI”

Intervista al Vescovo di Como Mons. Diego Coletti: “La pace non è un sogno, non è un’utopia, è possibile costruirla sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla equità sociale” – Il ruolo della partecipazione a una cittadinanza attiva e solidale per un nuovo modello di sviluppo – Il rispetto della dignità dell’uomo e non la ricerca del rendimento: “ci vuole il coraggio della giustizia!”. Che ci fa il Vescovo con un palloncino Lions in mano, in piazza Duomo a Como? Se lo sono chiesti in tanti dopo aver visto la foto di Mons. Diego Coletti, Vescovo della Diocesi lariana dal 2007, pubblicata su Vitalions di maggio. Dopo lo stupore nel commentare la foto-notizia, abbiamo voluto approfondire la vicenda, grazie ai buoni servigi di Carlo Bertani, past president del Como Host. Attraverso l’intervista gentilmente concessa, cerchiamo di scoprire il “personaggio”, un vero precursore della Chiesa di Papa Francesco, che affronta il suo magistero in modo estremamente concreto, una guida spirituale che non disdegna di incontrare i giovani nella … birreria più grande della città per essere uno di loro, capirne problemi e aspettative, confrontarsi con il loro linguaggio e il loro mondo. Una persona davvero speciale! –Costruire una vera cultura di pace è una necessità storica avvertita dall’umanità. L’intolleranza etnica e religiosa, in alcune regioni del mondo, sta portando l’uomo alla sua distruzione. Il dialogo interreligioso e interculturale può essere l’antidoto allo scontro di civiltà? È possibile recuperare un rapporto fra popoli e civiltà a prescindere da razza, religione, colore della pelle? La domanda è molto ampia e affronta temi complessi, relativi a problemi rispetto ai quali da decenni è in corso un confronto “multidisciplinare”, che coinvolge il livello religioso, ma anche l’ambito politico internazionale. Un dibattito dinamico che però, purtroppo, non ha ancora portato a risposte adeguate. A mio avviso, a mancare, è soprattutto l’atteggiamento giusto: ovvero la disposizione a lasciarsi convertire e ad aprire il proprio cuore a un radicato senso di fraternità. Queste aperture interessano sicuramente l’aspetto spirituale, ma, vissute e realizzate intensamente – tanto da arrivare a trasformarci in “uomini e donne di buona volontà” – hanno ricadute positive anche su società civile, economia, mondo del lavoro, amministrazione della “cosa pubblica” a tutti i livelli, modo di vivere e confessare ciascuno la propria fede. Se i miei occhi, nell’altro, non vedono un nemico ma un fratello, mi apro al dialogo e al rispetto, sebbene ci differenzino lingua, cultura, religione, colore della pelle. Se l’altro è un fratello, non posso che amarlo e accoglierlo. Illuminanti sono le parole del pontefice emerito Benedetto XVI che lo scorso 1° gennaio ha consegnato alla nostra meditazione il messaggio “Beati gli operatori di pace”, in occasione della Giornata Mondiale della Pace 2013. «La pace – scrive Benedetto XVI – concerne l’integrità della persona umana ed implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. Comporta la costruzione di una convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo esercizio. La realizzazione della pace dipende soprattutto dal riconoscimento di essere, in Dio, un’unica famiglia umana… La pace è ordine vivificato ed integrato dall’amore e realizzato nella libertà. La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile!” –La politica, se non è sorretta da una base etica e spirituale, non è più al servizio della gente. L’ha sostenuto il compianto cardinale Carlo Maria Martini nel suo memorabile intervento “La crociata del bene con la forza degli onesti”. La società contemporanea vive momenti di grande declino a causa proprio della deriva etica,...

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