Sull’Europa

L’ EUROPA  DEI  SOVRANISMI

Posted by on Mag 6, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’ EUROPA  DEI  SOVRANISMI

L’ EUROPA  DEI  SOVRANISMI

Forti venti di euroscetticismo soffiano su tutta l’Europa, confermati dal voto tedesco, da quello austriaco e più di recente da quello nell’Ungheria di Orban.  Il sovranismo è divenuto  la stella polare per l’identità politica per la maggior parte degli europei che manifestano un rigetto crescente verso i partiti tradizionali. Un rigetto che affonda le sue radici nello smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia, nelle  difficoltà occupazionali dei giovani. E’ in questo spazio di precarietà che nascono e crescono i movimenti nazional-populisti che si alimentano delle suggestioni sovraniste, azzerando di fatto quella solidarietà che in Europa aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno di un’ Europa unita, disegnato nello storico Manifesto di Ventotene da Altiero Spinelli. Insicurezza economica e disagio sociale rafforzano la domanda di sovranità, quella che Luigi Einaudi defini’  il “mito funesto”. Spaventati dalle conseguenze di una lunga crisi economica, delusi da una politica poco protettiva e dai partiti tradizionali non più connessi con i bisogni e le aspettative della gente, in mezza Europa si inseguono le sirene del populismo. Un tema caldo che ha fortemente appassionato il Presidente francese Macron intervenuto la scorsa settimana all’Europarlamento di Strasburgo. Chiare e ferme le sue parole: “La risposta all’euroscetticismo non è la democrazia autoritaria del populismo, ma l’autorità della democrazia. Dobbiamo combattere per difendere la sovranità europea condivisa dalle pulsioni nazionaliste e dai sistemi illiberali e rilanciare il progetto europeo.” A un anno dalle elezioni europee, la strada da percorrere è dunque quella della sovranità condivisa e della interdipendenza delle politiche che devono costituire i criteri fondamentali di una governance responsabile per assicurare sviluppo economico, identità e sicurezza. Nessun Paese europeo può garantire, da solo, la effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle antiche sovranità, agli antichi nazionalismi potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, e benessere. Al di là dei demagogici proclami per catturare consensi elettorali,  l’alternativa all’integrazione fra i popoli non sarà il ritorno alla sovranità nazionale, ma la balcanizzazione del Vecchio Continente con il dilagare di piccole patrie regionali incapaci di incidere sulle dinamiche continentali e ancor meno fronteggiare con successo i guasti della  globalizzazione. Sarebbe alto il prezzo da pagare per conquistare una “sovranità tradita” per un populismo che, coltivando una promessa che non potrà essere mantenuta (“le leve del potere sono altrove”), ripudia la democrazia rappresentativa fondata sulla delega, sulla centralità del Parlamento e sulla separazione dei poteri. Non si possono assecondare timori e paure ricorrendo  alle scorciatoie sovraniste.  Un rischio in termini storici ed economici. L’Europa deve valorizzare la propria identità culturale,  rilanciare politiche economiche espansive  e di crescita, recuperare, in un momento di grandi tensioni sullo scacchiere  internazionale, la centralità politica del suo ruolo.  Un salto di qualità per fermare gli egoismi nazionali e fronteggiare la miopia politica di chi, avendo perso ogni memoria storica, dimentica i lutti e le distruzioni dei nazionalismi del XX secolo. uale Per scacciare i fantasmi del sovranismo e diradare la fitta nebbia delle incertezze e delle contraddizioni che avvolge l’Ue, serve ritrovare in fretta l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori  e soprattutto mettere fine ai tanti compromessi al ribasso di un’Europa intergovernativa priva di un governo capace di rispondere alle attese dei cittadini. Serve un’Europa forte e credibile per rispondere alle nuove sfide mondiali con soggetti politici nuovi, per seguire con unità dì azione la via del futuro, nel segno di una reale integrazione...

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UN’ ITALIA  CREDIBILE  IN  EUROPA     

Posted by on Apr 6, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su UN’ ITALIA  CREDIBILE  IN  EUROPA     

UN’ ITALIA  CREDIBILE  IN  EUROPA     

Quale Italia per l’Europa? Accantonata ogni mirabolante promessa elettorale, si torna alla realpolitik. Per il Governo che verrà c’è il problema di sempre: il ruolo dell’Italia nel  processo di integrazione europea. Un’Italia che  dopo il voto del 4 marzo risulta politicamente unificata attorno a suggestioni sovraniste per effetto di una precisa scelta elettorale che è espressione della diffusa insicurezza economica (al Sud) e territoriale (nelle regioni del Nord). Nell’elettorato è prevalso un giudizio negativo sulle politiche comunitarie di austerità e sulle mancate risposte alle pressioni migratorie, a conferma di una percezione largamente negativa dell’Ue.  Dopo il voto tedesco e soprattutto quello austriaco, con esiti non proprio rassicuranti per il futuro dell’Unione registrati anche in Olanda, nella Repubblica Ceca e in Slovenia, il voto italiano è una chiara denuncia contro l’Europa intergovernativa che ha causato gerarchie di potere fra i governi nazionali, cancellando di fatto l’interdipendenza (Europa sovranazionale) sancita con il Trattato di Maastricht del 1992. Una latitanza istituzionale che sul piano economico ha favorito gli interessi dei Paesi forti, Germania e i “falchi” del Nord, paladini della stabilità e del  rigore, e non della crescita. Sul piano legato al fenomeno migratorio, l’assenza dell’Ue sui controlli delle frontiere e dei flussi ha favorito i Paesi meno esposti ai processi migratori, quelli “predominanti” nelle segrete cose di Bruxelles, lasciando altri, Italia in primis, in un … mare di problemi! Il fallimento dunque del progetto originario di un’Europa unita nel segno della solidarietà con il conseguente rafforzamento di spinte sovraniste sulla scia di una generalizzata protesta popolare, un mix di populismo e di nazionalismo. Ma la partita certamente più importante è quella che si gioca sul terreno economico-monetario. E’ qui che, a causa della mancata previsione di meccanismi mutualistici di salvaguardia, le tensioni dei mercati finanziari si sono trasferite sui debiti sovrani e viceversa, con un effetto domino che ha generato instabilità soprattutto in quei Paesi, come l’Italia, in forte ritardo sulle riforme strutturali. I grandi sacrifici imposti al Belpaese dalla corsa alla moneta unica avevano riscattato la nostra immagine di “sorvegliati speciali”, finiti da tempo sul banco degli imputati per le svalutazioni competitive, l’inflazione fuori controllo, i tanti aiuti di Stato in odore clientelare. Ma raggiunto l’obiettivo dell’euro abbiamo perso di vista il debito pubblico, un macigno sui conti pubblici che continua fortemente a pesare in un precario quadro economico reso ancor più fragile dalla grande crisi del 2008. Un macigno che condizionerà la futura governance del Paese  nella stagione di rilancio dell’Unione europea con l’asse franco-tedesco pronto a promuovere l’integrazione  fiscale, finanziaria e politica dell’Eurozona. Un disegno di ampio respiro al quale non potrà mancare il contributo dell’Italia, in un momento particolarmente importante per il futuro dell’Europa, nella consapevolezza che l’alternativa all’integrazione non sarà il ritorno alla piena sovranità nazionale, ma la balcanizzazione del Vecchio continente con il dilagare di piccole patrie regionali incapaci di incidere sulle dinamiche continentali e ancor meno fronteggiare con successo la globalizzazione. Per chi si insedierà a Palazzi Chigi è il momento delle scelte strategiche. L’Italia, nonostante la ripresa in corso, stenta a decollare nell’Eurozona: il più basso tasso di crescita da venti anni, la minore produttività, il terzo debito del mondo. Per avere voce in Europa, per trovare ascolto a Bruxelles, per rinegoziare trattati e vincoli serve un Governo forte con una chiara linea d’azione per non finire dentro la camicia di forza (Grecia docet!) che gli sarà confezionata da chi ne teme il contagio di possibili destabilizzazioni. Un Governo animato di euroscetticismo e non di spirito di collaborazione con le autorità comunitarie rischierebbe di far saltare il banco e ipotecare per il Paese...

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IL VOTO E L’ EUROPA          

Posted by on Feb 22, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su IL VOTO E L’ EUROPA          

IL VOTO E L’ EUROPA          

Europeisti o sovranisti? Azzerata ogni discriminante ideologica del passato, la sfida elettorale del 4 marzo fisserà, in un mutato scenario politico, le linee guida dell’Italia del futuro. Al di là della (superficiale) frammentazione politica e delle diatribe dei partiti su promesse elettorali, razzismo e rimborsi, è netta la divisione degli schieramenti in campo: da una parte c’è chi pensa di governare un’Italia indipendente, “sovrana”, dall’altra parte quelli per un’Italia integrata, “interdipendente” a livello europeo. In discussione sessant’anni di vita comunitaria e cioè il processo di integrazione politica del Vecchio Continente iniziato dopo i lutti e le distruzioni della seconda guerra mondiale. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, acuite dalla crisi finanziaria ed economica. Un modello che genera inquietudini, crea insicurezze, diffonde paure. Un’Europa  lenta e inefficace,  sempre più associata alla burocrazia di Bruxelles e ai poteri finanziari. E’ profonda la crisi di fiducia nelle istituzioni comunitarie espressione di una Unione giudicata invadente e lontana dai bisogni e dai problemi della gente, soprattutto quelli relativi ai  grandi temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno (migrazioni, lavoro, sicurezza).   E l’euroscetticismo provocato da questa Europa alimenta la fuga in avanti degli “indipendentisti”, il rigetto delle regole europee con temerari impegni di spesa privi di copertura finanziaria, come se il nostro Paese disponesse della sovranità monetaria o dell’autonomia di bilancio. Sotto accusa i rigidi  vincoli europei sulla finanza pubblica imposti dal Fiscal compact, il Trattato che, oltre al rispetto del 3% del deficit, richiede ai Paesi che lo hanno firmato e che, come l’Italia, hanno un debito pubblico superiore al 60% del Pil, l’obbligo di ridurre l’eccedenza di 1/20 all’anno. Uscire da questa gabbia e ignorare ogni impegno internazionale  per cancellare il Jobs Act, la legge Fornero e regalare il salario minimo, il reddito di cittadinanza, la flat tax! E se l’Europa risponderà picche la strada dei “sovranisti” è segnata: un referendum per uscire dall’ Eurozona. Per gli europeisti, che riconoscono l’interdipendenza politico-economica dell’Italia, l’ipotesi auto-esclusionista sarebbe un salto nel “buio oltre la siepe”! La ricetta dei “sovranisti” rappresenta infatti un “rischiatutto” dai risvolti pericolosi per la sostenibilità e la credibilità internazionale dell’Italia, un’apertura alle speculazioni dei mercati finanziari con ricadute sullo spread e sulla tenuta dei conti pubblici per l’aumento degli interessi sul debito. Una scelta politica riduttiva sul piano storico e fortemente penalizzante su quello economico della crescita del Paese. L’Europa deve costituire la condizione della nostra politica interna, ricordandoci che grazie a un’Europa integrata siamo stati “accolti” nella comunità internazionale, siamo diventati una democrazia stabile, abbiamo sviluppato una delle economie più avanzate del mondo. Abbiamo riconosciuto la necessità di consentire “limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, nel rispetto dell’art. 11 della nostra Carta. In Europa non può esserci una politica estera comune con l’Italia che rivendica la propria sovranità se non attraverso la frantumazione del sistema europeo all’interno del quale dovrà trovare riduzione il nostro enorme debito pubblico. La sovranità condivisa e l’interdipendenza delle politiche costituiscono criteri fondamentali di una governance responsabile e competente, presupposto di ogni progetto unitario di una equilibrata integrazione politica. Le prossime elezioni dovranno dunque stabilire quale, tra queste due posizioni, potrà guidare l’Italia. Due schieramenti politici, due strategie: fuori o dentro la comune casa europea. Per rispondere alla spirale autoritaria nei Paesi dell’Europa dell’Est e al crescente nazional-populismo nell’Europa dell’Ovest, l’Italia deve affermare un suo ruolo geo-politico di rilievo e contribuire con Germania e Francia alla riforma dell’Europa di Ventotene per costruire un’Europa migliore. Un voto responsabile, una scelta precisa per liberarsi...

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ELEZIONI E TIMORI EUROPEI 

Posted by on Gen 29, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su ELEZIONI E TIMORI EUROPEI 

ELEZIONI E TIMORI EUROPEI 

Fra promesse e invettive, si avvicina in un clima di incertezza il voto del 4 marzo. E sulla movimentata vigilia elettorale è suonato l’allarme dell’Europa per le incognite legate alle prospettive economiche e politiche . Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici, che distribuisce le “pagelle di stabilità” ai Paesi dell’Unione, ha parlato di “rischio politico in Italia per l’Ue” per la spregiudicatezza dei partiti nel promettere tagli e sconti fiscali non compatibili con il precario quadro di finanza pubblica del Paese. Gli hanno fatto eco Christine Lagarde, Presidente del Fondo monetario internazionale, che ha sottolineato “i rischi associati all’incertezza politica” per il nostro debito pubblico in continua crescita, e in settimana, al World Economic Forum di Davos,  il segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa: “scegliere fra chi propone di andare avanti sulle riforme e chi dice no a tutto senza fare proposte vere”. L’Europa, in particolare, ci guarda con attenzione. Nessuna indebita intrusione di Bruxelles nella campagna elettorale, ma “legittima preoccupazione di salvaguardare la stabilità della comune casa europea”, già  minacciata dal difficile negoziato Brexit, oltre che dalla fuga in avanti del nuovo governo austriaco in rotta di avvicinamento con la “banda dei quattro” di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) che frenano il processo di integrazione europea. A livello comunitario si teme che dalle urne, alle  prossime elezioni, difficilmente usciranno condizioni di governabilità in linea con gli impegni presi dall’Italia con i Trattati europei, dai criteri di Maastricht, al patto di stabilità, al fiscal compact. E sui parametri Ue è scontro fra le forze politiche per alcune delle quali “i vincoli europei sono una gabbia” che sarà necessario aprire  per mantenere le tante promesse fatte in campagna elettorale, in primis la flat tax, alla ricerca di copertura. A meno che non intervenga la … “fatina blu” ad assicurare le adeguate risorse finanziarie. Ma sforare deficit, debito e spesa pubblica, se può essere funzionale a catturare voti, comporta molteplici rischi. Non solo quelli legati alla instabilità economica e finanziaria e alle speculazioni dei mercati con  ripercussioni sullo spread e conseguenti ricadute sul debito, ma anche rischi di natura politica. L’Italia, terza economia della zona euro, si avvierebbe verso una pericolosa deriva isolazionistica, allontanandosi dall’originario progetto politico europeo che aveva contribuito a disegnare. Le divergenze economiche, in una unione monetaria, difficilmente possono coniugarsi con la coesione politica. In tale contesto di precarietà si inseriscono i timori di Bruxelles nella consapevolezza che per l’Italia, appena uscita dalla grave crisi finanziaria e recessiva dell’ultimo decennio, abbandonare una politica fiscale prudente, con una spesa pubblica in deficit, vorrebbe dire vanificare gli sforzi fatti da famiglie e imprese per superare la crisi. E se, in un Paese super indebitato come il nostro, mancano certezze di copertura, il buco di bilancio potrebbe causare nuove rovinose cadute con danni per quegli stessi cittadini ai quali, con ricette miracolistiche, si chiede ora il voto. Un voto che non potrà essere considerato una licenza per scommettere con inquietante leggerezza sul futuro del Paese! Accantonare dunque ogni facile populismo e guardare con realismo i conti pubblici e il quadro economico generale per realizzare programmi seri e concreti proiettati verso una dimensione europea che implicano azioni di governo coraggiose e credibili. E la priorità non potrà che essere l’abbattimento del debito e una robusta spending review! L’Europa si appresta a rimettersi in moto e la svolta politica tedesca prepara il rilancio dell’Unione in sintonia con la Francia. Un input per la riforma dell’Eurozona, punto di partenza per una maggiore integrazione europea per alcuni partner accanto alle “velocità diverse” per altri. Lasciare le sorti dell’Ue nelle mani frano-tedesche sarebbe...

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L’EUROPA   E  I  POPULISMI

Posted by on Dic 18, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’EUROPA   E  I  POPULISMI

L’EUROPA   E  I  POPULISMI

E’ profonda la crisi di fiducia dei cittadini europei nelle istituzioni comunitarie. Una delusione per l’Unione, giudicata invadente e lontana dai bisogni della gente, soprattutto nei processi decisionali relativi ai temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno. E si parla di deficit democratico per censurare la carenza di rappresentatività delle istituzioni di Bruxelles. Questa Europa provoca sentimenti di ostilità, viene vissuta come l’Europa dei poteri finanziari e dei governi succubi, non certo della sovranità popolare. Negli ultimi decenni, una galassia eterogenea di partiti e  movimenti nazional-populisti si stanno imponendo in molti Paesi. Un fenomeno nuovo che pone interrogativi sul futuro delle democrazie europee e richiede una riflessione ampia e articolata sugli effetti dei cambiamenti globali in atto. L’avanzata del populismo e del nazionalismo insidia il sogno europeista e fa vacillare le nostre democrazie sotto la spinta degli estremismi. Il nazionalismo, padre di tutte le guerre, torna ad alzare la testa in maniera preoccupante, proponendo un presente che ha perso la memoria del passato! In un’Europa segnata da una lunga crisi economica e da politiche di austerità, populismo e nazionalismo rischiano di prendere il sopravvento veicolando l’opinione pubblica verso pericolose forme politiche di anti-sistema. Lo Stato-nazione è ancora il riferimento principale per l’identità politica per la maggior parte degli europei che manifestano un rigetto crescente verso i partiti tradizionali colpevoli di aver tradito l’integrità nazionale. Gli elettori,  spaventati dal futuro  perché vedono il loro modello di vita messo in dubbio dalle migrazioni e dalla ripresa che non decolla, votano contro l’establishment, ritenuto non più credibile. Il malessere è nello smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia e dei giovani arrivati sul mercato del lavoro dopo il crack del 2008, terrorizzati di perdere il benessere di padri e nonni. E’ in questo spazio di forte disagio sociale che nascono e crescono i movimenti nazional-populisti che di fatto azzerano  quella solidarietà che in Europa aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno dell’Unione europea. Si era provato a dare all’Europa una sua Costituzione, nella speranza che potesse divenire una carta federatrice. Ma i problemi si sono invece moltiplicati e il progetto di un patto costituzionale (bocciato da Francia e Olanda) è diventato un fattore di disunione a conferma che la politica europea è sempre più avvolta in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Una politica che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di un’Europa intergovernativa priva di un vero governo capace di rispondere alle attese dei cittadini. Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. La cattiva gestione dei flussi migratori con paure crescenti, incertezza economica, incubo del terrorismo islamico aumento delle tasse, welfare precario sono alla base del diffuso nazional-populismo. Ognuno è preoccupato del proprio orticello e per questo assistiamo alla costruzione di muri e barriere, in contrasto con i principi ispiratori dell’Europa unita. L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide mondiali con soggetti politici nuovi, per trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve  valorizzare la propria identità culturale e quella economica con il rilancio di politiche espansive e di crescita. Occorre ridurre le differenze fra le classi sociali, accentuate da...

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IL FUTURO DELL’EUROPA

Posted by on Ott 4, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su IL FUTURO DELL’EUROPA

IL FUTURO DELL’EUROPA

“Rifondare l’Unione!” E’ l’appello lanciato dal presidente francese Emanuel Macron nel recente discorso sull’Europa tenuto alla Sorbonne di Parigi. Un progetto ambizioso per recuperare consenso attorno all’Unione europea e allontanare i fantasmi dei populismi che alimentano un diffuso antieuropeismo. Dare vita a una nuova governance che trasformi l’Unione in una potenza economica con suo bilancio per finanziare investimenti congiunti e garantire all’Eurozona la stabilità monetaria in presenza di shock economici. Ma anche potenza militare con una forza congiunta d’intervento per agire contro le minacce del terrorismo internazionale  con una strategia comune. “La sicurezza è la prima delle condizioni per vivere insieme in Europa”. Una condizione legata alla immigrazione che non è una crisi temporanea, ma una sfida di lungo termine: “creare un Ufficio europeo dell’asilo che possa  armonizzare le relative procedure a supporto di una polizia di frontiera in grado di gestire con rigore i flussi migratori, accogliendo i rifugiati  e respingendo i non aventi diritto all’asilo politico”. Un disegno politico di ampio respiro. Ma la partita più importante per il futuro dell’Europa è quella che si dovrà giocare sul piano del rapporto fra cittadini e istituzioni comunitarie per la nascita di una coscienza europea mobilitando l’opinione pubblica. Obiettivo di fondo è rompere il luogo comune che da anni associa l’Europa alla tecnocrazia e alla burocrazia di Bruxelles, un’Europa troppo debole, lenta e inefficace.  Il mondo ci propone sfide che si vincono solo con un’ Europa unita più forte, ben consapevoli, lo ha ricordato il Presidente Mattarella, “che la logica della storia è più forte delle difficoltà contingenti”. Riaprire dunque il cantiere dell’Unione per un rilancio dell’Europa in un momento in cui le forze centrifughe antieuropeiste fanno breccia anche nella fortezza tedesca, rischiando di azzerare lo storico progetto di integrazione europea. La spinosa questione della Catalogna, con l’inquietante silenzio dell’Europa, ripropone il problema di sempre: l’ambiguo e incompiuto assetto istituzionale dell’Unione. Accantonato il “sogno federalista” a seguito della bocciatura della Costituzione da parte di Francia e Olanda, l’Europa è oggi una Unione di Stati sovrani con gestione sempre più intergovernativa, e non confederale. Uno status che, al di là della solita retorica menzognera, non le consente di intervenire con l’autorevolezza del ruolo nel separatismo interno alla Spagna. Nessuna difesa della integrità dello Stato spagnolo, nessuna condanna ufficiale della  pretesa secessionista della Catalogna, ma soltanto una pilatesca azione di mediazione per ragioni di… sopravvivenza, al fine di arrestare un pericoloso processo di disintegrazione dagli effetti devastanti per il resto del continente. L’Europa non c’è! La politica europea è da tempo avvolta in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Una politica che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di un’Europa intergovernativa priva di un vero governo capace di rispondere alle attese dei cittadini. Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide mondiali con soggetti politici nuovi e aggressivi, per trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve  valorizzare la propria identità economica con il rilancio di politiche espansive e di crescita e soprattutto recuperare la propria identità culturale e politica attraverso una reale integrazione degli Stati nella consapevolezza, come ha affermato Angela Merkel all’ultimo summit europeo di Tallinn,  che “il...

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