Sull’Europa

MACRON  E  LA   RIFORMA DELL’ EUROZONA

Posted by on Mag 23, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su MACRON  E  LA   RIFORMA DELL’ EUROZONA

MACRON  E  LA   RIFORMA DELL’ EUROZONA

“Il mondo e l’Europa hanno bisogno di una Francia forte, rilanceremo l’Unione europea”. Con questa solenne dichiarazione si è insediato all’Eliseo Emmanuel Macron. A Parigi lanciata la sfida per salvare l’Europa e dissolvere il diffuso disagio sociale, causa di un antieuropeismo alimentato da spinte nazionaliste. Costruire cioè un’Europa credibile sul piano socio-politico e competitiva su quello economico, un obiettivo ambizioso condizionato da una diversa architettura istituzionale e dal modello di crescita che si vuole sviluppare.  E Macron intende rafforzare l’Europa intervenendo sull’Eurozona con la proposta di un bilancio comune  e un ministro delle Finanze europeo, nell’ottica di una Unione non più sbilanciata nei rapporti di forza interni, meno esposta al rischio di altre scissioni, sulla scia di Brexit. La recente intervista rilasciata a Repubblica dal Ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schauble, in sintonia con il neo presidente francese rivela con chiarezza la visione di prospettiva sul futuro dell’area euro. La priorità dell’Eurozona, secondo Schauble, è quella di raggiungere “una convergenza adeguata delle politiche economiche e finanziarie”, realizzando nei Paesi in difficoltà le riforme necessarie e migliorando la competitività. Per promuovere un tale salto di qualità e garantire un equilibrato sviluppo economico all’interno dell’Unione, la strada da percorrere è quella che porta alla istituzione di un ministro europeo con possibilità di intervento diretto sui bilanci nazionali, preludio alla unione bancaria e a quella fiscale. Chiaro sul punto il ministro tedesco: “Prima di mettere i rischi in comune, dobbiamo ridurli”.  Come dire: non è la Germania con il suo massiccio surplus commerciale a essere forte ma sono gli altri Stati membri dell’Unione che devono rafforzarsi per uscire dalla lunga crisi economica e finanziaria. In Francia e nei Paesi del Mediterraneo la crescita è troppo bassa, la disoccupazione è alta e quella giovanile è drammatica, con valori che oscillano  fra il 24% della Francia e il 50% della Grecia. Questi sono Paesi nei quali le riforme implementate non sono sufficienti nel contesto di una debole crescita complessiva. Riforme che non riescono a contrastare la delocalizzazione di posti di lavoro causate dalla globalizzazione e a frenare l’espulsione dal mondo del lavoro e l’emarginazione sociale di “nuovi poveri” con i loro sentimenti anti-establishment. La soluzione ai problemi delle economie europee richiede riforme radicali che incoraggino modelli di crescita più vigorosi e più inclusivi, sia a livello nazionale che europeo. In particolare, i Paesi devono ridurre le rigidità strutturali che scoraggiano gli investimenti e ostacolano la crescita e mirare a ridurre i costi unitari del lavoro rispetto alla produttività nella prospettiva della convergenza di tali costi sul piano comunitario. Creando una solida base competitiva e attrattiva si potrà vincere la difficile sfida sui mercati esteri e dare ai cittadini europei la speranza di un lavoro e di una vita migliore. Al Presidente Macron il compito di riformare l’Eurozona per salvare l’Europa, restituendo alle istituzioni comunitarie la centralità sulla scena mondiale. A Parigi è stato ben compreso che l’eccesso di regole e imposizioni comunitarie polverizza il consenso dei cittadini, sempre più lontani da Bruxelles e dalla sua governance tecnocratica. “La mia convinzione, ha dichiarato Macron, è che la vera sovranità passi per l’Europa: sul rilancio economico, sulla protezione commerciale, sulla sicurezza  e la difesa, sulla rivoluzione digitale. Un progetto comune con i principali partner per rivedere le regole europee contro il dumping con un controllo degli investimenti stranieri nei settori strategici della nostra economia, riforma del lavoro, fondo di sostegno alle imprese”. Una rifondazione del progetto europeo! E’ questa  la strada tracciata a Parigi per rilanciare l’Unione europea e le sue storiche aspirazioni. Un’opportunità da non perdere per evitare l’azzeramento del processo di integrazione...

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FESTA DELL’EUROPA FRA PAURE E SPERANZE            

Posted by on Mag 14, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su FESTA DELL’EUROPA FRA PAURE E SPERANZE            

FESTA DELL’EUROPA FRA PAURE E SPERANZE            

Parigi 9 Maggio 1950: Robert Schuman legge alla stampa, convocata al Quay d’Orsay, sede del Ministero degli Esteri, questa dichiarazione: “La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative all’altezza dei pericoli che ci minacciano. Mettendo insieme talune produzioni base saranno realizzate le prime fondamenta di una Federazione europea”. L’invito di Schuman si concretizzò con la istituzione della CECA, Comunità economica del carbone e dell’acciaio tra Francia, Germania, Italia e Paesi del Benelux per gestire in accordo queste due materie prime. Vinti e vincitori della seconda guerra mondiale uniti attraverso la cooperazione economica per  un comune percorso di pace e di progresso. L’alba di una nuova Europa. Simbolicamente, la CECA rappresenta  infatti il primo mattone nella costruzione della “comune casa europea” a cui hanno fatto seguito i Trattati Roma e quello di Maastricht. Nel ricordo di quello storico evento, il 9 maggio di ogni anno, nei 27 Stati dell’Unione europea si festeggia la “Giornata dell’Europa”. Ma nell’attuale contesto comunitario sempre più segnato da un crescente euroscetticismo è  difficile  immaginare il futuro politico-istituzionale dell’Unione europea. L’Europa non fa più sognare. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, acuite dalla crisi finanziaria ed economica. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure. Un’Europa intergovernativa, spesso litigiosa, senza una identità politica e priva di un governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese e ai bisogni dei cittadini. Un’opera incompiuta: l’architettura europea è rimasta a metà, con una moneta unica e una politica monetaria nell’eurozona a cui non corrisponde una unione bancaria, fiscale e soprattutto una unione politica. Manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante per poter parlare al mondo intero con una sola voce. Un’Europa che ha smarrito l’originario spirito unitario dei Padri fondatori con le sue spinte federaliste soppiantato da pulsioni nazionaliste. Un antieuropeismo alimentato dalla sordità dell’establishment al diffuso disagio sociale. E Brexit ne è la conferma! I governi nazionali appaiono divisi, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizione o a inseguire disegni egemonici. E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione. Ma pur incompiuta, l’Europa ha assicurato decenni di pace, ha distribuito stabilità economica e monetaria a imprese e cittadini, libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, tassi d’interesse ridotti, scambi culturali. Per superare ogni squilibrio socio-economico e  trovare la via  di un futuro sostenibile e innovativo non basta l’unità delle monete e delle banche centrali. Deve nascere un’Europa dei cittadini che nutra dei suoi valori un progetto forte e condiviso, i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo, dell’integrazione tra etnie, religioni e culture diverse. Ma una solida costruzione europea implica l’unità politica: l’Europa unita deve fondarsi  su istituzioni dotate di una legittimità democratica nell’ambito di una Unione federale costituita per la gestione condivisa delle politiche di comune interesse strategico (difesa, sicurezza, migrazioni), separate da quelle nazionali. Nel mondo globale non c’è alternativa all’Europa! Rafforzare e consolidare l’Ue oggi è una ineludibile necessità di sopravvivenza per il Vecchio Continente. Un’Europa però che deve trovare il coraggio e l’utopia delle origini, che deve uscire dalle ombre dei compromessi intergovernativi per dare una prospettiva credibile alla integrazione politica attorno alla quale catturare il consenso popolare. Ci attendono grandi sfide come la crisi finanziaria ed economica,  i cambiamenti climatici, l’insicurezza energetica, il terrorismo internazionale, i flussi migratori, le pandemie. Un futuro verso il quale l’Europa non può presentarsi divisa e distratta da anacronistici interessi di bottega, farciti di...

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I 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA

Posted by on Mar 21, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su I 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA

I 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA

Quale futuro disegnare per l’Europa? Come affrontare le sfide della sicurezza, dello sviluppo e dell’integrazione? Se ne parlerà a Roma il prossimo 25 marzo al vertice europeo convocato in Campidoglio per celebrare i 60 anni dei Trattati istitutivi del mercato comune (CEE) e dell’Euratom, punto di partenza di un’Europa unita nel segno della pace e del progresso dopo i lutti e le distruzioni della guerra. Un difficile banco di prova attende l’Unione a 27 a pochi mesi dalla prima storica secessione, quella britannica. Per Capi di Stato e di governo si tratta di decidere la strada da percorrere per rilanciare con spirito unitario il processo della costruzione politica europea. A sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, il futuro dell’Europa appare incerto e denso di incognite a causa del fallimento della politica comunitaria sugli squilibri macroeconomici interni. La crisi del 2008 ha messo a nudo le divergenze economico-finanziarie di una Unione molto più sensibile alle sirene della finanza internazionale che all’economia reale e agli interessi dei cittadini, favorendo così i detrattori della europeizzazione  che nel diffuso disagio sociale hanno seminato insicurezze e paure. Un’Europa economicamente divisa per la mancanza di una convergenza sui grandi temi della crescita e dello sviluppo. Parte da questa fragilità istituzionale l’euroscetticismo, il malessere, il rifiuto verso un mondo aperto, la protesta contro  l’establishment. E la vittoria di Brexit è significativa! Si brancola da tempo in un inquietante immobilismo che, alimentato da egoismi nazionali e da protagonismi economici, rende incerta la mission  dell’Europa quale  fattore di stabilità e risposta alle derive nazionaliste (Francia,Olanda). E sono concreti i rischi di una destabilizzazione europea. Ne è ben consapevole la Commissione europea che, per il Consiglio europeo del 25 marzo, ha presentato il “Libro bianco sul futuro dell’Europa”, riflessioni e scenari per l’Ue a 27, per sollecitare i governi a rafforzare il legame nazionale al progetto comunitario. Il Presidente Junker ha avvertito che senza un rilancio dell’Unione il progetto europeo è destinato a naufragare miseramente e con esso il sogno dei Padri fondatori “per un’ Europa libera e unita” (Altiero Spinelli). Il documento, che sarà discusso a Roma, illustra cinque diversi scenari sulla prospettiva dell’Unione per rendere meno confusa la visione futura dell’Europa. Ma non poche riserve hanno finora accompagnato il Libro bianco della Ce per il suo “modesto e confuso contributo alla discussione sui problemi di fondo dell’Unione”. Manca una seria riflessione politica sulle cause della crisi europea la cui soluzione è affidata a “scenari” di dubbia valenza. Tante ambiguità, poche certezze! Lo scenario 3, raccomandato  dalla Commissione europea, propone una integrazione variabile: “chi vuole di più fa di più”. E’ “l’Europa a più velocità, l’Europa delle cooperazioni rafforzate” per chi vuole avanzare più rapidamente in settori specifici (difesa?) verso una maggiore integrazione. Una strategia però difficilmente perseguibile perché parte dal presupposto che l’obiettivo ultimo dell’integrazione, cioè “un’Unione sempre più stretta”, sia lo stesso per tutti in Paesi membri. In realtà, in Europa ci sono diverse anime e diverse sono le direttrici di marcia: I Paesi scandinavi e quelli dell’Est europeo perseguono un’integrazione esclusivamente economica, preservando la loro sovranità nazionale e ostacolando ogni processo d’integrazione politica che resta invece l’obiettivo di un gruppo di Stati dell’Europa occidentale continentale. E allora perché ipotizzare una comune (improbabile) direzione? Perché favorire una frammentazione dell’Unione che legittimerebbe scelte nazionali, senza vincoli comunitari? I soliti compromessi al ribasso che rischiano di rendere ancor più precario il quadro comunitario con istituzioni allo sbaraglio. Sarebbe forse più realistico il recupero dell’idea dell’Unione federale, abbandonando sia quella della organizzazione internazionale che dello Stato parlamentare seppure federale. Individuare cioè le politiche da condividere in un’Unione federale,...

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15 ANNI DI EURO:  SPERANZA O DELUSIONE?  

Posted by on Gen 30, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su 15 ANNI DI EURO:  SPERANZA O DELUSIONE?  

15 ANNI DI EURO:  SPERANZA O DELUSIONE?  

Passato sotto silenzio il compleanno dell’euro. In un clima di crescente euroscetticismo nessuna celebrazione per i quindici anni di vita della moneta unica. Nel 2002 l’euro, con il festoso changeover in undici Paesi europei, era stato salutato come il simbolo della integrazione monetaria del Vecchio Continente, preludio alla costruzione politica della comune casa europea. Ma nel tempo, nei Paesi economicamente più fragili, è divenuto il bersaglio di imprese e famiglie per averne eroso il potere d’acquisto peggiorato dalla crisi economica. Sono stati quindici  anni non sempre facili, una corsa ad ostacoli iniziata all’insegna della diffidenza dei mercati e dello scetticismo di alcuni economisti, un ostacolo superato nei primi anni grazie al concorso di due fattori: la Cina che, producendo merci a basso prezzo, ha impedito l’inflazione a livello mondiale e la Fed (la banca centrale americana) che, immettendo enormi liquidità nell’economia globale, ha tenuto bassi i tassi d’interesse. Un mix di grande effetto interamente assorbito dalla crisi dei subprime 2007-2008 con lo scoppio della  “bolla”  immobiliare,  punto di partenza della recessione mondiale. Senza la liquidità degli anni precedenti i mercati hanno richiesto rendimenti sempre più alti per comprare titoli del debito sovrano dei Paesi deboli. La crisi finanziaria si è poi estesa all’Eurozona che,  priva  di una politica strutturale convergente dei suoi  17 membri, è andata in tilt.  E per l’euro è stata notte fonda! Una notte che non è ancora finita … La grande crisi del 2007 infatti ha messo a nudo il problema dell’euro: essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca capace di garantire un intervento illimitato in caso di difficoltà. E’ l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, priva del sostegno di una politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. L’origine della crisi dell’euro sta nello stesso trattato istitutivo dell’Unione Economica e Monetaria (UEM): si sperava che le regole (rigide) definite a Maastricht e le loro successive modificazioni (Fiscal Compact) avrebbero consentito ai Paesi dell’Eurozona una crescita forte ed equilibrata. Ma senza un comune ombrello protettivo  ogni Paese risponde da solo dei debiti del suo Governo, delle sue banche, delle sue imprese con la conseguenza che l’assenza di aiuti da parte di Bruxelles e Francoforte provoca l’aumento dei tassi d’interesse, la rarefazione del credito, l’arresto della crescita. Senza una reale unione economica Paesi forti sempre più forti, Paesi deboli sempre più deboli! Le singole economie nazionali troppo diverse fra loro, i cicli economici troppo asimmetrici e il fattore di mobilità molto basso. La moneta unica inevitabilmente avvantaggia i Paesi entrati nell’Unione in una situazione più competitiva (debiti pubblici moderati, migliore organizzazione della produzione e del lavoro, amministrazione pubblica e giustizia più efficienti) e danneggia quei Paesi con finanza pubblica allegra e in forte ritardo sulle riforme. L’Italia, non in regola con i parametri su deficit e debito fissati a Maastricht, per entrare nell’Eurozona ha pagato un prezzo enorme con il cambio lira-euro troppo alto “imposto” a Prodi e Ciampi dalla Germania a difesa delle proprie esportazioni. Un perverso sistema di cambi fissi che impone ai Paesi in deficit l’onere dell’aggiustamento, a danno della crescita, e non chiede alcun impegno di solidarietà ai Paesi in surplus (Germania). La nostra competitività che fra il 1970 e il 1995 aveva consentito la crescita della produzione industriale si è così volatilizzata. Nel 2002 il nostro reddito pro capite era del 20% superiore alla media dell’area euro, oggi è del 20% sotto la media, con aumento della disoccupazione all’11,6%, contro il 4,1% della Germania. Negli ultimi otto anni, il Pil (la ricchezza...

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IL  FUTURO  INCERTO  DELL’ EUROPA  

Posted by on Gen 14, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su IL  FUTURO  INCERTO  DELL’ EUROPA  

IL  FUTURO  INCERTO  DELL’ EUROPA  

Si è concluso per l’Unione europea un anno turbolento che ha segnato fortemente la credibilità delle istituzioni comunitarie, dai problemi legati alla sicurezza con gli attentati di Bruxelles e Nizza alla emergenza umanitaria dei migranti e il controverso accordo con la Turchia, dal voto di protesta di Brexit alla crisi economica e finanziaria dell’eurozona. Questioni cruciali che ripropongono anche per l’anno appena iniziato la fragilità dell’azione politica di Bruxelles. E’ latitante da tempo una governance  in grado di garantire una presenza incisiva dell’Unione sullo scacchiere internazionale, manca un progetto per una crescita economica equilibrata con creazione di lavoro e di occupazione e con un mercato interno meno ingessato. Un inquietante immobilismo che, alimentato da sterili egoismi nazionali e da protagonismi economici, rende sempre più incerta la mission   dell’Europa quale soggetto di propulsione e mediazione nel processo di pace nel mondo. Rischia di svanire il sogno dei Padri fondatori per un’Europa unita, fattore di stabilità negli equilibri politici mondiali e risposta alle derive nazionaliste. Sullo sfondo di una situazione povera di prospettive reali, l’euroscetticismo trova crescenti consensi, complice il disagio sociale. E c’è chi, sull’onda di un diffuso populismo,  minaccia di uscire dall’Europa ignorando colpevolmente le tragiche pagine di storia del recente passato. Eloquente il  pensiero espresso sulle colonne del Corriere da Sergio Romano che, censurando certe  fughe in avanti di alcuni leader politici di casa nostra, ha rievocato le motivazioni storiche della scelta fatta dall’Italia post bellica: “abbiamo creduto nell’unità europea perché ci permetteva di riemergere dalla sconfitta, dava un senso alla nostra tardiva e imperfetta unità nazionale, ci spronava a fare ciò che da soli non saremmo riusciti a realizzare”. La situazione in cui versa l’Europa evidenzia una profonda crisi politica. Si è perso troppo tempo nell’inseguire miseri compromessi intergovernativi perdendo di vista l’accelerazione del fenomeno della globalizzazione. La vera sfida attuale è “evitare che il presente uccida il futuro”!  E’ in gioco la sostenibilità del sistema europeo nel lungo periodo: maggiore coordinamento delle politiche di bilancio ed economiche, unione bancaria e fiscale, riduzione dei disavanzi pubblici. La centralità delle istituzioni europee nel processo decisionale è fondamentale, ma la sua realizzazione sarà assicurata solo se gli Stati membri saranno in grado di esprimere una ritrovata coesione. Ognuno dovrà fare responsabilmente la sua parte per l’ Europa del futuro, “unita nella diversità”. Il prossimo marzo si celebrano i 60 anni dei Trattati di Roma, punto di partenza del processo della costruzione politica europea. Su questa prospettiva storica va incardinata un’ Europa rinnovata nella sua identità e nei suoi valori fondanti per l’affermazione di un ruolo primario sulla scena globale. Sarebbe auspicabile una revisione dei Trattati dell’Ue per il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo e l’elezione diretta del Presidente della Commissione superando così  l’attuale deficit di democrazia. Voltare pagina anche sul piano  economico combinando le prescrizioni rigorose del Patto di stabilità e crescita con la spinta agli investimenti aggregati per dare finalmente un segnale  alla ripresa della stagnante economia. Il tempo delle parole è finito! Polemizzare,  litigare, rinviare è esercizio di puro autolesionismo che rischia di svuotare il comune serbatoio della storia e della millenaria civiltà del Vecchio Continente. Le soluzioni comuni richiedono spirito inclusivo e collaborativo. E’ tempo di scelte coraggiose, condivise. Ma la politica europea saprà  esprimere una leadership degna del...

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MIGRAZIONI, L’EUROPA CHE NON C’E’

Posted by on Nov 22, 2016 in Sull'Europa | 0 comments

MIGRAZIONI, L’EUROPA CHE NON C’E’

L’Europa che si sgretola. E’questa l’immagine legata al dramma delle migrazioni e alla sua ingovernabilità. Un’emergenza umanitaria che ha messo a nudo l’ignavia europea, l’assenza di una identità valoriale affondata da tempo nella ipocrisia e negli egoismi nazionali. E’ inquietante lo scontro in atto all’interno dell’Unione che ha creato una profonda lacerazione fra le istituzioni comunitarie e alcuni Paesi con fenomeni distruttivi, non lontani dai fantasmi del passato. L’Europa rischia di implodere, sconfitta dai populismi, dai profeti di terrore e dalla sua stessa incapacità di governare un problema strutturale, i flussi migratori, destinato a crescere per le dimensioni di una crisi geopolitica che abbraccia il Mediterraneo, il Medio Oriente e l’Africa sub-sahariana. Senza politiche condivise sarà impensabile arginare la fuga di milioni di disperati che scappano dalla guerra, dalla povertà e dal caos destabilizzante dei loro Paesi di provenienza. E intanto nel Mediterraneo si continua a morire. Ma questo non fa più notizia!… Fallimentare ogni intervento del Consiglio europeo. E’ caduto nel vuoto l’accordo sulle “quote obbligatorie permanenti” per la redistribuzione di 120mila profughi in un contesto internazionale nel quale alcuni governi si oppongono fermamente ad accogliere i rifugiati. Un pericoloso vuoto istituzionale che sta portando indietro nel tempo le lancette della storia del Vecchio Continente: ripristinati i controlli alle frontiere in mezza Europa. Minato alla base uno dei capisaldi dell’Ue: la libera circolazione delle persone. A distanza di venti anni, l’accordo di Schengen è sempre più fragile. Dopo la barriera di filo spinato della Bulgaria lungo i confini con la Turchia, il vergognoso muro dell’Ungheria lungo quelli con la Serbia, con drastiche misure detentive per chi rincorre il diritto alla vita, frontiere chiuse e controlli anche per chi si muove nell’Unione. E in prima fila, in questa operazione di basso lignaggio politico, ancora i Paesi dell’Est, quegli stessi Paesi che hanno beneficiato economicamente dell’allargamento dell’Unione, sancito ad Atene nel 2004. La cultura postcomunista dei Paesi dell’Europa centrale e orientale è di fatto refrattaria ai processi di accoglienza e integrazione. Nei loro Governi e nelle loro opinioni pubbliche non sembra prevalere un sentimento di appartenenza europea che pure è stato assai forte nell’adesione all’Unione. Non si sono ancora stemperati i nazionalismi, che anzi esplodono ora che non sono più sottoposti al giogo sovietico cessato il 9 novembre 1989, con la caduta del muro di Berlino. Ma sotto quelle macerie, non restarono sepolti solo il comunismo con i suoi errori storici e i suoi crimini, ma anche l’idea stessa della solidarietà, quella che ricompone differenze e divisioni, superando paure e timori. Manganello, detenzione, marchiature di hitleriana memoria di ogni immigrato sono la risposta di chi, rispolverando vecchi miti e riti nazionalistici, ha presto dimenticato simpatia, amicizia e aiuti ricevuti dall’Europa occidentale in questi anni di integrazione Non è questa la strada per scrivere il futuro del Vecchio Continente! Nel rispetto della legalità e dei livelli di vivibilità, ponti e non muri per riaffermare la civiltà millenaria dell’Europa, la centralità della sua missione storica. Occorre recuperare le ragioni dello stare insieme nell’Unione, i principi fondanti della costruzione europea per una risposta univoca alla crisi migratoria: fermezza di fronte al terrorismo, solidarietà consapevole, contributi allo sviluppo per i paesi in guerra sull’altra sponda del Mediterraneo. Senza una necessaria identità politica e una comune unità d’azione, finalizzata a fermare la fuga di tanti disperati, il destino dell’Europa sarà sempre più segnato da esodi biblici incontrollabili che ne cancelleranno nei prossimi decenni ogni aspirazione a svolgere un ruolo centrale nella gestione dell’ordine politico-economico mondiale per una pace...

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