LA NUOVA EUROPA FRA TIMORI E SPERANZE
A Bruxelles non è stato ancora assorbito lo shock di Brexit generato dall’illusione populista per sconfiggere la crisi economica e i flussi migratori. Un day after di grandi incognite per il futuro dell’Ue con inquietante effetto domino negli altri Stati per l’imminente stagione elettorale. Si rischia di azzerare il faticoso processo di integrazione politica dell’Europa dei Padri fondatori in risposta ai nazionalismi del XX secolo, causa di lutti e devastazioni. Dal recente vertice del Consiglio europeo di Bratislava è emersa chiara la volontà dei 27 capi di stato e di governo di lavorare a un nuovo progetto di Europa. “Dobbiamo assicurare i cittadini europei che abbiamo imparato la lezione della Brexit”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Strategici i problemi che attendono una soluzione comunitaria: migrazioni e sicurezza delle frontiere esterne, lotta al terrorismo, rilancio dell’economia. Tra interessi divergenti e pressioni politiche, la strada è impervia pur nella comune consapevolezza che la fragilità economica e la precaria situazione internazionale hanno confermato nelle ultime settimane l’urgenza di un reale cambio di rotta. Sul tappeto problemi che investono l’intera Unione: soltanto insieme è possibile affrontare le minacce del terrorismo, regolamentare i flussi migratori e il diritto d’asilo, arginare la crisi economica e occupazionale. La sovranità nazionale rimane per molti aspetti l’elemento fondamentale del governo di un paese. Ma, come ha osservato il Presidente della Bce Mario Draghi al VII Premio Alcide De Gasperi a Trento, “per ciò che riguarda le sfide che trascendono i suoi confini, l’unico modo di preservare la sovranità nazionale , cioè di far sentire la voce dei propri cittadini nel contesto mondiale, è per noi europei condividerla nella Ue che ha funzionato da moltiplicatore della nostra forza nazionale”. L’Europa deve cioè intervenire laddove i governi nazionali non sono in grado di agire individualmente per accreditarsi sulla scena internazionale quale fattore di equilibrio mondiale multipolare. Bisogna dunque uscire dall’attuale immobilismo istituzionale per recuperare quella legittimità popolare che sembra smarrita ed evitare una infausta disgregazione che alimenterebbe una pericolosa fuga in avanti! La lunga scia di sangue che ha attraversato l’Europa, da Parigi a Bruxelles, da Nizza a Monaco, a Rouen in Normandia, è la tragica fotografia di un’ Europa fragile, incapace di fronteggiare unitariamente la grande sfida del terrorismo islamico. Fra analisi, proclami e condanne continua di fatto la condizione di soporifera inerzia, insensibile al senso di insicurezza diffuso nell’Unione. Il superamento del disagio sociale nell’ Ue passa attraverso il rilancio delle sue inadeguate istituzioni comunitarie, delle sue austere politiche economiche per una governance della sovranità condivisa. L’Europa non ha ancora trovato un’architettura istituzionale capace di creare stabilità. E l’euro ha alimentato quegli stessi conflitti che l’integrazione avrebbe dovuto prevenire. L’ Europa però non può essere il capro espiatorio di ogni male, la causa delle rovine sociali ed economiche di una Unione sempre più allo sbando e di Governi nazionali in forte ritardo sulla via delle riforme e della crescita interna. La stragrande delle decisioni politiche viene presa dal Consiglio europeo, l’istituzione comunitaria che definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione della quale fanno parte i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri! E’ pretestuoso affermare “L’Europa ci impone”! Si vota a favore di questioni importanti a Bruxelles per poi tornare euroscettici appena scesi dall’’aereo! Significa imbrogliare l’ opinione pubblica per catturare facili consensi elettorali. Con ritrovarla unità di intenti occorre lavorare per evitare che la Brexit faccia nuovi adepti sull’altare di un populismo nazionalista che moltiplicherebbe i problemi invece di risolverli, che dividerebbe l’Unione ancora alla ricerca, a quasi sessant’anni dai Trattati di Roma, di un’autentica coscienza europea. Per la Ue...
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A Bruxelles non è stato ancora assorbito lo shock di Brexit generato dall’illusione populista per sconfiggere la crisi economica e i flussi migratori. Un day after di grandi incognite per il futuro dell’Ue con inquietante effetto domino negli altri Stati per l’imminente stagione elettorale. Si rischia di azzerare il faticoso processo di integrazione politica dell’Europa dei Padri fondatori in risposta ai nazionalismi del XX secolo, causa di lutti e devastazioni. Dal recente vertice del Consiglio europeo di Bratislava è emersa chiara la volontà dei 27 capi di stato e di governo di lavorare a un nuovo progetto di Europa. “Dobbiamo assicurare i cittadini europei che abbiamo imparato la lezione della Brexit”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Strategici i problemi che attendono una soluzione comunitaria: migrazioni e sicurezza delle frontiere esterne, lotta al terrorismo, rilancio dell’economia. Tra interessi divergenti e pressioni politiche, la strada è impervia pur nella comune consapevolezza che la fragilità economica e la precaria situazione internazionale hanno confermato nelle ultime settimane l’urgenza di un reale cambio di rotta. Sul tappeto problemi che investono l’intera Unione: soltanto insieme è possibile affrontare le minacce del terrorismo, regolamentare i flussi migratori e il diritto d’asilo, arginare la crisi economica e occupazionale. La sovranità nazionale rimane per molti aspetti l’elemento fondamentale del governo di un paese. Ma, come ha osservato il Presidente della Bce Mario Draghi al VII Premio Alcide De Gasperi a Trento, “per ciò che riguarda le sfide che trascendono i suoi confini, l’unico modo di preservare la sovranità nazionale , cioè di far sentire la voce dei propri cittadini nel contesto mondiale, è per noi europei condividerla nella Ue che ha funzionato da moltiplicatore della nostra forza nazionale”. L’Europa deve cioè intervenire laddove i governi nazionali non sono in grado di agire individualmente per accreditarsi sulla scena internazionale quale fattore di equilibrio mondiale multipolare. Bisogna dunque uscire dall’attuale immobilismo istituzionale per recuperare quella legittimità popolare che sembra smarrita ed evitare una infausta disgregazione che alimenterebbe una pericolosa fuga in avanti! La lunga scia di sangue che ha attraversato l’Europa, da Parigi a Bruxelles, da Nizza a Monaco, a Rouen in Normandia, è la tragica fotografia di un’ Europa fragile, incapace di fronteggiare unitariamente la grande sfida del terrorismo islamico. Fra analisi, proclami e condanne continua di fatto la condizione di soporifera inerzia, insensibile al senso di insicurezza diffuso nell’Unione. Il superamento del disagio sociale nell’ Ue passa attraverso il rilancio delle sue inadeguate istituzioni comunitarie, delle sue austere politiche economiche per una governance della sovranità condivisa. L’Europa non ha ancora trovato un’architettura istituzionale capace di creare stabilità. E l’euro ha alimentato quegli stessi conflitti che l’integrazione avrebbe dovuto prevenire. L’ Europa però non può essere il capro espiatorio di ogni male, la causa delle rovine sociali ed economiche di una Unione sempre più allo sbando e di Governi nazionali in forte ritardo sulla via delle riforme e della crescita interna. La stragrande delle decisioni politiche viene presa dal Consiglio europeo, l’istituzione comunitaria che definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione della quale fanno parte i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri! E’ pretestuoso affermare “L’Europa ci impone”! Si vota a favore di questioni importanti a Bruxelles per poi tornare euroscettici appena scesi dall’’aereo! Significa imbrogliare l’ opinione pubblica per catturare facili consensi elettorali. Con ritrovarla unità di intenti occorre lavorare per evitare che la Brexit faccia nuovi adepti sull’altare di un populismo nazionalista che moltiplicherebbe i problemi invece di risolverli, che dividerebbe l’Unione ancora alla ricerca, a quasi sessant’anni dai Trattati di Roma, di un’autentica coscienza europea. Per la Ue...
Read MoreNO BREXIT, SI’ EUROPA!
“Leave” o “remain”? E’ questo l’amletico … dubbio che sarà sciolto giovedi 23 giugno nel Regno Unito per decidere se lasciare o rimanere nell’Unione europea. Un referendum dai tanti risvolti economici e politici con il fondato timore che possa provocare un effetto domino su altri paesi dell’Unione in cui l’euroscetticismo è in aumento, alimentato dai problemi legati ai flussi migratori e alla crisi dell’economia europea. A distanza di settant’anni dal discorso pronunciato da Winston Churchill all’Università di Zurigo in cui l’ex Primo ministro inglese auspicava la nascita degli “Stati Uniti d’Europa” l’orologio della storia del Vecchio Continente rischia di fermarsi ad opera dei suoi … nipotini, per molti dei quali l’Ue, con i suoi vincoli burocratici, è una gabbia di regole e di tasse. Ma il nodo centrale della Brexit è politico per la dura lotta di potere in atto a Londra fra laburisti e conservatori che comunque non può rimuovere la posizione di privilegio del Regno Unito all’interno dell’Unione consolidatasi con negoziati condotti spesso sul filo del compromesso istituzionale. Una partecipazione comunitaria del tutto singolare quella britannica. Il “Regno di Sua maestà”, per sua scelta, è fuori dall’Unione monetaria e dai suoi parametri, è fuori dal sistema Schengen con la libera circolazione delle persone provenienti dall’Unione, beneficia di un trattamento di favore sul contributo che ogni Stato membro versa al bilancio Ue rapportato al suo pil, può non applicare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, fruisce di significative deroghe in materia comunitaria di giustizia e affari interni. Un mix di “benefit” che nel tempo hanno alleggerito sempre più i vincoli comunitari del Regno Unito il cui peso decisionale è rimasto però inalterato! Una posizione di privilegio rafforzatasi lo scorso febbraio a seguito del riconoscimento dell’ impegno non vincolante di procedere verso “un’Unione sempre più stretta”. ottenuto a Bruxelles dal premier Cameron. Nell’accordo con i leader europei è prevista inoltre una riforma del Trattato di adesione che concederà a Londra uno status speciale di autonomia su una serie di questioni: potenziamento della competitività europea, promozione degli atti di libero scambio, limitazione dell’accesso ai servizi del welfare per lavoratori immigrati comunitari (!) che vivono in territorio britannico, oltre alla garanzia di pari trattamento per i Paesi non aderenti all’Eurozona. Appare dunque in odore populistico, fortemente emotiva, la posizione dei sostenitori della Brexit i quali, in caso di successo referendario, dovranno fare i conti con i tanti riflessi economici negativi. Goldman Sachs prevede una fuga dalla sterlina inglese. Secondo i suoi analisti, la valuta britannica potrebbe registrare un tonfo del 12% nei confronti delle principali valute, con gravi ripercussioni sul commercio internazionale. L’ultima analisi dei giorni scorsi del Fondo monetario internazionale parla di “rischio recessione nel 2017” per il Regno Unito con l’uscita dall’Ue. Per il Fondo un addio all’Europa avrà sull’economia britannica un “effetto negativo e sostanziale nel lungo termine” associato a “una considerevole incertezza, con potenziali implicazioni per il commercio e gli investimenti, la produttività, il mercato del lavoro e le finanze pubbliche”, un buco nero stimato da Cameron fra i 20 e i 40 miliardi di sterline. Sulla stessa linea la Banca d’Inghilterra che ipotizza “volatilità e instabilità finanziaria”. “Un atto gratuito di autolesionismo”, secondo il Financial Times, voce autorevole della City finanziaria londinese. Come finirà? Paolo Scaroni, già numero uno di Enel ed Eni, intervistato su Radio 24, ha rievocato il pensiero di Napoleone, secondo il quale “gli inglesi sono una nazione di bottegai. Quando vanno a votare non votano con il cuore, votano con il portafogli”. Ergo, secondo Scaroni, “per il portafogli Brexit sarebbe un disastro e, quindi, voteranno a favore di rimanere nell’Unione europea”. Ma...
Read MoreBYE BYE LONDRA, DIVORZIO DALLA STORIA
Fra analisi, proclami e previsioni continua il lungo day after di Brexit. Il giorno della verità secondo alcuni, quello della illusione populista secondo altri. Comunque, “un macigno sulla storia dell’Europa”! Uscire dall’ Unione europea è “un azzardo sciagurato” , ha dichiarato il Presidente emerito Giorgio Napolitano. “L’esperienza del referendum inglese dimostra che la scorciatoia della scelta tra un sì e un no si presta a ogni sorta di stravolgimento demagogico ed emotivo.” Pensare cioè che per arginare crisi economica e flussi migratori le soluzioni nazionali funzionino meglio di quelle europee significa alimentare uno sterile populismo. Il superamento del diffuso disagio sociale nell’ Ue passa attraverso il rilancio dell’Europa, delle sue inadeguate istituzioni comunitarie, delle sue austere politiche economiche per una governance della sovranità condivisa. L’Europa non ha ancora trovato un’architettura istituzionale capace di creare stabilità. E l’euro ha alimentato quegli stessi conflitti che l’integrazione avrebbe dovuto prevenire. L’ Europa però non può essere il capro espiatorio di ogni male, la causa delle rovine sociali ed economiche di una Unione sempre più allo sbando! La stragrande delle decisioni politiche viene presa dal Consiglio europeo, l’istituzione comunitaria che definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione della quale fanno parte i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri! E’ pretestuoso affermare “L’Europa ci impone”! Si vota a favore di questioni importanti a Bruxelles per poi tornare euroscettici appena scesi dall’’aereo! Significa imbrogliare l’ opinione pubblica per catturare facili consensi elettorali. Brexit è il risultato di un uso strumentale e “irresponsabile” del voto, voluto dal premier Cameron per rispondere agli attacchi alla sua leadership in forte calo di consensi. Strategia sbagliata per un referendum non preceduto da un serio dibattito sul rapporto, peraltro privilegiato, fra Regno Unito e Unione europea, il cui esito apre ora scenari di grande incertezza, non solo economica. Chi ha votato per uscire dall’Unione si è fatto affascinare dal gigionismo dell’ex sindaco di Londra Boris Johnson in corsa per Down Street 10 e dagli specchietti per le allodole di Nigel Frarage, a cominciare dallo spauracchio dell’immigrazione dall’Ue. “Independence Day”, ma il futuro non è più quello dei tempi in cui Londra regnava sui mari da grande potenza! Frantumato il sogno di una comune casa europea, con il timore di un “effetto domino” esportato oltre Manica, il Regno Unito rischia un … “effetto boomerang”: è intenzione di Scozia e Irlanda del Nord promuovere un referendum per un “leave” dal Regno di Sua Maestà a favore di un “remain” nell’Unione europea! Si azzera il processo di integrazione politica dell’Europa dei Padri fondatori, in risposta ai violenti nazionalismi del XX secolo, causa di lutti e devastazioni fra i popoli del Vecchio Continente. Il paradosso è che Brexit, con le sue conseguenze negative sull’economia reale, finirà per impoverire ancora di più quegli stessi soggetti che nel voto contro l’ Unione europea hanno riposto le speranze di un riscatto sociale ed economico. Un voto espressione sì di profondo disagio, ma soprattutto di una carica emotiva alimentata dalla ignoranza storica e dalla miopia economico-politica di governanti allo sbaraglio! La democrazia diretta se non genera nel cittadino consapevolezza del proprio ruolo attraverso la partecipazione e la conoscenza rischia di divenire “circonvenzione di incapace”! Ha votato “leave” chi è ai margini della società e non ha niente da perdere. E il risultato si commenta da solo: crisi di governo con le dimissioni di Cameron, negoziati difficili con Bruxelles per l’exit, volatilità della sterlina, incertezza economica, rischio di recessione, caduta del tasso di disoccupazione. Effetti negativi che non colpiranno le contestate elite finanziarie ma proprio le classi meno abbienti che hanno sposato la causa dei...
Read MoreL’EUROPA DEL FILO SPINATO
L’Europa che non c’è! E’ questa l’immagine legata al dramma delle migrazioni e alla sua ingovernabilità. Un’emergenza umanitaria che ha messo a nudo l’ignavia europea, l’assenza di una identità valoriale affondata da tempo nella ipocrisia e negli egoismi nazionali. E’ inquietante lo scontro in atto all’interno dell’Unione che ha creato una profonda lacerazione fra le istituzioni comunitarie e alcuni Paesi che, disegnando i “loro” confini europei, stanno cancellando Schengen e la libera circolazione delle persone. Per mettere fine alla crisi dei migranti che non riesce a gestire, l’Ue rinuncia ai suoi valori fondanti. Fenomeni distruttivi, non lontani dai fantasmi del passato. Un populismo autoritario che alimenta derive pericolose favorite dalla crisi economica. Sono nove i Paesi che hanno in essere i controlli alle frontiere, comprese Germania e Francia. Barriere e fili spinati che potrebbero essere il preludio di limitazioni dei commerci e quindi il fallimento del mercato comune, il primo storico tassello del progetto dell’Unione europea. Protezionismo, ostilità per gli accordi di libero scambio, dichiarazioni di autarchia rischiano di portare l’Europa indietro di un secolo nel segno di anacronistici nazionalismi! Sarebbe una penosa risposta alle molte sfide dell’economia globale. E senza Europa unita non si va da nessuna parte! Dopo la barriera di filo spinato della Bulgaria lungo i confini con la Turchia, il vergognoso muro dell’Ungheria lungo quelli con la Serbia, con drastiche misure detentive per chi … rincorre il diritto alla vita, da qualche giorno frontiere chiuse e controlli al Brennero, fra Austria e Italia. Un blocco adottato nella previsione che i disperati respinti in Grecia per effetto dell’accordo con la Turchia potrebbero ritrovare in massa la via dell’Italia per risalire verso il Nord. Un’Europa dunque sempre più in balia di Governi incapaci di guardare al di là dei recinti in cui si rinchiudono, nell’illusione di poter azzerare i problemi con i quali prima o poi dovranno misurarsi. Mancano strategie unitarie in un’Unione frammentata e divisa con Paesi preoccupati soltanto degli effetti e dei costi di casa propria. Ma la storia dei popoli non si ferma con i diktat dal … “sapore antico”! E’ miopia politica! L’Europa implode, sconfitta dalla sua stessa incapacità di governare un problema strutturale, i flussi migratori, destinato a crescere per le dimensioni di una crisi geopolitica che abbraccia il Mediterraneo, il Medio Oriente e l’Africa sub-sahariana. Senza politiche condivise sarà impensabile arginare la fuga di milioni di disperati che scappano dalla guerra, dalla povertà e dal caos destabilizzante dei loro Paesi. Non è questa la strada per scrivere il futuro del Vecchio Continente! Nel rispetto della legalità e dei livelli di vivibilità, ponti e non muri per riaffermare la civiltà millenaria dell’Europa, la centralità della sua missione storica. Occorre recuperare le ragioni dello stare insieme nell’Unione, i principi fondanti della costruzione europea per una risposta univoca alla crisi migratoria: una combinazione di fermezza di fronte al terrorismo, solidarietà consapevole, pacificazione e contributi allo sviluppo per i paesi in guerra sull’altra sponda del Mediterraneo, in Siria e dintorni. Senza una necessaria identità politica e una comune unità d’azione, responsabilmente coordinata, il destino dell’Europa sarà sempre più segnato da esodi biblici incontrollabili che ne cancelleranno nei prossimi decenni ogni aspirazione a svolgere un ruolo centrale nella gestione dell’ordine politico-economico mondiale per una pace duratura. E’ tempo di scelte politiche coraggiose e...
Read MoreProposta di service nazionale : “ Conoscere meglio l’Europa”.
“Conoscere meglio l’Europa” è il service nazionale che il Lions Club Padova Piscopia proporrà al prossimo Congresso dei Lions, in programma a Sanremo dal 20 al 22 maggio. L’Europa non fa più sognare. E’ profondo il disagio percepito in gran parte dell’Unione. Euroscetticismo e nazional-populismo dominano da tempo la scena europea e risulta difficile immaginare il futuro politico-istituzionale dell’Ue. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di divisioni e contraddizioni, acuite dalla crisi finanziaria ed economica. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i compromessi al ribasso e i tanti ritardi sull’attuazione delle riforme. Un’Europa intergovernativa, spesso litigiosa, senza un governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese e ai bisogni dei cittadini. E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. “L’Europa della malinconia”! Ma pur incompiuta, l’Europa è comunque un’opera davvero nuova e grandiosa, ricca di prospettive. Un’opera da completare, che chiede e merita sforzi e sacrifici. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide del Terzo Millennio, per trovare la via del futuro, un futuro sostenibile e innovativo per l’Europa, non basta l’unità delle monete e delle banche centrali. Deve nascere un’Europa dei cittadini che nutra dei suoi valori e delle sue tradizioni migliori un progetto di futuro forte e avanzato. Deve cioè formarsi una coscienza europea intesa come identità e condivisione di valori storici, culturali e spirituali per l’affermazione dei principi di libertà, fratellanza e solidarietà. E proprio in questa ottica si pone la proposta di service dei Lions di Padova: diffondere soprattutto fra i giovani il messaggio ideale dei Padri fondatori dell’Europa, nel rispetto di uno dei principi fondanti del Lionismo: “creare e promuovere uno spirito di comprensione fra i popoli”. Rilanciare cioè il faticoso processo di integrazione politica del Vecchio Continente, con il vivo auspicio di poter scrivere, grazie al Lionismo, una nuova pagina di storia, nel ricordo del testamento morale di Alcide De Gasperi: “L’Europa è un’eredità destinata ai giovani”. Lionismo ed Europeismo , nella comune visione della fratellanza e della solidarietà, dovranno costituire l’equazione della pace del Terzo Millennio per la tutela della giustizia sociale e lo sviluppo pacifico di tutti i popoli della terra. “E’ auspicabile, come ha dichiarato il Past Presidente del Consiglio dei Governatori Rocco Tatangelo, che i delegati al Congresso nazionale di Sanremo siano illuminati e lungimiranti”. La mediocrità storico-culturale si tenga cioè lontana dal...
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