Sull’Europa

L’EUROPA E LE OMBRE DEL PASSATO

Posted by on Lug 3, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

L’EUROPA  E  LE  OMBRE  DEL  PASSATO

La mancanza di una governance politica – L’Unione a rischio di disgregazione. “L’Europa deve diventare un partecipante attivo alla costruzione di un nuovo ordine mondiale e non consumarsi nelle proprie problematiche interne”. E’ il pensiero espresso da Giorgio Napolitano all’American Academy di Berlino, la scorsa settimana, in occasione del Premio Henry Kissinger 2015 ricevuto per lo “straordinario contributo ai rapporti transatlantici”. Un rilancio del “progetto Europa” in un momento di forti contrasti e incertezze sul futuro dell’Unione. Nello spazio di una generazione l’Europa è profondamente cambiata: il mondo e la globalizzazione economica ne hanno sconvolto obiettivi e strategie mentre a Bruxelles continua a latitare una governance europea a difesa della millenaria civiltà del Vecchio Continente. Le politiche economiche, finanziarie, sociali e migratorie alimentano sempre più un antieuropeismo che potrebbe pericolosamente azzerare oltre sessant’anni di storia vissuti in pace, lontani dai sanguinosi nazionalismi del XX secolo, causa di lutti e distruzioni. Ora più che mai l’Europa è a rischio di disgregazione. I segnali sono molteplici: dal Front National di Marine Le Pen in Francia ai minacciati referendum anti-Europa in Gran Bretagna, dalla vittoria spagnola di Podemos alla disastrosa situazione in Grecia. Senza trascurare la deriva populista di casa nostra ad opera di partiti a caccia di facili consensi elettorali …. Nonostante il mercato unico e la moneta comune, l’Europa sta pagando il ritardo nel consolidare un’unità politica. E’ l’ambiguità iniziale della sua fondazione: un’integrazione monetaria priva di una politica espressione di una visione unitaria degli interessi generali e non di accordi intergovernativi. Un’Europa cioè sempre meno solidale e più divisa, fortemente condizionata da una Germania egemone sul governo dell’Unione e sulla conseguente politica di rigore nei confronti di Paesi membri fortemente indebitati. La comune casa europea comincia a scricchiolare: balbettii politici e cecità incrociate stanno proponendo l’immagine di un’Europa invisibile, senza una precisa identità. Caduto il muro di Berlino l’Europa si era illusa di seppellire per sempre l’ultima grande lacerazione continentale, la più profonda e traumatica: la divisione di un popolo, di uno Stato, di un Continente. Quel 9 novembre 1989 segnò la riunificazione tedesca ma soprattutto l’unificazione dell’Europa. Ma ecco riapparire inquietanti le ombre del passato. In assenza di una govenance politica capace di affrontare responsabilmente il dramma delle migrazioni nel Mediterraneo con i successivi arrivi nei Paesi europei, l’Ungheria ha annunciato la costruzione di un… muro alto 4 metri e lungo 175 chilometri lungo il suo confine con la Serbia per bloccare il flusso di rifugiati e immigrati! Un muro che sarà costruito su remore psicologiche, ideologiche ed economiche con la complicità del silenzio comunitario. Un vergognoso ritorno a tristi pagine di storia! Dove sono finiti i valori di libertà, democrazia e solidarietà sui quali è stata costruita l’idea di Europa unita? Quale Europa hanno in mente coloro che, calpestando l’illuminato patrimonio ideale dei Padri fondatori, continuano a sprofondare in un pauroso vuoto politico? Più Europa per salvare l’Europa! Per vincere le sfide globalizzate non occorre un’Europa germanizzata, serve un cambio di rotta per ridurre gli squilibri interni e rivitalizzare le energie penalizzate da eccessi di austerità. Meno egoismi per dare ai giovani europei una prospettiva di lavoro. Occorre una leadership politica e non tecnocratica per recuperare certezze sociali ed economiche e proseguire sulla strada della costruzione di un’Europa unita politicamente. Altre opzioni non ce ne sono, se non lo sconosciuto (?) mondo della ingovernabilità e della caduta di ogni parametro democratico. Muri, steccati e fili spinati possono fermare la forza della disperazione ma possono aprire nuovi tragici scenari che nulla hanno a che fare con la civiltà europea....

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IL FUTURO DELL’ EUROZONA FRA INCOGNITE E INCERTEZZE

Posted by on Apr 8, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

IL FUTURO DELL’ EUROZONA FRA INCOGNITE E INCERTEZZE

La governance politica per superare logiche ed egoismi di Stato. La crisi greca e il rilancio monetario della BCE con il “quantitative easing” – La sconfitta dell’ antieuropeismo Stagnazione economica, euro e crisi greca: i termini di una vicenda attorno ai quali gira il futuro dell’eurozona. Un futuro ancora denso di incognite e incertezze denunciato di recente dall’agenzia di rating Fitch secondo la quale il maggior rischio per la stabilità dell’economia globale non viene né dal rallentamento delle economie emergenti né dalla svolta nella politica monetaria della Fed ma da una nuova crisi dell’eurozona. E non sarà più possibile continuare a costruire ricchezza economica sul debito invece che su un’economia di produzione. In realtà, segnali positivi di ripresa in Europa si sono registrati dopo l’intervento della Banca centrale di Francoforte con il “quantitative easing” firmato Mario Draghi: un rilancio monetario per arginare una pericolosa deflazione attraverso l’iniezione sui mercati di un’importante quantità di moneta con la conseguente ulteriore caduta dei tassi d’interesse, il riallineamento dell’euro al dollaro e aumento delle esportazioni europee. Oltre a nuovo ossigeno per le Borse. E proprio grazie a questa tanto denigrata e osteggiata Europa si può finalmente sperare di uscire dalla crisi. Grazie cioè all’azione dell’unica istituzione federale di cui l’Unione è dotata, a conferma della necessità di una governance politica dell’Unione in grado di impedire lo scontro tra opposte logiche nazionali che collidono con quelle europee. La governance dell’eurozona infatti si dimostra di fatto irrealizzabile più che per ragioni economico-finanziarie per ragioni istituzionali. Si stanno pagando gli errori del compromesso di Maastricht del 1991 per il varo della moneta unica: centralizzare la politica monetaria, come volevano i tedeschi, e decentralizzare la politica economica, finanziaria, di bilancio, come volevano i francesi. Ovvero: una moneta comune e una pluralità di politiche economiche nazionali, divenute nel tempo ostaggio della politica di austerity del Paese più grande ed economicamente più forte, la Germania. E l’egoismo (o miopia politico-economica?) di Berlino non paga, serve solo ad alimentare un pericoloso antieuropeismo peraltro clamorosamente sconfitto in Francia e in Spagna in occasione delle ultime consultazioni elettorali. Non è riuscito infatti il progetto dei partiti populisti di far “implodere” l’Europa. Le elezioni francesi e spagnole hanno invece dato una spinta di rinascita alla coscienza di una politica europea. Quella politica che prima che iniziasse la crisi economica aveva cestinato i valori democratici fondamentali che tengono insieme gli Stati: solidarietà, libertà e diritti civili per tutti, prima fra tutti quelli sociali, evitando le brutali disuguaglianze che invece si sono nel tempo create. L’auspicabile cambiamento della politica di austerità, causa di profonda stagnazione economica, potrebbe attivare un circolo virtuoso: consumi, investimenti, produzione, occupazione. A condizione, come ha raccomandato Mario Draghi, che si concretizzino le riforme strutturali per la modernizzazione del sistema-Europa. Ma per il rilancio dell’eurozona il problema di fondo rimane quello di affiancare all’unione monetaria un’unione economica e politica per una integrazione molto più profonda e strutturata di quella raggiunta finora, capace di ricucire strappi, divergenze, interessi di parte. E questo, ovviamente, dopo aver risolto il “pasticcio greco”, fra un’Eurozona che pretende il massimo e la Grecia che spera di dare il minimo in cambio degli aiuti di cui ha disperato bisogno per il suo futuro, e quindi per quello della stessa Europa. Ma a Berlino o a Bruxelles ci sono leader capaci di porsi all’avanguardia invece che al traino delle loro democrazie...

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GALLARATE : FESTA DELL’ EUROPA 2010

Posted by on Apr 7, 2015 in Mondo Lions, Sull'Europa | 0 comments

GALLARATE : FESTA DELL’ EUROPA 2010

I Lions incontrano a scuola i futuri cittadini europei. Celebrata a Gallarate la Festa dell’Europa 2010 nel ricordo della storica dichiarazione letta a Parigi il 9 maggio 1950 da Robert Schuman. Un appello agli Stati europei a superare le divisioni del passato e a cooperare per la costruzione di un’ Europa unita nel segno della pace. E’ stato il Comitato distrettuale “L’Europa e la cittadinanza europea” a organizzare, in collaborazione con gli Istituti Vinci e con il patrocinio del Comune di Gallarate, un Convegno sull’Europa che si è tenuto presso la Sala conferenze delle scuderie Martignoni. Un incontro con gli alunni del Liceo linguistico gallaratese al quale hanno partecipato, fra gli altri, il Governatore Rosario Marretta, l’IPDG Roberto Monguzzi, il 2° VDG Danilo Guerini Rocco e il PDG Lanfranco Roviglio. Relatori sono stati il lions Antonio Laurenzano, giornalista e studioso di politica europea, e l’on. Lara Comi, la più giovane europarlamentare di Strasburgo, 27 anni, vice presidente della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori Il DG Marretta, dopo il saluto introduttivo del Preside Antonio Vinci, ha evidenziato l’impegno dei Lions per la promozione “di uno spirito di comprensione fra i popoli del mondo”, secondo le finalità proprie del lionismo. Un tema che è stato ripreso da Antonio Laurenzano che, parlando del futuro dell’Europa, ha rilevato l’importanza di “una coscienza europea intesa come identità e condivisione di valori storici, culturali e spirituali per l’affermazione dei principi di libertà, fratellanza e solidarietà”. Oltre centocinquanta ragazzi hanno vissuto un “incontro con l’Europa, fra storia e cronaca”, alla scoperta delle radici del “visionario progetto che, all’indomani della seconda guerra mondiale, Schuman, Adenauer e De Gasperi, i Padri fondatori dell’Europa, disegnarono per la costruzione di una comune casa europea”. Una significativa rievocazione, fatta da Laurenzano, dei passaggi più importanti di sessant’anni di storia comunitaria iniziata dopo i giorni bui della guerra, quando vinti e vincitori “sognarono” un’Europa unita, espressione di valori condivisi. Un’ appassionata “rivisitazione” del lungo processo di costruzione europea che, dopo l’integrazione economica e monetaria, dovrà ora approdare a quella politica. Se l’euro ha unito i mercati sarà l’unificazione politica a unire i popoli europei: “non più cittadini di diverse nazioni, ma europei di diverse regioni!” E l’allargamento dell’Unione ai Paesi dell’Est, ha commentato il relatore, ha significato che “la storia non si è fermata: l’Europa delle divisioni, delle rivalità, dei sanguinosi scontri, appartiene al passato!” Nonostante le ombre del Trattato di riforma firmato a Lisbona nel 2007 ed entrato in vigore lo scorso dicembre, dopo una lunga impasse istituzionale, “l’Europa deve andare avanti perché possa svolgere il ruolo che le spetta: un ruolo di stabilità per governare in un contesto politico multipolare la globalizzazione della pace e della giustizia sociale”. Ma l’Europa, per crescere nelle coscienze, deve avvicinarsi alla gente, deve sapersi mettere al servizio dei cittadini europei. E’ stato questo il tema trattato da Lara Comi (socia lions del Saronno Insubria) che, in una interessante carrellata sulle funzioni delle istituzioni comunitarie, ha evidenziato la centralità del Parlamento europeo che, oltre a condividere con il Consiglio il potere legislativo e quello di bilancio, “esercita il controllo democratico sulle altre istituzioni dell’Ue per assicurarne la regolare attività”. L’Europa è il presente di ognuno di noi, una realtà, una conquista storica da apprezzare, amare e difendere per costruire un percorso di pace del quale i giovani di oggi saranno i protagonisti. “Il vostro futuro, le vostre scelte professionali e occupazionali, ha osservato la Comi rivolgendosi ai ragazzi in sala, dipenderanno sempre più dall’Europa!” Ovvero: non esiste alternativa storica all’essere oggi europei ed...

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“L’ EURO E L’EUROPA DI FRONTE ALLA CRISI”

Posted by on Apr 7, 2015 in Mondo Lions, Sull'Europa | 0 comments

“L’ EURO E L’EUROPA DI FRONTE ALLA CRISI”

Interessante meeting a Monza con l’intervento di Gianni De Michelis A pochi giorni dal Consiglio europeo riunito a Bruxelles per il salvataggio dell’euro, a Monza, al Ristorante Saint Georges Premier, lunedi 2 luglio, si è parlato di “Euro ed Europa di fronte alla crisi”. Un tema che nella sua attualità racchiude il futuro del Vecchio Continente. Un interessante meeting organizzato dal Secondo Vice Governatore Luigi Pozzi, nelle sue funzioni di Segretario dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) di Monza. Ospite d’eccezione: Gianni De Michelis, indiscusso Doge di Venezia degli Anni Ottanta, più volte Ministro, Vice Presidente del Consiglio negli anni 1988-1989, personaggio di spicco del PSI prima che Mani Pulite spazzasse via la Prima Repubblica. Dall’Ottobre 2002 è Presidente dell’IPALMO, “Istituto per le Relazioni fra l’Italia e i Paesi dell’Africa, America Latina, Medio ed Estremo Oriente”. Moderatore della serata il giornalista Antonio Laurenzano, opinionista economico del quotidiano La Prealpina di Varese. A presentare il relatore ai numerosi soci è stato il Presidente della sezione monzese dell’UCID, Aldo Fumagalli, che nel suo saluto ha evidenziato le tante incertezze che caratterizzano oggi gli scambi commerciali riconducibili a un’economia in profonda crisi, con ricadute negative sulla produzione e sulla competitività internazionale. La vera sfida è “evitare che il presente uccida il futuro”! La situazione in cui versa l’Europa evidenzia una profonda crisi politico-istituzionale. Le turbolenze finanziarie, le speculazioni dei mercati legate ai debiti sovrani di alcuni Paesi dell’Eurozona, è stato evidenziato nel corso della serata, hanno messo a nudo i limiti strutturali del sistema europeo: un sistema monetario comune privo di un unico quadro economico, fiscale, di bilancio, ma soprattutto politico. Nell’area dell’euro c’è una sola moneta e 17 politiche di bilancio non coordinate fra loro! “L’euro è un’opera incompiuta”, ha osservato De Michelis, che del Trattato di Maastricht fu uno dei firmatari, quale Ministro degli Esteri del Governo Andreotti. “La moneta unica avrebbe dovuto essere supportata, nel breve periodo, da una reale forza di governo comunitario, ma interessi ed egoismi nazionali, oltre a reciproche diffidenze dei partner europei, ne hanno ostacolato un cammino virtuoso, come era negli obiettivi del Trattato”. Sono così arrivati al pettine i tanti nodi di una governance europea inesistente, di istituzioni comunitarie fragili, di compromessi al ribasso. Un’Europa senza una bussola! La questione europea va ricondotta nel suo alveo naturale che è quello politico! La road map per uscire dalla crisi, è stato osservato, passa necessariamente attraverso l’unione politica costruita su basi federali, l’unione bancaria per la centralizzazione della sorveglianza e la garanzia unica per i depositi bancari, l’unione fiscale e di bilancio per “mutualizzare” i debiti degli Stati membri e sconfiggere lo spread. L’Italia non può infatti continuare a finanziare il proprio debito ai tassi attuali. E’ a forte rischio la competitività del made in Italy sui mercati. Ma il grande ostacolo è la cessione di sovranità, dalla periferia al centro, per sconfiggere i tatticismi Berlino e abbattere lo spread. Meno sovranità e più comunità, ma anche più responsabilità con conti pubblici in ordine! L’euro è una questione irreversibile, un punto di non ritorno! Nelle conclusioni di Gianni De Michelis, il cui intervento ha suscitato vivo interesse e un articolato dibattito, le linee guida per il nostro Paese: “puntare su turismo, logistica e sviluppo tecnologico, in coordinamento con le istituzioni comunitarie”, difendendo l’euro “attraverso una politica economica che sappia coniugare rigore e crescita”. Senza perdere di vista, ovviamente, l’integrazione politica per un reale futuro di benessere dell’Europa dei...

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 IL FUTURO INCERTO DELL’ EUROPA

Posted by on Mar 27, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

 IL FUTURO INCERTO DELL’ EUROPA

L’euro ha compiuto dieci anni! In un clima di generale entusiasmo, il 1° gennaio 2002, la moneta unica entrava nelle tasche di circa 300 milioni di europei, in 12 Stati membri dell’Unione europea, ponendo fine all’incertezza dei cambi e agli sbalzi inflazionistici. Un passaggio storico: il superamento di divisioni e rivalità del passato, un grande segno di pace, l’affermazione di una comune volontà dei popoli del Vecchio Continente di camminare insieme nella storia. Il primo significativo passo verso l’integrazione politica dell’Europa, il sogno di una vita di tanti europeisti. Ma è stato un compleanno sofferto, perché la moneta unica, che avrebbe dovuto garantire stabilità e crescita, è invece al centro del … fuoco concentrico delle speculazioni, anche politiche. Aspettative deluse, sogni infranti… per colpa di una crisi finanziaria, di una tempesta selvaggia dei mercati privi di automatismi equilibratori . Dentro la crisi si è colta l’assenza di quello “spirito europeo” che superasse gli egoismi e gli interessi nazionali come si prometteva al changeover, quando si caricava la moneta unica del compito di portare l’Unione verso la progressiva integrazione comunitaria. Forse si è pagata l’ambizione di imporre una “moneta senza sovrano”, senza uno Stato, nell’illusione che, attraverso il danaro uguale per tutti e una Banca centrale europea svincolata dai governi nazionali, partisse il volano che conduceva in fondo al traguardo degli “Stati Uniti d’Europa”, com’era nel sogno dei padri fondatori. A dieci anni dall’adozione della moneta unica, lo tsunami finanziario ha mostrato la grande miopia del Trattato di Maastricht, fondato su una valuta unica ma con sovranità molteplici! Il problema dell’euro consiste nell’essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca capace di garantire un intervento illimitato in caso di difficoltà. Una banderuola al vento. E’ il difetto di origine, l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, senza il sostegno di una vera politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. Manca cioè un Governo dell’economia europea espressione di una governance politica unitaria. Una situazione di grande volatilità che rischia di polverizzare il lungo e faticoso processo di integrazione monetaria del Vecchio Continente. Il futuro della moneta unica e quindi dell’economia dell’area euro richiede una soluzione europea soprattutto in termini politici. Negli ultimi mesi la scarsa chiarezza delle istituzioni comunitarie ha costretto la Bce a supplire al ruolo guida della politica economica, come dimostra la lettera per suggerire le riforme inviata al Governo italiano. La strada per disinnescare la crisi del debito sovrano e ridare fiducia a mercati e risparmiatori passa attraverso un rilancio della costruzione politica dell’Europa. Una strada però che si presenta non facile a causa dei particolarismi nazionali e delle resistenze franco-tedesche. Sullo sfondo di una situazione oggettivamente povera di prospettive reali, l’euroscetticismo trova sempre più terreno fertile. C’è chi minaccia di uscire dall’euro, chi dall’Europa. “Coloro che fanno tali affermazioni sono leader politici che non hanno il senso della Storia, preferiscono inseguire gli opinion polls che indubbiamente riflettono gli umori di un populismo che aumenta, creando così una reazione a catena. Ma significa andare verso un suicidio collettivo”. Così Romano Prodi commentando la scarsa coesione dell’Unione. “Non scherziamo sull’Europa!”, ha ammonito il Capo dello Stato. “Senza Europa staremmo tutti peggio.” L’Italia più di altri Paesi avrebbe infatti interesse affinchè il processo d’integrazione europea riprenda, nella prospettiva di un necessario ammodernamento delle istituzioni nazionali con effetti positivi anche sulla politica interna. L’euro rischia di diventare la bandiera dei risentimenti, della polemica strumentale, della demagogia di bassa lega, della inefficienza dei governi nazionali. E invece, come ha osservato il Presidente della BCE,...

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RISPARMIATORI TUTELATI CON L’UNIONE BANCARIA EUROPEA

Posted by on Mar 26, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

RISPARMIATORI TUTELATI CON L’UNIONE BANCARIA EUROPEA

Ok definitivo del Parlamento di Strasburgo  Il risparmio privato, entro il limite dei 100 mila euro, viene sempre tutelato. Depositi bancari garantiti, nessun rischio di azzeramento dei conti in banca a causa di rovinosi default.  L’Europarlamento di Strasburgo, nella sua ultima seduta plenaria prima del voto del 25 maggio, ha dato il via libera all’Unione bancaria a livello europeo con l’approvazione del “meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie” e del “fondo di risoluzione”. E’ il secondo pilastro dell’Unione bancaria , dopo quello già in funzione relativo alla “supervisione della Bce” sui 130 maggiori gruppi bancari dell’Eurozona. Finisce così, dopo un tormentato iter, la folle politica dei salvataggi bancari  e dei conti in rosso pagati dallo Stato, e quindi dai contribuenti. E’ stata cioè rimossa la causa principale della crisi finanziaria ed economica legata ai debiti sovrani che ha sconquassato mezza Europa con la conseguente austerità  imposta dall’Ue per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. In futuro le crisi bancarie saranno gestite in modo completamente diverso: le banche saranno chiamate a rispondere delle loro perdite e dei loro rischi. Il tutto per evitare che possa accadere nuovamente quanto accaduto dal 2008 al 2010 nei Paesi dell’Ue quando la crisi dei derivati subprime statunitense, legata al fallimento di Lehman Brothers, ha affossato molte banche europee innescando un sistema di aiuti pubblici che ha fatto decollare il debito pubblico dell’Unione dal 60 all’80% del Pil in solo due anni! Lo Stato, ovvero i  cittadini non potranno più essere coinvolti in prima istanza in un salvataggio bancario, ma solo per un crac superiore all’8% del passivo bancario.  Il nuovo sistema introdotto sulla risoluzione delle crisi bancarie stabilisce che dal 2016 siano gli investitori privati (“bail-in”) a rispondere per le perdite bancarie, prima del ricorso a fonti esterne di finanziamento. E cioè  i proprietari della banca (gli azionisti) , i creditori (gli obbligazionisti) e i depositanti per le giacenze superiori a 100 mila euro.  I “privati” dovranno necessariamente coprire il default bancario per un ammontare almeno pari all’8% degli attivi della banca. Oltre tale soglia  interverrà in seconda battuta il Fondo di risoluzione (finanziato dal sistema bancario), peraltro per un ammontare fino al 5% degli attivi bancari. Il Fondo di risoluzione, perno dell’Unione bancaria,  avrà una disponibilità di 55 miliardi di euro, creata gradualmente nel corso di otto anni attraverso un prelievo bancario pari all’1% dei depositi garantiti.  Solo dopo l’utilizzo delle risorse di tale fondo, qualora dovessero necessitare ulteriori risorse, i governi potranno intervenire a livello nazionale, previa autorizzazione e vigilanza comunitaria. Fino alla data di applicazione del “bail-in”  le crisi bancarie saranno gestite sulla base delle regole in vigore in ogni singolo Stato. Prende corpo dunque l’Unione bancaria europea il cui primo obiettivo è stato quello di creare in Europa un sistema creditizio solido, unificando a livello continentale le attività di vigilanza  sui più importanti istituti finanziari nazionali. Ora si aggiunge il secondo obiettivo, strategicamente molto rilevante: tagliare il legame che si è creato negli anni tra i crack bancari e i debiti degli Stati. Stop quindi agli interventi statali con le pesanti ricadute sul debito pubblico e sulla tenuta stessa del sistema monetario europeo, a danno dei contribuenti. Un passo in avanti in direzione di una gestione unitaria delle crisi bancarie a sostegno della credibilità dell’euro sui mercati internazionali nel segno della responsabilità solidale. E’ il superamento della storica contraddizione di una moneta unica con  sistemi bancari diversi all’interno dell’Eurozona, non coordinati fra...

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