Sull’Europa

LA  DEBOLEZZA  POLITICA  ED  ECONOMICA  DELL’UNIONE  EUROPEA

Posted by on Mar 26, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

LA  DEBOLEZZA  POLITICA  ED  ECONOMICA  DELL’UNIONE  EUROPEA

Coordinare le politiche monetarie e fiscali – Investimenti per finanziare la crescita – Il nodo delle  riforme strutturali. Brancola nel buio la ripresa economica in Europa. Il PIL dell’eurozona continua a oscillare intorno allo zero e l’occupazione è stagnante, a fronte dei 27 milioni di disoccupati! Le previsioni di Bruxelles dicono che nel prossimo decennio la crescita europea media non supererà l’1%. Uno sviluppo che, in assenza di una politica economica condivisa a livello comunitario, non potrà azzerare gli effetti rovinosi della lunga crisi. Ne hanno parlato recentemente a Milano i ventotto ministri europei delle Finanze in occasione della presidenza italiana dell’Unione con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti, sostenere la domanda ed evitare una pericolosa deflazione in Europa.  L’eurozona ha bisogno di una domanda interna più forte per uscire dall’indebitamento. Si è rafforzata l’idea che la crescita passa necessariamente attraverso il potenziamento del ruolo della BEI (Banca europea per gli investimenti) nella consapevolezza che il sostanziale immobilismo sugli investimenti comuni non è estraneo alla stagnazione europea. Si ipotizza un piano d’interventi da 300 miliardi di euro sollecitato dalla Commissione Ue, oltre a un migliore utilizzo dei fondi europei con un fondo comunitario ad hoc per progetti orientati alla crescita. Le difficoltà sono complesse e le preoccupazioni motivate. Torna a galla il problema di sempre: la mancanza di una precisa identità federale dell’Unione. Il nodo di fondo da sciogliere non è tanto la convivenza tra una Germania forte e una “periferia” europea debole, ma la debolezza dell’Unione nel suo insieme, la mancanza di una visione unitaria del progetto di integrazione economica e politica del Vecchio Continente. Per l’Unione è giunta l’ora della svolta! Serve un’azione tempestiva che faccia ripartire l’economia.  Va disegnato un piano d’azione che coordini politiche monetarie e fiscali. Il percorso è difficile perché comporta un’intesa tra un’autorità federale indipendente, la Bce di Francoforte, e diverse autorità nazionali di bilancio, i governi, in continuo disaccordo. La crisi economica mette l’Europa dinanzi a un bivio: scegliere la strada nazionale che limita lo spazio di manovra anche nel campo degli investimenti per l’elevato indebitamento di molti Paesi o  un’azione comunitaria basata su un debito aggregato assai minore, e  quindi con maggiore margine di manovra. A Milano il vertice Ecofin ha individuato una strategia comune ben precisa: una politica monetaria, misuratamente espansiva, anche se da sola non basta. Lo ha ribadito il Presidente della Bce Draghi con la riduzione dei tassi d’interesse. Ci vuole una (coraggiosa) politica fiscale che permetta di rendere più flessibile il patto di stabilità, senza minarne la credibilità. E’ significativa la presa di posizione di Parigi contro il rigore di Bruxelles: “di austerità si muore!” Ma oltre alla politica monetaria e fiscale ci vogliono le riforme strutturali per rimuovere tutti gli impedimenti che, ostruendo i canali dello sviluppo, scoraggiano il flusso dei capitali interni ed esteri. Riforme che in alcuni Paesi, in primis l’Italia, sono indispensabili per aumentare il potenziale di crescita e il grado di competitività sui mercati internazionali. Il piano europeo dello sviluppo sottoscritto a Milano rappresenta un segnale di ritrovata volontà dei Ventotto di andare avanti insieme per restituire all’Europa la crescita e ai cittadini europei la fiducia in un futuro migliore. Passare ora dalle parole ai...

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L’UNIONE  EUROPEA  A  EXPO  MILANO  2015

Posted by on Mar 26, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

L’UNIONE  EUROPEA  A  EXPO  MILANO  2015

Tema della partecipazione: “Coltivare insieme il futuro dell’Europa per un mondo migliore” – La  sicurezza alimentare e la qualità del cibo – L’aspetto socio-economico dell’agricoltura. Fra le tre organizzazioni internazionali che parteciperanno a Expo Milano 2015 ci sarà anche l’Unione europea con l’obiettivo di dare al visitatore consapevolezza dei risultati conseguiti a livello comunitario negli ultimi cinquant’anni e delle sfide che affronterà nei prossimi decenni sulle tematiche agroalimentari. Lo spazio espositivo dell’Ue si trova all’interno del Padiglione Italia, di fronte a Palazzo Italia. Il sito  presenterà una storia basata sui personaggi di Alex, un agricoltore, e Silvia, una ricercatrice. Sarà la loro storia a far capire l’importanza della collaborazione tra tradizione ed innovazione, tra culture ed esperienze diverse, tra agricoltura, amore per l’ambiente e scienza.  Significativo il tema della partecipazione: “Coltivare insieme il futuro dell’Europa per un mondo migliore”, agricoltura ma anche inclusione, cooperazione solidarietà e crescita sostenibile. L’Unione europea intende contribuire a trovare soluzioni  ai problemi legati alla fame nel mondo e a un’equa ripartizione delle risorse alimentari fra i popoli della terra. Sono circa 900 milioni, secondo la FAO, le persone che soffrono la fame nei paesi economicamente meno avanzati:  è giunto il momento di intervenire. Le scelte alimentari sbagliate, il depauperamento delle risorse naturali, i cambiamenti climatici e le minacce alla biodiversità del pianeta sono tutte questioni che vanno affrontate con urgenza. Expo Milano 2015 concentrerà l’attenzione del mondo sulla necessità di far fronte a tali sfide sollecitando interventi e decisioni riguardo a questi drammatici problemi. Il 2015, “Anno europeo dello sviluppo”, offrirà  l’opportunità di dialogare con i cittadini dell’UE e illustrare il forte impegno dell’Unione a favore dei paesi più poveri del mondo. Ed Expo sarà un’occasione davvero straordinaria. Ma in che modo l’Ue è presente nel mondo agroalimentare? con la politica agricola comune (PAC), aiutando gli agricoltori non solo a produrre alimenti, ma anche a proteggere l’ambiente, migliorare il benessere degli animali; operando sul piano legislativo per la sicurezza alimentare, alimenti di qualità e norme sanitarie nel campo della nutrizione, come fattori essenziali per tutelare la salute dei cittadini e dei consumatori; promuovendo la sostenibilità ambientale, intrinsecamente legata alla produzione alimentare, essere attivi nel settore dell’energia sostenibile e della produzione di energia; fornendo aiuti umanitari e allo sviluppo in tutto il mondo: l’Ue è il più grande donatore a livello mondiale con circa la metà degli aiuti complessivi a livello globale. Expo 2015 sarà dunque la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione che rappresenta un elemento portante dell’economia dell’Ue. L’Unione è il maggiore esportatore mondiale in questo campo e quello alimentare è la sua prima industria manifatturiera, con un fatturato annuo di quasi 1000 miliardi di euro e oltre quattro milioni di persone occupate. Prodotti alimentari di qualità sono la chiave per una nutrizione migliore e uno stile di vita più sano. Favorendo una nutrizione corretta si riuscirà a ridurre l’impatto ambientale della produzione e del consumo del cibo, con il coinvolgimento di tutte le componenti della società: famiglie, scuole, imprese e governi. L’attività principale con cui viene garantita la produzione di alimenti di qualità è l’agricoltura. E’ parte integrante dell’economia e delle società europee: evita l’abbandono della terra e lo spopolamento, contribuisce a mantenere comunità rurali vitali, produce molteplici benefici sociali ed è in grado di fornire beni pubblici nel campo dell’ambiente. Il settore agroalimentare può costituire un importante motore dell’economia, stimolando la crescita economica e l’occupazione locale. La sfida è lanciata! “Chi meglio dell’Italia, paese meraviglioso che riunisce più della metà del patrimonio culturale dell’umanità, può guidarci verso un avvenire più bello e sereno?”. E’ l’augurio dell’ex ...

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EUROPA  SENZ’ANIMA      

Posted by on Feb 13, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

EUROPA  SENZ’ANIMA      

La sfida al rigore in atto a Bruxelles continua a generare nei Paesi dell’Eurozona contrasti e polemiche. Il patto di stabilità con i suoi vincoli di finanza pubblica condiziona fortemente le “manovre di bilancio” di alcuni Paesi, fra cui Italia e Francia. Dalla Commissione europea arrivano segnali chiari: conti pubblici in ordine per evitare in primavera l’apertura di procedure sanzionatorie. Ancora una volta si privilegia la stabilità sulla crescita nel nome di quei “tecnicismi burocratici”  censurati  da Papa Francesco in occasione della recente visita al Parlamento europeo di Strasburgo. Un monito severo quello del Papa che, invocando il coraggio della solidarietà per i più deboli, ha parlato di una “Europa malata di solitudine, acuita dalla crisi economica i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche”. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide del Terzo Millennio, per trovare la via di un futuro sostenibile e innovativo non basta l’unità delle monete e delle banche centrali.            Questa Europa non fa più sognare. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Un’Europa intergovernativa, spesso litigiosa, senza un governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese e ai bisogni dei cittadini.  E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione.  “L’Europa della malinconia”! Il profondo disagio percepito in gran parte dell’Unione alimenta il crescente euroscetticismo. Sotto accusa la latitanza di una governance  in grado di garantire, con la stabilità del sistema monetario, la crescita economica e quindi lavoro e occupazione. Una governace che, riconoscendo al mercato la sua funzione, deve saper correggere in tempo le storture del processo economico e orientarne al meglio le dinamiche di sviluppo. Le turbolenze finanziarie di questi anni hanno messo a nudo le anomalie del sistema europeo: un sistema monetario comune privo di un unico quadro economico, fiscale, di bilancio, e soprattutto politico. Alla costruzione della comune casa europea mancano due pilastri fondamentali. Prima di tutto l’unità politica: l’Europa unita non può essere soltanto quella dei mercati e dell’euroburocrazia, deve fondarsi su istituzioni dotate di una forte legittimità democratica. E poi quel fitto tessuto di autonomie, di identità territoriali  che, come in un mosaico, vanno a comporre una più generale identità europea. L’anima dell’Europa, da riscoprire e valorizzare, è proprio in questa miscela di unità e diversità, in una nozione dell’identità che si basa non sull’appartenenza etnica ma sulla comunanza di bisogni, di interessi, e anche di valori: i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo, dell’integrazione tra etnie, religioni e culture. La vera sfida  è “evitare che il presente uccida il futuro”. E Papa Francesco a Strasburgo ha tracciato la strada per uscire da politiche autodistruttive per spezzare le paure e riannodare il filo della storia: “L’Europa va ricostruita non intorno all’economia ma alla sacralità della persona umana e dei suoi valori inalienabili.” (Dic....

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IL VERTICE ECOFIN: LA  DEBOLEZZA  POLITICA  ED  ECONOMICA  DELL’UNIONE  EUROPEA

Posted by on Feb 12, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

IL VERTICE ECOFIN: LA  DEBOLEZZA  POLITICA  ED  ECONOMICA  DELL’UNIONE  EUROPEA

Coordinare le politiche monetarie e fiscali – Investimenti per finanziare la crescita – Il nodo delle  riforme strutturali. Brancola nel buio la ripresa economica in Europa. Il PIL dell’eurozona continua a oscillare intorno allo zero e l’occupazione è stagnante, a fronte dei 27 milioni di disoccupati! Le previsioni di Bruxelles dicono che nel prossimo decennio la crescita europea media non supererà l’1%. Uno sviluppo che, in assenza di una politica economica condivisa a livello comunitario, non potrà azzerare gli effetti rovinosi della lunga crisi. Ne hanno parlato recentemente a Milano i ventotto ministri europei delle Finanze in occasione della presidenza italiana dell’Unione con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti, sostenere la domanda ed evitare una pericolosa deflazione in Europa.  L’eurozona ha bisogno di una domanda interna più forte per uscire dall’indebitamento. Si è rafforzata l’idea che la crescita passa necessariamente attraverso il potenziamento del ruolo della BEI (Banca europea per gli investimenti) nella consapevolezza che il sostanziale immobilismo sugli investimenti comuni non è estraneo alla stagnazione europea. Si ipotizza un piano d’interventi da 300 miliardi di euro sollecitato dalla Commissione Ue, oltre a un migliore utilizzo dei fondi europei con un fondo comunitario ad hoc per progetti orientati alla crescita. Le difficoltà sono complesse e le preoccupazioni motivate. Torna a galla il problema di sempre: la mancanza di una precisa identità federale dell’Unione. Il nodo di fondo da sciogliere non è tanto la convivenza tra una Germania forte e una “periferia” europea debole, ma la debolezza dell’Unione nel suo insieme, la mancanza di una visione unitaria del progetto di integrazione economica e politica del Vecchio Continente. Per l’Unione è giunta l’ora della svolta! Serve un’azione tempestiva che faccia ripartire l’economia.  Va disegnato un piano d’azione che coordini politiche monetarie e fiscali. Il percorso è difficile perché comporta un’intesa tra un’autorità federale indipendente, la Bce di Francoforte, e diverse autorità nazionali di bilancio, i governi, in continuo disaccordo. La crisi economica mette l’Europa dinanzi a un bivio: scegliere la strada nazionale che limita lo spazio di manovra anche nel campo degli investimenti per l’elevato indebitamento di molti Paesi o  un’azione comunitaria basata su un debito aggregato assai minore, e  quindi con maggiore margine di manovra. A Milano il vertice Ecofin ha individuato una strategia comune ben precisa: una politica monetaria, misuratamente espansiva, anche se da sola non basta. Lo ha ribadito il Presidente della Bce Draghi con la riduzione dei tassi d’interesse. Ci vuole una (coraggiosa) politica fiscale che permetta di rendere più flessibile il patto di stabilità, senza minarne la credibilità. E’ significativa la presa di posizione di Parigi contro il rigore di Bruxelles: “di austerità si muore!” Ma oltre alla politica monetaria e fiscale ci vogliono le riforme strutturali per rimuovere tutti gli impedimenti che, ostruendo i canali dello sviluppo, scoraggiano il flusso dei capitali interni ed esteri. Riforme che in alcuni Paesi, in primis l’Italia, sono indispensabili per aumentare il potenziale di crescita e il grado di competitività sui mercati internazionali. Il piano europeo dello sviluppo sottoscritto a Milano rappresenta un segnale di ritrovata volontà dei Ventotto di andare avanti insieme per restituire all’Europa la crescita e ai cittadini europei la fiducia in un futuro migliore. Passare ora dalle parole ai fatti. (Ott....

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FORMAZIONE E OCCUPAZIONE GIOVANILE IN EUROPA

Posted by on Feb 12, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

FORMAZIONE E OCCUPAZIONE GIOVANILE IN EUROPA

  Quali sono  i valori dei giovani europei, i loro comportamenti, le loro aspettative  rispetto ai grandi mutamenti economici e politici del Vecchio Continente ? Sviluppare un discorso sulla condizione giovanile in Europa è molto difficile, perché il «pianeta giovani » appare una realtà assai variegata e differenziata. La frammentazione e le specificità di molte situazioni non possono essere ricomposte unitariamente per una lettura e una interpretazione lineare del fenomeno. I diversi aspetti sociali collegati alla condizione giovanile in Europa non  si manifestano nello stesso modo nei singoli Paesi : essi dipendono dallo stadio dello sviluppo economico e dai fattori storici e sociologici peculiari alle singoli nazioni. L’Europa infatti è un conglomerato di culture che rifiutano di essere livellate dalle leggi dell’economia e della politica monetaria. Alla base di tutto c’è  una considerazione fondamentale : i comportamenti dei giovani sono riconducibili alla crisi del sistema sociale e politico,  al processo di crescente complessità della societa’ e in particolare allo sviluppo tecnologico che brucia velocemente culture ed esperienze di lavoro in un clima di esasperata competitività. La condizione giovanile nel Vecchio Continente sta subendo in questi anni un forte cambiamento. Il faticoso precesso di ricostruzione di una nuova identità socio-politica dovrà disegnare lo scenario europeo del Ventunesimo secolo per riconsegnare ai giovani il ruolo centrale di « soggetto sociale » in un’ Europa unita,  proiettata verso un futuro di progresso e benessere. Il nodo centrale rimane quello occupazionale. La disoccupazione costituisce in Europa il problema di fondo  rapportato al basso tasso di sviluppo dell’economia europea e, più in generale,  allo scenario internazionale.  Per i giovani l’Europa rappresenta un laboratorio, un cantiere di opportunità per nuovi orizzonti di studio, di apprendimento e di lavoro. E l’inclusione del «programma gioventù»  all’interno delle politiche comunitarie mira ad avvicinare l’Europa ai giovani ed aiutarli a scoprire una dimensione nuova di essere oggi europei, ma soprattutto mira a favorire un loro felice approccio con il mondo del lavoro. Investire in istruzione, formazione e apprendimento permanente di qualità è essenziale. Il legame tra il valore  professionale della forza lavoro e il livello occupazionale è indiscutibile, come dimostrato dai dati Eurostat. La strada è ancora lunga. Vi è ancora un’eccessiva distanza tra la scuola e l’impresa : due mondi che parlano linguaggi diversi e che invece devono cominciare a dialogare per dare  una risposta  comune alla questione giovanile. A Bruxelles si avverte chiara la necessità di dover rivitalizzare profondamente i due canali fondamentali della istruzione e della formazione, la prima intesa in termini di aggregazione dei vari progetti didattico-educativi nazionali, la seconda quale completamento naturale del percorso scolastico.  L’Europa ha infatti bisogno, con la flessibilità del mercato,  di una forza lavoro dinamica in grado di essere rapidamente assorbita dalle nuove realtà produttive, per rispondere alle sfide della globalizzazione economica.  Scuola e mercato del lavoro non sempre si sono incrociati  sulla strada della crescita  dei singoli Paesi dell’Unione anche a causa di scelte di politica interna non certamente lungimiranti. E per una inversione di marcia sul fronte occupazionale, l’Unione europea ha in corso una profonda revisione dei processi legati al lavoro giovanile nella considerazione di fondo che il processo formativo e occupazionale ruota attorno ai concetti di mobilità, interscambi culturali, borse di studio. Il tutto in un’ottica di  superamento della vecchia concezione di “una formazione scolastica iniziale e di un lavoro utile per tutta la vita”. E’ questa la grande sfida dell’Europa del Terzo Millennio per i giovani europei alla quale il Lionismo, nel perseguire i suoi principi fondanti, non dovrà far mancare il proprio contributo nel segno della solidarietà e dell’amicizia fra i popoli....

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LA  CADUTA  DEL  MURO  DI  BERLINO

Posted by on Feb 12, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

LA  CADUTA  DEL  MURO  DI  BERLINO

Una pagina di storia che ha cambiato l’Europa e gli equilibri mondiali –  A venticinque anni dalla storica data della demolizione, sono ancora forti le divisioni socio-economiche nell’Unione europea – Il ruolo della Germania nel processo di integrazione economica e politica –             Quando una data segna la storia! 9 novembre 1989: dopo oltre 28 anni cade il Muro di Berlino che dal 13 agosto 1961 aveva di fatto tagliato in due non solo una città, ma un  Paese, un popolo, un Continente. E’ stato il simbolo della divisione del mondo in due blocchi politici e militari contrapposti: quello americano della Nato e quello sovietico del Patto di Varsavia. Per l’opinione pubblica mondiale fu uno shock, accettato colpevolmente dalle cancellerie occidentali per “salvaguardare la stabilità dei due blocchi in Europa”. Solo dopo, quando le conseguenze inumane della brutale divisione della Germania diventarono sempre più evidenti nella loro drammaticità, si registrarono le prime reazioni. Famosa è rimasta la visita a Berlino del Presidente americano Kennedy durante la quale pronunciò in lingua tedesca, davanti a migliaia di cittadini berlinesi, la storica frase: “Ich bin ein Berlinen”, “Anche io sono un abitante di Berlino”. Drammatico è stato il contributo di sangue a questa follia: centinaia i cittadini dell’Est in fuga verso la libertà uccisi dal fuoco dei soldati di frontiera della Germania comunista, lungo i 112 Km della “striscia della morte”, di cui 43 erano quelli separavano la Berlino Est della Rdt dalla Berlino Ovest. Altri annegarono nelle fredde acque del fiume Sprea che tagliava gli sbarramenti. Soltanto il 9 novembre 1989, in pieno clima di perestrojka propiziata da Michail Gorbaciov, il muro si sgretolava sotto l’assalto di migliaia di persone, a picconate veniva demolito l’odiato regime comunista. Con la caduta del Muro venne restituita la libertà e la dignità a milioni di persone. Le nazioni del blocco comunista tornarono alla democrazia! Era la “rivoluzione di velluto” preludio della riunificazione tedesca del 3 ottobre 1990. Un’operazione fortemente osteggiata dall’allora primo ministro britannico Margaret Thatcher e, inizialmente, dal presidente francese Mitterand per i quali le ombre del passato non erano ancora fugate. Una Germania unita, un “gigante egemone” al centro dell’Europa faceva nuovamente paura! Prevalse la realpolitik: diffidenze e timori si dissolsero dinanzi al disegno della moneta unica in corso d’opera. Ma “da che parte è caduto il Muro?” si è chiesto il quotidiano tedesco Der Spiegel. La Germania economicamente è ancora divisa. Il processo di ripresa economica dell’est è molto lento. Netto il divario tra gettiti fiscali (937 euro pro capite a est, il doppio a ovest) e tasso di disoccupazione: 13% nel 2013 a est contro il 6% dell’ovest! Il Pil pro capite nella ex Rdt è fermo da anni al 66% del livello della parte occidentale. Pur fra evidenti contrasti, la Germania  ha celebrato i 25 anni dalla caduta del Muro. Grandi festeggiamenti a Berlino ai piedi della Porta di Brandeburgo. Ottomila ballons lungo la tragica “frontiera” del passato per rievocare una pagina di storia che cambiò profondamente l’Europa e gli equilibri mondiali. Ma dopo quello di Berlino devono ora cadere i Muri dell’Europa! I muri delle divisioni economiche e sociali all’interno dell’Ue. L’unificazione della Germania ha portato tante opportunità, ha rimosso tanti ostacoli sulla strada del superamento dei blocchi politici del Vecchio Continente, ma ha anche aperto la strada, sul piano finanziario, all’ egemonia tedesca. La moneta unica fa favorito l’economia più grande ed efficiente. Quella di uno Stato che sulle ceneri del suo dramma ha costruito con determinazione il suo riscatto storico, ma che con il suo pragmatismo  sembra aver smarrito il principio...

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