Sull’Europa

EURO: DELUSIONE O SPERANZA  Dopo il rigore la crescita e lo sviluppo

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

EURO: DELUSIONE O SPERANZA    Dopo il rigore la crescita e lo sviluppo

La crisi finanziaria ed economica degli ultimi dodici mesi, generata dal blackout tra debiti sovrani e sistema bancario, ha evidenziato nell’area dell’euro una pericolosa asimmetria fra politica monetaria e politica economica. Le turbolenze finanziarie legate all’indebitamento di alcuni Paesi dell’Eurozona hanno messo a nudo i limiti strutturali del sistema europeo: un sistema monetario comune privo di un unico quadro economico, fiscale, di bilancio, e soprattutto politico. Il problema dell’euro consiste nell’essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca in grado di intervenire come prestatore di ultima istanza per salvaguardare la solvibilità dei titoli di Stato. Una banderuola al vento. E’ il difetto di origine, l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, senza il sostegno di una vera politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. Manca cioè un Governo dell’economia europea espressione di una governance politica unitaria, capace di  imporre agli Stati membri il rispetto degli equilibri dei conti pubblici e la realizzazione delle riforme strutturali interne previste dal Trattato di Maastricht Una situazione di grande volatilità che rischia di azzerare il lungo e faticoso processo di integrazione monetaria del Vecchio Continente. La strada per disinnescare la crisi del debito sovrano e ridare fiducia a mercati e risparmiatori passa dunque attraverso un rilancio della costruzione politica dell’Europa. Una strada però che si presenta non facile a causa dei soliti particolarismi nazionali e delle resistenze tedesche. Alla base della crisi c’è una moneta comune ma con sovranità multiple e debiti sovrani incontrollati! Nell’Eurozona una sola moneta ma … 18 politiche di bilancio non coordinate fra loro! Una situazione anomala che ha causato una grave frammentazione del mercato finanziario e la “polverizzazione” della politica monetaria con una pericolosa ricaduta sulla tenuta del sistema. E il salvataggio dell’euro ha comportato politiche di austerità particolarmente “aggressive”.  Un mix di rigore fiscale e finanziario imposto da Bruxelles per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. Ma che ha causato una recessione economica con il crollo della produzione e dei livelli occupazionali. E per l’Italia, al di là di qualche debole  segnale di ripresa, è forte il rischio “deflazione” che potrebbe aggravare la recessione in atto con la  conseguente caduta dei prezzi e della redditività delle imprese. Stop al rigore senza crescita e sviluppo! Rivedere con realismo i vincoli di bilancio, in primis il “Fiscal compact”, un pericoloso freno per la ripresa economica. L’euro e l’Europa rischiano di diventare la bandiera dei risentimenti, dei disagi sociali, del populismo, della facile demagogia. L’Europa è vista come il feroce guardiano dei conti pubblici nazionali, il fautore di tasse e balzelli. Salvare l’euro è una questione irreversibile! In una economia globalizzata, l’euro è un punto di non ritorno! Nessuno oggi può permettersi il lusso di affondare la moneta unica e illudersi di uscirne indenni. Nemmeno la grande Germania che continua a esportare oltre il 60% nell’Unione e a detenervi il grosso dei suoi sei mila miliardi di assets esteri!  L’uscita dall’euro e un ritorno alla sovranità monetaria nazionale avrebbe forti probabilità di risolversi in una catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in oltre sessant’anni di integrazione europea. Per il nostro Paese sono imprevedibili le conseguenze sul piano economico: disallineamento degli spread, insostenibilità del debito pubblico, esplosione dei costi energetici, illusione di maggiore export, inflazione a doppia cifra!  L’Italia si ritroverebbe nelle condizioni di una … zattera alla deriva nel Mediterraneo, con gravi rischi per la coesione sociale e per la stessa democrazia. La fine dell’euro sarebbe la fine dell’Europa! A...

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QUALE  VOTO  PER  L’EUROPA?

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

QUALE  VOTO  PER  L’EUROPA?

Luci e ombre sul processo di costruzione politica europea  – Una scelta politica responsabile per il   nuovo Parlamento europeo – Sconfiggere la deriva populista e superare la crisi economica – E’ iniziato il conto alla rovescia per le elezioni europee. Dal 22 al 25 maggio, nei 28 Stati membri dell’Ue, si voterà per rinnovare l’europarlamento di Strasburgo: 751 deputati in rappresentanza di circa 500 milioni di abitanti. In Italia, domenica 25 maggio, sono 73 i deputati da eleggere.Un appuntamento elettorale che, nella prospettiva della integrazione politica dell’Europa, dovrebbe costituire un passaggio fondamentale per rafforzare una coscienza europeistica e rilanciare il faticoso processo di costruzione della comune casa europea. Ma, su tutto il continente,  soffia forte il vento dell’euroscetticismo. La crisi finanzia ed economica legata ai debiti sovrani che ha sconquassato mezza Europa ha messo a nudo la debolezza di un sistema monetario senza un’unione politica e fiscale. Sulla strada del salvataggio dell’euro sono risultate aggressive le politiche di austerità imposte dall’Ue per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. Un mix di rigore fiscale e finanziario che ha causato una recessione economica con il crollo dei consumi, della produzione e dei livelli occupazionali. L’Europa paga i suoi ritardi per non aver definito in tempo una strategia imperniata su una reale integrazione economica. Sono anni che lo spirito europeo è andato affievolendosi nelle coscienze dei cittadini e nell’azione dei governanti. Una deriva che ora, a poche settimane dal voto, sta facendo un inquietante salto di qualità: da diffuso stato d’animo si sostanzia in “movimenti” anti-europei  e anti-mercato unico. Si pagano cioè le conseguenze di un’opera incompiuta. L’architettura europea è rimasta a metà. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere e l’agire insieme siano un autentico collante. I Governi nazionali appaiono divisi e privi di volontà comune, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizioni. E sullo sfondo emerge chiara l’incapacità delle istituzioni comunitarie nell’affrontare i problemi economici, sociali e politici di dimensione europea e globale. Istituzioni prive di legittimazione costituzionale sancita dal voto dei cittadini europei. Un’Europa ancora senza una bussola istituzionale, alla ricerca di una propria identità politica, sempre più esposta ai rischi di una prolungata latitanza sul piano internazionale. Con l’aggravante che l’originario spirito unitario con le sue spinte federaliste è stato soppiantato da crescenti pulsioni nazionaliste. L’Europa è vista come il feroce guardiano dei conti pubblici, il fautore di tasse e balzelli, divenendo di fatto la bandiera dei risentimenti e dei disagi sociali. Invece di rafforzare il “progetto europeo” per una governance credibile vicina ai bisogni e agli interessi dei cittadini, si continua a scaricare sull’Europa colpe e responsabilità che sono invece  delle politiche nazionali.  E il recente successo in Francia del Fronte nazionale di Marine Le Pen è un significativo campanello d’allarme: un messaggio di esasperazione populista, di rigetto della politica, di paura dell’Europa. Un’Europa sempre più lontana, irriconoscibile rispetto agli ideali per cui è stata concepita e sognata dai Padri fondatori. Cresce così l’euroscetticismo e con esso un sentimento antieuropeo alimentato da un inquietante populismo, inaccettabile sul piano storico-politico-economico. Non si costruisce così l’Europa del futuro, ma si rischia di evocare i tragici fantasmi del passato!… Che quello di maggio sia dunque un voto responsabile e consapevole per rilanciare  l’Europa dei popoli, fondata su una precisa identità culturale ed economica, fatta di coesione sociale, di qualità e dignità del lavoro, di una visione dei processi economici che riconosce una funzione insostituibile al mercato ma pronta a correggerne e orientarne le dinamiche. L’Europa unita non può essere...

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IL SOGNO DI  DE GASPERI A SESSANT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

IL SOGNO DI  DE GASPERI A SESSANT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

  19 agosto 1954 : a Sella Valsugana, a 73 anni, moriva Alcide De Gasperi, uno dei Padri fondatori dell’Europa, « un  europeo prestato all’Italia ». Con il francese Schuman e il tedesco Adenauer ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una « comunità spirituale di valori e di civiltà ». A sessant’anni dalla scomparsa, la lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un  europeismo  illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo gli anni bui della guerra. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un  processo di unificazione politica. E’ alla Conferenza di Pace del 1946 a Parigi che inizia la storia politica di Alcide De Gasperi al servizio del Paese quando,  davanti ai  ventuno delegati delle Potenze vincitrici, pallido in volto,  con dignità profonda e  l’angoscia nel cuore, pronuncio’ poche ma significative parole  : «Sento che qui tutto è contro di me, tranne la vostra personale cortesia ». Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Rimase al potere otto anni : un periodo di contese e forti tensioni sociali. Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione fu paragonato a Cavour. Coraggiosa  la scelta operata nel maggio 1947 di allontanare dal Governo socialisti e comunisti, dettata  da una precisa esigenza politica : per la ripresa dell’economia, occorreva dare all’Occidente un segnale forte, senza tentennamenti ideologici. Ebbe così inizio la proficua intesa governativa con Luigi Einaudi  per l’attuazione di  quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta. Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall  e le restituì prestigio a livello  internazionale facendola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare.  Con mano sicura, porto’ l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica. La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA , Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segno’ una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della Grande Guerra si trovarono uniti per disegnare , con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace e progresso per l’Europa. Il suo impegno a favore dell’unficazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED). Quando, nell’aprile 1954, l’Assemblea Nazionale francese rifiuto’ di ratificarne il Trattato istitutivo, Alcide De Gasperi, che si avviava alla fine dei suoi giorni terreni, con amareza dichiarò : « Meglio morire che non fare in Europa la Comunità di difesa !» Era per lui la fine di un sogno ! Alcide De Gasperi porto’ nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercito’ mai il potere per il potere. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di  curiali per sentirsi vicino a Dio, cosi’ profonda era la sua religiosità ! La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale, peraltro, come cattolico era creciuto,  convinto assertore della  divisione dei ruoli fra l’Uomo di  Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla scia ...

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DIECI  ANNI  DI  EURO : LUCI  E  OMBRE

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

DIECI  ANNI  DI  EURO : LUCI  E  OMBRE

Le promesse non mantenute – Le cause di un compleanno …non celebrato L’euro ha compiuto dieci anni! Il 1° gennaio 2002, in un clima di generale entusiasmo, la moneta unica entrava nelle tasche di circa 300 milioni di europei, in 12 Stati membri dell’Unione europea,  ponendo fine all’incertezza dei cambi e agli sbalzi inflazionistici. Un passaggio storico: il superamento di divisioni e rivalità del passato, un grande segno di pace, l’affermazione di una comune volontà dei popoli del Vecchio Continente di camminare insieme nella storia. Il primo significativo passo verso l’integrazione politica dell’Europa, il sogno di una vita di tanti europeisti. Ma è stato un compleanno sofferto, perché la moneta unica, che avrebbe dovuto garantire stabilità e crescita, è invece al centro del … fuoco concentrico delle speculazioni, anche politiche. Aspettative deluse, sogni infranti… per colpa di una crisi finanziaria, di una tempesta selvaggia dei mercati privi di automatismi equilibratori.  Il 2011, in particolare, è stato l’annus horribilis per l’euro e la luce in fondo al tunnel è ancora molto lontana. All’atto della sua nascita, c’era “la promessa di un mondo bipolare, un equilibrio monetario, un sistema più equo e pluricentrico, meno vulnerabile agli shock unilaterali venuti dall’America”. Promessa tradita. L’euro doveva nel tempo divenire il naturale “rivale” del dollaro ma alla prima grande difficoltà, dai mutui subprime in America ai debiti sovrani in Europa, il progetto visionario di una moneta forte è miseramente crollato. E’ mancato un forte coordinamento delle politiche economiche dell’Uem (Unione monetaria europea), cioè un “centro di governo” della politica economica dell’Eurozona con compiti di supervisione delle politiche di bilancio degli Stati membri al fine di assicurare il rispetto dell’equilibri dei rispettivi conti pubblici. Non sarebbe scoppiato il “caso Grecia”!  E’ mancata l’introduzione di nuovi strumenti di politica economica che soltanto ora, con colpevole ritardo, in presenza di una crisi devastante, vengono ipotizzati (fiscal compact, fondo salva stati, eurobond, ecc). Dentro la crisi si è colta l’assenza di quello “spirito europeo” che superasse gli egoismi e gli  interessi nazionali come si prometteva al changeover, quando si caricava la moneta unica del compito di portare l’Unione verso la progressiva integrazione comunitaria. Forse si è pagata l’ambizione di imporre una “moneta senza sovrano”, senza uno Stato, nell’illusione che, attraverso il danaro uguale per tutti e una Banca centrale europea svincolata dai governi nazionali, partisse il volano che conduceva in fondo al traguardo degli “Stati Uniti d’Europa”, com’era nel sogno dei padri fondatori.   A dieci anni dall’adozione della moneta unica, lo tsunami finanziario ha mostrato la grande miopia del Trattato di Maastricht, fondato su una valuta unica ma con sovranità molteplici! Sarebbe difficile oggi sostenere, con i capricci di Sarkozy e i diktat della Merkel, che gli europei- dopo dieci anni di moneta unica- siano più coesi, più consapevoli del destino condiviso, più fratelli dello stesso popolo. Un grave deficit di identità culturale e politica che incombe minaccioso sul futuro  dell’Europa e cioè sull’idea stessa di un’Europa unita. Un populismo strisciante vorrebbe consegnare l’euro alla storia come la causa di tutti i mali  nazionali ed europei. Si dimenticano però, soprattutto in Italia, i danni  economici del passato legati alle  svalutazioni in termini di crescente inflazione, agli alti tassi d’interesse, ai costi di transazione a livello internazionale.  Un Paese semi-debole come il nostro è sceso da un debito (incontrollato, per la finanza allegra degli Anni Ottanta) del 122% del Pil nel 1994 al 104% del 2007 ed è passato da una economia inflazionistica, con un export drogato dalle svalutazioni a una manifattura competitiva basata molto sulla qualità.  E’ incontestabile la perdita del potere d’acquisto del 39,7% subita in dieci...

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BILANCIO  EUROPEO FRA AUSTERITA’  E…. MIOPIA ECONOMICA!

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

Il Consiglio europeo ha varato il budget 2014-2020 – Molti tagli e poca… crescita per i Paesi Ue  Separati in casa! Chiusi tra opposti egoismi nazionali, lontani da ogni apertura verso un progetto unitario, i 27 Capi di Governo hanno  varato il “bilancio dell’austerità”  2014-2020, il primo della storia dell’Unione a subire tagli: gli impegni di spesa scendono a 960 miliardi, con una variazione in meno rispetto al settennato precedente pari al 3,5%. Da Bruxelles è arrivata una cartolina di un’Europa politicamente piccola e miope. Un “bilancio rattrappito” attorno all’1% del Pil (negli USA supera il 22%),  firmato dai Paesi membri dell’Ue che -riducendo la…taglia del bilancio comunitario- hanno preferito considerare i contributi nazionali più un costo che un investimento. Assurdo! In una economia recessiva, mentre il mondo per superare la crisi investe, l’Europa taglia! Con buona pace della crescita e della disoccupazione (12%)! Il futuro…può attendere. Tre i fronti in scontro: il Nord rigorista guidato da Gran Bretagna, Germania, Olanda, Svezia e Danimarca che chiedeva più tagli e difesa degli “sconti” alla contribuzione europea, il Sud con Francia, Italia e Spagna che voleva salvare la spesa per i fondi agricoli, il fronte dell’Est con Repubblica Ceca e Polonia che voleva salvare i fondi di coesione. Alla fine è’ prevalsa l’insolita alleanza anglo-francese, tutti… contenti: sono calate le spese nella ricerca, nelle infrastrutture tra paesi e nelle reti dell’energia. A decidere quantità e qualità delle spese e delle entrate dell’Ue non è stato un coerente e lungimirante progetto di costruzione europea ma la semplice e disordinata sommatoria di interessi nazionali in campo. Ancora una volta, a disegnare la rotta da seguire è stata la Germania “uber alles” di Angela Merkel sempre meno sensibile al valore aggiunto offerto dalla dimensione europea e sempre più convinta che….”nazionale è bello”! La storia da quelle parti non ha insegnato nulla!…. Quello che ha più colpito gli analisti europei nell’equazione del rigore contabile è stata la miopia delle scelte: ritoccate al ribasso tutte le rubriche di spesa mirate a rilanciare crescita e competitività, in grado cioè di mettere l’industria europea al passo con la concorrenza globale. Abbassate le leve dello sviluppo, azzerate le aspettative di aumento della produzione e quindi della occupazione nella errata convinzione che gli investimenti interni agli Stati membri rendano di più rispetto a quelli made in Europa, perché più efficaci e controllati. Peccato che sia sfuggito un…particolare: ci vogliono economie di scala europee per ammortizzare al meglio i mega investimenti necessari per porsi all’avanguardia della innovazione, in un mondo globalizzato. Per riprendere il cammino della crescita occorre affiancare infatti al rigore del bilancio, affidato ai singoli Stati membri, la realizzazione di importanti investimenti coordinati a livello comunitario in quei settori strategici per i quali “l’unione fa la forza”: infrastrutture, tecnologia e ricerca. Solo così l’Ue potrà recuperare sui mercati internazionali credibilità all’esterno e coesione sociale al suo interno, mettendo il suo bilancio al servizio della solidarietà e della sostenibilità. Sul bilancio 2014-2020 incombe ora la bocciatura del Parlamento europeo. Sono compatte le quattro principali famiglie politiche che compongono l’Assemblea di Strasburgo: popolari, socialisti, liberali e verdi per le quali “il compromesso raggiunto dal Consiglio europeo non è assolutamente all’altezza delle sfide che ci attendono. Necessita un bilancio capace di sostenere la ripresa europea e contribuire a superare l’attuale crisi economica e finanziaria attraverso investimenti nella ricerca, nella formazione, nell’educazione e nella politica di sviluppo”. Eloquente il giudizio di Hannes Swoboda, capo dei socialisti: “Questo bilancio fa morire di fame l’Europa!” Dal voto dell’Europarlamento di Strasburgo, previsto in maggio, la risposta per scongiurare l’esercizio provvisorio (approvazione di bilanci annuali) e quindi...

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LA CITTADINANZA ATTIVA IN EUROPA 2013, Anno europeo dei cittadini :  il futuro dell’Unione

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

LA CITTADINANZA ATTIVA IN EUROPA 2013, Anno europeo dei cittadini :  il futuro dell’Unione

A vent’anni dall’istituzione, con il Trattato di Maastricht,  della “cittadinanza europea dell’Unione”  il 2013 è stato ufficialmente proclamato “Anno europeo dei cittadini”, al fine di consolidarne  la conoscenza dei relativi diritti e responsabilità. Piu’ in particolare, l’ “Anno europeo dei cittadini”  è finalizzato a: -rafforzare la consapevolezza dei cittadini dell’Unione in merito al loro diritto di circolare e di soggiornare liberamente all’interno dell’Unione europea e più in generale ai loro diritti garantiti quando si trovano in un altro Stato membro, compreso il diritto di partecipare alla vita democratica; -stimolare un dibattito sulle modalità con le quali i cittadini possono  beneficiare dei diritti e delle politiche dell’Unione allorchè  risiedono in un altro Stato membro in termini di coesione sociale e  reciproca comprensione. La cittadinanza europea, che  integra e non sostituisce quella nazionale, conferisce a tutti i cittadini dei 27 Stati membri dell’Unione una serie di diritti supplementari. Ogni cittadino europeo ha il diritto di votare e candidarsi alle elezioni amministrative ed europee nello Stato membro in cui risiede, gode della tutela consolare delle autorità di un qualsiasi Stato membro, può presentare una petizione al Parlamento europeo, partecipare a un’iniziativa dei cittadini europei. Si stima che nel 2010 erano oltre 12 milioni i cittadini dell’Unione residenti in uno Stato membro diverso  dal proprio e che un numero ancora maggiore potrebbe avvalersi di tale diritto in un prossimo futuro. I cittadini che intendono studiare, lavorare, trascorrere il pensionamento o risiedere in un altro Stato membro hanno bisogno di essere adeguatamente informati sui vari diritti che possono far valere e di poter effettivamente avvalersi di tali diritti nella pratica. Una consapevolezza che però non è ancora ben radicata nell’Unione  come rivela una indagine di Eurobarometro del 2010. L’obiettivo di fondo delle istituzioni europee è di ovviare a questa diffusa scarsa conoscenza da parte dei cittadini dell’Unione del loro  status giuridico attraverso una serie di manifestazioni ed iniziative, tali da permettere ai singoli, alle imprese e alla società in generale di cogliere tutte le opportunità offerte dal mercato unico. In Italia sono previsti quattro importanti appuntamenti, di cui il primo si è già tenuto a Napoli alla presenza del Commissario Lazslo Andor, responsabile per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione.  Il prossimo 7 maggio, in occasione della Festa dell’Europa, si svolgerà a Trieste un grande evento finale con la partecipazione di numerose autorità comunitarie. L’Anno europeo  è stato inaugurato il 10 gennaio scorso a Dublino in concomitanza con l’inizio della presidenza irlandese del Consiglio europeo. Con un pubblico dibattito sono state tracciate le linee programmatiche dell’Unione del futuro per migliorare la vita quotidiana di quanti risiedono nell’Unione.   “Per costruire un’Europa più forte e a maggiore valenza politica è necessario coinvolgere direttamente i cittadini”, ha dichiarato la Vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding. “La cittadinanza dell’Unione, ha aggiunto, è più di un concetto teorico: è una realtà pratica che porta benefici tangibili a ognuno.”  Il processo di integrazione europea ha permesso ai cittadini dei vari Paesi membri di potersi muovere e lavorare liberamente in Europa, di usufruire dei vantaggi del mercato comune, di avere regole comuni in settori importanti come l’agricoltura, l’ambiente, lo sviluppo regionale e la tutela dei consumatori. Ma certamente il processo non è ancora completo e può essere migliorato. Il 2013 sarà dunque finalizzato a garantire il pieno esercizio del diritto di cittadinanza a tutti i cittadini europei, in primis il rafforzamento degli istituti di partecipazione alla promozione della cittadinanza attiva nelle nuove generazioni. E’ ancora profondo il gap tra dichiarazioni d’intenti e possibilità concrete di realizzazione. La crisi delle classi dirigenti tradizionali che riguarda sempre più istituzioni europee e governi nazionali...

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