Posts made in Febbraio 11th, 2015

VIA  LIBERA  AL  PIANO  ANTI-SPREAD

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

VIA  LIBERA  AL  PIANO  ANTI-SPREAD

La Banca centrale europea a difesa dell’euro e della politica monetaria. La Banca centrale europea ha dato il via libera al piano anti-spread con acquisto illimitato sul mercato secondario di titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona. Una rete di protezione vincolata al rispetto delle riforme per stabilizzare il differenziale dei tassi di rendimento, il cosiddetto spread,  volato in alto su valori non giustificati rispetto alle reali condizioni economiche fondamentali dei Paesi di riferimento. L’obiettivo è quello di recuperare una politica monetaria con ricadute omogenee sull’economia reale nei singoli Paesi. E’ la risposta alla crisi dell’euro generata da un pericoloso blackout tra debiti sovrani, sistema bancario e prospettive economiche ma anche dagli errori di un triennio di malapolitica europea che ha spaccato l’euro trascinandolo sull’orlo di un rovinoso default. Chiaro il messaggio che il Presidente della Bce, Mario Draghi, ha lanciato in occasione della  presentazione degli interventi calmieranti sui titoli di Stato dell’area euro caduti sotto il tiro della speculazione dei mercati: “Dobbiamo difendere l’integrità della politica monetaria dell’Eurozona nella consapevolezza che l’euro è irreversibile.” Lo scudo anti-spread prevede l’acquisto di bond fino a tre anni di scadenza di quei Paesi in difficoltà (Spagna e Italia, in primis) che sottopongano a una “sorveglianza trimestrale” le loro politiche di bilancio e i relativi dati fiscali e finanziari. La liquidità creata attraverso l’acquisto dei bond sarà completamente “sterilizzata” per non alimentare l’inflazione nell’Eurozona. La Bce “drenerà” dal sistema e quindi ridurrà la massa monetaria in circolazione per un valore corrispondente a quello dei titoli acquistati. Una difesa  efficace per evitare scenari distruttivi. E’ il segnale forte che i mercati attendevano: è stata creata una “barriera credibile” contro la disgregazione della moneta unica sottraendo ai rendimenti dei titoli di Stato ogni paura legata al ritorno alle monete nazionali. Francoforte diventa dunque crocevia del futuro dell’Europa. Il destino dell’euro e quello dell’Europa economica e politica si giocherà sempre più nell’importante centro finanziario  sulle rive del fiume Meno, nei piani alti dell’ Euro Tower, sede della Banca centrale europea. Una istituzione comunitaria che dal 1999, in forza del Trattato sull’Unione europea di Maastricht, attua la politica monetaria dell’eurozona (stabilità dei prezzi e  del sistema finanziario), operando, ed è questa l’anomalia, in un deserto istituzionale in cui non esiste un ministro europeo dell’Economia responsabile della politica economica per l’Unione. Un fattore di forte criticità che ha posto la Bce nel cuore dell’eurocrisi trasformandola da “organo di supertecnici” a “cerniera” per la tenuta dell’euro e con essa della costruzione politica europea. “Faremo tutto ciò che è necessario per salvaguardare la nostra moneta”. Lo ha ribadito il Presidente Draghi il quale, per superare la diffidenza e l’ostilità della  tedesca Bundesbank, ha chiesto “grande determinazione” ai Governi per raggiungere il comune obiettivo di allentare la speculazione dei mercati. Senza la disciplina dei Paesi, la Bce non può curare durevolmente l’instabilità dell’area euro. La questione passa ora “nelle mani dei Governi” che dovranno decidere se e quando chiedere l’aiuto dei fondi europei, sottoscrivere gli impegni necessari (fiscal compact, riforme economiche, aggiustamenti accelerati dei conti pubblici) e soprattutto rispettarli, pena la sospensione dell’aiuto medesimo (“exit strategy”). La Bundesbank  sarà certamente sulla … torre di controllo per monitorare ogni operazione nel sospetto dichiarato che “la Banca centrale europea, ideata su modello di quella tedesca, si sta trasformando in una banca centrale orientata verso Sud rischiando, attraverso l’acquisto massiccio di titoli di Stato, di fare aumentare l’inflazione e di allontanarsi dal suo mandato”. Il futuro dell’euro rimane più che mai legato a una politica monetaria da perseguire con rigore e con unità d’azione, nella prospettiva di un’Europa economica e politica unita! (Sett....

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  L’ANNO HORRIBILIS DELLA MONETA UNICA

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

  L’ANNO HORRIBILIS DELLA MONETA UNICA

La politica monetaria della BCE e i suoi riflessi nell’eurozona    L’anno che sta per terminare verrà ricordato per gli effetti che la crisi del debito sovrano europeo ha avuto sull’euro e per il significativo indebolimento dell’economia europea. Ma sarà ricordato anche per le risposte date a questa sfida dalla Banca Centrale Europea, dai governi nazionali e dall’Unione europea. Un impegno corale per salvare la moneta unica dai rischi di un rovinoso default. L’artificiale tranquillità dei mercati antecedente la crisi aveva permesso in Europa, per lungo tempo, politiche economiche sbagliate o semplicemente incoraggiato l’inazione in paesi che avevano profondo bisogno di consolidamento di bilancio e di riforme strutturali. Con l’esplodere della crisi le debolezze di questi paesi  sono presto emerse facendo allontanare gli investitori e aumentare gli spread sovrani. Nell’area dell’euro il denaro è circolato sempre meno a causa della diffidenza fra banche di paesi diversi alimentata dal dubbio sulla sopravvivenza dell’euro. I governi dei paesi più deboli hanno risposto con politiche di consolidamento di bilancio aggravando però le prospettive di crescita dell’economia. Il che ha riproposto il problema di sempre circa la strada da seguire per ridurre il deficit e il debito con le minori conseguenze negative sul prodotto interno dei paesi. La recessione in atto ha indicato in modo univoco la soluzione: riduzione della spesa corrente e non aumento indiscriminato delle tasse! Per ….dare ossigeno a una stagnante economia a nulla son serviti i tagli dei tassi d’interesse  operati dalla BCE. Nessun beneficio per imprese e famiglie a conferma che nel sistema dell’euro si è verificata una grave frammentazione del mercato finanziario unico. I costi del finanziamento bancario sono ancora molto diversi nei vari paesi: l’accesso al mercato interbancario dell’eurozona è stato di fatto precluso a numerose banche europee con ricadute negative sui singoli mercati interni. Questa frammentazione ha causato una “polverizzazione” della politica monetaria unica. Per questo motivo, i paesi più esposti alla crisi di fiducia non hanno beneficiato dei bassi tassi di interesse e questa interruzione della trasmissione della politica monetaria europea ha messo a repentaglio la capacita della stessa BCE di assicurare la stabilità dei prezzi e di governare la moneta unica. In questo clima di incertezza è maturata la decisione di intervenire sul mercato secondario dei titoli di Stato. La Banca centrale è diventata “agente” del Fondo salva Stati per l’acquisto dei bond dei Paesi sotto speculazione: uno scudo anti-spread fortemente contestato dai “falchi del Nord”, Finlandia e Olanda. Chiaro l’intento di Francoforte: fugare i timori sul futuro dell’euro e creare un meccanismo di sostegno credibile in grado di scongiurare scenari catastrofici e ripristinare la trasmissione della politica monetaria. E’ stato fatto il primo passo in direzione di una reale integrazione. Le speculazioni dei mercati legate ai debiti sovrani di alcuni Paesi dell’Eurozona hanno messo a nudo i limiti strutturali del sistema europeo: un sistema monetario comune privo di un unico quadro economico, fiscale, di bilancio, e soprattutto politico. Alla base della crisi c’è “una moneta sintetica” prodotta dall’alchimia dei trattati europei,  orfana di un’ Unione politica con un’ azione di governo autonoma rispetto ai singoli Stati. Nell’area dell’euro c’è una sola moneta e 17 politiche di bilancio non coordinate fra loro! Uno scenario in cui alcune migliaia di speculatori finanziari, americani ed europei, e qualche agenzia di rating hanno preso in ostaggio i governi in Europa. La sfida attuale è “evitare che il presente uccida il futuro”! Occorre presto definire una road map dell’integrazione politica, partendo dall’unione bancaria (o finanziaria) perché va spezzato il legame perverso fra la debolezza degli Stati sovrani e quella dei sistemi bancari che è al centro della...

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PERCHE’ IL PREMIO NOBEL ALL’UNIONE EUROPEA?

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

PERCHE’ IL PREMIO NOBEL ALL’UNIONE EUROPEA?

In oltre 60 anni ha contribuito all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa Finalmente una buona notizia per l’Europa: a Oslo, le scorse settimane,  all’Unione Europea è stato attribuito il premio Nobel per la pace 2012, “per aver contribuito in oltre 60 anni all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”.  E’ la risposta all’antieuropeismo strisciante di chi legge la storia con le lenti del nazionalismo, o ancor peggio del becero populismo! Questo premio, come ha dichiarato il Presidente della Commissione Europea Barroso, “ è il giusto riconoscimento per un progetto di unificazione portato avanti dall’Europa per il bene dei propri cittadini e del mondo intero.” E’ la dimostrazione che quanto è stato realizzato finora rappresenta un passaggio storico di grande portata. Non dobbiamo infatti dimenticare che il progetto è nato dall’Unione di nazioni che uscivano dalle rovine e dalla devastazione della Seconda Guerra mondiale. Significative le pagine di storia scritte nella ritrovata comprensione fra i popoli europei: dalla riconciliazione nel dopoguerra di due nemici storici, Francia e Germania, all’ingresso nell’Unione negli Anni 80 di Grecia, Spagna e Portogallo, Paesi recuperati alla democrazia, dalla caduta del muro di Berlino con il conseguente allargamento a Est al processo di distensione nei Balcani dopo la sanguinosa guerra nella ex Yugoslavia, con l’apertura dei negoziati con Croazia, Montenegro e Serbia. Sono dati acquisiti che soltanto l’insipienza può sottovalutare! L’Unione europea, sin da quando si chiamava Comunità europea, ha riunificato Paesi separati dalla guerra fredda basandosi su valori quali la dignità umana, la libertà, la democrazia, la giustizia, lo Strato di diritto e il rispetto dei diritti umani. Grazie alla “politica dei piccoli passi”, tanto cara a uno dei suoi padri fondatori, Jean Monnet, l’Unione  in 60 anni di storia è riuscita, partendo da sei Paesi, a riunificare quasi l’intero continente europeo. Assume pertanto particolare importanza il messaggio che il Comitato per il Nobel e la comunità internazionale, con l’attribuzione del Premio, mandano all’Europa: l’Unione Europea è qualcosa di molto prezioso che dobbiamo proteggere per il bene degli europei e del mondo intero. Il lavoro dell’Ue di questi 60 anni simboleggia la fratellanza tra le nazioni. A parte il periodo di pace senza precedenti nel continente europeo, l’Unione rappresenta uno spazio in cui la libertà è di casa. Il Mercato comune per i consumatori europei è sinonimo di una scelta più ampia e di prezzi più bassi, ai cittadini ha offerto l’opportunità di viaggiare liberamente nonché di stabilirsi e di lavorare dove lo desiderano, ai giovani ha dato la possibilità di studiare all’estero,  ha consentito a 23 milioni di aziende dell’Ue di accedere a 500 milioni di consumatori e ha generato importanti investimenti esteri. Ecco perché questo Premio non è solo per il passato: è e deve essere soprattutto per il futuro. Il Premio giunto dalla Norvegia ci dice che nonostante le crepe, i fallimenti di una classe politica europea non sempre all’altezza del passato, gli anacronistici sbandamenti nazionalistici, l’Unione Europea è considerata come un’entità unitaria e indivisibile della nostra epoca. Le inadempienze che le si possono imputare, le resistenze opposte all’integrazione politica vagheggiata dai padri fondatori, non diminuiscono i suoi grandi meriti. Bisogna crederci! Il Premio Nobel certamente non farà l’Europa, ma servirà- ed è un vivo auspicio- a svegliare coscienze e...

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BASTA  RITARDI  NEI  PAGAMENTI

Posted by on Feb 11, 2015 in Fisco e Soldi, SliderHome | 0 comments

BASTA  RITARDI  NEI  PAGAMENTI

Direttiva della Commissione europea per ridurre i tempi di regolamentazione – Entro il 16 marzo 2013 dovrà essere recepita nella Legislazione nazionale – Una vera rivoluzione nelle transazioni. L’Europa in soccorso delle imprese. La Commissione europea ha lanciato la “Campagna contro i ritardi di pagamento” che si svolgerà nei 27 Paesi dell’Unione da ottobre 2012 fino a dicembre 2013. L’obiettivo: far conoscere alle imprese, in particolare a quelle medio-piccole, e alle amministrazioni pubbliche i nuovi diritti riconosciuti ai creditori dalla direttiva 2011/7/UE. Una vera rivoluzione nelle transazioni commerciali. In pratica, il provvedimento, che dovrà essere recepito dai Paesi membri nelle rispettive legislazioni nazionali entro il 16 marzo 2013, stabilisce che la Pubblica Amministrazione dovrà pagare i suoi fornitori entro 30 giorni, con limitate eccezioni fino a 60 giorni (settore sanitario), pena interessi di mora dell’8%! La direttiva riguarda anche i pagamenti tra imprese private che, salvo diverse pattuizioni fra le parti, devono avvenire entro 60 giorni. Chiara la motivazione di fondo  della direttiva: dare ossigeno alle asfittiche casse delle imprese e accendere il motore della produttività, riducendo i tempi di attesa dei pagamenti e il conseguente rischio di fallimento delle imprese. In tutta l’Unione europea i fornitori sono pagati in ritardo con effetti gravi e dannosi! Si perdono posti di lavoro, si esce dal mercato, peggiora la crisi.  Una prassi  che costa non poco in termini di liquidità finanziaria, con ricaduta sui costi di gestione e sulla stessa competitività. Pagare in ritardo significa creare ostacoli alla libera circolazione di merci e servizi nel mercato unico alterando la concorrenza. Gli oneri amministrativi e finanziari  che ne derivano intralciano il commercio transfrontaliero. Le PMI e il settore artigiano sono i più vulnerabili, i primi a  chiudere i…battenti. Particolarmente eloquente il rapporto fra gli operatori commerciali e la P.A. Finlandia 24, Germania 36, Francia 65, Portogallo 139, Spagna 160, Grecia 174, Italia 180. Nessun riferimento allo spread!  I numeri indicano  i giorni che in media la Pubblica Amministrazione  impiega  in Europa per pagare i propri fornitori. Emblematica la situazione del Belpaese. In tempi in cui il dibattito politico ruota attorno all’austerity, al taglio delle spese, alla lotta all’evasione può apparire paradossale ricordare che lo Stato è il primo a essere fortemente moroso con i suoi fornitori, un debitore di lungo termine! L’indebitamento commerciale della Pubblica amministrazione in Italia  a fine 2011, secondo le ultime stime della Banca d’Italia, ammonta a circa 80 miliardi, pari cioè al 5% del PIL! Una situazione abnorme. Qualsiasi politica seria per uscire dalla crisi e rilanciare la competitività delle nostre imprese deve partire, prima di tutto, proprio dall’eliminazione di questa stortura economica. La Commissione europea  sta fornendo alle imprese gli strumenti necessari per…voltare pagina. Attraverso la “campagna contro i ritardi di pagamento”  intende promuovere un’azione di sensibilizzazione su un fenomeno che sta minando alla base il corretto funzionamento del mercato. Gli eventi in programma (giornate d’informazione, convegni, tavole rotonde, interventi sugli organi di stampa), con la partecipazione di operatori e relatori comunitari,  offriranno un’occasione di scambio delle migliori pratiche e aiuteranno le imprese ad affrontare i problemi. La Campagna europea si rivolge in primis alle organizzazioni che rappresentano le PMI, ai responsabili politici nazionali o regionali, alle camere di commercio, alle associazioni di categoria, alle autorità giudiziarie per far conoscere in concreto una direttiva che conferisce nuovi e importanti diritti alle imprese europee nelle transazioni commerciali. Certezza dei pagamenti, riduzione dei costi di gestione, maggiore trasparenza nella competitività. Un atto di civiltà giuridica che uniforma le regole di mercato in Europa a tutela soprattutto delle medie e piccole imprese.  Una risposta ai troppi silenzi del Legislatore nazionale!...

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IL  PATTO  SALVA – EURO

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

“Unione di bilancio” per  fermare il contagio dei debiti  –  “Regola  aurea” del pareggio  –         Lo strappo della Gran Bretagna –  Il problema del rilancio dell’economia –  Europa a due velocità.  A venti anni da Maastricht, punto di partenza del progetto della moneta unica, l’Europa  è divisa come allora, senza una governance politica, senza una bussola.  Un’ Unione basata su una moneta comune ma con sovranità multiple. E questa fragilità istituzionale ha segnato l’ultimo vertice europeo di Bruxelles: sul tappeto la crisi del debito che da tempo scuote la zona euro. Una crisi che parte da lontano, proprio da Maastricht, da quel Trattato firmato nella cittadina olandese che, a supporto di una moneta unica, non ha previsto una unica gestione del bilancio pubblico dei Paesi dell’eurozona. Politica monetaria e politica di bilancio sono legate a doppio filo: una finanza pubblica  che accumuli deficit e  debiti ingenera sfiducia, “infetta” la moneta, favorisce l’inflazione. La moneta unica può funzionare solo se anche il Paese è unico, se decisioni comuni presiedono sia alla gestione della moneta che alla gestione dei bilanci pubblici. Nell’area dell’euro c’è una sola moneta e 17 politiche di bilancio non coordinate fra loro! La grande recessione economica ha fatto aumentare i deficit pubblici e ha messo a nudo il problema della moneta unica, orfana di una comune politica di bilancio espressione di una  Unione politica con un’ azione di governo autonoma rispetto ai singoli Stati. Meno sovranità e più comunità, dunque! In tale prospettiva, il Consiglio europeo di dicembre avrebbe dovuto ridisegnare l’assetto istituzionale fissato a Maastricht e recepito dal Trattato di Riforma di Lisbona del 2007.  Ma, nonostante la gravità della crisi sempre più invasiva, ancora una volta è prevalsa la politica degli interessi nazionali, con una lettura miope della storia. Nessuna riforma dei Trattati, fortemente auspicata dai mercati, ma, a causa dell’opposizione della Gran Bretagna, un accordo intergovernativo fra i Paesi dell’Ue. E’ nata l’ “Europa a due velocità” per fare ordine nella finanza pubblica europea. Sono state definite una serie di misure per  rafforzare la disciplina di bilancio, migliorare l’integrazione economica, potenziare gli aiuti finanziari generati per la crisi del debito. E’ andata in scena da parte della … perfida Albione la politica del ricatto. Per accettare la riforma dei Trattati Londra, a difesa della City, ha chiesto l’unanimità per tutte le decisioni relative ai servizi finanziari, punto dolens dell’Ue. Una condizione inaccettabile. Tuttavia, lo “strappo” con la Gran Bretagna potrebbe rivelarsi un’occasione per rinvigorire la coesione tra i Paesi della moneta unica. Il processo di unificazione politica dell’Europa si è liberato forse di un fardello pesante che più volte ha impedito di volare verso gli Stati Uniti d’Europa…. Con l’obiettivo di rassicurare i mercati sulla solidità della zona euro è stato varato il “patto fiscale europeo” con la “regola aurea” del pareggio di bilancio  da inscrivere nelle Costituzioni nazionali e la previsione di sanzioni in caso di deficit superiore al 3%.  Un salto di qualità nel monitoraggio dei conti pubblici e nel controllo reciproco fra i Paesi della zona euro. Resta l’amaro in bocca per un patto intergovernativo e non comunitario. Non è il trasferimento di sovranità dalla periferia al centro che la Germania avrebbe voluto per meglio controllare, attraverso istituzioni sovranazionali, le politiche dei singoli Stati membri,  ma è pur sempre, attraverso la convergenza di bilancio, un passo in avanti verso il ”fiscal compact”, la fiscalità compatta auspicata dal Presidente della Bce, Mario Draghi.  Un patto economico per i Paesi dell’area euro per “imbrigliare” tutti i suoi membri in una disciplina ferrea su risanamento dei conti pubblici e riforme strutturali e mettere quindi...

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