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IL NOVECENTO INDUSTRIALE DEL VARESOTTO

Posted by on Ago 30, 2026 in La nostra Società | Commenti disabilitati su IL NOVECENTO INDUSTRIALE DEL VARESOTTO

Le vie di una città non servono soltanto a raggiungere una destinazione. Alcune raccontano una storia, ricordano un evento, un personaggio, custodiscono una memoria, indicano simbolicamente una “strada da seguire”. Fagnano Olona da giugno, su proposta dell’Associazione Enrico Dell’Acqua di Busto Arsizio, condivisa con particolare sensibilità dal Prefetto di Varese, Salvatore Pasquariello, ne possiede una in più: quella dedicata al Cavaliere Giannino Landoni, imprenditore che ha saputo trasformare il talento meccanico, la tenacia e la visione internazionale in una straordinaria esperienza industriale e umana. Non si tratta soltanto di ricordare il fondatore della Meca, azienda che ha portato il meccanotessile italiano sui mercati di decine di Paesi, persino in Cina e nella ex Unione Sovietica, depositando brevetti e contribuendo al prestigio del Made in Italy.  Significa riconoscere il valore di una generazione di imprenditori che, partendo spesso da condizioni modeste, hanno costruito con il lavoro imprese solide, creando occupazione, innovazione e sviluppo. Imprenditori che hanno scritto pagine importanti nella storia dell’industria italiana. La vicenda umana di Giannino Landoni è quella proprio di un self made man d’altri tempi. Si presta a essere letta non solo come la storia di un brillante imprenditore, un mecenate silenzioso, ma come il trait d’union fra le tre età dello sviluppo industriale nel Varesotto: -l’età dei pionieri e della prima industrializzazione rappresentata da Enrico Dell’Acqua, Trolli, Macchi, Caproni, Cantoni, Borgomaneri, Clerici, Bonomi, Bassetti, Bellora, Ponti che alla fine dell’Ottocento aprono i mercati internazionali quando ancora non esistevano comunicazioni e infrastrutture globali;  -l’età dei costruttori del grande Novecento industriale cui appartiene Giannino Landoni, capitano d’industria della Valle Olona, che nel secondo dopoguerra trasformò il saper fare manifatturiero italiano in un’eccellenza esportata nel mondo. E con Landoni gli altri imprenditori del “Pantheon dell’imprenditoria” del Novecento: Borghi, Agusta, Comerio, Bandera, Mazzucchelli, Maino, Tonetti, Castiglioni, Borri, Tosi, Ferrario, Missoni. Imprenditori che prendono l’industria uscita dalla guerra e la portano dentro il grande ciclo espansivo italiano, consolidandola sui mercati internazionali. Un tessuto imprenditoriale antico e articolato che trova conferma nella stessa storia dell’associazionismo industriale varesino: già nel 1914 nasceva la Federazione degli industriali del gallaratese, nel 1917 quella degli industriali bustesi e nel 1923 l’associazione degli industriali del Circondario di Varese. E oggi Varese continua a essere caratterizzata da quella che Confindustria definisce una “forte vocazione all’imprenditoria e al manifatturiero”, nel solco dei protagonisti del Novecento, i precursori del Made in Italy nel mondo; -l’età della conoscenza, quella attuale, nella quale il vantaggio competitivo, la forza produttiva, la superiorità di mercato in un mondo globalizzato dipendono sempre più da ricerca, digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità e capitale umano. Cambiano gli strumenti ma, sulla scia luminosa dei costruttori del grande Novecento, non cambia la qualità più preziosa: la capacità di immaginare il futuro prima degli altri e di costruirlo con il lavoro, l’ingegno, la responsabilità. In questa prospettiva, l’intitolazione di una via non celebra semplicemente un uomo, ma racconta la continuità di una cultura imprenditoriale che ha saputo rinnovarsi senza rinunciare ai propri valori. Indica alle nuove generazioni una strada da seguire nel segno del coraggio della visione, della centralità della conoscenza, della innovazione continua, del valore del territorio e delle sue radici. In un momento particolarmente difficile, caratterizzato a livello globale da un contesto internazionale sempre più incerto e bellicoso, dove si profila minaccioso uno scontro per un nuovo ordine mondiale, ricordare le storiche testimonianze imprenditoriali del passato serve per ritrovare la bussola morale e civile, ridisegnare un mondo diverso, nella consapevolezza che l’impresa non è soltanto produzione di ricchezza, ma anche momento di incontro e di sviluppo economico e...

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IL NUOVO LOOK DELL’EURO

Posted by on Lug 27, 2026 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su IL NUOVO LOOK DELL’EURO

IL NUOVO LOOK DELL’EURO

Gli Euro si rifanno il look. A quasi 25 anni dalla storica prima emissione del 2002, le banconote delfuturo, superando la originaria scelta “ecumenica” di ponti e architetture generiche, riproporrannopersonaggi nazionali presenti nel patrimonio culturale di tutti gli europei nell’intento di incarnarel’autentico spirito europeo con la sua eredità di valori comuni, fondata su libertà, cultura e scienza.Rappresentare cioè l’unità ideale dei popoli aldilà delle differenze nazionali. Oltre alla “culturaeuropea”, l’altro tema individuato da una giuria internazionale della Bce tra le oltre 1200 proposteesaminate è quello di “Natura: fiume e uccelli”: da una parte il genio di singole persone che hapermesso di rendere il Vecchio Continente la culla del sapere, dall’altra la natura, delicata einsieme selvaggia, che porta con sé una libertà senza confini.I dieci design finalisti per le nuove banconote, divisi fra i due macro-tema selezionati, sono statipresentati a Francoforte, nella sede della Banca centrale europea, alla presenza della PresidenteCristine Legarde: “Le banconote in euro sono più di un mezzo di pagamento, sono una delleespressioni più tangibili dell’Europa. Attraverso design che uniscono bellezza e significato,rafforzeranno la nostra identità condivisa.”Sono sei i grandi nomi della cultura selezionati come rappresentanti dell’immensa storia culturaleeuropea: Maria Callas, soprano greco-statunitense, il compositore tedesco Ludwig van Beethoven,la scienziata premio Nobel polacco-francese Marie Curie, lo scrittore spagnolo Miguel deCervantes, il genio italiano Leonardo da Vinci e l’austriaca Bertha von Suttner, premio Nobel per lapace. La seconda proposta, legata alla natura, segue invece un filo conduttore completamentediverso. Ogni banconota racconta una fase del corso di un fiume europeo, dalla sorgente al mare,accompagnata da una specie di uccello rappresentativa dei diversi ecosistemi. Sul retro trovanoinvece spazio alcune delle principali istituzioni dell’Unione europea, dal Parlamento allaCommissione, dalla Bce alla Corte di Giustizia, fino al Consiglio europeo e alla Corte dei Conti.Spetterà ai cittadini dell’Unione europea, recandosi sul sito della Banca centrale europea(https://surveys.ecb.europa.eu/10b/neweuro/), votare il restyling che preferiscono: cultura europeao natura? “Tutti i cittadini europei sono ora invitati a fare sentire la propria voce”, ha dichiaratoCristine Legarde. Il sondaggio online resterà aperto fino al 21 settembre 2026, mentre una societàindipendente realizzerà una consultazione parallela su un campione rappresentativo dellapopolazione dell’area euro. I risultati delle due rilevazioni, insieme alle valutazioni tecniche e alparere della giuria, saranno valutati dal Consiglio direttivo della Bce per la scelta finale, attesaentro la fine dell’anno. La nuova serie di banconote non rappresenta soltanto un cambiamentografico, la Bce abbandona infatti la filosofia adottata venticinque anni fa, quando le banconotefurono disegnate dall’artista austriaco Robert Kalina con ponti, finestre e portali immaginari perevitare di privilegiare monumenti o simboli di uno Stato membro rispetto a un altro. Le futurebanconote, invece, attraverso grandi uomini o angoli di natura racconteranno una storia vera,luoghi di cultura, spazi di reale condivisione. Oltre al diverso aspetto grafico, la nuova serie punteràsu standard più elevati di sicurezza per contrastare la falsificazione oltre a favorire una miglioreaccessibilità per le persone con disabilità visive. L’immissione in circolazione delle nuovebanconote in euro è prevista negli anni successivi, le precedenti serie in euro manterranno ilproprio valore legale e continueranno a circolare insieme alla nuova serie.Per l’Eurosistema un salto in avanti, “un’azione a lungo termine volta a garantire che il contanteresti un mezzo di pagamento sicuro, efficiente e vicino ai cittadini, preservando la loro libertà discegliere come pagare”. Senza perdere di vista, ovviamente, lo scopo principale: la stabilità...

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FISCO, SI VOLTA PAGINA

Posted by on Lug 12, 2026 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su FISCO, SI VOLTA PAGINA

FISCO, SI VOLTA PAGINA

Dopo quarant’anni dall’approvazione del Testo Unico delle imposte sui redditi del 1986, il sistematributario si avvia verso un profondo cambiamento. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficialedel Decreto legislativo n.117 del 19 giugno 2026 approda nel nostro ordinamento il nuovo TUIR,applicabile dal 1° gennaio 2027, in attuazione della legge delega votata nel 2023 con l’intento di“riordinare e coordinare l’impianto vigente semplificando la disciplina fiscale”. Il Testo unico varatodal Governo si inserisce all’interno di un processo di riorganizzazione della materia fiscale, al paridegli altri testi unici già pubblicati tra cui, da ultimo, il Testo unico in materia di imposta sul valoreaggiunto, e l’ultimo in corso di approvazione relativo a “adempimenti e accertamenti”In linea con i principi e i criteri direttivi stabiliti dalla delega fiscale del 2023, il nuovo Testo unico,previa abrogazione delle disposizioni incompatibili ovvero non più attuali, provvede alla puntualeindividuazione delle norme vigenti organizzandole per settori omogenei e al loro coordinamentoapportando le necessarie modifiche, migliorandone la coerenza giuridica, logica e sistematica.Obiettivo è quello di rendere più organica e facilmente consultabile una normativa che, nel corsodegli anni, è stata modificata da numerosi interventi legislativi. Nessuna revisione della disciplinatributaria, ma attraverso un processo di semplificazione la raccolta in un unico corpus delle normeesistenti, adeguandole agli interventi normativi degli ultimi anni.Un Testo unitario, aggiornato e più agevole da consultare. La raccolta delle norme in un unicoimpianto consente di ridurre la frammentazione della disciplina e offre una base più ordinata per ifuturi interventi modificativi previsti nell’ambito della riforma fiscale. Per contribuenti, imprese eprofessionisti il principale effetto è la disponibilità di un riferimento organico per l’applicazione delleregole relative a tassazione delle persone fisiche, tassazione delle società, regimi speciali, rapportiinternazionali, imposizione minima globale. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo (nella foto),deus ex machina della riforma, ha dichiarato: “E’ un intervento strutturale che rafforza la qualitàdella nostra legislazione tributaria, un risultato che, come governo Meloni, rivendichiamo conorgoglio, consapevoli del grande percorso avviato tre anni fa e che porteremo a compimento entrola fine della legislatura.”La struttura del nuovo Testo, composto da 377 articoli, è organizzata sistematizzando i vari regimiesistenti tenuto conto, in primis, del soggetto passivo dell’imposta (persone fisiche e giuridiche) edistinguendo le disposizioni generali da quelle speciali. In particolare, delle quattro parti di cui sicompone, la prima è dedicata alle disposizioni generali che riproducono la struttura e le norme delprevigente Tuir, nella seconda e nella terza parte sono confluite, rispettivamente, le disposizionispeciali già contenute in altri corpi normativi e quelle in materia di fiscalità internazionale. Alledisposizioni finali e transitorie è dedicata l’ultima parte del Testo unico.Si volta pagina, dunque. Da tempo si avvertiva la necessità di un fisco semplificato perfronteggiare un’inflazione legislativa che produce incertezza e confusione. Tante norme (più dicentodiecimila in vigore!) che, a volte in modo contraddittorio, regolano la stessa materia. Unaproliferazione della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo dellalegislazione tributaria ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio dellacertezza del diritto, divenuta una chimera! Tanti ostacoli sulla strada della trasparenza fiscale:problemi interpretativi, incertezze operative e scorie burocratiche accompagnano quotidianamentecontribuenti e professionisti. Interventi spot, proroghe estemporanee, a conferma di un sistematributario imperfetto nei suoi meccanismi operativi, nelle sue procedure, nei suoi strumenti dicontrollo. La strada è tracciata: operare in un quadro normativo chiaro e definito significalegittimare all’interno del sistema tributario il necessario rapporto di fiducia e collaborazione tracittadino e fisco, cardine del vituperato “Statuto del contribuente”. Semplicità, certezza ed equitàper l’affermazione del dovere fiscale, principio sancito dall’art. 53 della Costituzione, checostituisce il fondamento sul quale regge l’organizzazione dello Stato moderno. Una sfida di...

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BREXIT, DIECI ANNI DOPO

Posted by on Giu 23, 2026 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su BREXIT, DIECI ANNI DOPO

BREXIT, DIECI ANNI DOPO

Una pagina di storia che si riapre. Sono passati dieci anni dal referendum del 23 giugno 2016 che decretò lo strappo del Regno Unito dall’Unione europea. Con il 51,9% si concretizzò la volontà popolare che chiuse la lunga stagione delle ambiguità iniziata nel 1973 con l’ingresso nella Ue della Gran Bretagna, una storia tormentata, una convivenza difficile. Una presenza ingombrante quella del Regno di Sua Maestà, da sempre “con i piedi in Europa ma con la testa oltre Oceano”. Un partner critico, arrogante nelle sue incessanti rivendicazioni sovrane, geloso del crescente potere politico ed economico di alcuni dei Paesi fondatori dell’Unione.   Con un Pil alla fine degli Anni Cinquanta fra i più bassi d’Europa e il tasso di disoccupazione tra i più alti, Londra puntò sull’Europa e indirizzò la domanda di adesione all’allora Cee che venne rifiutata in due occasioni prima di essere accolta. Un matrimonio d’interessi condotto spesso sul filo del compromesso istituzionale, a difesa di una posizione di privilegio: una prima volta nel 1984 quando la Lady di ferro, Margaret Thatcher, pretese dalla Comunità europea il riconoscimento della clausola “our money back”, la restituzione dei contributi versati per la politica agricola comune (Pac). Ancora più clamorose la presa di posizione britannica nel 1988 contro la “federalizzazione” dell’Europa nonché l’opt-out, l’uscita dalla moneta unica, dalla Convenzione di Schengen e dal social chapter. Una partecipazione comunitaria del tutto singolare quella britannica. Uno stravolgimento del pensiero di Winston Churchill che all’Università di Zurigo, all’indomani della Seconda guerra mondiale, auspicava la nascita degli “Stati Uniti d’Europa”. Un auspicio neutralizzato dalla miopia storico-politica del suo “nipotino”, il premier David Cameron. Brexit fu infatti il risultato di un uso strumentale e irresponsabile del voto referendario voluto da Cameron per rispondere agli attacchi alla sua leadership in forte calo di consensi. Strategia sbagliata per un referendum non preceduto da un serio dibattito. Ne pagò le conseguenze il suo successore, il gigionesco ex Sindaco di Londra Boris Johnson nei lughi difficili negoziati con Bruxelles per regolamentare l’uscita del Regno Unito dall’Ue, avvenuto ufficialmente alla mezzanotte del 31 gennaio 2020.   L’orologio della storia del Vecchio Continente si fermò nella convinzione che, per arginare ogni asimmetria socio-economica, le soluzioni nazionali funzionano meglio di quelle europee. Furono portate indietro nel tempo le lancette della ragionevolezza e dello spirito unitario dei Padri fondatori dell’Europa che, dopo i lutti e le distruzioni della Seconda guerra mondiale, disegnarono per i popoli del Vecchio Continente un comune percorso di pace e di progresso, lontano dalle divisioni belliche del passato segnate da sanguinosi nazionalismi e totalitarismi. Un’Europa unita, l’Europa delle comuni radici storiche e culturali, espressione degli stessi ideali e degli stessi principi di una millenaria civiltà, risposta vincente a emergenti autocrati. In un mondo globale, Brexit segnò l’anacronistico ritorno allo “splendido isolamento”. Il “grigio fumo” di Londra iniziò così a ingiallire il quadro geopolitico europeo che aveva preso forma con i colori della speranza del dopoguerra. Fu pomposamente proclamato l’Indipendence Day, ma il futuro non è stato più quello dei tempi in cui Londra regnava sui mari da incontrastata grande potenza. Frantumato il sogno di una comune casa europea, con il timore di un “effetto domino” esportato oltre Manica, il risultato del referendum ha generato volatilità finanziaria della sterlina, vincoli doganali, economia ingessata, crescita economica al ribasso, crisi del settore immobiliare e turistico, imprese e investitori in fuga, caduta del tasso di occupazione con effetti negativi in primis sulle classi sociali meno abbienti che, ingenuamente, sposarono la causa Brexit dei pifferai populisti, nel segno di un anacronistico nazionalismo. Corrette le previsioni di lungo termine degli economisti. Un day after da...

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MARIO DRAGHI E IL FUTURO DELL’ EUROPA

Posted by on Mag 21, 2026 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su MARIO DRAGHI E IL FUTURO DELL’ EUROPA

MARIO DRAGHI E IL FUTURO DELL’ EUROPA

Significative coincidenze della storia che fanno riflettere, presagi di nuovi scenari digovernance globale. Mentre a Pechino si svolgeva il vertice fra il presidente degli StatiUniti Donald Trump e il presidente della Cina Xi Jimping, le due superpotenze che stannomettendo in difficoltà l’Europa, nello stesso giorno Mario Draghi, ad Aquisgrana, inoccasione della consegna del premio europeo Carlo Magno, ha strigliato forte l’Europa: “ilmondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più, dal 1949 perla prima volta siamo davvero soli”. Parole segnate da forti preoccupazioni sul futurodell’Europa rapportate al tema della crescita economica e della sicurezza. Inquietudini giàespresse in più occasioni dall’ex Presidente della Bce, fin dal suo rapporto sullacompetitività del 2024 e aggiornate con la mappa dei pericoli che incombono. Tra questi,l’evidente distanza che separa le due sponde dell’Atlantico, la minaccia dell’invasivitàcinese sui mercati mondiali, in particolare su quelli europei dopo la guerra dei dazi diTrump, e l’ostilità bellica della Russia. Un vaso di coccio tra tre vasi di ferro.Molte le sfide che si aprono sullo scacchiere mondiale, tra queste prende un rilievocrescente quella della difesa, un tema trascurato da anni e oggi in forte fase di ripresa conpericolosi cambiamenti già in corso. Entro la fine di questo decennio, la sola Germaniaspenderà in armamenti, approssimativamente, quanto la Russia dello zar Putin spendeper la sua economia di guerra. Queste considerazioni inducono Draghi ad aggiornare lestime sulle necessità finanziarie dell’Europa: da 800 miliardi di euro a 1200 miliardi di eurol’anno la spesa strategica aggiuntiva con gli impegni in materia di difesa. Obiettivo di fondo“dimostrare che l’Europa può di nuovo trasformare la crisi in unione”, per raggiungere ilquale l’Ue, secondo Draghi, deve muoversi lungo quattro direttrici: “finanziare latransizione energetica, difendere il proprio continente, costruire le industrie dell’era digitalee sostenere le società che invecchiano”. Lo deve fare senza più l’ombrello americanochiuso da Trump con uno schiaffo alla storia, partendo dalla soluzione di tre vulnerabilità:l’esposizione alla domanda esterna, frutto della incapacità di costruire un mercato internoper i 450 milioni di abitanti dell’Unione sufficientemente ampio (“il commercio nell’areaeuro in percentuale del pil è pari al 55%”), la dipendenza energetica (“dipendiamodall’America per il 60% delle nostre importazioni di gas naturale liquefatto”), il ritardotecnologico, certamente il punto più grave, con l’intelligenza artificiale che rappresenta lasfida più urgente da affrontare.Le decisioni che l’Europa deve prendere “non possono più essere contenute dentro ilquadro istituzionale che abbiamo ereditato”. Va costruito dalle fondamenta un nuovoassetto. Per Draghi l’Europa a 27 spesso non riesce a decidere, perché tutto viene diluitoda procedure e compromessi, servono meno lacci e lacciuoli e “più capacità di decisionepolitica”. La risposta a questa miopia istituzionale sta in un forte cambiamento: “permettereai Paesi che vogliono avanzare di farlo per creare cooperazioni che diano risultati rapidi econcreti”. E’ l’idea di un “federalismo pragmatico”: non l’utopia degli Stati Uniti d’Europa,non una riforma dei Trattati che richiederebbe anni di negoziati e l’unanimità dei 27, nonun’unione di intenti su ogni singola riforma che paralizzano l’Europa, ma qualcosa di piùfunzionale rispetto ai problemi contemporanei. Gli europei devono imparare a esercitare ilpotere insieme se vogliono preservare i propri valori, perché un’Europa politicamente unitanon può che rappresentare un ostacolo al vassallaggio politico-militare in cui il nostrocontinente si è trovato nei confronti degli Usa a partire dal 1945. Mario Draghi, dopo il famoso “Whatever it takes” pronunciato a Londra nel 2012 a difesadell’euro, ha consegnato ad Aquisgrana all’Unione europea un’altra frase storica: “Alonetogether”, “soli insieme”. Una dichiarazione programmatica per salvare l’Ue nella partitapiù difficile della sua esistenza, un accorato appello per rilanciare attraverso una profondatrasformazione politica il progetto di un’Europa finalmente padrona del proprio destino,libera da padrini e...

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