Posts made in Febbraio 11th, 2015

L’ EURO  E’  IN  CRISI? Unione politica dell’ Ue e Governo economico per il futuro della moneta unica

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 5 comments

L’ EURO  E’  IN  CRISI? Unione politica dell’ Ue e Governo economico per il futuro della moneta unica

L’Unione monetaria può essere sicura solo se si arriva all’Unione politica. Non ci sono scorciatoie. E’ questo il messaggio che arriva dalle turbolenze dei mercati che stanno mettendo a dura prova la tenuta di Eurolandia. A essere in crisi non è l’euro! Ha dietro un mercato di circa 450 milioni di persone, economie che nonostante le tante difficoltà del momento rimangono forti. In questi dodici anni, come ha commentato sul Corriere Mario Monti, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. “E stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro.”  Gli attacchi speculativi  che stanno creando gravi tensioni in Europa non sono contro l’euro, ma si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi dell’eurozona che sono gravati da alto debito pubblico con il timore di un pericoloso effetto domino. Il problema dell’euro consiste nell’essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca capace di garantire un intervento illimitato in caso di difficoltà. Una banderuola al vento. E’ il difetto di origine, l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, senza il sostegno di una vera politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. Manca cioè un Governo dell’economia europea espressione di una governance politica unitaria. Una situazione di grande volatilità che rischia di polverizzare il lungo e faticoso processo di integrazione monetaria del Vecchio Continente. Il futuro della moneta unica e quindi dell’economia dell’area euro richiede una soluzione europea soprattutto in termini politici. Negli ultimi mesi la scarsa chiarezza delle istituzioni comunitarie ha costretto la Bce a supplire al ruolo guida della politica economica, come dimostra la lettera per suggerire le riforme inviata al Governo italiano.  La strada per disinnescare la crisi del debito sovrano e ridare fiducia a mercati e risparmiatori passa dunque attraverso un rilancio della costruzione politica dell’Europa. Una strada però che si presenta non facile a causa dei soliti particolarismi nazionali e delle resistenze franco-tedesche. L’unità dell’Europa era più facile da difendere per i nostri predecessori: c’erano l’esperienza della guerra e la divisione del continente, la Guerra Fredda. Il loro superamento attraverso l’integrazione comunitaria era una motivazione forte per volere l’Europa. Questo oggi non c’è più. L’Europa per i giovani di oggi, ma anche per la generazione precedente, è un fatto scontato, una normalità che non si può più motivare con il passato. Oggi abbiamo bisogno di costruire un argomento in favore dell’Europa, che non sia più emotivo ma razionale: quali sono il suo ruolo e il suo compito in un mondo globalizzato? A quali condizioni? E’ questo il quadro storico-politico entro il quale la classe politica europea dovrà muoversi per trovare nuovi equilibri, nuovi stimoli per disegnare, in concreto, il futuro dell’Europa partendo dall’euro e quindi dal sistema economico-monetario che rappresenta: o ci si salva insieme o si precipita tutti, uno dopo l’altro. La salvezza dell’euro dipende anche dall’unità nazionale e dalla coesione politica e sociale che i Paesi europei sapranno dimostrare per una sfida che riguarda tutti. Più cooperazione, più integrazione! Il problema di fondo dunque è quello politico: rivedere in primis il Trattato di Lisbona, frutto di un compromesso dopo la mancata ratifica della Costituzione nei referendum francese e olandese. Maggiori poteri alla Commissione europea e soprattutto un ruolo più pregnante per la Bce il cui obiettivo non è più solo il mantenimento della stabilità dei prezzi ma anche la tenuta del sistema economico-finanziario e il sostegno alla crescita. Tra gli obiettivi prioritari della Banca...

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EURO: DELUSIONE O SPERANZA  Dopo il rigore la crescita e lo sviluppo

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

EURO: DELUSIONE O SPERANZA    Dopo il rigore la crescita e lo sviluppo

La crisi finanziaria ed economica degli ultimi dodici mesi, generata dal blackout tra debiti sovrani e sistema bancario, ha evidenziato nell’area dell’euro una pericolosa asimmetria fra politica monetaria e politica economica. Le turbolenze finanziarie legate all’indebitamento di alcuni Paesi dell’Eurozona hanno messo a nudo i limiti strutturali del sistema europeo: un sistema monetario comune privo di un unico quadro economico, fiscale, di bilancio, e soprattutto politico. Il problema dell’euro consiste nell’essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca in grado di intervenire come prestatore di ultima istanza per salvaguardare la solvibilità dei titoli di Stato. Una banderuola al vento. E’ il difetto di origine, l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, senza il sostegno di una vera politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. Manca cioè un Governo dell’economia europea espressione di una governance politica unitaria, capace di  imporre agli Stati membri il rispetto degli equilibri dei conti pubblici e la realizzazione delle riforme strutturali interne previste dal Trattato di Maastricht Una situazione di grande volatilità che rischia di azzerare il lungo e faticoso processo di integrazione monetaria del Vecchio Continente. La strada per disinnescare la crisi del debito sovrano e ridare fiducia a mercati e risparmiatori passa dunque attraverso un rilancio della costruzione politica dell’Europa. Una strada però che si presenta non facile a causa dei soliti particolarismi nazionali e delle resistenze tedesche. Alla base della crisi c’è una moneta comune ma con sovranità multiple e debiti sovrani incontrollati! Nell’Eurozona una sola moneta ma … 18 politiche di bilancio non coordinate fra loro! Una situazione anomala che ha causato una grave frammentazione del mercato finanziario e la “polverizzazione” della politica monetaria con una pericolosa ricaduta sulla tenuta del sistema. E il salvataggio dell’euro ha comportato politiche di austerità particolarmente “aggressive”.  Un mix di rigore fiscale e finanziario imposto da Bruxelles per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. Ma che ha causato una recessione economica con il crollo della produzione e dei livelli occupazionali. E per l’Italia, al di là di qualche debole  segnale di ripresa, è forte il rischio “deflazione” che potrebbe aggravare la recessione in atto con la  conseguente caduta dei prezzi e della redditività delle imprese. Stop al rigore senza crescita e sviluppo! Rivedere con realismo i vincoli di bilancio, in primis il “Fiscal compact”, un pericoloso freno per la ripresa economica. L’euro e l’Europa rischiano di diventare la bandiera dei risentimenti, dei disagi sociali, del populismo, della facile demagogia. L’Europa è vista come il feroce guardiano dei conti pubblici nazionali, il fautore di tasse e balzelli. Salvare l’euro è una questione irreversibile! In una economia globalizzata, l’euro è un punto di non ritorno! Nessuno oggi può permettersi il lusso di affondare la moneta unica e illudersi di uscirne indenni. Nemmeno la grande Germania che continua a esportare oltre il 60% nell’Unione e a detenervi il grosso dei suoi sei mila miliardi di assets esteri!  L’uscita dall’euro e un ritorno alla sovranità monetaria nazionale avrebbe forti probabilità di risolversi in una catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in oltre sessant’anni di integrazione europea. Per il nostro Paese sono imprevedibili le conseguenze sul piano economico: disallineamento degli spread, insostenibilità del debito pubblico, esplosione dei costi energetici, illusione di maggiore export, inflazione a doppia cifra!  L’Italia si ritroverebbe nelle condizioni di una … zattera alla deriva nel Mediterraneo, con gravi rischi per la coesione sociale e per la stessa democrazia. La fine dell’euro sarebbe la fine dell’Europa! A...

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QUALE  VOTO  PER  L’EUROPA?

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

QUALE  VOTO  PER  L’EUROPA?

Luci e ombre sul processo di costruzione politica europea  – Una scelta politica responsabile per il   nuovo Parlamento europeo – Sconfiggere la deriva populista e superare la crisi economica – E’ iniziato il conto alla rovescia per le elezioni europee. Dal 22 al 25 maggio, nei 28 Stati membri dell’Ue, si voterà per rinnovare l’europarlamento di Strasburgo: 751 deputati in rappresentanza di circa 500 milioni di abitanti. In Italia, domenica 25 maggio, sono 73 i deputati da eleggere.Un appuntamento elettorale che, nella prospettiva della integrazione politica dell’Europa, dovrebbe costituire un passaggio fondamentale per rafforzare una coscienza europeistica e rilanciare il faticoso processo di costruzione della comune casa europea. Ma, su tutto il continente,  soffia forte il vento dell’euroscetticismo. La crisi finanzia ed economica legata ai debiti sovrani che ha sconquassato mezza Europa ha messo a nudo la debolezza di un sistema monetario senza un’unione politica e fiscale. Sulla strada del salvataggio dell’euro sono risultate aggressive le politiche di austerità imposte dall’Ue per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. Un mix di rigore fiscale e finanziario che ha causato una recessione economica con il crollo dei consumi, della produzione e dei livelli occupazionali. L’Europa paga i suoi ritardi per non aver definito in tempo una strategia imperniata su una reale integrazione economica. Sono anni che lo spirito europeo è andato affievolendosi nelle coscienze dei cittadini e nell’azione dei governanti. Una deriva che ora, a poche settimane dal voto, sta facendo un inquietante salto di qualità: da diffuso stato d’animo si sostanzia in “movimenti” anti-europei  e anti-mercato unico. Si pagano cioè le conseguenze di un’opera incompiuta. L’architettura europea è rimasta a metà. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere e l’agire insieme siano un autentico collante. I Governi nazionali appaiono divisi e privi di volontà comune, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizioni. E sullo sfondo emerge chiara l’incapacità delle istituzioni comunitarie nell’affrontare i problemi economici, sociali e politici di dimensione europea e globale. Istituzioni prive di legittimazione costituzionale sancita dal voto dei cittadini europei. Un’Europa ancora senza una bussola istituzionale, alla ricerca di una propria identità politica, sempre più esposta ai rischi di una prolungata latitanza sul piano internazionale. Con l’aggravante che l’originario spirito unitario con le sue spinte federaliste è stato soppiantato da crescenti pulsioni nazionaliste. L’Europa è vista come il feroce guardiano dei conti pubblici, il fautore di tasse e balzelli, divenendo di fatto la bandiera dei risentimenti e dei disagi sociali. Invece di rafforzare il “progetto europeo” per una governance credibile vicina ai bisogni e agli interessi dei cittadini, si continua a scaricare sull’Europa colpe e responsabilità che sono invece  delle politiche nazionali.  E il recente successo in Francia del Fronte nazionale di Marine Le Pen è un significativo campanello d’allarme: un messaggio di esasperazione populista, di rigetto della politica, di paura dell’Europa. Un’Europa sempre più lontana, irriconoscibile rispetto agli ideali per cui è stata concepita e sognata dai Padri fondatori. Cresce così l’euroscetticismo e con esso un sentimento antieuropeo alimentato da un inquietante populismo, inaccettabile sul piano storico-politico-economico. Non si costruisce così l’Europa del futuro, ma si rischia di evocare i tragici fantasmi del passato!… Che quello di maggio sia dunque un voto responsabile e consapevole per rilanciare  l’Europa dei popoli, fondata su una precisa identità culturale ed economica, fatta di coesione sociale, di qualità e dignità del lavoro, di una visione dei processi economici che riconosce una funzione insostituibile al mercato ma pronta a correggerne e orientarne le dinamiche. L’Europa unita non può essere...

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IL SOGNO DI  DE GASPERI A SESSANT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

IL SOGNO DI  DE GASPERI A SESSANT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

  19 agosto 1954 : a Sella Valsugana, a 73 anni, moriva Alcide De Gasperi, uno dei Padri fondatori dell’Europa, « un  europeo prestato all’Italia ». Con il francese Schuman e il tedesco Adenauer ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una « comunità spirituale di valori e di civiltà ». A sessant’anni dalla scomparsa, la lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un  europeismo  illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo gli anni bui della guerra. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un  processo di unificazione politica. E’ alla Conferenza di Pace del 1946 a Parigi che inizia la storia politica di Alcide De Gasperi al servizio del Paese quando,  davanti ai  ventuno delegati delle Potenze vincitrici, pallido in volto,  con dignità profonda e  l’angoscia nel cuore, pronuncio’ poche ma significative parole  : «Sento che qui tutto è contro di me, tranne la vostra personale cortesia ». Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Rimase al potere otto anni : un periodo di contese e forti tensioni sociali. Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione fu paragonato a Cavour. Coraggiosa  la scelta operata nel maggio 1947 di allontanare dal Governo socialisti e comunisti, dettata  da una precisa esigenza politica : per la ripresa dell’economia, occorreva dare all’Occidente un segnale forte, senza tentennamenti ideologici. Ebbe così inizio la proficua intesa governativa con Luigi Einaudi  per l’attuazione di  quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta. Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall  e le restituì prestigio a livello  internazionale facendola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare.  Con mano sicura, porto’ l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica. La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA , Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segno’ una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della Grande Guerra si trovarono uniti per disegnare , con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace e progresso per l’Europa. Il suo impegno a favore dell’unficazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED). Quando, nell’aprile 1954, l’Assemblea Nazionale francese rifiuto’ di ratificarne il Trattato istitutivo, Alcide De Gasperi, che si avviava alla fine dei suoi giorni terreni, con amareza dichiarò : « Meglio morire che non fare in Europa la Comunità di difesa !» Era per lui la fine di un sogno ! Alcide De Gasperi porto’ nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercito’ mai il potere per il potere. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di  curiali per sentirsi vicino a Dio, cosi’ profonda era la sua religiosità ! La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale, peraltro, come cattolico era creciuto,  convinto assertore della  divisione dei ruoli fra l’Uomo di  Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla scia ...

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CONVEGNO: LA VITA VA VISSUTA E NON VA…BEVUTA!

Posted by on Feb 11, 2015 in Mondo Lions | 0 comments

CONVEGNO: LA VITA VA VISSUTA E NON VA…BEVUTA!

  “La vita come valore: conoscerla, amarla, e apprezzarla sempre! Questa consapevolezza è la vera marcia in più di chi vuole salvare la propria vita ed evitare  lutti e dolori alla propria famiglia”.  In questa dichiarazione, resa fra la commozione generale da Alessio Tavecchio, paraplegico a seguito di un incidente motociclistico a 23 anni,  è racchiuso il film del Convegno “I Giovani e la sicurezza stradale-Le stragi del sabato sera” svoltosi sabato 19 gennaio, presso il Salone Estense del Comune di Varese. Organizzato dai Lions Club Varese Sette Laghi e Lonate Pozzolo Brughiera, in collaborazione con l’Associazione Nazionale della Polizia di Stato e il SAP di Varese e con il patrocinio del Comune di Varese, il Convegno per la rilevanza sociale del tema in discussione, ha registrato una grande partecipazione di pubblico, anche giovanile. Con l’intervento del Governatore del Distretto Lions 108 Ib1, Norberto Gualteroni,  al Convegno hanno portato il loro saluto  il Questore di Varese Danilo Gagliardi, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Alessandro De Angelis, il Direttore Generale dell’ASL di Varese Giovanni Daverio e il Comandante della Polizia locale Antonio Lotito. Per il Comune di Varese è intervenuto l’Assessore alla Polizia locale e sicurezza Carlo Piatti. Nel corso del Convegno, introdotto dall’Addetto stampa distrettuale Antonio Laurenzano e moderato dal Direttore di Rete 55 Matteo Inzaghi, sono state analizzate  -attraverso le otto relazioni in programma- gli aspetti più significativi legati alla stragi del sabato sera. “Una cronaca senza fine, ha commentato Laurenzano. un bollettino continuo di morti  e feriti sulle strade. Tanti ragazzi e ragazze che, nel cuore della notte, andando incontro a un assurdo destino, spezzano tragicamente la loro vita lasciando nella disperazione i propri genitori, derubati di sogni e speranze. E una vita troncata  in giovane età è un problema sul quale interrogarsi.” Nell’aridità dei numeri presentati dalla Commissione europea alla Quarta Giornata della sicurezza stradale, lo scorso luglio a Cipro, emerge una realtà impressionante, fatta di lutti e dolori. Nel 2011, ci sono state in Italia 3860 vittime, 972 delle quali, pari al 25%, con età inferiore ai 30 anni. “In Provincia di Varese, in particolare, pur non registrandosi vittime del sabato sera, nel 2012 sono state ritirate ben 186 patenti per stato di ebbrezza e per guida sotto l’influenza di droga”, ha dichiarato Alfredo Magliozzi, Comandante della Polstrada varesina. Gli incidenti stradali causati da consumo di alcol e di sostanze stupefacenti sono infatti la prima causa della mortalità giovanile. Lo hanno ricordato nei rispettivi interventi Ines Caneponi, Primo Dirigente Medico della Polizia di Stato della Questura di Milano, parlando dell’alcol, “il killer del sabato sera”, e Vincenzo Marino, Direttore del Dipartimento delle Dipendenze ASL di Varese, parlando di “consumo, abuso e dipendenza sostanze stupefacenti”. Il problema di fondo, la sua chiave di lettura, è la prevenzione. E’ su questo terreno che occorre intervenire. Da angolature diverse lo hanno affermato Paolo Soru, Psicologo-Psicoterapeuta, e Don Giorgio Spada, Cappellano della Polizia di Stato. E’ fondamentale ridestare nei giovani i grandi ideali, la passione civile  per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato.  E in questo percorso, la famiglia e la scuola, assumono un ruolo centrale: dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere”, nel segno di una rinnovata “alleanza educativa”. Non  bastano le croci lungo le strade per fermare in tempo il tragico salto nel buio di tanti ragazzi! Bisogna far capire ai giovani che “la vita va vissuta e non…va bevuta!” e che  alla guida di un’auto, si deve dare  “la precedenza alla vita e non alla morte”!...

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