Posts made in Febbraio 12th, 2015

I GIOVANI E LA SICUREZZA STRADALE: LA VITA VA VISSUTA E NON VA … BEVUTA!

Posted by on Feb 12, 2015 in La nostra Società, SliderHome | 0 comments

I GIOVANI E LA SICUREZZA STRADALE: LA VITA VA VISSUTA E NON VA … BEVUTA!

La vita come valore: conoscerla, amarla, e apprezzarla per salvare il proprio futuro ed evitare  lutti e dolori alla propria famiglia. Questa la motivazione di fondo del service nazionale 2012-2013: “I giovani e la sicurezza stradale”. Una cronaca senza fine, un bollettino continuo di morti  e feriti sulle strade. Tanti ragazzi e ragazze che, nel cuore della notte, andando incontro a un assurdo destino, spezzano tragicamente la loro vita lasciando nella disperazione i propri genitori, derubati di sogni e speranze. E una vita troncata  in giovane età è un problema sul quale interrogarsi. Anche se leggermente in calo rispetto agli anni passati, il numero degli incidenti stradali in Italia supera la media europea con un preoccupante indice di mortalità. E il consumo di alcol e di sostanze stupefacenti, secondo il recente rapporto Aci-Istat, sono la prima causa della mortalità giovanile. Un quadro sociale devastante, una fotografia impietosa che mette a nudo la fragilità psicologica di tanti ragazzi. Attraverso un lavoro interdisciplinare, con i Comuni, le ASL , le Forze dell’ ordine, la Scuola, e con le famiglie, il Lionismo intende promuovere la cultura della legalità e della sicurezza stradale e contribuire a  ridurre il numero di morti e feriti sulle strade,  informando i giovani sull’ importanza di modificare comportamenti e abitudini e orientarli verso una guida sicura. Perché il problema di fondo, la sua chiave di lettura, è la prevenzione. I giovani rappresentano oggi l’anello debole di un sistema segnato da una preoccupante deriva morale. Sono figli di una società priva di freni inibitori in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione per rincorrere una vita spericolata, una vita da vivere senza inibizione alcuna. E’ fondamentale ridestare nei giovani i grandi ideali, la passione civile  per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. E in questo percorso, la famiglia e la scuola, assumono un ruolo centrale: dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere”, nel segno di una rinnovata “alleanza educativa”.  Prevenzione, dunque, per una vera “cultura della sicurezza”, perchè non bastano le croci lungo le strade per fermare in tempo il tragico salto nel buio di tanti ragazzi! Bisogna far capire ai giovani che “la vita va vissuta e non…va bevuta!” e che  alla guida di un’auto si deve dare  “la precedenza alla vita e non alla morte”! E i Lions sono impegnati per arginare un doloroso fenomeno...

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IL VERTICE ECOFIN: LA  DEBOLEZZA  POLITICA  ED  ECONOMICA  DELL’UNIONE  EUROPEA

Posted by on Feb 12, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

IL VERTICE ECOFIN: LA  DEBOLEZZA  POLITICA  ED  ECONOMICA  DELL’UNIONE  EUROPEA

Coordinare le politiche monetarie e fiscali – Investimenti per finanziare la crescita – Il nodo delle  riforme strutturali. Brancola nel buio la ripresa economica in Europa. Il PIL dell’eurozona continua a oscillare intorno allo zero e l’occupazione è stagnante, a fronte dei 27 milioni di disoccupati! Le previsioni di Bruxelles dicono che nel prossimo decennio la crescita europea media non supererà l’1%. Uno sviluppo che, in assenza di una politica economica condivisa a livello comunitario, non potrà azzerare gli effetti rovinosi della lunga crisi. Ne hanno parlato recentemente a Milano i ventotto ministri europei delle Finanze in occasione della presidenza italiana dell’Unione con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti, sostenere la domanda ed evitare una pericolosa deflazione in Europa.  L’eurozona ha bisogno di una domanda interna più forte per uscire dall’indebitamento. Si è rafforzata l’idea che la crescita passa necessariamente attraverso il potenziamento del ruolo della BEI (Banca europea per gli investimenti) nella consapevolezza che il sostanziale immobilismo sugli investimenti comuni non è estraneo alla stagnazione europea. Si ipotizza un piano d’interventi da 300 miliardi di euro sollecitato dalla Commissione Ue, oltre a un migliore utilizzo dei fondi europei con un fondo comunitario ad hoc per progetti orientati alla crescita. Le difficoltà sono complesse e le preoccupazioni motivate. Torna a galla il problema di sempre: la mancanza di una precisa identità federale dell’Unione. Il nodo di fondo da sciogliere non è tanto la convivenza tra una Germania forte e una “periferia” europea debole, ma la debolezza dell’Unione nel suo insieme, la mancanza di una visione unitaria del progetto di integrazione economica e politica del Vecchio Continente. Per l’Unione è giunta l’ora della svolta! Serve un’azione tempestiva che faccia ripartire l’economia.  Va disegnato un piano d’azione che coordini politiche monetarie e fiscali. Il percorso è difficile perché comporta un’intesa tra un’autorità federale indipendente, la Bce di Francoforte, e diverse autorità nazionali di bilancio, i governi, in continuo disaccordo. La crisi economica mette l’Europa dinanzi a un bivio: scegliere la strada nazionale che limita lo spazio di manovra anche nel campo degli investimenti per l’elevato indebitamento di molti Paesi o  un’azione comunitaria basata su un debito aggregato assai minore, e  quindi con maggiore margine di manovra. A Milano il vertice Ecofin ha individuato una strategia comune ben precisa: una politica monetaria, misuratamente espansiva, anche se da sola non basta. Lo ha ribadito il Presidente della Bce Draghi con la riduzione dei tassi d’interesse. Ci vuole una (coraggiosa) politica fiscale che permetta di rendere più flessibile il patto di stabilità, senza minarne la credibilità. E’ significativa la presa di posizione di Parigi contro il rigore di Bruxelles: “di austerità si muore!” Ma oltre alla politica monetaria e fiscale ci vogliono le riforme strutturali per rimuovere tutti gli impedimenti che, ostruendo i canali dello sviluppo, scoraggiano il flusso dei capitali interni ed esteri. Riforme che in alcuni Paesi, in primis l’Italia, sono indispensabili per aumentare il potenziale di crescita e il grado di competitività sui mercati internazionali. Il piano europeo dello sviluppo sottoscritto a Milano rappresenta un segnale di ritrovata volontà dei Ventotto di andare avanti insieme per restituire all’Europa la crescita e ai cittadini europei la fiducia in un futuro migliore. Passare ora dalle parole ai fatti. (Ott....

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FORMAZIONE E OCCUPAZIONE GIOVANILE IN EUROPA

Posted by on Feb 12, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

FORMAZIONE E OCCUPAZIONE GIOVANILE IN EUROPA

  Quali sono  i valori dei giovani europei, i loro comportamenti, le loro aspettative  rispetto ai grandi mutamenti economici e politici del Vecchio Continente ? Sviluppare un discorso sulla condizione giovanile in Europa è molto difficile, perché il «pianeta giovani » appare una realtà assai variegata e differenziata. La frammentazione e le specificità di molte situazioni non possono essere ricomposte unitariamente per una lettura e una interpretazione lineare del fenomeno. I diversi aspetti sociali collegati alla condizione giovanile in Europa non  si manifestano nello stesso modo nei singoli Paesi : essi dipendono dallo stadio dello sviluppo economico e dai fattori storici e sociologici peculiari alle singoli nazioni. L’Europa infatti è un conglomerato di culture che rifiutano di essere livellate dalle leggi dell’economia e della politica monetaria. Alla base di tutto c’è  una considerazione fondamentale : i comportamenti dei giovani sono riconducibili alla crisi del sistema sociale e politico,  al processo di crescente complessità della societa’ e in particolare allo sviluppo tecnologico che brucia velocemente culture ed esperienze di lavoro in un clima di esasperata competitività. La condizione giovanile nel Vecchio Continente sta subendo in questi anni un forte cambiamento. Il faticoso precesso di ricostruzione di una nuova identità socio-politica dovrà disegnare lo scenario europeo del Ventunesimo secolo per riconsegnare ai giovani il ruolo centrale di « soggetto sociale » in un’ Europa unita,  proiettata verso un futuro di progresso e benessere. Il nodo centrale rimane quello occupazionale. La disoccupazione costituisce in Europa il problema di fondo  rapportato al basso tasso di sviluppo dell’economia europea e, più in generale,  allo scenario internazionale.  Per i giovani l’Europa rappresenta un laboratorio, un cantiere di opportunità per nuovi orizzonti di studio, di apprendimento e di lavoro. E l’inclusione del «programma gioventù»  all’interno delle politiche comunitarie mira ad avvicinare l’Europa ai giovani ed aiutarli a scoprire una dimensione nuova di essere oggi europei, ma soprattutto mira a favorire un loro felice approccio con il mondo del lavoro. Investire in istruzione, formazione e apprendimento permanente di qualità è essenziale. Il legame tra il valore  professionale della forza lavoro e il livello occupazionale è indiscutibile, come dimostrato dai dati Eurostat. La strada è ancora lunga. Vi è ancora un’eccessiva distanza tra la scuola e l’impresa : due mondi che parlano linguaggi diversi e che invece devono cominciare a dialogare per dare  una risposta  comune alla questione giovanile. A Bruxelles si avverte chiara la necessità di dover rivitalizzare profondamente i due canali fondamentali della istruzione e della formazione, la prima intesa in termini di aggregazione dei vari progetti didattico-educativi nazionali, la seconda quale completamento naturale del percorso scolastico.  L’Europa ha infatti bisogno, con la flessibilità del mercato,  di una forza lavoro dinamica in grado di essere rapidamente assorbita dalle nuove realtà produttive, per rispondere alle sfide della globalizzazione economica.  Scuola e mercato del lavoro non sempre si sono incrociati  sulla strada della crescita  dei singoli Paesi dell’Unione anche a causa di scelte di politica interna non certamente lungimiranti. E per una inversione di marcia sul fronte occupazionale, l’Unione europea ha in corso una profonda revisione dei processi legati al lavoro giovanile nella considerazione di fondo che il processo formativo e occupazionale ruota attorno ai concetti di mobilità, interscambi culturali, borse di studio. Il tutto in un’ottica di  superamento della vecchia concezione di “una formazione scolastica iniziale e di un lavoro utile per tutta la vita”. E’ questa la grande sfida dell’Europa del Terzo Millennio per i giovani europei alla quale il Lionismo, nel perseguire i suoi principi fondanti, non dovrà far mancare il proprio contributo nel segno della solidarietà e dell’amicizia fra i popoli....

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LA  CADUTA  DEL  MURO  DI  BERLINO

Posted by on Feb 12, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

LA  CADUTA  DEL  MURO  DI  BERLINO

Una pagina di storia che ha cambiato l’Europa e gli equilibri mondiali –  A venticinque anni dalla storica data della demolizione, sono ancora forti le divisioni socio-economiche nell’Unione europea – Il ruolo della Germania nel processo di integrazione economica e politica –             Quando una data segna la storia! 9 novembre 1989: dopo oltre 28 anni cade il Muro di Berlino che dal 13 agosto 1961 aveva di fatto tagliato in due non solo una città, ma un  Paese, un popolo, un Continente. E’ stato il simbolo della divisione del mondo in due blocchi politici e militari contrapposti: quello americano della Nato e quello sovietico del Patto di Varsavia. Per l’opinione pubblica mondiale fu uno shock, accettato colpevolmente dalle cancellerie occidentali per “salvaguardare la stabilità dei due blocchi in Europa”. Solo dopo, quando le conseguenze inumane della brutale divisione della Germania diventarono sempre più evidenti nella loro drammaticità, si registrarono le prime reazioni. Famosa è rimasta la visita a Berlino del Presidente americano Kennedy durante la quale pronunciò in lingua tedesca, davanti a migliaia di cittadini berlinesi, la storica frase: “Ich bin ein Berlinen”, “Anche io sono un abitante di Berlino”. Drammatico è stato il contributo di sangue a questa follia: centinaia i cittadini dell’Est in fuga verso la libertà uccisi dal fuoco dei soldati di frontiera della Germania comunista, lungo i 112 Km della “striscia della morte”, di cui 43 erano quelli separavano la Berlino Est della Rdt dalla Berlino Ovest. Altri annegarono nelle fredde acque del fiume Sprea che tagliava gli sbarramenti. Soltanto il 9 novembre 1989, in pieno clima di perestrojka propiziata da Michail Gorbaciov, il muro si sgretolava sotto l’assalto di migliaia di persone, a picconate veniva demolito l’odiato regime comunista. Con la caduta del Muro venne restituita la libertà e la dignità a milioni di persone. Le nazioni del blocco comunista tornarono alla democrazia! Era la “rivoluzione di velluto” preludio della riunificazione tedesca del 3 ottobre 1990. Un’operazione fortemente osteggiata dall’allora primo ministro britannico Margaret Thatcher e, inizialmente, dal presidente francese Mitterand per i quali le ombre del passato non erano ancora fugate. Una Germania unita, un “gigante egemone” al centro dell’Europa faceva nuovamente paura! Prevalse la realpolitik: diffidenze e timori si dissolsero dinanzi al disegno della moneta unica in corso d’opera. Ma “da che parte è caduto il Muro?” si è chiesto il quotidiano tedesco Der Spiegel. La Germania economicamente è ancora divisa. Il processo di ripresa economica dell’est è molto lento. Netto il divario tra gettiti fiscali (937 euro pro capite a est, il doppio a ovest) e tasso di disoccupazione: 13% nel 2013 a est contro il 6% dell’ovest! Il Pil pro capite nella ex Rdt è fermo da anni al 66% del livello della parte occidentale. Pur fra evidenti contrasti, la Germania  ha celebrato i 25 anni dalla caduta del Muro. Grandi festeggiamenti a Berlino ai piedi della Porta di Brandeburgo. Ottomila ballons lungo la tragica “frontiera” del passato per rievocare una pagina di storia che cambiò profondamente l’Europa e gli equilibri mondiali. Ma dopo quello di Berlino devono ora cadere i Muri dell’Europa! I muri delle divisioni economiche e sociali all’interno dell’Ue. L’unificazione della Germania ha portato tante opportunità, ha rimosso tanti ostacoli sulla strada del superamento dei blocchi politici del Vecchio Continente, ma ha anche aperto la strada, sul piano finanziario, all’ egemonia tedesca. La moneta unica fa favorito l’economia più grande ed efficiente. Quella di uno Stato che sulle ceneri del suo dramma ha costruito con determinazione il suo riscatto storico, ma che con il suo pragmatismo  sembra aver smarrito il principio...

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TRITON: LA NUOVA MISSIONE EUROPEA NEL MEDITERRANEO

Posted by on Feb 12, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

TRITON: LA NUOVA MISSIONE EUROPEA NEL MEDITERRANEO

Pattugliamento dei confini marittimi dell’Ue per l’emergenza migranti – Clandestinità e legalità.  A un anno dalla tragedia di Lampedusa dove persero la vita 366 persone, il 1° novembre ha preso il via la nuova missione europea nel Mediterraneo: “Triton”. E’ il risultato dell’accordo  tra l’Italia e Frontex, l’agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, con sede in Polonia. Si è aperto così un nuovo capitolo per fronteggiare sul piano umanitario le conseguenze drammatiche dell’instabilità politica e dei sanguinosi conflitti civili in Africa: i viaggi della speranza sulle carrette del mare di tanti disperati in fuga dalla violenza e dalla fame verso una vita degna di essere vissuta.   E’ la (tardiva!) risposta dell’Europa all’operazione italiana “Mare nostrum” che, in dodici mesi,  è riuscita a trarre in salvo circa 100 mila persone e ad arrestare più di 500 scafisti. L’operazione Triton, è stato chiarito a Bruxelles, non è propriamente un’operazione di soccorso e non sostituirà gli sforzi italiani di Mare Nostrum, come avrebbe voluto il Governo italiano. Presidierà le frontiere europee nel Mediterraneo, “area Schengen”, con operatività decisamente  ridotta  rispetto a “Mare nostrum” che ha cessato ogni attività il 31 ottobre. Nonostante i limiti e le incertezze, “Triton”  è un segnale importante, se rapportato alle lentezze e alle carenze della politica europea in materia di immigrazione e asilo.  Il suo successo dipenderà non solo dalle risorse messe a disposizione degli Stati membri. E’ importante che la legislazione comunitaria in materia diventi la cornice di supporto all’operazione. Da questo punto di vista, il rispetto degli Accordi di Dublino, mirati a individuare rapidamente lo Stato membro competente per l’esame della domanda d’asilo, potrebbe rappresentare il primo importante contributo per un’azione efficace.  E’ però auspicabile arrivare a una responsabilità condivisa: oggi ci sono sei Paesi che accolgono il 75% dei rifugiati (Germania, Francia, Svezia, Gran Bretagna, Italia e Belgio). Il decollo dell’operazione non è stato facile. Si è partiti con un budget mensile stimato pari a 2,9 milioni di euro per tutto il 2014, a fronte dei 9,5 milioni spesi dall’Italia con Mare nostrum. “Triton” schiererà ogni mese due navi d’altura, due navi di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei e un elicottero. Otto  i Paesi fornitori di equipaggiamento tecnico e personale: Finlandia, Spagna, Portogallo, Islanda, Olanda, Spagna, Francia e Malta. Ancora più ridotta la pattuglia di quelli impegnati finanziariamente nell’operazione: Francia, Spagna e Germania. Un futuro, dunque,  sul piano operativo tutto ancora  da disegnare. “Triton”, comunque, non sarà la soluzione al problema migratorio nel Mediterraneo. Un problema che presenta inquietanti risvolti correlati  alla legalità e cioè alla immigrazione irregolare. Il tema della sicurezza è da tempo nell’occhio del ciclone con controlli non sempre efficaci. Dell’immigrato si perde spesso ogni traccia. Cresce nell’opinione pubblica europea l’intolleranza verso flussi migratori  privi di una necessaria regolamentazione in entrata, tale da rafforzare la lotta alla clandestinità e ai mercanti di morte che alimentano questo mercato.  Secondo Europol, sono in aumento i clandestini che girano indisturbati per il territorio dell’Unione e che, in assenza di condizioni di vita accettabili, finiscono nella rete della malavita con tutti i fenomeni a essa collegati: microcriminalità, sfruttamento e prostituzione, traffico di armi e droga. Per neutralizzare gli effetti di una immigrazione selvaggia, si attende da anni un intervento legislativo a livello comunitario per assicurare canali più sicuri e legali per l’accesso dei rifugiati alla protezione. Una risposta umanitaria da conciliarsi con la sicurezza  internazionale, il quadro economico-occupazionale  e i valori storici dell’Unione europea.  Arriverà con il semestre  dell’UE a guida italiana? (Ott....

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