Posts made in Febbraio, 2015

9 MAGGIO : GIORNATA  DELL ‘EUROPA

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

9 MAGGIO : GIORNATA  DELL ‘EUROPA

Parigi 9 Maggio 1950: Robert Schuman legge alla stampa, convocata al Quay d’Orsay, sede del Ministero degli Esteri, la seguente dichiarazione. “La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative all’altezza dei pericoli che ci minacciano. Mettendo insieme talune produzioni base saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una Federazione europea”. L’invito di Schuman si concretizzò con la istituzione della CECA, Comunità economica del carbone e dell’acciaio, tra Francia, Germania, Italia e Paesi del Benelux, per gestire insieme quelle materie prime che all’epoca erano il presupposto di ogni potenza militare. La CECA rappresenta la culla nella quale fu deposto il primo seme dell’Europa unita! Dai lutti e dalle distruzioni della seconda guerra mondiale si alzò forte il grido di Schuman, Adenauer e De Gasperi: “Mai più guerre tra noi!”. Vinti e vincitori della Grande Guerra uniti per fissare un comune percorso di pace e di progresso per l’Europa. E’ l’alba dell’Europa di pace. E nel ricordo di quello storico evento, il 9 maggio di ogni anno, nei 27 Stati dell’Unione europea si festeggia la “Giornata dell’Europa”. E’ il compleanno della vecchia Europa. Simbolicamente, quella data rappresenta il primo mattone nella costruzione della “comune casa europea” fondata sui valori della pace e della solidarietà, valori che si realizzano attraverso lo sviluppo economico e sociale del Vecchio Continente. Il futuro dell’Europa dipenderà dall’europeismo illuminato della leadership europea, ma anche dalla nostra ansia di far crescere una coscienza autenticamente europea, dalla capacità di trasmettere questo patrimonio di valori alle future generazioni, nel ricordo del testamento morale di Alcide De Gasperi, “un europeo venuto dal futuro”: “L’Europa è un’eredità destinata ai giovani”. Auguri,...

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EUROPA :  UN   SOGNO   PROIBITO Luci e ombre sul processo di costruzione politica europea

Posted by on Feb 9, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

EUROPA :  UN   SOGNO   PROIBITO Luci e ombre sul processo di costruzione politica europea

E’ difficile  immaginare il futuro politico-istituzionale dell’Unione. L’Europa non fa più sognare! Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di una Costituzione caduta nel dimenticatoio dopo la bocciatura di Francia e Olanda. Una Costituzione a metà strada fra un’Europa federale e un’Europa intergovernativa, senza un vero governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese dei cittadini. Da Lisbona, con la firma del Trattato di riforma dello scorso dicembre, non è arrivato alcun segnale positivo! E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. “L’Europa della malinconia” l’ha recentemente definita Tommaso Padoa-Schioppa. Ma pur incompiuta, l’Europa è comunque un’opera davvero nuova e grandiosa, ricca di prospettive. Un’opera da completare, che chiede e merita sforzi e sacrifici. “Non una previsione o una sfida, ma un obiettivo e un proposito. Un punto di riferimento professionale, culturale, politico  e civile da adottare senza riserve!” Nel suo confronto fra sogno americano e sogno europeo Jeremy Rifkin esamina i due primattori della globalizzazione e della politica internazionale. Attraverso un’analisi dei loro sistemi economici e modelli di società, egli afferma che gli Stati Uniti sono il vecchio mondo, l’Europa il nuovo. “L’Europa, è questo il messaggio finale di Jeremy Rifkin, è intenta a prepararsi per una nuova era, mentre l’America cerca disperatamente di restare aggrappata a quella vecchia”. E’ comunque profondo il disagio percepito in gran parte dell’Unione. Euroscetticismo e nazional-populismo dominano da tempo la scena europea. L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. E’ sconcertante osservare come le forze europeistiche siano incapaci di reagire. I governi nazionali appaiono divisi e privi di volontà, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizione nazionali. E sullo sfondo, emerge chiara l’incapacità delle istituzioni europee nell’affrontare i problemi economici, sociali e politici di dimensione europea e globale. Istituzioni comunitarie prive  di legittimazione costituzionale sancita dal voto dei cittadini europei. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide del Terzo Millennio, per trovare la via del futuro, di un futuro sostenibile e innovativo per l’Europa, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. Deve nascere un’Europa dei cittadini che nutra dei suoi valori e delle sue tradizioni migliori un progetto di futuro forte e avanzato, finalmente in sintonia con Lisbona 2000! L’Europa, dopo aver recuperato alla democrazia dieci Paesi dell’Est, deve riscoprire e valorizzare la propria identità culturale ed economica, fatta di coesione sociale, di qualità e dignità del lavoro, di una visione  dei processi economici che riconosce una funzione insostituibile al mercato ma punta a correggerne e orientarne le dinamiche. Due sono i pilastri di una solida costruzione europea. Prima di tutto l’unità politica: l’Europa unita non può essere soltanto quella dei mercati e dell’euroburocrazia, deve fondarsi su istituzioni dotate di una forte legittimità democratica. E poi quel fitto tessuto di autonomie, di identità territoriali distinte che, come in un mosaico, vanno a comporre una più generale identità europea. L’anima dell’Europa, da riscoprire e valorizzare, è proprio in questa miscela di unità e diversità, in una nozione dell’identità che si basa non sull’appartenenza etnica ma sulla comunanza di bisogni, di interessi, e anche di valori: i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo, dell’integrazione tra etnie, religioni e culture diverse....

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L’EUROPA  CHE  NON  C’E

Posted by on Feb 9, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

Dalla crisi economica a quella sociale – L’incognita del voto di maggio per il rinnovo del Parlamento europeo – Il crescente euroscetticismo: cause ed effetti  Consegnato alla storia il 2013: l’annus horribilis del blackout fra debiti sovrani e sistema bancario. L’anno della crisi economica e delle turbolenze finanziarie generate dalla  speculazione dei mercati in quei Paesi dell’Eurozona in forte ritardo sulle riforme strutturali. Una crisi che ha messo a nudo le criticità del sistema monetario europeo privo di una politica economica, fiscale e di bilancio ancora di competenza degli Stati membri che non vogliono cedere a un’autorità sovranazionale la loro sovranità. Alla base, una moneta unica orfana di un’Unione politica con un’azione di governo autonoma rispetto ai singoli Stati. E provvidenziale è stato lo scudo anti-spread offerto dalla Banca centrale europea che, forzando un po’ i dogmi dell’ortodossia germanica, ha di fatto allontanato il rischio di un rovinoso default monetario. Ma particolarmente “aggressive”  sono risultate le politiche di austerità seguite dall’Ue durante la crisi: un mix di rigore fiscale e finanziario, ispirato dalla Merkel, che ha causato una recessione economica con caduta della produzione e dei livelli occupazionali. Ferma la crescita, la crisi dell’eurozona ha superato i confini dell’ economia diventando sociale e avviandosi a diventare istituzionale. Sono anni che lo spirito europeo è andato affievolendosi nelle coscienze dei cittadini e nell’azione dei governanti. Una deriva che ora sta facendo un inquietante salto di qualità: da stato d’animo diffuso si sostanzia in “movimenti” anti-europei  e anti-mercato unico. Cresce l’euroscetticismo e con esso la voglia di fuga da un’Europa che non fa più sognare. La crisi economico-finanziaria che ancora attanaglia i Paesi dell’Eurozona sta colpendo duramente l’immagine e sta indebolendo la fiducia collettiva nelle istituzioni comunitarie. A pochi mesi dal voto di maggio per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, nelle capitali europee è allarme rosso. Molti partiti antieuropeisti, secondo i sondaggi, potrebbero trionfare e fare arrivare in Alsazia  l’onda lunga di una protesta che affonda le sue radici nella irresponsabile politica europeista delle singole istituzioni nazionali che, con le ambiguità di quelle comunitarie, hanno contribuito a vanificare per i popoli del Vecchio Continente il sogno di una comune casa europea costruita sulla solidarietà e sulla sussidiarietà. Crollati questi pilastri, l’Europa è vista come il feroce guardiano dei conti pubblici nazionali, il fautore di tasse e balzelli. Ed è per questo che il salvataggio dell’euro e dell’intero sistema economico-monetario europeo deve passare attraverso scelte condivise senza egemoniche fughe in avanti da parte di quei Paesi che sull’euro hanno finora lucrato fortune industriali e commerciali, realizzando grossi profitti. L’Europa paga il conto per non aver definito in tempo una strategia imperniata sulla convergenza e su una reale integrazione nell’interesse generale. I Padri fondatori, all’indomani dei lutti e delle distruzioni della seconda guerra mondiale, l’avevano pensata come un’entità federale sovrannazionale con un governo unico e non come un organismo intergovernativo, composto da Stati diffidenti e litigiosi. E’ l’Europa che non c’è! I Governi nazionali si sono limitati a una governance basata su regole e parametri codificati a Bruxelles, rigidi e insufficienti, senza realizzare quelle riforme strutturali interne che il Trattato di Maastricht imponeva per armonizzare il sistema economico-monetario con una moneta unica. Una latitanza politica che, abbinata alle soluzioni minimaliste adottate dall’Ue sui grandi temi comunitari (migrazione, sviluppo, difesa, politica estera), ha causato diffusi sentimenti antieuropei alimentati da un inquietante populismo. E’ lo scellerato “tanto peggio tanto meglio” con il quale non si costruisce l’Europa del futuro, ma si rischia di evocare i tristi fantasmi del...

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LA  CITTADINANZA UMANITARIA PER LA PACE   E   UNO   SVILUPPO  SOSTENIBILE La giustizia sociale e la tutela dei diritti umani.

Posted by on Feb 9, 2015 in Mondo Lions, SliderHome | 0 comments

LA   CITTADINANZA  UMANITARIA  PER  LA  PACE    E   UNO   SVILUPPO   SOSTENIBILE          La giustizia sociale e la tutela dei diritti umani.

Venti di guerra soffiano impetuosi in tante parti del mondo. Si ripropone, nella sua drammatica attualità, il problema della pace e di uno sviluppo sostenibile nella consapevolezza che promuovere una società migliore non significa  aumentare  ricchezza, favorire i consumi, offrire nuove tecnologie. Significa invece garantire a tutti i popoli della terra libertà e giustizia sociale, significa assicurare forme di governo democratiche. E’ la sfida lionistica del Terzo Millennio con la “Carta della cittadinanza umanitaria”, ispirata dal PID Ermanno Bocchini.  E’ la nuova mission del lionismo internazionale per la difesa dei diritti umani fondamentali e la promozione di uno sviluppo inteso come libertà per costruire “un futuro nel quale nessun cittadino dovrà stendere più la mano per chiedere per carità ciò che gli spetta di diritto”. Se n’è ampiamente discusso al 56° Forum europeo di Bologna. E’ in atto un processo di globalizzazione che, esaltando le leggi dell’economia e del mercato, ha posto scarsa attenzione ai costi umani, sociali, culturali e ambientali.  Gli effetti perversi di decenni di politiche mondiali influenzate dagli interessi delle multinazionali e dei grandi paesi industrializzati sono sotto gli occhi di tutti:  espansione di un mercato senza regole, inquinamenti atmosferici  e avvelenamenti alimentari, identità storiche e culturali a rischio. E’ giunto il momento di ridefinire le priorità della politica, restituirle il ruolo guida nei processi di crescita della società attraverso una diversa distribuzione delle risorse economiche, mettendo l’economia  al servizio della politica, e non viceversa! La comunità internazionale ha bisogno di governi e istituzioni  determinate a gestire le sfide dell’interdipendenza, a mettere fine a ogni prevaricazione e a ogni minaccia per l’umanità. Istituzioni decise a contrastare nei fatti e non a parole le guerre e le sistematiche violazioni dei diritti umani, sradicare la povertà e garantire a tutti il libero accesso ai diritti sociali di base: il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, all’educazione, a un lavoro dignitoso, alla casa. In particolare, all’ONU nel cui statuto, all’articolo 1, è sancito l’obiettivo di “mantenere la pace e la sicurezza internazionale”, viene chiesto più democrazia per tutti, per riaffermare il primato della politica, della giustizia e della libertà. E lontani dalla democrazia, la globalizzazione è totalitarismo e colonialismo! Senza il rilancio del  sistema delle Nazioni Unite, senza un forte investimento per ridargli forza, efficacia e credibilità, le risoluzioni del Palazzo di Vetro resteranno “voci nel deserto” con buona pace degli equilibri politici, del dialogo fra i popoli ma soprattutto dell’equa distribuzione delle fonti di reddito. Sarà possibile costruire una società diversa se si riuscirà a sostituire la cultura della guerra con la cultura della pace, la competizione selvaggia con la cooperazione, l’esclusione con l’accoglienza, l’individualismo con la solidarietà. E’ scandaloso che, nonostante l’enorme crescita della ricchezza mondiale e gli straordinari progressi tecnologici e scientifici, ci siano ancora tante famiglie nel mondo escluse dai  diritti fondamentali. All’alba del Terzo Millennio, secondo i recenti dati della FAO, ci sono nel mondo più di 900 milioni di persone denutrite e di queste 300 milioni sono bambini. Ogni giorno 24  mila abitanti della terra muoiono per fame, un miliardo e duecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, 160 milioni di persone sono senza lavoro, 250 milioni sono i bambini costretti a lavorare spesso in condizioni terribili. Come potrà mai esserci pace in un simile contesto mondiale? Quale futuro ci sarà per le popolazioni del Terzo mondo? La lotta  per la dignità umana deve essere parte di un instancabile impegno comune teso a promuovere uno sviluppo sostenibile e la globalizzazione dei diritti umani, ovvero:  diritti umani per tutti. E questi  obiettivi  si incentrano sulla dignità della persona umana, sull’eguaglianza e sulla...

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LIONISMO :  E’ ORA  DI  VOLTAR  PAGINA!…

Posted by on Feb 9, 2015 in Mondo Lions, SliderHome | 0 comments

LIONISMO :  E’ ORA  DI  VOLTAR  PAGINA!…

La centralità del nostro ruolo sociale . Ostentazione o testimonianza ? Condotta etica e impegno responsabile per divenire reale forza di cambiamento nella società.   Service e visibilità: un nodo da sciogliere.     Un altro anno lionistico è iniziato. Programmi vecchi e nuovi, supportati da toni enfatici, s’intrecciano con messaggi e dichiarazioni d’intenti di grande respiro. Una corsa verso…”l’eccellenza delle opere” nel segno dei principi etici ereditati da Melvin Jones per l’affermazione degli ideali di solidarietà, amicizia e tolleranza quale risposta alla ingiustizia sociale e alla violenza sempre più radicata nella società contemporanea. Ma, a consuntivo, fra un anno, sarà…vera gloria? Avremo concretamente testimoniato il lionismo contribuendo in modo efficace a costruire un mondo migliore? Saremo riusciti  a trasformare i muri delle incomprensioni e delle divisioni  in ponti di  fratellanza e di pace?… All’inizio del nuovo cammino s’impone forse qualche riflessione per illuminare la strada che ci attende e focalizzare quindi  gli obiettivi di fondo, quelli  legati al nostro essere lions! Significa  interrogarsi sulla “qualità” della nostra attività di servizio, sul nostro impegno a favore dei più deboli e in genere di chi è in credito con la vita. Da tempo è  in corso un dibattito sul futuro della nostra Associazione a quasi novant’anni dalla sua costituzione. Da più parti, pur nella condivisione degli scopi del lionismo, vengono sollevati dubbi e riserve sulla sua azione di penetrazione in una mutata realtà sociale, sulla sua effettiva capacità di “promozione del bene comune”. E qualcuno già parla, con illuminato senso critico, di “scricchiolio del lionismo”, di “lionismo ingessato, corpo estraneo della società, di “lionismo in via di estinzione”!  Tanti i “mali oscuri”(?) del movimento: la carenza di una seria progettualità a ogni livello, la mancanza di coordinamento, la discontinuità d’azione, l’ improvvisazione e polverizzazione di tanti service. Viene invocato un lionismo realmente presente nella società civile in grado di intercettare bisogni e aspettative, un lionismo di proposta, più coinvolgente, più condiviso nei service da realizzare  ma soprattutto un lionismo  “coscienza critica” sul territorio, “interlocutore privilegiato” dell’ente locale nella programmazione dell’attività socio-culturale. In definitiva, un lionismo capace di volare alto, di fare opinione, di incidere sulle scelte e sulle linee programmatiche nella gestione della “res publica”, di suscitare dibattiti su tematiche importanti. Non si può rimanere infatti  silenziosi o ancor peggio latitanti dinanzi ai tanti problemi che drammaticamente stanno tormentando l’umanità intera! La nostra Associazione ha vissuto di recente, al Congresso nazionale di Verona, una  storia  poco edificante  che non oltraggia quanti hanno finora investito impegno e passione a difesa del grande patrimonio ideale ereditato dal nostro Fondatore. Vogliamo dimenticare, e presto, questa squallida vicenda e soprattutto la mistificazione della verità per onorare al meglio la visibilità del messaggio lionistico. Non ci appartengono le lotte di potere di certi mercenari, né le loro indegne gazzarre! Escano dall’Associazione! Noi abbiamo a cuore ben altri interessi: quelli della società alla quale dare un’anima e un’ immagine nel segno della solidarietà. Vogliamo continuare a emozionarci e a riflettere dinanzi alle sofferenze e ai bisogni della gente, alla povertà  di intere popolazioni, alle malattie killer che uccidono  tanti bambini innocenti! Rilanciamo con ritrovato slancio la “cultura del servire” per realizzare progetti vincenti più aderenti allo spirito e alla peculiarità del messaggio lionistico. E per divenire  forza attiva di cambiamento sociale e politico il lionismo deve voltare pagina, abbandonare ogni inutile bardatura, ogni effimera enunciazione retorica! Ma deve  trovare anche il coraggio di recuperare l’elitarietà di un tempo, essere  insofferente alla mediocrità, rigorosamente selettivo nell’acquisizione e formazione dei soci. La visibilità si costruisce con la credibilità e l’efficacia  dei risultati e non con ampollose rivendicazioni!…Solo attraverso un impegno...

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