Posts made in Marzo 26th, 2015

SVILUPPO SOSTENIBILE, LA SFIDA DI EXPO 2015

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SVILUPPO SOSTENIBILE, LA SFIDA DI EXPO 2015

La giustizia sociale e la tutela dei diritti umani- Cancellare la fame nel mondo  Venti di guerra soffiano impetuosi in tante regioni del mondo. Si ripropone, nella sua drammatica attualità, il problema della pace e di uno sviluppo sostenibile nella consapevolezza che promuovere una società migliore non significa  aumentare  ricchezza, favorire i consumi, offrire nuove tecnologie. Significa invece garantire a tutti i popoli della terra libertà e giustizia sociale, significa assicurare forme di governo democratiche per uno sviluppo inteso come libertà per costruire un futuro nel quale nessun Uomo dovrà stendere più la mano per chiedere per carità ciò che gli spetta di diritto, secondo uno dei principi della “cittadinanza umanitaria attiva”, elaborati dal PID Ermanno Bocchini. Significa riconoscere a ogni individuo il diritto fondamentale alla vita. E’ in atto un processo di globalizzazione che, esaltando le leggi dell’economia e del mercato, ha posto scarsa attenzione ai costi umani, sociali, culturali e ambientali.  Gli effetti perversi di decenni di politiche mondiali influenzate dagli interessi delle multinazionali e dei grandi paesi industrializzati sono sotto gli occhi di tutti:  espansione di un mercato senza regole, inquinamenti atmosferici  e avvelenamenti alimentari, identità storiche e culturali a rischio. E’ giunto il momento di ridefinire le priorità della politica, restituirle il ruolo guida nei processi di crescita della società attraverso una diversa distribuzione delle risorse economiche, mettendo l’economia  al servizio della politica, e non viceversa! La comunità internazionale ha bisogno di governi e istituzioni  determinate a gestire le sfide dell’interdipendenza, a mettere fine a ogni prevaricazione e a ogni minaccia per l’umanità. Istituzioni decise a contrastare nei fatti e non a parole le guerre e le sistematiche violazioni dei diritti umani, sradicare la povertà e garantire a tutti il libero accesso ai diritti sociali di base: il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, all’educazione, a un lavoro dignitoso, alla casa. In particolare, all’ONU nel cui statuto, all’articolo 1, è sancito l’obiettivo di “mantenere la pace e la sicurezza internazionale”, viene chiesto più democrazia per tutti, per riaffermare il primato della politica, della giustizia e della libertà. E lontani dalla democrazia, la globalizzazione è totalitarismo e colonialismo! E’ sfruttamento! Senza il rilancio del  sistema delle Nazioni Unite, senza un forte investimento per ridargli forza, efficacia e credibilità, le risoluzioni del Palazzo di Vetro resteranno “voci nel deserto” con buona pace degli equilibri politici, del dialogo fra i popoli ma soprattutto dell’equa distribuzione delle fonti di reddito. Sarà possibile costruire una società diversa se si riuscirà a sostituire la cultura della guerra con la cultura della pace, la competizione selvaggia con la cooperazione, l’esclusione con l’accoglienza, l’individualismo con la solidarietà. E’ scandaloso che, nonostante l’enorme crescita della ricchezza mondiale e gli straordinari progressi tecnologici e scientifici, ci siano ancora tante famiglie nel mondo escluse dai  diritti fondamentali. All’alba del Terzo Millennio, secondo i recenti dati della FAO, ci sono nel mondo circa 900 milioni di persone denutrite e di queste 300 milioni sono bambini. Ogni giorno 24  mila abitanti della terra muoiono per fame, un miliardo e duecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, 160 milioni di persone sono senza lavoro, 250 milioni sono i bambini costretti a lavorare spesso in condizioni terribili. Come potrà mai esserci pace in un simile contesto mondiale? Quale futuro ci sarà per le popolazioni del Terzo mondo? Da un recente Convegno  svoltosi a Varese sul tema di Expo 2015, organizzato dalla seconda Circoscrizione dell’Ib1, è emerso chiaro un messaggio: lotta agli sprechi alimentari per cancellare la fame nel mondo! “Scelte consapevoli contro gli sprechi alimentari!” E’ la sfida del nostro tempo per cancellare la fame nel mondo e...

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DISAGIO GIOVANILE,  UN MALE DEI NOSTRI TEMPI

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DISAGIO GIOVANILE,  UN MALE DEI NOSTRI TEMPI

 Il futuro della “generazione invisibile”.              Disagio giovanile ovvero il nervo scoperto della società. I giovani rappresentano oggi l’anello debole di un sistema segnato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. Senza un passato, ma in qualche modo incapace di proiettarsi verso il futuro, la “generazione invisibile” vive il presente acriticamente, adagiandosi, e spesso rifiutando con violenza quello che la società è in grado di offrire loro. Sui meccanismi di devianza minorile scatta l’influsso pesante della famiglia quando essa non è in grado verso l’esterno di garantire ai figli affetto, autonomia, perseguimento e raggiungimento di mete umane e professionali, cioè quella serie di elementi fondamentali per la formazione della personalità dei giovani, per l’affermazione della loro identità. La famiglia privata del suo ruolo di formazione delle risorse individuali di base, costituisce così terreno di potenziale degrado del tessuto sociale e, in prima analisi, fattore negativo della problematica giovanile, con le sue tensioni e i suoi conflitti comportamentali. Perché è appunto nei giovani che si registra l’impatto negativo di una famiglia …. che non c’è! E il tragico salto nel buio costituisce per molti il prezzo di una vita sbagliata. Droga, alcol, violenza su donne e bambini, vandalismo gratuito, bullismo, diventano così la risposta irrazionale alle difficoltà di affrontare responsabilmente il rapporto con la società in modo significativo. E’ nella famiglia, in sinergia con la scuola, che occorre recuperare la smarrita visibilità dei giovani, la loro soggettività sociale, la capacità di percepire il loro futuro. La famiglia resta l’unico plausibile centro di socializzazione del ragazzo, la risposta a ogni forma di inquietudine. Costruire, in definitiva, attorno al pianeta giovani una rete di rapporti significativi. “In questa azione di recupero, ha scritto lo psicologo varesino Paolo Soru, è fondamentale il ruolo dei genitori: non devono divenire fattori negativi nel processo  educativo dei propri figli. In una società dove è vietato vietare, dove non ci si indigna più per niente, non c’è da stupirsi di comportamenti violenti di tanti giovani, allevati senza un esempio, senza una guida salda, senza regole di comportamento.” Il susseguirsi inquietante di fenomeni di bullismo rende sempre più urgente investire sui giovani per interrogarsi sulle cause della loro mediocrità sociale, della loro “invisibilità”, per sconfiggerne l’analfabetismo emotivo, il nichilismo culturale. Educare i giovani alla legalità, ridestare in loro i grandi ideali, la passione civile e politica per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale attraverso il recupero della…smarrita visibilità. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. Fino a quando la società non permetterà ai giovani di essere protagonisti nella legalità, soggetti attivi nella società, essi continueranno a vivere ai margini della strada, fuori da ogni ottica di integrazione civile e sociale. In un mutato contesto sociale, la famiglia e la scuola dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere” per restituire loro l’antico ruolo di “strumento di cambiamento...

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EXPO  MILANO  2015:  LA GRANDE SCOMMESSA!

Posted by on Mar 26, 2015 in La nostra Società | 0 comments

EXPO  MILANO  2015:  LA GRANDE SCOMMESSA!

Si avvicina la data del 1° maggio 2015 quando i riflettori del mondo si accenderanno sulla Esposizione Universale di Milano. Un appuntamento con 143 Paesi, pari al 94% della popolazione mondiale, e tre Organizzazioni internazionali (ONU, UE, CERN). Tema centrale di EXPO 2015, che chiuderà i battenti il 31 ottobre, sarà “Nutrire il pianeta, energia per la vita” il cui significato si condensa in sei direttive: -assicurare cibo e acqua sufficienti per tutta l’umanità; -rafforzare la qualità e la sicurezza dell’alimentazione; -innovare con la ricerca e la tecnologia l’intera filiera agroalimentare; -prevenire le grandi malattie della nostra epoca; -educare a una corretta alimentazione e a sani stili di vita; -valorizzare le tradizioni alimentari e la biodiversità. L’Expo 2015 si è già garantito il record di padiglioni self built, ovvero di quelli che i Paesi si costruiscono in toto: erano stati 42 a Shangai, a Milano saranno 52.  Una superficie complessiva di circa un milione di mq! Saranno utilizzati materiali che rispettano l’ambiente, strutture facilmente smontabili e riutilizzabili altrove, immagini che richiamano le singole identità nazionali.  Al centro dell’area destinata ai padiglioni sorgerà “Palazzo Italia” su quattro piani. La forza in campo, a livello occupazionale, è notevole: 4000 unità lavorative nei cantieri, 1000  alle dipendenze di Expo, 8000 nelle varie aziende di supporto a Expo, 15000 per servizi vari. Quanto ai Paesi partecipanti, oltre a quelli che hanno il proprio spazio, altri sono presenti  nei cluster, dove più nazioni si raggruppano intorno allo stesso prodotto o allo stesso ambiente naturale. Expo “sarà un giro intorno alle colture e alle culture del mondo”. I grandi eventi di Expo 2015 saranno ospitati in aree dedicate, destinate anche a fungere da punti di riferimento per i visitatori (previsti in 20 milioni!) all’interno del sito: -Expo Centre : formato da tre blocchi funzionali indipendenti, con l’ auditorium per 1500 persone, l’area perfomance e il palazzo uffici; -Open air theatre: potrà ospitare circa 11 mila persone su prato e gradinate in occasione di concerti all’aperto, spettacoli teatrali e cerimonie ufficiali; -Lake arena: con circa 90 metri di diametro è il più grande spazio open air per i  visitatori. Tutto intorno una piazza di circa 28.000 mq., capace di accogliere 20.000 persone, e circa 100 alberi. Il fondo del bacino, alimentato dal Canale e profondo 70 cm., sarà coperto da ciottoli scuri, per creare un effetto-specchio. Al centro è previsto un sistema di fontane, capace di creare suggestivi giochi dì’acqua, suoni e luci. A Expo 2015 ci sarà anche il gruppo dei 12 CSP, “Civil society partecipant” (fra cui Caritas, Don Bosco Network, Cesvi, Save the children, WWF), che ha il compito di realizzare un programma culturale di 30 giorni di eventi nel semestre di esposizione. Le organizzazioni non governative del Terzo settore saranno ospitate nella Cascina Triulza, un manufatto già esistente nel sito e soggetto a vincolo paesaggistico, all’interno del quale saranno realizzati spazi espositivi, una sala conferenze per 200 persone, due sale workshop, un palco per eventi, uffici e uno spazio-servizi. Curiosità finale. E’ Foody  la mascotte di Expo Milano 2015: sincero, saggio, rispettoso e amante della sana e buona cucina. Racchiude i temi fondanti della manifestazione proponendoli in una chiave positiva, originale, empatica. Rappresenta la comunità, la diversità e il cibo inteso nella sua accezione più estesa, fonte di vita ed energia. Undici elementi diversi riuniti in un volto unico, sintesi dell’ideale sinergia tra i Paesi del mondo per vincere le sfide del nostro pianeta...

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 ASSOCIAZIONISMO  E  VOLONTARIATO

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 ASSOCIAZIONISMO  E  VOLONTARIATO

La risposta all’individualismo per la promozione sociale “Volontari, facciamo la differenza!”:  questo lo slogan che l’Unione europea scelse per proclamare il 2011 “Anno europeo del volontariato”. “Il volontariato è una delle dimensioni fondamentali della cittadinanza e della democrazia, nella quale assumono forma concreta valori europei quali la solidarietà e la non discriminazione e in tal senso contribuirà allo sviluppo armonioso delle società europee”. Con questa motivazione il Consiglio europeo di Bruxelles intese proporre alla comunità internazionale il riconoscimento dell’attività di volontariato e il suo valore umanitario nella consapevolezza che il “Terzo settore”, e il variegato mondo dell’associazionismo a esso collegato,  rappresenta  un pilastro importante nella promozione del benessere sociale. In Italia il welfare è sempre più gestito dal “volontariato” al’interno del quale si colloca con pieno diritto la nostra Associazione.  Nel 2012 è stata stimata una base di circa sette milioni di persone di età superiore ai 14 anni coinvolta in varia misura e con vario impegno temporale nelle attività di volontariato. Forte l’incremento di volontari registrato nel decennio 2001-2010: circa 1,2 milioni di unità, pari al 17,9%, con punte che hanno sfiorato il 25% nel Nord del Paese. L’insieme delle realtà non-profit, il cosiddetto “Terzo settore”, realtà che non sono Stato (vale  a dire ente pubblico nelle sue diverse articolazioni), né mercato (vale a dire attività economica finalizzata al profitto) è un mondo vasto e articolato, che va dall’associazionismo, al volontariato, alla cooperazione sociale, portatore di differenti gradi di coscienza sociale. I soggetti occupati nel Terzo settore, nella loro eterogeneità, rispecchiano la diversità sociale poiché sono coinvolte persone di tutte le età, donne e uomini, persone aventi background  etnici  e religiosi diversi. Espressione  di  partecipazione civile per lo sviluppo equilibrato della società e il rafforzamento della coesione sociale. E’ rilevante il valore, anche economico, del volontariato, soprattutto se rapportato a quelle aree di intervento, in primis  l’assistenza socio-sanitaria, dove è carente la presenza dello Stato. E’ la risposta vincente a un inquietante individualismo per l’affermazione di un nuovo modello di welfare. Cento milioni di persone in Europa al servizio degli altri, impegnate con azioni di solidarietà sociale. Un numero importante  destinato ad aumentare nel tempo. La crescita di nuove forme di partecipazione sociale si è accompagnata alla crisi dell’associazionismo tradizionale, in particolare di partito. Di questa crescita ne sono ben consapevoli i rappresentanti dell’associazionismo e del volontariato. E’ anzi diffusa tra di essi la convinzione che la riforma istituzionale non possa limitarsi agli organi di governo e parlamentari, ma che si debba riconoscere come l’associazionismo e il volontariato sia divenuto un canale fondamentale di partecipazione popolare, di “cittadinanza attiva”, per l’attuazione del principio costituzionale della “sussidiarietà orizzontale”. Obiettivo di fondo: suscitare una presa di coscienza collettiva , sensibilizzare  l’opinione pubblica e mettere in rete la solidarietà per rimuovere egoismi (privati) e  ritardi (pubblici). L’ auspicio  è che le associazioni di servizio, le imprese e i governi possano lavorare insieme per realizzare un habitat che permetta al volontariato di rafforzarsi. Facilitare cioè il lavoro dei volontari e incoraggiare altri ad impegnarsi al loro fianco per costruire legami sociali  forti e duraturi, per far crescere  il volontariato, ridurne la frammentazione e migliorarne la qualità. E’ questa la strada tracciata  per promuovere risposte creative ed efficaci ai bisogni dei più deboli e contribuire alla promozione umana della persona, nella speranza di costruire un mondo migliore e più sicuro. Di fronte al disinteresse del mercato ad occuparsi di sociale, di fronte alla riduzione di risorse pubbliche, dietro il paravento della “sussidiarietà”, associazionismo e volontariato rappresentano l’architrave imprescindibile di un nuovo sistema di relazioni...

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LA  SOLITUDINE  DI  ANZIANI  E  BAMBINI

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LA  SOLITUDINE  DI  ANZIANI  E  BAMBINI

I mali e le contraddizioni della società contemporanea. Nella famiglia il recupero affettivo per una precisa identità sociale. Anziani e bambini: un binomio suggestivo, ricco di fascino, carico di significato sociale!   Un binomio che, pur nella diversità dei soggetti, nasconde a volte  un’amara comune condizione: la solitudine, a conferma che la solitudine non ha un’età. Nell’era della comunicazione globale ci si interroga spesso su questa inquietante forma di “disagio”, espressione delle tante contraddizioni in cui  vive la società contemporanea, sensibile  alle sagre dell’effimero e del futile ma incapace di alimentare un rapporto umano vero e profondo con i più deboli e bisognosi di ascolto. La solitudine è isolamento, mancanza di affetti, di sostegno concreto e psicologico, tanto più grave perché subita. E’ solitudine  quella dell’anziano abbandonato che non ha risorse economiche per farcela da solo, che non ha più progetti da realizzare, che è da ostacolo all’edonismo della famiglia. Senza uno “status sociale” la persona tende inesorabilmente a isolarsi, a escludersi  da un mondo che non gli appartiene, così diverso dal  “piccolo mondo antico”  dei suoi ricordi, abitato da uomini e donne con un cuore e con un progetto d’amore da condividere. La vecchiaia è fra le prime emergenze sociali in Italia. Secondo i dati forniti dall’ Osservatorio della Terza età (Ote), un anziano su due è disabile e ben dieci milioni di essi non ha un reddito sufficiente per vivere. E’ un anziano che sconta la  nuova  struttura della famiglia  che, da patriarcale e numerosa che era nella società contadina, si è ridotta in generale a un mononucleo,  disgregata e poco unita, e comunque poco attenta alla figura del “nonno”. Privo di amicizie che il tempo e le contingenze hanno cancellato e senza una vera copertura affettiva a livello familiare, l’anziano, con l’aumentare degli anni, con il declinare delle forze e con il sopraggiungere di malattie debilitanti, sente sempre più incombente la fragilità fisica, il peso della vita, la sottile voglia di …togliere il disturbo! Una desolante sconfitta per una società che non ha saputo soddisfare i suoi bisogni di protezione, di sicurezza e di appartenenza, calpestandone la memoria storica, la ricchezza interiore di valori, l’identità sociale. Ma solitudine è anche quella del bambino derubato della propria infanzia, senza  possibilità di  dialogare  in famiglia con genitori…latitanti,  “scaricato” per lunghe ore  dinanzi alla televisione o a un videogiochi. Si fanno pagare all’anello debole della famiglia errori, egoismi, incomprensioni, contingenze economiche. Un modo anomalo per tracciare un percorso educativo e formativo, la strada  per un equilibrio psichico. Tutto gira attorno a modelli comportamentali falsi, inconsistenti che  minano il fragile stato d’animo del più indifeso in famiglia, ne acuiscono le sofferenze esistenziali, causando un vuoto affettivo che nessun dispendioso regalo potrà mai colmare. L’amore di un bambino non si acquista con un consumismo sfrenato, con le “prigioni dorate”, ma si conquista con la forza dei sentimenti e dei ragionamenti. Giorno dopo giorno, nella responsabile consapevolezza che la solitudine, se non prevenuta o curata in tempo, può diventare  patologia e generare profonda insicurezza. E per il bambino che diventa adolescente, dopo il rifiuto di ogni relazione interpersonale, ci sarà una sola drammatica via d’uscita: cercare rifugio in pericolose forme di dipendenza. Quale futuro nella solitudine?  Come curare questa insidiosa malattia sociale? Di fronte  alle paure della vecchiaia  per l’anziano  e ai rischi di  salti nel vuoto per il bambino l’antidoto è comune:  la famiglia. Alla  cellula base della società spetta il gravoso compito di saldare il rapporto affettivo fra i due fondamentali anelli della stessa catena, attraverso una “soggettività sociale” che le istituzioni devono proteggere e consolidare. La famiglia deve poter affermare il...

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