VIOLENZA SUI BAMBINI, UN OMICIDIO DELL’ ANIMA!
La Convenzione di Lanzarote: risposta europea agli abusi sui minori. Il ruolo della prevenzione per la lettura dell’inquietante fenomeno sociale. Le rilevazioni del Censis. Il fenomeno del maltrattamento e degli abusi contro i minori rappresenta la punta di un iceberg nascosto che ha il suo fondamento su un rapporto cosciente o inconscio di strumentalizzazione del bambino da parte del mondo (malato) degli adulti, reso possibile dalla superiorità fisica o psichica dell’adulto, dal quale la vita del bambino dipende. Percosse, carenze affettive, mancanza di cure, assenza di sorveglianza, maltrattamento psicologico, pedofilia sono solo alcuni dei possibili esempi di una violenza sistematica e ripetitiva! Il bambino che subisce violenza si trova circondato da un sistema organizzato e rigido fatto di complicità e connivenze che non gli consente di comunicare il suo dramma intimo e che anzi lo fa sentire causa di quanto sta avvenendo. Per un bambino è sempre difficile parlare di un abuso subito, perché non ne capisce il senso, perché teme di averne la colpa, per non ferire l’adulto da cui l’ha subito. La mancata conoscenza dell’intero vissuto familiare che caratterizza la storia del minore porta a relegare nella occasionalità fatti che, al contrario, dovrebbero essere “letti” in tutta la loro reale importanza e che meriterebbero sempre il giusto approfondimento. Secondo il Censis il 90% dei maltrattamenti e degli abusi è commesso in ambito familiare e molti di questi reati vengono ignorati o restano impuniti: alle vittime non viene prestata alcuna cura, agli autori non viene presentato il conto della giustizia! Circa due bambini su mille subiscono mediamente ogni anno una violenza sessuale. Ma il fenomeno è in gran parte nascosto, oscuro, inconfessabile, irraggiungibile! E’ il “sommerso” di questo fenomeno che crea angoscia profonda. Un vero scempio dell’innocenza infantile che matura in un silenzio … assordante! Un oltraggio alla coscienza umana. Bambini che arrivano negli ospedali segnati da lividi, ematomi, bruciature rappresentano una squallida realtà: sono vittime innocenti di violenze che maturano lentamente e inesorabilmente nel silenzio più totale, nell’indifferenza più o meno colpevole di vicini, di parenti e persino dei genitori stessi. Che non vedono, non vogliono vedere… maltrattamenti che negano al bambino ogni dignità di individuo, derubandolo di diritti, bisogni e desideri, ma soprattutto della fiducia in chi, con amore, dovrebbe proteggerlo e tutelarlo nel suo percorso di vita. Un percorso che viene così macchiato da una violenza che radica nel bambino il germe stesso della violenza: permettere cioè che faccia proprio il linguaggio della paura, dell’indifferenza e del non amore al punto estremo da divenire un ….”bullo” di una baby-gang. Drammatica equazione: violenza sui minori = violenza tra minori! Chiara la lettura del fenomeno: non si impara ad amare se non si ha un’esperienza, qualitativamente e quantitativamente sufficiente, di amore ricevuto. La socializzazione del bambino è così a rischio: si struttura una immagine negativa e una scarsa fiducia nell’altro con difficoltà comportamentali e relazionali con ricadute significative nell’area cognitiva (difficoltà di apprendimento, mancanza di creatività, problemi scolastici). Sono i segni premonitori del disagio giovanile! E’ lunga e difficile la strada per arginare questa piaga sociale. La Convenzione di Lanzarote, entrata in vigore il 1° luglio dello scorso anno, impegna gli Stati membri del Consiglio d’Europa a modificare la loro legislazione penale in materia di sfruttamento e di abusi sessuali nei confronti dei minori. La Convenzione disciplina, oltre ai reati già contemplati nel nostro ordinamento (quali l’abuso sessuale, la prostituzione infantile, la pedopornografia, la partecipazione coatta di bambini a spettacoli pornografici, il turismo sessuale) anche l’adescamento dei minori attraverso internet. Ma non basta una legge per affermare il diritto dei minori ad essere amati, ad essere rispettati...
Read MoreRISPARMIATORI TUTELATI CON L’UNIONE BANCARIA EUROPEA
Ok definitivo del Parlamento di Strasburgo Il risparmio privato, entro il limite dei 100 mila euro, viene sempre tutelato. Depositi bancari garantiti, nessun rischio di azzeramento dei conti in banca a causa di rovinosi default. L’Europarlamento di Strasburgo, nella sua ultima seduta plenaria prima del voto del 25 maggio, ha dato il via libera all’Unione bancaria a livello europeo con l’approvazione del “meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie” e del “fondo di risoluzione”. E’ il secondo pilastro dell’Unione bancaria , dopo quello già in funzione relativo alla “supervisione della Bce” sui 130 maggiori gruppi bancari dell’Eurozona. Finisce così, dopo un tormentato iter, la folle politica dei salvataggi bancari e dei conti in rosso pagati dallo Stato, e quindi dai contribuenti. E’ stata cioè rimossa la causa principale della crisi finanziaria ed economica legata ai debiti sovrani che ha sconquassato mezza Europa con la conseguente austerità imposta dall’Ue per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. In futuro le crisi bancarie saranno gestite in modo completamente diverso: le banche saranno chiamate a rispondere delle loro perdite e dei loro rischi. Il tutto per evitare che possa accadere nuovamente quanto accaduto dal 2008 al 2010 nei Paesi dell’Ue quando la crisi dei derivati subprime statunitense, legata al fallimento di Lehman Brothers, ha affossato molte banche europee innescando un sistema di aiuti pubblici che ha fatto decollare il debito pubblico dell’Unione dal 60 all’80% del Pil in solo due anni! Lo Stato, ovvero i cittadini non potranno più essere coinvolti in prima istanza in un salvataggio bancario, ma solo per un crac superiore all’8% del passivo bancario. Il nuovo sistema introdotto sulla risoluzione delle crisi bancarie stabilisce che dal 2016 siano gli investitori privati (“bail-in”) a rispondere per le perdite bancarie, prima del ricorso a fonti esterne di finanziamento. E cioè i proprietari della banca (gli azionisti) , i creditori (gli obbligazionisti) e i depositanti per le giacenze superiori a 100 mila euro. I “privati” dovranno necessariamente coprire il default bancario per un ammontare almeno pari all’8% degli attivi della banca. Oltre tale soglia interverrà in seconda battuta il Fondo di risoluzione (finanziato dal sistema bancario), peraltro per un ammontare fino al 5% degli attivi bancari. Il Fondo di risoluzione, perno dell’Unione bancaria, avrà una disponibilità di 55 miliardi di euro, creata gradualmente nel corso di otto anni attraverso un prelievo bancario pari all’1% dei depositi garantiti. Solo dopo l’utilizzo delle risorse di tale fondo, qualora dovessero necessitare ulteriori risorse, i governi potranno intervenire a livello nazionale, previa autorizzazione e vigilanza comunitaria. Fino alla data di applicazione del “bail-in” le crisi bancarie saranno gestite sulla base delle regole in vigore in ogni singolo Stato. Prende corpo dunque l’Unione bancaria europea il cui primo obiettivo è stato quello di creare in Europa un sistema creditizio solido, unificando a livello continentale le attività di vigilanza sui più importanti istituti finanziari nazionali. Ora si aggiunge il secondo obiettivo, strategicamente molto rilevante: tagliare il legame che si è creato negli anni tra i crack bancari e i debiti degli Stati. Stop quindi agli interventi statali con le pesanti ricadute sul debito pubblico e sulla tenuta stessa del sistema monetario europeo, a danno dei contribuenti. Un passo in avanti in direzione di una gestione unitaria delle crisi bancarie a sostegno della credibilità dell’euro sui mercati internazionali nel segno della responsabilità solidale. E’ il superamento della storica contraddizione di una moneta unica con sistemi bancari diversi all’interno dell’Eurozona, non coordinati fra...
Read MoreLA DEBOLEZZA POLITICA ED ECONOMICA DELL’UNIONE EUROPEA
Coordinare le politiche monetarie e fiscali – Investimenti per finanziare la crescita – Il nodo delle riforme strutturali. Brancola nel buio la ripresa economica in Europa. Il PIL dell’eurozona continua a oscillare intorno allo zero e l’occupazione è stagnante, a fronte dei 27 milioni di disoccupati! Le previsioni di Bruxelles dicono che nel prossimo decennio la crescita europea media non supererà l’1%. Uno sviluppo che, in assenza di una politica economica condivisa a livello comunitario, non potrà azzerare gli effetti rovinosi della lunga crisi. Ne hanno parlato recentemente a Milano i ventotto ministri europei delle Finanze in occasione della presidenza italiana dell’Unione con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti, sostenere la domanda ed evitare una pericolosa deflazione in Europa. L’eurozona ha bisogno di una domanda interna più forte per uscire dall’indebitamento. Si è rafforzata l’idea che la crescita passa necessariamente attraverso il potenziamento del ruolo della BEI (Banca europea per gli investimenti) nella consapevolezza che il sostanziale immobilismo sugli investimenti comuni non è estraneo alla stagnazione europea. Si ipotizza un piano d’interventi da 300 miliardi di euro sollecitato dalla Commissione Ue, oltre a un migliore utilizzo dei fondi europei con un fondo comunitario ad hoc per progetti orientati alla crescita. Le difficoltà sono complesse e le preoccupazioni motivate. Torna a galla il problema di sempre: la mancanza di una precisa identità federale dell’Unione. Il nodo di fondo da sciogliere non è tanto la convivenza tra una Germania forte e una “periferia” europea debole, ma la debolezza dell’Unione nel suo insieme, la mancanza di una visione unitaria del progetto di integrazione economica e politica del Vecchio Continente. Per l’Unione è giunta l’ora della svolta! Serve un’azione tempestiva che faccia ripartire l’economia. Va disegnato un piano d’azione che coordini politiche monetarie e fiscali. Il percorso è difficile perché comporta un’intesa tra un’autorità federale indipendente, la Bce di Francoforte, e diverse autorità nazionali di bilancio, i governi, in continuo disaccordo. La crisi economica mette l’Europa dinanzi a un bivio: scegliere la strada nazionale che limita lo spazio di manovra anche nel campo degli investimenti per l’elevato indebitamento di molti Paesi o un’azione comunitaria basata su un debito aggregato assai minore, e quindi con maggiore margine di manovra. A Milano il vertice Ecofin ha individuato una strategia comune ben precisa: una politica monetaria, misuratamente espansiva, anche se da sola non basta. Lo ha ribadito il Presidente della Bce Draghi con la riduzione dei tassi d’interesse. Ci vuole una (coraggiosa) politica fiscale che permetta di rendere più flessibile il patto di stabilità, senza minarne la credibilità. E’ significativa la presa di posizione di Parigi contro il rigore di Bruxelles: “di austerità si muore!” Ma oltre alla politica monetaria e fiscale ci vogliono le riforme strutturali per rimuovere tutti gli impedimenti che, ostruendo i canali dello sviluppo, scoraggiano il flusso dei capitali interni ed esteri. Riforme che in alcuni Paesi, in primis l’Italia, sono indispensabili per aumentare il potenziale di crescita e il grado di competitività sui mercati internazionali. Il piano europeo dello sviluppo sottoscritto a Milano rappresenta un segnale di ritrovata volontà dei Ventotto di andare avanti insieme per restituire all’Europa la crescita e ai cittadini europei la fiducia in un futuro migliore. Passare ora dalle parole ai...
Read MoreL’UNIONE EUROPEA A EXPO MILANO 2015
Tema della partecipazione: “Coltivare insieme il futuro dell’Europa per un mondo migliore” – La sicurezza alimentare e la qualità del cibo – L’aspetto socio-economico dell’agricoltura. Fra le tre organizzazioni internazionali che parteciperanno a Expo Milano 2015 ci sarà anche l’Unione europea con l’obiettivo di dare al visitatore consapevolezza dei risultati conseguiti a livello comunitario negli ultimi cinquant’anni e delle sfide che affronterà nei prossimi decenni sulle tematiche agroalimentari. Lo spazio espositivo dell’Ue si trova all’interno del Padiglione Italia, di fronte a Palazzo Italia. Il sito presenterà una storia basata sui personaggi di Alex, un agricoltore, e Silvia, una ricercatrice. Sarà la loro storia a far capire l’importanza della collaborazione tra tradizione ed innovazione, tra culture ed esperienze diverse, tra agricoltura, amore per l’ambiente e scienza. Significativo il tema della partecipazione: “Coltivare insieme il futuro dell’Europa per un mondo migliore”, agricoltura ma anche inclusione, cooperazione solidarietà e crescita sostenibile. L’Unione europea intende contribuire a trovare soluzioni ai problemi legati alla fame nel mondo e a un’equa ripartizione delle risorse alimentari fra i popoli della terra. Sono circa 900 milioni, secondo la FAO, le persone che soffrono la fame nei paesi economicamente meno avanzati: è giunto il momento di intervenire. Le scelte alimentari sbagliate, il depauperamento delle risorse naturali, i cambiamenti climatici e le minacce alla biodiversità del pianeta sono tutte questioni che vanno affrontate con urgenza. Expo Milano 2015 concentrerà l’attenzione del mondo sulla necessità di far fronte a tali sfide sollecitando interventi e decisioni riguardo a questi drammatici problemi. Il 2015, “Anno europeo dello sviluppo”, offrirà l’opportunità di dialogare con i cittadini dell’UE e illustrare il forte impegno dell’Unione a favore dei paesi più poveri del mondo. Ed Expo sarà un’occasione davvero straordinaria. Ma in che modo l’Ue è presente nel mondo agroalimentare? con la politica agricola comune (PAC), aiutando gli agricoltori non solo a produrre alimenti, ma anche a proteggere l’ambiente, migliorare il benessere degli animali; operando sul piano legislativo per la sicurezza alimentare, alimenti di qualità e norme sanitarie nel campo della nutrizione, come fattori essenziali per tutelare la salute dei cittadini e dei consumatori; promuovendo la sostenibilità ambientale, intrinsecamente legata alla produzione alimentare, essere attivi nel settore dell’energia sostenibile e della produzione di energia; fornendo aiuti umanitari e allo sviluppo in tutto il mondo: l’Ue è il più grande donatore a livello mondiale con circa la metà degli aiuti complessivi a livello globale. Expo 2015 sarà dunque la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione che rappresenta un elemento portante dell’economia dell’Ue. L’Unione è il maggiore esportatore mondiale in questo campo e quello alimentare è la sua prima industria manifatturiera, con un fatturato annuo di quasi 1000 miliardi di euro e oltre quattro milioni di persone occupate. Prodotti alimentari di qualità sono la chiave per una nutrizione migliore e uno stile di vita più sano. Favorendo una nutrizione corretta si riuscirà a ridurre l’impatto ambientale della produzione e del consumo del cibo, con il coinvolgimento di tutte le componenti della società: famiglie, scuole, imprese e governi. L’attività principale con cui viene garantita la produzione di alimenti di qualità è l’agricoltura. E’ parte integrante dell’economia e delle società europee: evita l’abbandono della terra e lo spopolamento, contribuisce a mantenere comunità rurali vitali, produce molteplici benefici sociali ed è in grado di fornire beni pubblici nel campo dell’ambiente. Il settore agroalimentare può costituire un importante motore dell’economia, stimolando la crescita economica e l’occupazione locale. La sfida è lanciata! “Chi meglio dell’Italia, paese meraviglioso che riunisce più della metà del patrimonio culturale dell’umanità, può guidarci verso un avvenire più bello e sereno?”. E’ l’augurio dell’ex ...
Read MoreCITTADINI O SUDDITI?
Lo Statuto del contribuente: carta straccia! Confusione fiscale! Il caos di questi giorni sul fronte degli acconti d’imposta e dell’abolizione (limitata) della seconda rata dell’IMU accredita sempre più la tesi che la “cultura tributaria” del nostro Paese sia gestita da un … alieno! Solita acrobazia interpretativa di norme scritte per fare gettito, solita acrobazia finanziaria per rispettare gli obblighi legati al versamento di imposte e tasse. Certo, le ragioni di bilancio dello Stato sono fondamentali, ma la legislazione tributaria dovrebbe supportare l’azione di un Fisco poco rispettoso dei contribuenti. Con una crisi economica che continua a mordere imprese e famiglie, falcidiando l’occupazione, è indecoroso il “gioco delle due tasche”: da una parte si dà e dall’altra si prende! Senza dimenticare la fantasiosa “clausola di salvaguardia”, una sorta di “pronto soccorso” per i conti pubblici. Se un’imposta non produce il gettito previsto ne scatta subito un’altra (già votata e pronta … nel cassetto!). Cambiano le sigle, ma la pressione fiscale non diminuisce! Causa disagi e malumori un’azione amministrativa che da troppo tempo stravolge le “regole del gioco”. Che fine ha fatto lo Statuto del contribuente? A tredici anni dalla sua emanazione si continua a violarne i principi base: dalla retroattività delle disposizioni tributarie alla loro scarsa chiarezza , alle norme tributarie inserite in “leggi omnibus”, con oggetti diversi. Non è pensabile un ordinamento tributario affidato alla causalità, all’incertezza e all’arbitrio. Quando fu varato lo Statuto dei diritti del contribuente nel luglio del 2000, dopo una sofferta gestazione parlamentare, si parlò del tentativo di “imporre il buon senso per legge”. Ma a distanza di tempo stenta a realizzarsi un pieno riequilibrio fra le parti in causa. La sua ripetuta violazione è stata fortemente criticata in occasione del recente Congresso nazionale dell’ANTI (Associazione nazionale tributaristi italiani) tenuto a Milano. Lo spirito originario dello Statuto (“una diga a favore del contribuente contro gli abusi dell’Amministrazione finanziaria”) ha perso ormai il potenziale deterrente. Basti guardare le raffiche di provvedimenti che costringono contribuenti e professionisti a un estenuante slalom fra leggi, decreti legge, circolari e risoluzioni ministeriali: un vero ginepraio! Come sta accadendo in questi giorni con black-list, IMU, “speso metro”, acconti, comunicazioni finanziamento soci, scadenze di fine anno. Da quando è in vigore, lo Statuto del contribuente è stato violato e … raggirato dai Governi, dallo stesso Legislatore e dalla Pubblica Amministrazione più di cinquecento volte a dimostrazione della incapacità di tale strumento legislativo (una legge ordinaria, derogabile, priva di rango costituzionale: questo il suo limite) di porre un argine realmente efficace alle scadenze ravvicinate, alle proroghe dell’ultima ora, alle indicazioni spesso tardive e non esaustive e soprattutto alla retroattività delle norme. E con la Legge di stabilità, in fase di approvazione parlamentare, le violazioni sono destinate ad aumentare, sia per l’ambito erariale che per l’inesplorato labirinto della imposizione locale. Non è la strada migliore per l’affermazione dei principi di civiltà giuridica con cui uno Stato moderno deve relazionarsi con i propri cittadini. Da più parti è stata lanciata la provocazione di abolire lo Statuto dei diritti del contribuente in presenza di una costante sua delegittimazione. Carta straccia! L’auspicio, invece, è che lo Statuto recuperi presto e in toto la centralità che gli compete, attraverso adeguate innovazioni sul piano operativo, per assicurare trasparenza e credibilità al difficile rapporto fra Fisco e contribuente e superare ogni incertezza del...
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