Posts made in Aprile 7th, 2015

I GIOVANI E L’ ALCOL AL VOLANTE

Posted by on Apr 7, 2015 in Mondo Lions | 0 comments

I GIOVANI E L’ ALCOL AL VOLANTE

Pubblico Convegno a Gallarate organizzato dai Lions con ACAT Valle Olona “La vita va vissuta, non va bevuta!” E’ questo il messaggio che è emerso al termine del pubblico Convegno organizzato, venerdi 26 febbraio, al Centro filosofico Aloisianum di Gallarate dai Lions Club Gallarate Host e Gallarate Seprio su un tema di grande rilevanza sociale: “I giovani e l’alcol al volante”. Un contributo al tema di studio nazionale sui “mutamenti sociali e nuove forme di violenza” attraverso una lettura di un fenomeno dai drammatici risvolti per tante famiglie. Il Convegno, al quale ha dato il patrocinio il Comune di Gallarate, si è avvalso del supporto tecnico di ACAT Valle Olona, Associazione alcolisti in trattamento, un’associazione di volontariato operante sul territorio dal 1992 per migliorare la qualità di vita delle persone e delle famiglie con problemi correlati all’alcol. L’obiettivo di fondo è recuperare i pazienti in trattamento, attraverso una profonda azione di sensibilizzazione, per favorirne un nuovo percorso di vita, con un nuovo stile e nuove abitudini. E la grande partecipazione di pubblico presente in sala, con alcuni rappresentanti dell’Amministrazione comunale, ha confermato, nella crudezza del problema, l’attenzione delle famiglie e degli operatori socio-sanitari verso un problema in continua diffusione. A parlare di alcol e dei suoi devastanti effetti al volante, preceduti dal saluto del Presidente di ACAT Valle Olona Luciana Morosi, sono intervenuti tre esperti che hanno portato al Convegno le loro esperienze professionali. Un viaggio nell’oscuro pianeta dell’alcolismo giovanile per fare luce sui tanti aspetti di un male sociale che, secondo i dati forniti dall’Istituto superiore di sanità, presenta elementi inquietanti: -il primo bicchiere di vino in Italia viene consumato a 11-12 anni, contro la media europea ferma a 14 anni e mezzo; -sono circa 800.000 i giovani di età inferiore a 17 anni che hanno consumato nel 2008 bevande alcoliche, di cui oltre 400.000 in modo problematico, con rischio cioè di dipendenza; -il 7% dei giovani dichiara di ubriacarsi almeno tre volte alla settimana, con forte aumento del consumo di alcol fra le ragazze. Un quadro sociale allarmante, una fotografia impietosa che mette a nudo il profondo disagio giovanile presente nella nostra società. Una situazione estremamente critica anche in Provincia di Varese. Il Colonnello Alfredo Magliozzi, Comandante della Polizia stradale di Varese, parlando delle “stragi del sabato sera”, ha fatto rilevare nel suo intervento la drammatica incidenza dell’uso di sostanze alcoliche negli incidenti stradali : nel 2008 registrati 2616 scontri con feriti, di cui 43 mortali! Con un’ulteriore annotazione: lo stato di ebbrezza non appartiene soltanto alla fascia dei giovanissimi (18-24 anni), ma tende sempre più a “catturare” i guidatori compresi fra i 33 e i 40 anni, per effetto del “rito dell’aperitivo a base di alcol”. Un’analisi confermata da Luigi Seghezzi, medico, responsabile del Pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera S. Antonio Abate di Gallarate che, analizzando “l’epidemiologia degli incidenti” , ha posto l’accento sullo status fisico di chi assume alcol: effetti peggiori in soggetto giovane, sottopeso, a stomaco vuoto. Un alcolismo quasi sempre riconducibile a fattori di ordine psicologico, sociale e culturale. Ma si può uscire dal tunnel dell’alcol? Quali i rimedi sul piano della prevenzione? Un messaggio di speranza è venuto da due significative testimonianze di due giovani, ex alcolisti, presentati da Giorgio Cerizza, direttore sanitario del Servizio di riabilitazione alcologica dell’Azienda ospedaliera di Crema. Un racconto dai toni drammatici che ha suscitato nei presenti vive emozioni. Un percorso di vita iniziato con un rapporto conflittuale in famiglia e proseguito, inesorabilmente, con un salto nel buio: l’alcol, come fuga da ogni realtà, prima di riprendere, con successo, il faticoso percorso di recupero e di reintegrazione sociale....

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RIAFFERMARE IL COMUNE SENSO DEL DOVERE E RECUPERARE RIGORE E MORALITA’

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

RIAFFERMARE IL COMUNE SENSO DEL DOVERE E RECUPERARE RIGORE E MORALITA’

Intervista a Corrado Sforza Fogliani Presidente nazionale di Confedilizia Presentato a Piacenza il libro “Il diritto, la proprietà, la banca” Organizzata dalla IV Circoscrizione del Distretto 108 Ib3, si è svolta a Piacenza, nella settecentesca Villa “Volta del Vescovo”, la presentazione del libro “Il diritto, la proprietà, la banca”, Spirali Editore, di Corrado Sforza Fogliani, presidente nazionale di Confedelizia. Alla serata, condotta dal Presidente della circoscrizione Claudio Tagliaferri, hanno partecipato il Presidente del Consiglio dei Governatori, Rocco Tatangelo, il Governatore del Distretto 108 Ib3, Giancarlo Tagliaferri e oltre duecento soci dei dodici lions club della circoscrizione piacentina. A Corrado Sforza Fogliani, allievo di Luigi Einaudi, abbiamo posto, nel corso della serata, alcune domande sui temi più importanti trattati nel libro. La mancanza di certezza dell’ordinamento tributario italiano è causa di un crescente contenzioso tributario: diventa sempre più difficile il rapporto tra fisco e contribuente. Quali le cause e i possibili rimedi? “Da anni subiamo una ipertrofia legislativa che non conosce limiti. La mancanza di certezza della legge tributaria intesa come prevedibilità delle conseguenze giuridiche e fiscali è divenuta ormai una costante. Siamo in presenza di una frantumazione della legislazione tributaria, di un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge. Il nostro ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità e dall’arbitrio per questioni di cassa, occorre invece meno improvvisazione e più rigore da parte del Legislatore”. Cosa pensa dello Statuto del contribuente salutato nel 2000 come un “patto di civiltà giuridica”, volto a dare chiarezza e trasparenza alle disposizioni tributarie? Molti principi restano del tutto astratti senza alcun effetto giuridico. “Lo Statuto sconta un peccato originale: l’essere stato approvato con legge ordinaria senza alcuna valenza di carattere costituzionale, consentendo in tal modo pericolose fughe in avanti. Non a caso, lo scorso maggio, la Corte dei Conti ha censurato l’azione del Legislatore muovendo una serie di rilievi soprattutto sulla violazione del divieto di retroattività della norma tributaria”. In qualità di Presidente della Confedilizia, Lei è spesso intervenuto, anche sulla stampa nazionale, a “difesa della proprietà come condizione della libertà e della democrazia, concetti indissolubili l’uno dall’altro”. Qual è il Suo pensiero sul disegno di legge del Governo Prodi sulla trasformazione del catasto immobiliare da reddituale in patrimoniale, costruito cioè sulla base del valore degli immobili e non sul loro effettivo reddito? “E’ questa la grande paura che incombe sulla proprietà edilizia: mettere a regime un catasto truffa, senza alcun legame con il territorio, ispirato da una evidente logica anti-proprietaria, perché tutte le imposte di natura patrimoniale, come l’ICI, sono inevitabilmente espropriative. Per combattere l’impunità patrimoniale ed eliminare le sperequazioni sarebbe sufficiente attivare la revisione dei classamenti delle singole unità immobiliari. Non c’è alcuna valida ragione di censire la proprietà edilizia sulla base di coefficienti costruiti arbitrariamente per la solita questione di gettito, senza una verifica oggettiva in termini di redditività.” La fiscalità sugli immobili, per effetto anche della manovra Visco-Bersani del luglio 2006, secondo la stampa specializzata, è giunta a livelli di guardia. Non c’è il rischio di paralizzare il mercato immobiliare già in difficoltà per l’aumento dei tassi bancari d’interesse e, più in generale, della crisi economica delle famiglie? “La fiscalità immobiliare avrebbe bisogno di interventi decisi, in termini di riduzione del peso delle imposte e di semplificazione del quadro normativo. Vi sono due misure che si presentano particolarmente urgenti da adottare: la prima è l’introduzione della cosiddetta cedolare secca sugli affitti del 20% al fine di rilanciare il mercato delle locazioni, l’altra è quella della eliminazione dell’ICI , un’imposta patrimoniale inserita in...

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I LIONS CONTRO LA FAME NEL MONDO. IL PROGRAMMA ALIMENTARE MONDIALE DELLE NAZIONI UNITE

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

Intervista alla Coordinatrice nazionale Catherine Dickehage “I Lions contro la fame nel mondo” è stato il service nazionale per il biennio 2008-2010 votato a Caorle, all’ultimo Congresso nazionale. Il service mira a dare un futuro alle gestanti e ai bambini dello Sri Lanka. L’obiettivo, in particolare, è quello di assicurare cibo alle donne gravide e ai bambini dai 6 ai 58 mesi di vita attraverso la costruzione di una fabbrica che creerà posti di lavoro e produrrà “thriposha”, preziosa miscela di frumento, soia e latte per sfamare 120.000 bambini e 55.000 donne nelle zone rurali di Kandy, Nuvara, Polannaruwa e Matale. Un progetto umanitario che si concretizzerà grazie alla partnership tra i Lions italiani e i Lions dello Sri Lanka (13 mila soci, divisi in 6 distretti), in stretta collaborazione con il PAM. Dal suo quartier generale di Roma, il Programma Alimentare Mondiale (PAM), braccio operativo delle Nazioni Unite, invia aiuti alimentari ovunque si verifichi una crisi umanitaria. Alcuni dati possono essere utili per dare le dimensioni del suo intervento globale nel mondo: nel 2007 sono stati circa 86 milioni le persone che hanno beneficiato degli aiuti alimentari del PAM per una distribuzione totale di circa 3.3 milioni di tonnellate di cibo. I bambini assistiti sono stati 53.6 milioni! 2816 le organizzazioni non governative partner del PAM. Numeri impressionanti alla base dei quali c’è l’efficienza organizzativa e una concreta operatività, con costi di gestione del “programma” ridotti all’essenziale: solo il 7% delle somme raccolte! Per saperne di più abbiamo posto alcune domande a Catherine Dickehage, brillante coordinatrice nazionale del Comitato italiano, che da anni ne segue i progetti e le attività di promozione e raccolta fondi. In concreto, il PAM cosa fa? “Due sono i settori chiave di intervento. Da un lato si occupa di dare una risposta, rapida ed efficace, alle emergenze, sia quelle di origine naturale – dalle inondazioni ai terremoti alla siccita’ come in Myanmar, Pakistan e Kenya per citarne alcuni – sia quelle causate dall’uomo e dunque guerre, di bassa e alta intensita’, che causano emergenze immediate ma anche croniche, come in Darfur, Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo. Il secondo settore chiave di intervento e’ lo sviluppo. Il cibo, in questi casi, diventa uno strumento attraverso il quale costruire percorsi di autonomia e autosostentamento : cibo in cambio di lavoro e di frequenza scolastica. Si fornisce cioè assistenza alimentare per avere manodopera per la costruzione o ricostruzione di infrastrutture o per consentire la frequenza scolastica a milioni di bambini altrimenti esclusi da qualsiasi percorso formativo.” Quali sono i mezzi di cui il PAM dispone per fronteggiare questo drammatico problema? “Negli 80 paesi in cui opera attraverso l’ausilio di circa 9000 funzionari, il PAM gestisce e coordina una poderosissima macchina logistica che consente di raggiungere ogni angolo remoto del pianeta in tempi estremamente rapidi. Ogni catastrofe naturale o ogni conflitto che generi la necessita’ di assistenza alimentare chiama in causa il PAM ovunque si verifichi. In ogni situazione il PAM deve riuscire a raggiungere la popolazione civile in difficolta’. E’ per questo che si avvale non solo di una flotta di navi, aerei e camion ma non esita a mettere in campo zattere, elefanti, muli qualora le aree colpite siano irraggiungibili in altro modo. Portare cibo e’ la missione, farlo arrivare in tempo e’ la priorita’, garantire che sfami chi ha bisogno e’ il dovere!” Ma sarà possibile vincere la lotta contro la fame nel mondo? Quasi una sfida epocale! “Purtroppo la lotta contro la fame nel mondo e’ lontano dall’essere vinta. Nonostante le Nazioni Unite l’abbiano posta al primo posto degli obiettivi del Millennio da...

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OPERARE PER RENDERE LA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA Cause ed effetti della crisi economica – Il ruolo dell’ Europa – La svolta istituzionale

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

OPERARE PER RENDERE LA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA Cause ed effetti della crisi economica – Il ruolo dell’ Europa – La svolta istituzionale

Intervista a Marcello Veneziani, giornalista e scrittore di successo. “Si è persa la capacità di comprendere le reali condizioni di vita di chi vive da tempo in una situazione di diffusa precarietà. Occorre reagire! Recuperare la nostra identità nazionale, il nostro passato, la nostra cultura riaffermando la centralità della politica per una dimensione nuova della società”. Con questa dichiarazione, Marcello Veneziani, giornalista e scrittore di successo, ha introdotto il suo intervento a Varese, ospite di alcuni Club della Città Giardino. Gli abbiamo rivolto alcune domande. -Nel Suo ultimo libro “DIO, PATRIA E FAMIGLIA”, Lei affronta il tema della deriva etica della società contemporanea, analizzando -fra passione e ragione- la disgregazione dei suoi valori fondamentali, valori non negoziabili. Si potrà davvero superare l’analfabetismo emotivo e scacciare, soprattutto nei giovani, quell’ospite inquietante che il filosofo Umberto Galimberti ha definito “nichilismo”? Non so se si potrà superare e debellare l’analfabetismo emotivo e il nichilismo diffuso, e se dovessi fare una previsione direi che sarà assai difficile. Nondimeno bisogna provare, perchè è giusto, anzi necessario farlo, per rendere la vita degna di essere vissuta, e avendo davanti a sé una duplice prospettiva: nella peggiore delle ipotesi adoperandoci per superare questo degrado avremo reso migliori noi stessi e coloro che sono più strettamente vicini a noi; nella migliore delle ipotesi avremo concorso a rianimare una svolta spirituale e culturale, civile e sociale, prima che politica. -La crisi economica originata nel 2008 negli Stati Uniti con la finanza speculativa si è poi propagata nel Vecchio Continente minando alla base il difficile processo di integrazione politica. Quale futuro attende l’Europa: un’Europa dei popoli, come la disegnarono i suoi Padri fondatori o un’Europa dei mercanti? Continuo a sostenere che la radice della crisi economica in atto non sia di natura economica e se vogliamo davvero affrontarla dobbiamo risalire a quella scelta pre-economica che la sostanzia. Di conseguenza, occorre avere il coraggio, sì rivoluzionario, di rovesciare la tavola dei valori dominanti e dire che l’economia non può dirigere il nostro destino, e l’economia finanziaria in modo particolare. Che l’economia, come la tecnologia, è uno straordinario mezzo ma non può diventare uno scopo. E che se si tratta di scegliere tra l’assetto contabile degli stati e la vita reale dei popoli bisogna optare per i popoli. -In un passaggio di un Suo articolo su Libero Lei scrive “quest’epoca odora troppo di morte e di declino, canta e balla sul ciglio del burrone, avverte di essere a un passo dal paradiso e a due dall’inferno”. E’ possibile alimentare l’ottimismo e non il pessimismo della ragione per un nuovo modello di sviluppo socio-culturale? Ho due convinzioni che servono a bilanciare l’inevitabile pessimismo a cui ci induce la situazione. La prima è che altre epoche hanno vissuto la stessa percezione di essere sull’orlo di una catastrofe o hanno avuto la sventura di vivere dentro la burrasca, di una guerra, di una carestia, della peste o di un’invasione… Non abbiamo il privilegio di vivere alla fine del mondo, il mondo finisce e si rigenera di continuo… La seconda è che confido nella realtà, nella forza delle cose, nell’impulso naturale (e per chi crede soprannaturale) che regola la vita e penso che alla lunga il vuoto sarà riempito, E noi dobbiamo adoperarci per riempirlo al meglio o per evitare che si riempia in senso deteriore. -In un recente intervento, commentando l’immobilismo politico nazionale, ha dichiarato: “Altro che legge di stabilità, in Italia vige la legge di staticità senza stabilità!”. Un’espressione che la dice lunga sull’attuale momento politico del Paese, con fibrillazioni quotidiane nella maggioranza di Governo. Come si esce da questa situazione? Collasso o...

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I LIONS? UN ESEMPIO DA SEGUIRE! “UNA SOLLECITAZIONE ALL’ IMPEGNO VALIDA PER TUTTI”

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

I  LIONS?  UN  ESEMPIO  DA  SEGUIRE! “UNA  SOLLECITAZIONE  ALL’ IMPEGNO  VALIDA  PER  TUTTI”

Intervista al Vescovo di Como Mons. Diego Coletti: “La pace non è un sogno, non è un’utopia, è possibile costruirla sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla equità sociale” – Il ruolo della partecipazione a una cittadinanza attiva e solidale per un nuovo modello di sviluppo – Il rispetto della dignità dell’uomo e non la ricerca del rendimento: “ci vuole il coraggio della giustizia!”. Che ci fa il Vescovo con un palloncino Lions in mano, in piazza Duomo a Como? Se lo sono chiesti in tanti dopo aver visto la foto di Mons. Diego Coletti, Vescovo della Diocesi lariana dal 2007, pubblicata su Vitalions di maggio. Dopo lo stupore nel commentare la foto-notizia, abbiamo voluto approfondire la vicenda, grazie ai buoni servigi di Carlo Bertani, past president del Como Host. Attraverso l’intervista gentilmente concessa, cerchiamo di scoprire il “personaggio”, un vero precursore della Chiesa di Papa Francesco, che affronta il suo magistero in modo estremamente concreto, una guida spirituale che non disdegna di incontrare i giovani nella … birreria più grande della città per essere uno di loro, capirne problemi e aspettative, confrontarsi con il loro linguaggio e il loro mondo. Una persona davvero speciale! –Costruire una vera cultura di pace è una necessità storica avvertita dall’umanità. L’intolleranza etnica e religiosa, in alcune regioni del mondo, sta portando l’uomo alla sua distruzione. Il dialogo interreligioso e interculturale può essere l’antidoto allo scontro di civiltà? È possibile recuperare un rapporto fra popoli e civiltà a prescindere da razza, religione, colore della pelle? La domanda è molto ampia e affronta temi complessi, relativi a problemi rispetto ai quali da decenni è in corso un confronto “multidisciplinare”, che coinvolge il livello religioso, ma anche l’ambito politico internazionale. Un dibattito dinamico che però, purtroppo, non ha ancora portato a risposte adeguate. A mio avviso, a mancare, è soprattutto l’atteggiamento giusto: ovvero la disposizione a lasciarsi convertire e ad aprire il proprio cuore a un radicato senso di fraternità. Queste aperture interessano sicuramente l’aspetto spirituale, ma, vissute e realizzate intensamente – tanto da arrivare a trasformarci in “uomini e donne di buona volontà” – hanno ricadute positive anche su società civile, economia, mondo del lavoro, amministrazione della “cosa pubblica” a tutti i livelli, modo di vivere e confessare ciascuno la propria fede. Se i miei occhi, nell’altro, non vedono un nemico ma un fratello, mi apro al dialogo e al rispetto, sebbene ci differenzino lingua, cultura, religione, colore della pelle. Se l’altro è un fratello, non posso che amarlo e accoglierlo. Illuminanti sono le parole del pontefice emerito Benedetto XVI che lo scorso 1° gennaio ha consegnato alla nostra meditazione il messaggio “Beati gli operatori di pace”, in occasione della Giornata Mondiale della Pace 2013. «La pace – scrive Benedetto XVI – concerne l’integrità della persona umana ed implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. Comporta la costruzione di una convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo esercizio. La realizzazione della pace dipende soprattutto dal riconoscimento di essere, in Dio, un’unica famiglia umana… La pace è ordine vivificato ed integrato dall’amore e realizzato nella libertà. La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile!” –La politica, se non è sorretta da una base etica e spirituale, non è più al servizio della gente. L’ha sostenuto il compianto cardinale Carlo Maria Martini nel suo memorabile intervento “La crociata del bene con la forza degli onesti”. La società contemporanea vive momenti di grande declino a causa proprio della deriva etica,...

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