L’ EUROPA E LE MIGRAZIONI FRA EGOISMI E SOLIDARIETA’
L’Europa che si sgretola. E’questa l’immagine legata al dramma delle migrazioni e alla sua ingovernabilità. Un’emergenza umanitaria che ha messo a nudo l’ignavia europea, l’assenza di una identità valoriale affondata da tempo nella ipocrisia e negli egoismi nazionali. E’ inquietante lo scontro in atto all’interno dell’Unione che ha creato una profonda lacerazione fra le istituzioni comunitarie e alcuni Paesi con fenomeni distruttivi, non lontani dai fantasmi del passato. L’Europa rischia di implodere, sconfitta dai populismi, dai profeti di terrore e dalla sua stessa incapacità di governare un problema strutturale, i flussi migratori, destinato a crescere per le dimensioni di una crisi geopolitica che abbraccia il Mediterraneo, il Medio Oriente e l’Africa sub-sahariana. Senza politiche condivise sarà impensabile arginare la fuga di milioni di disperati che scappano dalla guerra, dalla povertà e dal caos destabilizzante dei loro Paesi di provenienza. Dal vertice europeo di Bruxelles di lunedi sono arrivati segnali allarmanti: accordo solo di principio tra i 28 per la redistribuzione di 120mila profughi in un contesto nel quale alcuni governi si oppongono fermamente ad accogliere i rifugiati. E in attesa del decisivo incontro del prossimo 8 ottobre per la definizione delle quote obbligatorie, sono stati ripristinati i controlli alle frontiere in mezza Europa. Minato alla base uno dei capisaldi dell’Ue: la libera circolazione delle persone. A distanza di venti anni, l’accordo di Schengen è sempre più fragile. Dopo la barriera di filo spinato della Bulgaria lungo i confini con la Turchia, il vergognoso muro dell’Ungheria lungo quelli con la Serbia, con drastiche misure detentive per chi … rincorre il diritto alla vita, da qualche giorno frontiere chiuse e controlli per chi si muove nell’Unione. E in prima fila, in questa operazione di basso lignaggio politico, ancora i Paesi dell’Est, quegli stessi Paesi che hanno beneficiato economicamente dell’allargamento dell’Unione, sancito ad Atene nel 2004. La cultura postcomunista dei Paesi dell’Europa centrale e orientale è di fatto refrattaria ai processi di accoglienza e integrazione. Nei loro Governi e nelle loro opinioni pubbliche non sembra prevalere un sentimento di appartenenza europea che pure è stato assai forte nell’adesione all’Unione. Non si sono ancora stemperati i nazionalismi, che anzi esplodono ora che non sono più sottoposti al giogo sovietico cessato i 9 novembre 1989, con la caduta del muro di Berlino. Ma sotto quelle macerie, non restarono sepolti solo il comunismo con i suoi errori storici e i suoi crimini, ma anche l’idea stessa della solidarietà, quella che ricompone differenze e divisioni, superando paure e timori. Manganello, detenzione, marchiature di hitleriana memoria di ogni immigrato sono la risposta di chi, rispolverando vecchi miti e riti nazionalistici, ha presto dimenticato simpatia, amicizia e aiuti ricevuti dall’Europa occidentale in questi anni di integrazione Non è questa la strada per scrivere il futuro del Vecchio Continente! Nel rispetto della legalità e dei livelli di vivibilità, ponti e non muri per riaffermare la civiltà millenaria dell’Europa, la centralità della sua missione storica. Occorre recuperare le ragioni dello stare insieme nell’Unione, i principi fondanti della costruzione europea per una risposta univoca alla crisi migratoria: una combinazione di fermezza di fronte al terrorismo, solidarietà consapevole, pacificazione e contributi allo sviluppo per i paesi in guerra sull’altra sponda del Mediterraneo, in Siria e dintorni. Senza una necessaria identità politica e una comune unità d’azione, ben coordinata, il destino dell’Europa sarà sempre più segnato da esodi biblici incontrollabili che ne cancelleranno nei prossimi decenni ogni aspirazione a svolgere un ruolo centrale nella gestione dell’ordine politico-economico mondiale per una pace...
Read MoreL’EUROPA E L’IMMIGRAZIONE
Il dramma del Mediterraneo : un’emergenza europea – Il piano della Commissione Ue per fronteggiare la tragedia dei migranti – Le incertezze del futuro legate alla fuga biblica dall’Africa. L’Europa del cinismo! E’ quella che sembra aver smarrito il filo della storia. Dopo essersi proclamata per anni paladina dei diritti umani, si dimostra sempre più latitante nella gestione dell’emergenza dei flussi migratori nel Mediterraneo in fondo al quale lo scorso anno sono finiti 3200 disperati. Quest’anno, dopo il tragico weekend del 18 aprile in cui hanno perso la vita oltre 900 persone, siamo già a quota 1800, a fronte di 24mila arrivi sulle coste italiane. Da Bruxelles i soliti imbarazzanti balbettii a conferma della mancanza di una leadership e di una governance capace di dare corpo a una istituzione comunitaria fantasma! Si continua a non voler vedere una tragica realtà in nome di una ipocrisia umanitaria che genera soltanto discorsi di facciata. Egoismi nazionali, inettitudine, miopia politica alla base di scelte non fatte! O ancor peggio, scelte sbagliate! All’intervento militare in Libia del 2011,attuato soprattutto su pressione di Francia e Gran Bretagna con l’appoggio dell’Alleanza NATO e degli Stati Uniti, non è seguita alcuna alternativa. La mancanza di un piano politico ha consegnato la Libia alla ingovernabilità. E oggi, secondo l’avvertimento del Segretario dell’ONU , Ban Ki-moon, in terra libica non ci potrà essere una soluzione militare alla tragedia umana che sta avvenendo nel Mediterraneo. Occorre una strategia diversa per nuove soluzioni. E in Europa, nonostante la “chiusura” della Gran Bretagna, si comincia finalmente ad affrontare il problema per giungere a un accordo che possa da un lato garantire la sicurezza e la protezione dei diritti umani dei migranti e di coloro che chiedono asilo e dall’altro sconfiggere gli scafisti della morte con il loro vergognoso traffico di vite umane sulle carrette del mare. E, ovviamente, senza ignorare la immigrazione clandestina, il trasporto illegale di armi e stupefacenti. La normalizzazione del Mediterraneo è un interesse primario che l’Europa non può più ignorare. La Commissione Ue ha adottato una nuova agenda basata su quattro pilastri: ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, gestire e rendere sicure le frontiere esterne dell’Unione, proteggere i richiedenti asilo e creare una nuova politica della migrazione legale. Dopo aver “criminalizzato” l’operazione “Mare nostrum” per attivismo nei salvataggi, equiparati a un invito a delinquere per i trafficanti di esseri umani, ora la Germania e i suoi alleati del Nord e dell’Est fanno marcia indietro, riconoscendo che “Triton”, che da novembre sostituisce “Mare nostrum”, ha reso più incerti i controlli della frontiera mediterranea. Nella consapevolezza che l’Europa resta e resterà una calamita irresistibile per tanti diseredati del Continente nero, si lavora attorno a una più equa distribuzione degli immigrati che richiedono asilo insieme alla creazione di campi profughi in Medio Oriente e Nord Africa per evitare viaggi suicidi. L’accordo Ue per affrontare l’emergenza immigrazione prevede la ridistribuzione di migranti tra gli Stati membri in base a quote prestabilite, rapportate al numero di abitanti del Paese, Pil, numero di profughi già presenti nel Paese e tasso di disoccupazione. In Italia arriveranno il 9,94% dei 20mila profughi (meno di 2000) che attualmente risiedono in campi profughi all’estero e che hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiati (“reinsediamenti”), e l’11,84% dei richiedenti asilo già presenti nelle nostre strutture di accoglienza (“ricollocamento”). Di fatto, quindi, secondo quanto assicurato anche dall’alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue, Federica Mogherini, il nostro Paese sarà esonerata dal dover accogliere quote di nuovi profughi. Dai campi profughi in Libano e Turchia il 15,43% dovrà essere accolto dalla Germania, l’11,87% dalla Francia. Gran Bretagna, Irlanda...
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