Posts made in Marzo, 2016

   IL  FUTURO  DELL’ EUROZONA

Posted by on Mar 22, 2016 in Sull'Europa | 0 comments

   IL  FUTURO  DELL’ EUROZONA

“Fare chiarezza sul futuro dell’Eurozona”. E’ forte il richiamo alle responsabilità della politica lanciato dal Presidente della Bce Mario Draghi a margine dell’ultima sessione economica del vertice Ue di Bruxelles. L’economia non cresce e permangono i timori legati a una deflazione che rischia di allontanare ogni ripresa. E in questa fase di persistente crisi economica particolarmente efficace è il ruolo che sta svolgendo l’autorità monetaria di Francoforte con misure di grande respiro. Significativo il “pacchetto” varato la scorsa settimana: taglio dei tassi d’interesse, acquisti mensili di titoli, anche aziendali (“corporate bond”), finanziamenti alle banche a tasso zero, con un premio in caso di aumento del credito all’economia reale. Ma la politica monetaria a sostegno dell’economia ha i suoi limiti, non può affrontare le debolezze sistemiche dell’economia europea. E Draghi lo dice chiaramente: servono riforme strutturali, investimenti pubblici e riduzione delle tasse per far ripartire la domanda. Spetta cioè alla politica recuperare la sua centralità per reagire alla crisi, spetta ai Paesi dell’Eurozona rafforzare la governance dell’euro, superando ogni divisione,  e rispondere all’austerità tedesca. Come ha ribadito di recente Giorgio La Malfa sul Corriere, l’unificazione monetaria sta pagando la mancanza di una unione politica, e quindi di un’unione fiscale dei Paesi firmatari del Trattato istitutivo dell’UEM. Si sperava che le regole fissate a Maastricht e le loro successive modificazioni avrebbero consentito ai Paesi dell’Eurozona una crescita forte ed equilibrata. Speranza spazzata via dalla crisi economica e finanziaria del 2007! Senza una vera unione fiscale e una banca centrale prestatore di ultima istanza ogni Paese risponde da solo dei debiti emessi dal suo governo con la conseguenza che eventuali dubbi circa la sua solvibilità provoca un aumento dei tassi d’interesse, una rarefazione del credito, l’arresto della crescita. Ai singoli Paesi sono stati tolti gli strumenti monetari con i quali, prima dell’Unione, affrontavano le crisi macroeconomiche, in primis la svalutazione della moneta nazionale, senza trovarne altri per affrontarle all’interno delle regole che l’Unione si è data. E questo vuoto regolamentare, aggravato dai vincoli imposti alle finanze pubbliche dal Fiscal compact del 2012, ha finora avvantaggiato quei Paesi che sono entrati nell’Unione in una situazione di maggiore stabilità: debito pubblico sotto controllo, flessibilità del costo del lavoro, organizzazione industriale e amministrazione pubblica più efficiente. Il richiamo di Draghi va proprio in direzione del superamento degli attuali squilibri economici presenti all’interno dell’Unione: promuovere una revisione profonda dei trattati istitutivi dell’Unione europea con la realizzazione di una unione fiscale di supporto a quella monetaria, con un forte consenso politico dei Paesi che vi aderiscono. Nell’Eurozona l’infinita disputa politica sui vincoli di bilancio ha fatto perdere di vista il nodo centrale della questione: la ripresa economica in un contesto di economia globalizzata dove la forza del mercato in continua evoluzione spiazza non solo le sovranità monetarie ma anche quelle politico-statuali. Nel quadro europeo sono profonde le divergenze di strutture e di interessi politici ed economici per poter elaborare una comune strategia finalizzata a rafforzare la governance dell’euro. La sfiducia che serpeggia nell’opinione pubblica nei confronti dell’Europa e delle sue istituzioni nasce proprio dalle faide di palazzo e dai tanti egoismi che ritardano ogni progetto di maggiore  integrazione. L’Unione avrà un futuro se dimostra di saper costruire crescita e benessere e non un’asfittica gabbia di...

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OMICIDIO  STRADALE :  E’ LEGGE!

Posted by on Mar 5, 2016 in Uncategorized | 0 comments

OMICIDIO  STRADALE :  E’ LEGGE!

L’omicidio stradale è legge. Dopo quattro anni dalla prima raccolta di firme da parte delle Associazioni “vittime della strada”, si è finalmente concluso un lungo iter che ha visto il disegno di legge arrivare a Palazzo Madama in quinta lettura, non senza imboscate parlamentari, superate alla fine con il voto di fiducia posto dal Governo. Un atto di giustizia nei confronti di chi è rimasto ucciso sulle strade da pirati su quattro ruote! Si parla spesso di curve assassine, di alberi killer, di strade dissestate per giustificare le corse in auto che finiscono in tragedia. Una guerra invisibile che quotidianamente si combatte sulle strade. Ma il 90%  degli incidenti stradali è imputabile  a chi  sta al  volante e alle sue condizioni psico-fisiche …. E l’alcol è il killer in ombra, il pericoloso compagno di viaggio. Secondo i dati ISTAT 2013, in Italia ci sono oltre 180 mila incidenti stradali l’anno con lesioni a persone, 3385 morti, quasi 10 al giorno, 260 mila feriti. Una cronaca senza fine, un vero bollettino di guerra! Nel 30% dei casi, secondo i dati forniti dall’osservatorio Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale), l’investitore è risultato sotto l’effetto di alcol e droga. E a subirne  le conseguenze tante vite innocenti, fra cui tanti bambini: nel 2014 ben 63! Vite spezzate, sogni e speranze derubati! Siamo in assoluto il Paese d’Europa con il maggior numero di vittime sulle strade. Anche il numero dei morti per milione di abitanti, media Ue 51,4, ci vede ancora al 14° posto con 56,2 vittime. E i casi di recidiva sono altissimi. Il reato di omicidio stradale aiuterà a combattere questo triste primato. Una efficace misura di prevenzione. La nuova legge introduce  nel codice penale il reato di omicidio stradale per effetto del quale è punito a titolo di colpa con la reclusione, di diversa entità a seconda del grado di colpevolezza, il conducente la cui condotta imprudente costituisca causa dell’evento mortale. Resta la pena già prevista oggi, da 2 a 7 anni, nell’ipotesi base, quando cioè la morte sia stata causata violando il codice della strada. La sanzione penale però sale sensibilmente negli altri casi. In particolare, chi uccide una persona guidando in stato di ebbrezza grave, con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro, o sotto effetto di stupefacenti, rischia ora da 8 a 12 anni di carcere. La pena può aumentare fino a 18 anni di carcere se a morire è più di una persona. E’ prevista una specifica circostanza aggravante nel caso in cui il conducente, responsabile di un omicidio stradale colposo, si sia data alla fuga, omettendo ogni soccorso. In tale ipotesi, la pena è aumentata da 1/3 a 2/3 e non può, comunque, essere inferiore a 5 anni. Grande soddisfazione è stata espressa da chi per anni ha atteso un intervento del Legislatore per una risposta a un inquietante problema sociale, espressione in molti casi  di una vita spericolata, vissuta senza inibizione alcuna. E per i più giovani al volante, oltre alle misure di legge, è fondamentale insegnare la “cultura della sicurezza”, educarli alla legalità ridestando  in loro i grandi ideali, la passione civile  per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale, del loro futuro. Coniugare cioè la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. Si volta pagina, dunque. “La patente non è licenza di uccidere”! Guidare nel rispetto del codice della strada per evitare lutti e dolori e porre fine alle strazianti cronache di assurdi incidenti stradali. Guidare con il volante e non con …. Il bicchiere perché la vita va vissuta,...

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   IL FUTURO INCERTO DELL’ECONOMIA ITALIANA

Posted by on Mar 3, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

   IL FUTURO INCERTO DELL’ECONOMIA ITALIANA

Sorrisi e abbracci al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi fra il premier Renzi e il Presidente della Commissione Ue Junker in visita a Roma.  Cancellati i toni aggressivi e i “maldestri malintesi” del recente passato. Un incontro positivo per riprendere a lavorare insieme e per parlare di economia da rilanciare, di Europa da rafforzare, di problemi da risolvere. E per l’Italia i problemi non mancano, anche minacciosi perché sistemici. Con crudo realismo lo ha ricordato il rapporto dell’Ue sugli squilibri economici dell’Eurozona diffuso a Bruxelles a distanza di poche ore dal saluto di commiato di Junker.  “L’Italia è fonte di potenziali ricadute sugli altri Stati membri  per le debolezze strutturali della sua economia, per la modesta crescita, per il debito eccessivo e per la spending review poco efficace”. Un richiamo alla realtà di un Paese che stenta a uscire dalla recessione  e a mettersi in sicurezza. Un segnale forte e preoccupante. Si tratta ora di scongiurare la  bocciatura da parte della Commissione Ue della Legge di stabilità 2016, evitare cioè una procedura d’infrazione per deficit eccessivo e quindi il rischio di una dolorosa manovra correttiva. Molto dipende dalla flessibilità invocata dal Governo. Mezzo punto di Pil per le riforme,  tre decimi per gli investimenti e un margine aggiuntivo dello 0,2% per la questione migratoria: in totale circa 13 miliardi. Chiara sul punto la richiesta all’Europa di Matteo Renzi: “una politica di bilancio più flessibile che non punti più sull’austerità a danno della crescita”. Servono cioè politiche espansive con investimenti pubblici e privati per mettere in moto l’economia europea, e italiana in particolare, tali da aprire spazi per ridurre la pressione fiscale. Un cambio di rotta, dunque, per stimolare la crescita e arginare lo scollamento tra cittadini e istituzioni comunitarie, azzerando le fughe in avanti delle forze populiste e demagogiche. C’è tempo fino a maggio per trovare una intesa  sui nostri conti pubblici, dopo che la Commissione Ue avrà completato la valutazione sull’equilibrio del bilancio italiano e sullo sforzo con cui il Tesoro ha promesso di portarlo vicino al pareggio nel 2018. Se da Bruxelles dovesse arrivare il cartellino rosso, con previsioni di crescita al ribasso, inevitabile scatterebbe una stangata fiscale con altri sacrifici collegati alle clausole di salvaguardia. E per le famiglie e le imprese sarebbe un duro colpo: aumenti delle aliquote IVA dal 10 al 13% e dal 22 al 24%, revisione delle detrazioni fiscali, nessuna riduzione impositiva con effetto domino: rincaro dei beni, contrazione dei consumi, ricaduta sulla produzione e sull’occupazione. Sarebbe un salto nel buio, nonché la conferma del fallimento della spending review, certificato di recente dalla Corte dei Conti. Intervenire sulla spesa pubblica, l’area della finanza allegra del Belpaese, è la grande riforma che il Paese attende da anni! Una riforma nella quale sono… “inciampati” numerosi e qualificati commissari: da Piero Giarda a Enrico Bondi, da Carlo Cottarelli a Roberto Perotti. Magro bottino, tanti  gli interessi in campo. Solo tagli lineari, a danno della quantità e qualità dei servizi ai cittadini, per fare cassa e barattare sulla fiscalità locale. Tutto è rimasto nei polverosi cassetti governativi. Mancanza di chiarezza politica, di coraggio d’azione per aggredire la spesa improduttiva, con tagli selettivi, e avviare un percorso virtuoso di riqualificazione degli oltre 820 miliardi che lo Stato spende ogni anno. Un percorso ormai ineludibile per un sostegno al reddito: meno spesa, più risparmi, meno tasse, più risorse per la crescita. L’Europa e i mercati chiedono questo per rendere sostenibile un debito pubblico schizzato al 133% prima che scattino nuove …. misteriose manovre sullo spread dei titoli pubblici italiani! Renzi...

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