Posts made in Giugno 29th, 2016

TAX DAY,  IL FISCO BATTE CASSA

Posted by on Giu 29, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

TAX DAY,  IL FISCO BATTE CASSA

Contribuenti all’erta! Per imprese e famiglie si avvicina il “tax day”, il giorno delle tasse. Entro il 16 giugno i pagamenti di Imu, Tasi, Irpef , addizionali, Ires, Irap e cedolare secca sugli affitti. Il fisco batte casa: con i versamenti di  acconti e saldi dell’anno precedente l’appuntamento di metà giugno  porterà nelle casse di Stato, regioni e comuni oltre 40 miliardi, cinque miliardi in meno rispetto al 2015 per l’effetto della eliminazione dalla base imponibile Irap del costo del lavoro  e soprattutto per l’esenzione Tasi dell’abitazione principale. Per la fiscalità locale un quadro normativo più semplice perché la Legge di stabilità, in attesa di una riforma più strutturata sui tanti balzelli comunali, ha bloccato la possibilità per i sindaci di ritoccare le aliquote al rialzo per evitare il rischio di aumenti “compensativi” del bonus assicurato alle abitazioni, in considerazione che sugli immobili diversi dall’abitazione principale oltre all’Imu rimane in vita anche la Tasi  nei circa 4 mila Comuni che nel 2015 l’hanno applicata e la super- Tasi dello 0,8 per mille, se deliberata entro lo scorso 30 aprile. Dalla tassazione sugli immobili un “bottino”per gli Enti locali di circa 10 miliardi. Una tassazione in cerca di equità. Non si può continuare a tassare  per fare cassa  senza una complessiva riflessione sulla fiscalità immobiliare, e non solo quella relativa ai tributi locali, che tenga conto della perdurante crisi del mercato. Con l’italica fantasia si cambia  il nome delle tasse ma il mattone resta sempre nei … pensieri del Legislatore,  in attesa della riforma del catasto che da vent’anni attende una sua attuazione legislativa. Sostituire nel sistema fiscale l’obsoleto concetto di “vano”, risalente al 1929, con quello di metro quadrato delle superfici, adattare i valori di proprietà e quelli locativi ai valori del mercato reale, sono passaggi indispensabili per superare iniquità e sperequazioni nelle tassazioni. Senza ignorare il “mistero buffo” tutto italiano delle abitazioni di lusso che sarebbero, secondo alcune stime, almeno dieci volte tante e che finora sono sfuggite all’occhio … poco vigile del fisco proprio grazie a una normativa superata dal tempo e dalle dinamiche socio-economiche del mercato. Un vuoto legislativo che tarda a essere colmato e che consegna i bilanci comunali al’indiscriminato prelievo fiscale sulla proprietà immobiliare. Appare dunque non più rinviabile la semplificazione di adempimenti e scadenze. Il continuo susseguirsi di novità tributarie alimenta incertezze interpretative e difficoltà operative. Da anni si opera in presenza di una frantumazione della legislazione tributaria, di un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio di ogni principio di diritto. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione che riduca in modo sostanziale gli adempimenti e quindi il numero delle scadenze e …. possibilmente la pressione fiscale. Una strada stretta da percorrere, quest’ultima, a causa dell’alta evasione  e dei vincoli europei imposti dall’ingombrante debito pubblico. In un decennio in Italia la pressione fiscale, rapporto fra gettito fiscale e PIL, è salita di oltre quattro punti, dal 39 al 43,3%. Un aumento che tuttavia non è riuscito a fermare la crescita del debito, perché nello stesso periodo la spesa pubblica, al netto degli interessi (!), è aumentata altrettanto.  Nell’eurozona la pressione si attesta al 40% rispetto alla quale l’Italia si colloca al quarto posto, dopo Francia (47,6%), Belgio (47,2%) e Finlandia (44%). La Germania (39,4%), Paesi Bassi (37,2%) e Spagna (33,7%) sono al di sotto della media europea. Ancora più basso il prelievo in Slovacchia e Irlanda (30,2%).  Conciliare gettito tributario e capacità contributiva del contribuente sarebbe...

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NO BREXIT, SI’ EUROPA!

Posted by on Giu 29, 2016 in Sull'Europa | 0 comments

NO BREXIT, SI’ EUROPA!

“Leave” o  “remain”? E’ questo l’amletico … dubbio che sarà sciolto giovedi 23 giugno nel Regno Unito  per decidere se lasciare o rimanere nell’Unione europea. Un referendum dai tanti risvolti economici e politici con il fondato timore che possa provocare un effetto domino su altri paesi dell’Unione in cui l’euroscetticismo è in aumento, alimentato dai problemi legati ai flussi migratori e alla  crisi  dell’economia europea. A distanza di settant’anni dal discorso pronunciato da Winston Churchill all’Università di Zurigo in cui l’ex Primo ministro inglese auspicava la nascita degli “Stati Uniti d’Europa” l’orologio della storia del Vecchio Continente rischia di fermarsi ad opera dei suoi … nipotini, per molti dei quali l’Ue, con i suoi  vincoli burocratici,  è una gabbia di regole e di tasse. Ma il nodo centrale della Brexit è politico per la dura lotta di potere in atto a Londra fra laburisti e conservatori che  comunque non può rimuovere la posizione di privilegio del Regno Unito all’interno dell’Unione consolidatasi con negoziati condotti spesso sul filo del compromesso istituzionale. Una partecipazione  comunitaria del tutto singolare quella britannica. Il “Regno di Sua maestà”, per sua scelta, è fuori dall’Unione monetaria e dai suoi parametri, è fuori dal sistema Schengen con la libera circolazione delle persone provenienti dall’Unione, beneficia di un trattamento di favore sul contributo che ogni Stato membro versa al bilancio Ue rapportato al suo pil, può non applicare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, fruisce di significative deroghe in materia comunitaria di giustizia e affari interni. Un mix di “benefit” che nel tempo hanno alleggerito sempre più i vincoli comunitari del Regno Unito il cui peso decisionale è rimasto però inalterato! Una posizione di privilegio rafforzatasi lo scorso febbraio a seguito del riconoscimento dell’ impegno non vincolante di procedere verso  “un’Unione sempre più stretta”. ottenuto a Bruxelles dal premier  Cameron. Nell’accordo con i leader europei è prevista inoltre una riforma del Trattato di adesione che concederà a Londra uno status speciale di autonomia su una serie di questioni: potenziamento della competitività europea, promozione degli atti di libero scambio, limitazione dell’accesso ai servizi del welfare per lavoratori immigrati comunitari (!) che vivono in territorio britannico, oltre alla garanzia di pari trattamento per i Paesi non aderenti all’Eurozona. Appare dunque in odore populistico, fortemente emotiva,  la posizione dei sostenitori della Brexit i quali, in caso di successo referendario, dovranno  fare i conti con i tanti riflessi economici negativi. Goldman Sachs prevede una fuga dalla sterlina inglese. Secondo i suoi analisti, la valuta britannica potrebbe registrare un tonfo del 12% nei confronti delle principali valute, con gravi ripercussioni sul commercio internazionale. L’ultima analisi dei giorni scorsi  del Fondo monetario internazionale parla di “rischio recessione nel 2017” per il Regno Unito con l’uscita dall’Ue. Per il Fondo un addio all’Europa avrà sull’economia britannica un “effetto negativo e sostanziale nel lungo termine” associato a “una considerevole incertezza, con potenziali implicazioni per il commercio e gli investimenti, la produttività, il mercato del lavoro e le finanze pubbliche”, un buco nero stimato da Cameron fra i 20 e i 40 miliardi di sterline. Sulla stessa linea la Banca d’Inghilterra che ipotizza “volatilità e instabilità finanziaria”. “Un atto gratuito di autolesionismo”, secondo il Financial Times, voce autorevole della City finanziaria londinese. Come finirà? Paolo Scaroni, già numero uno di Enel ed Eni, intervistato su Radio 24, ha rievocato il pensiero di Napoleone,  secondo il quale “gli inglesi sono una nazione di bottegai. Quando vanno a votare non votano con il cuore, votano con il portafogli”. Ergo, secondo Scaroni, “per il portafogli Brexit sarebbe un disastro e, quindi, voteranno a favore di rimanere nell’Unione europea”. Ma...

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BYE  BYE  LONDRA, DIVORZIO DALLA STORIA

Posted by on Giu 29, 2016 in Sull'Europa | 0 comments

BYE  BYE  LONDRA, DIVORZIO DALLA STORIA

Fra analisi, proclami e previsioni continua il lungo day after di Brexit.  Il giorno della verità secondo alcuni, quello della illusione populista secondo altri. Comunque, “un macigno sulla storia dell’Europa”! Uscire  dall’ Unione europea  è “un azzardo sciagurato” , ha dichiarato il Presidente emerito Giorgio Napolitano. “L’esperienza del referendum inglese dimostra  che la scorciatoia della scelta tra un sì e un no si presta a ogni sorta di stravolgimento demagogico ed emotivo.” Pensare cioè che per arginare crisi economica e flussi migratori le soluzioni nazionali funzionino meglio di quelle europee significa alimentare uno sterile  populismo. Il superamento  del diffuso disagio sociale nell’ Ue passa attraverso il rilancio dell’Europa, delle sue inadeguate istituzioni comunitarie, delle sue austere politiche economiche per una governance della sovranità condivisa.  L’Europa non ha ancora trovato un’architettura istituzionale capace di creare stabilità. E l’euro ha alimentato quegli stessi conflitti che l’integrazione avrebbe dovuto prevenire. L’ Europa però non può essere il capro espiatorio  di ogni male, la causa delle rovine sociali ed economiche di una Unione sempre più allo sbando! La stragrande delle decisioni politiche viene presa dal Consiglio europeo, l’istituzione comunitaria che definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione  della quale fanno parte i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri! E’ pretestuoso affermare “L’Europa ci impone”! Si vota a favore di questioni importanti a Bruxelles per poi tornare euroscettici appena scesi dall’’aereo! Significa imbrogliare l’ opinione pubblica per catturare facili consensi elettorali. Brexit è il risultato di un uso strumentale e “irresponsabile” del voto, voluto dal premier Cameron per rispondere agli attacchi alla sua leadership in forte calo di consensi. Strategia sbagliata per un referendum non preceduto da un serio dibattito sul rapporto, peraltro privilegiato, fra Regno Unito e Unione europea, il cui esito apre ora scenari di grande incertezza, non solo economica.  Chi ha votato per uscire dall’Unione si è fatto affascinare dal gigionismo dell’ex sindaco di Londra Boris Johnson in corsa per Down Street 10 e dagli specchietti per le allodole di Nigel Frarage, a cominciare dallo spauracchio dell’immigrazione dall’Ue. “Independence Day”, ma il futuro non è più quello dei tempi in cui Londra regnava sui mari da grande potenza! Frantumato il sogno di una comune casa europea, con il timore di un “effetto domino”  esportato  oltre Manica, il Regno Unito rischia un … “effetto boomerang”: è intenzione di  Scozia e Irlanda del Nord promuovere un referendum per un “leave”  dal Regno di Sua Maestà a favore di un “remain” nell’Unione europea! Si azzera il processo di integrazione politica dell’Europa dei Padri fondatori, in risposta ai violenti nazionalismi del XX secolo, causa di lutti e devastazioni fra i popoli del Vecchio Continente. Il paradosso è che Brexit, con le sue conseguenze negative sull’economia reale, finirà per impoverire ancora di più quegli stessi soggetti che nel voto contro l’ Unione europea hanno riposto le speranze  di un riscatto sociale ed economico. Un voto espressione sì di profondo disagio, ma soprattutto di una carica emotiva alimentata dalla ignoranza storica e dalla miopia economico-politica di governanti allo sbaraglio! La democrazia diretta se non genera nel cittadino consapevolezza del proprio ruolo attraverso la partecipazione e la conoscenza rischia di divenire “circonvenzione di incapace”!   Ha votato “leave” chi è ai margini della società e non ha niente da perdere. E il risultato si commenta da solo: crisi di governo con le dimissioni di Cameron, negoziati difficili con Bruxelles per l’exit, volatilità della sterlina, incertezza economica, rischio di recessione, caduta del tasso   di disoccupazione. Effetti negativi che non colpiranno le contestate elite finanziarie ma proprio le classi meno abbienti che hanno sposato la causa dei...

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