Posts made in Ottobre, 2016

LEGGE DI BILANCIO 2017, LA GUERRA DEI DECIMALI

Posted by on Ott 11, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

LEGGE DI BILANCIO 2017, LA GUERRA DEI DECIMALI

Legge di bilancio 2017 in dirittura d’arrivo. Giorni decisivi per la manovra economica di 23 miliardi di euro che il governo dovrà varare entro il prossimo 17 ottobre (il giorno 15, termine ordinario, cade di sabato). E saranno giorni particolarmente impegnativi per il Ministro dell’Economia Padoan che dovrà sciogliere il nodo sulla solidità delle previsioni di crescita del Pil all’1% scritte nella nota aggiuntiva al Documento di economia e finanza (Def). Una previsione ritenuta “ambiziosa” dalla Banca d’Italia, “non realistica” dalla Corte dei Conti per i “rischi al ribasso dovuti agli elementi del quadro economico collegato alla finanza pubblica”. Ma l’esame più insidioso da superare sarà quello dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), organismo che vigila sull’applicazione del pareggio di bilancio inserito nella Costituzione, secondo il quale “le previsioni governative di crescita per il 2017 appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo”. Sulla stessa linea il Fondo Monetario Internazionale che ha assegnato all’Italia per il 2017 un Pil non superiore allo 0,9%! Un vero rompicapo per i tecnici di Via XX Settembre che dovranno fornire “giustificazioni analitiche degli obiettivi programmatici” per consentire in settimana l’approvazione in aula del documento governativo. Una battaglia sul filo dei nervi e dei … decimali : lo 0,1% del Pil vale 1,6 miliardi di euro! Incombe minacciosa la “clausola di salvaguardia”, ovvero l’aumento dell’l’IVA (l’aliquota ordinaria dal 22 al 24%, quella ridotta dal 10 al 13%), una controversa norma introdotta per la prima volta nella manovra di luglio 2011 per garantire gli obiettivi concordati in sede comunitaria sul contenimento del deficit e del debito e avere quindi da Bruxelles il via libera alla Legge di bilancio. L’incremento del carico fiscale per il 2017 sarebbe nell’ordine di 15 miliardi di euro con il rischio di deprimere la già bassa crescita economica. L’aumento dell’IVA ridurrebbe infatti il reddito disponibile delle famiglie a danno dei consumi e quindi della produzione e dei relativi livelli occupazionali. Tutto ruota dunque attorno alla quantificazione degli obiettivi di bilancio, alla loro reale sostenibilità finanziaria e alla necessità di abrogare il ricorso alle clausole di salvaguardia (una “cosmesi dei conti pubblici”) senza ulteriori rinvii ad anni successivi, individuando soluzioni strutturali (lotta all’evasione, spending review, investimenti pubblici e privati). Resta ora da capire se le “informazioni integrative” in arrivo dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) basteranno per dissolvere perplessità e dubbi fin qui manifestati da più parti sulla crescita all’1% nel 2017 e sul deficit programmato del 2,4%, ridotto al 2% per la flessibilità sui vincoli di spesa chiesta a Bruxelles per l’emergenza terremoto e immigrazione. Quella con la Commissione europea sarà la vera sfida per le sorti del bilancio. Il commissario per gli affari economici e monetari Moscovici ha confermato una cauta “apertura” di Bruxelles, ma -in chiave prospettica- resta sul tappeto il problema di sempre: il taglio del debito (continua a crescere: oltre 2252 miliardi di euro a luglio) che doveva partire quest’anno, e rinviato al 2017. Un iter molto delicato attende il Documento programmatico di bilancio dalla cui approvazione dipendono in concreto gli spazi della manovra a disposizione e quindi i conseguenti interventi legislativi sia per supportare la crescita (infrastrutture, detassazione dei salari di produttività, riduzione della pressione fiscale sulle imprese), sia per rispettare gli impegni presi a favore dei pensionati (anticipo pensionistico, quattordicesima) e delle famiglie numerose in difficoltà economica (un bonus legato all’Isee). Il quadro macroeconomico e finanziario del Paese non consente errori: il rischio è che potremmo essere “costretti” a ripianare buchi di bilancio con manovre correttive dure da assorbire. Si impongono scelte serie e coraggiose, proiettate nel futuro. Non misure tampone, ma finalmente una rigorosa politica...

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PENSIONI, SI VOLTA PAGINA Un articolato “pacchetto previdenziale” nell’accordo governo-sindacati.

Posted by on Ott 1, 2016 in Fisco e Soldi | 0 comments

“Abbiamo recuperato alcune iniquità della Legge Fornero, in direzione della coesione sociale”. In questa dichiarazione di Annamaria Furlan, Segretario generale CISL, è racchiusa la chiave di lettura dell’accordo firmato da governo e sindacati sulla riforma del regime pensionistico da introdurre nella prossima legge di bilancio. Dopo quattro mesi di confronto gettate le basi per importanti modifiche previdenziali: un pacchetto di misure per le quali il Governo destinerà sei miliardi di euro in tre anni. Nella “fase 1”, decorrenza 2017, il perno dell’operazione: l’Ape (Anticipo pensionistico). A tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, over 63 anni, nati tra il ‘51 e il ‘53 (e tra il ‘52 e il ‘55 dal 2018) sarà consentito di lasciare il lavoro tre anni e sette mesi prima sui requisiti di vecchiaia standard con un taglio dell’assegno pensionistico di circa il 6% per ogni anno di anticipo, attraverso un prestito bancario assicurato con rimborso ventennale, interessi compresi, che scatta con la pensione. In caso di premorienza il capitale residuo sarà restituito dall’Ente assicuratore senza alcun riflesso sull’assegno di reversibilità per gli eredi. L’anticipo pensionistico sarà esente da imposte e, per chi lo richiederà, sarà erogato mensilmente. Una variante dell’Ape volontaria è l’Ape social, l’uscita dal mondo del lavoro a costo zero, un privilegio riservato ai lavoratori in condizioni svantaggiate: disoccupati senza ammortizzatori sociali, disabili, inabili a causa di infortunio, usuranti e bisognosi di cure. Il costo del pensionamento anticipato sarà completamente a carico dello Stato. Resta da definire la platea dei beneficiari nonché il tetto sotto il quale potrà essere richiesta l’Ape social (tra i 1300 e i 1500 euro lordi mensili). In caso di ristrutturazioni aziendali il costo dell’Ape, salvo modifiche, resterà a carico delle stesse imprese, senza gravare né sulle casse dello Stato né sul lavoratore. Altro capitolo di rilevante interesse è quello dei lavori usuranti: si consente l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi eliminando le “finestre” di uscita della Riforma Fornero. L’accesso alla pensione anticipata potrà avvenire se si è svolta un’attività usurante per almeno sette anni negli ultimi dieci o per un numero di anni pari alla metà dell’intera vita lavorativa. Particolarmente attese anche le altre misure del “pacchetto previdenza”, in primis quella relativa alla quattordicesima per rafforzare gli assegni pensionistici più bassi per i soggetti con più di 64 anni. L’intervento avverrà attraverso un aumento della mensilità aggiuntiva, oscillante fra 336 e 504 euro in base agli anni di contribuzione, a chi ne beneficia già attualmente (oltre 2 milioni di pensionati) con redditi che vanno fino a 1,5 volte il trattamento minimo annuo INPS (9786,86 euro), nonché mediante l’erogazione della quattordicesima ai pensionati che hanno reddito fino a due volte il trattamento annuo minimo INPS, (1000 euro lordi al mese). Riguarderà circa 1,2 milioni di pensionati. Non sono ipotizzati interventi diretti sulle pensioni minime. Via libera invece alla no tax area, la soglia al di sotto della quale non si pagano imposte. Salirà per tutti i pensionati a 8125 euro lordi l’anno, come per i lavoratori dipendenti. Nell’accordo governo-sindacati viene inoltre prevista la ricongiunzione gratuita (oggi molto costosa!) di tutti i contributi previdenziali non coincidenti maturati in gestioni pensionistiche diverse, compresi anche i periodi di riscatto della laurea; questo sia ai fini delle pensioni di vecchiaia che delle pensioni anticipate. Il cumulo contributivo sarà senza oneri per tutti gli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata oltre che alle forme sostitutive della stessa, affinchè si possa arrivare a percepire un’unica pensione anche nei casi in cui sia già stato maturato un autonomo diritto alla...

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LA NUOVA EUROPA FRA TIMORI E SPERANZE

Posted by on Ott 1, 2016 in Sull'Europa | 0 comments

A Bruxelles non è stato ancora assorbito lo shock di Brexit generato dall’illusione populista per sconfiggere la crisi economica e i flussi migratori. Un day after di grandi incognite per il futuro dell’Ue con inquietante effetto domino negli altri Stati per l’imminente stagione elettorale. Si rischia di azzerare il faticoso processo di integrazione politica dell’Europa dei Padri fondatori in risposta ai nazionalismi del XX secolo, causa di lutti e devastazioni. Dal recente vertice del Consiglio europeo di Bratislava è emersa chiara la volontà dei 27 capi di stato e di governo di lavorare a un nuovo progetto di Europa. “Dobbiamo assicurare i cittadini europei che abbiamo imparato la lezione della Brexit”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Strategici i problemi che attendono una soluzione comunitaria: migrazioni e sicurezza delle frontiere esterne, lotta al terrorismo, rilancio dell’economia. Tra interessi divergenti e pressioni politiche, la strada è impervia pur nella comune consapevolezza che la fragilità economica e la precaria situazione internazionale hanno confermato nelle ultime settimane l’urgenza di un reale cambio di rotta. Sul tappeto problemi che investono l’intera Unione: soltanto insieme è possibile affrontare le minacce del terrorismo, regolamentare i flussi migratori e il diritto d’asilo, arginare la crisi economica e occupazionale. La sovranità nazionale rimane per molti aspetti l’elemento fondamentale del governo di un paese. Ma, come ha osservato il Presidente della Bce Mario Draghi al VII Premio Alcide De Gasperi a Trento, “per ciò che riguarda le sfide che trascendono i suoi confini, l’unico modo di preservare la sovranità nazionale , cioè di far sentire la voce dei propri cittadini nel contesto mondiale, è per noi europei condividerla nella Ue che ha funzionato da moltiplicatore della nostra forza nazionale”. L’Europa deve cioè intervenire laddove i governi nazionali non sono in grado di agire individualmente per accreditarsi sulla scena internazionale quale fattore di equilibrio mondiale multipolare. Bisogna dunque uscire dall’attuale immobilismo istituzionale per recuperare quella legittimità popolare che sembra smarrita ed evitare una infausta disgregazione che alimenterebbe una pericolosa fuga in avanti! La lunga scia di sangue che ha attraversato l’Europa, da Parigi a Bruxelles, da Nizza a Monaco, a Rouen in Normandia, è la tragica fotografia di un’ Europa fragile, incapace di fronteggiare unitariamente la grande sfida del terrorismo islamico. Fra analisi, proclami e condanne continua di fatto la condizione di soporifera inerzia, insensibile al senso di insicurezza diffuso nell’Unione. Il superamento del disagio sociale nell’ Ue passa attraverso il rilancio delle sue inadeguate istituzioni comunitarie, delle sue austere politiche economiche per una governance della sovranità condivisa. L’Europa non ha ancora trovato un’architettura istituzionale capace di creare stabilità. E l’euro ha alimentato quegli stessi conflitti che l’integrazione avrebbe dovuto prevenire. L’ Europa però non può essere il capro espiatorio di ogni male, la causa delle rovine sociali ed economiche di una Unione sempre più allo sbando e di Governi nazionali in forte ritardo sulla via delle riforme e della crescita interna. La stragrande delle decisioni politiche viene presa dal Consiglio europeo, l’istituzione comunitaria che definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione della quale fanno parte i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri! E’ pretestuoso affermare “L’Europa ci impone”! Si vota a favore di questioni importanti a Bruxelles per poi tornare euroscettici appena scesi dall’’aereo! Significa imbrogliare l’ opinione pubblica per catturare facili consensi elettorali. Con ritrovarla unità di intenti occorre lavorare per evitare che la Brexit faccia nuovi adepti sull’altare di un populismo nazionalista che moltiplicherebbe i problemi invece di risolverli, che dividerebbe l’Unione ancora alla ricerca, a quasi sessant’anni dai Trattati di Roma, di un’autentica coscienza europea. Per la Ue...

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